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lunedì 7 giugno 2021

Recensione #395 - Una felicità semplice di Sara Rattaro

Buongiorno lettori, e buon inizio settimana. Oggi vi parlo di Una felicità semplice, di Sara Rattaro, edito da Sperling & Kupfer, pag. 243.


Trama:
Un giorno come tanti, Cristina entra in un negozio sotto casa per fare la spesa. Un saluto veloce all'ingresso, i gesti automatici di sempre, qualche pensiero per la testa. Poi, all'improvviso, un uomo la afferra alle spalle e le punta qualcosa alla schiena. E così quella commissione insignificante diventa un momento cruciale, uno spartiacque tra un prima e un dopo, o addirittura tra la vita e la morte. Proprio in quell'attimo, ostaggio di una rapina, Cristina percepisce l'essenza di tutto, come se le si squarciasse un velo davanti agli occhi. E si vede per quella che è davvero: una madre che non ha ancora sanato la frattura profonda che la divide da sua figlia, e una figlia che non sa comprendere il desiderio di sua madre di rifarsi una vita; una vedova chiusa in un dolore indicibile, e una donna che crede di avere già amato abbastanza - forse, di non avere nemmeno più diritto alla felicità. È un istante sospeso, tra mille variabili e mille possibilità: una fatale follia o un soccorso insperato; un futuro da cancellare o un nuovo inizio per rinascere. È l'incipit di un romanzo che sa sorprenderci e metterci in discussione a ogni pagina. Perché tutti noi, come Cristina, siamo sospesi tra occasioni che non sappiamo cogliere e scorci di felicità che ci fanno paura, tra mani che la vita ci tende e assi nella manica che potrebbero regalarci la mossa vincente. Il destino potrà confonderci con i suoi percorsi imprevedibili, ma a salvarci sarà solo il nostro coraggio: quello di inseguire i nostri sogni o di concederci l'occasione di amare di nuovo.

Sara Rattaro torna con un nuovo lavoro e lo fa con la sua solita semplicità ma anche con la sua grande carica di sentimenti.

martedì 13 aprile 2021

Recensione #390 - Joyland di Stephen King

Buongiorno lettori, eccomi di nuovo qui con una recensione, si tratta di quella di Joyland, di Stephen King, edito da Sperling & Kupfer, pag. 351.


Trama:
Estate 1973, Heavens Bay, Carolina del Nord. Devin Jones è uno studente universitario squattrinato e con il cuore a pezzi, perché la sua ragazza lo ha tradito. Per dimenticare lei e guadagnare qualche dollaro, decide di accettare il lavoro in un luna park. Arrivato nel parco divertimenti, viene accolto da un colorito quanto bizzarro gruppo di personaggi: dalla stramba vedova Emmalina Shoplaw, che gli affitta una stanza, ai due coetanei Tom ed Erin, studenti in bolletta come lui e ben presto inseparabili amici; dall'ultranovantenne proprietario del parco al burbero responsabile del Castello del Brivido. Ma Dev scopre anche che il luogo nasconde un terribile segreto: nel Castello, infatti, è rimasto il fantasma di una ragazza uccisa macabramente quattro anni prima. E così, mentre si guadagna il magro stipendio intrattenendo i bambini con il suo costume da mascotte, Devin dovrà anche combattere il male che minaccia Heavens Bay. E difendere la donna della quale nel frattempo si è innamorato.

Sono stata per anni un'appassionata di Stephen King. Avevo circa quindici anni quando l'ho scoperto su una bancarella dell'usato in una località di mare in cui mi trovavo con i miei genitori. Da quel momento per un periodo lessi solo King, recuperando tutti i libri che fino a quel momento erano stati pubblicati. Poi sono diventata adulta, King ha virato le sue opere più sul genere misto fantasy ed io ho preso altre strade senza però mai rinnegare il mio amore per lui. Qualche tempo fa ho poi riprovato con i libri più recenti leggendo Mr Mercedes che non mi è piaciuto ma non mi ha fatto impazzire. Nei giorni scorsi ci ho riprovato con Joyland, che sonnecchiava nella mia libreria da tantissimo tempo. Ho letto diversi pareri su questo romanzo e la pecca che gli viene contestata e che sia molto diverso dal vero King. Non so se esista un vero King e quale sia a questo punto perché io, dopo quasi trent'anni, ho invece ritrovato sulla pelle quel brivido che mi regalava il King che amavo, quella voglia irrefrenabile di leggere senza staccarmi e quel immergermi completamente nelle atmosfere che mi venivano raccontate che ho sempre vissuto ai miei "tempi d'oro con King".

venerdì 27 novembre 2020

Letture con Marina #110 - Recensione di Io sono Zelda di Andrew David MacDonald

Buon pomeriggio lettori, un altro venerdì è giunto e insieme a lui, lo sapete ormai, arriva Marina con una nuova recensione.


Devo aver colto una “conversazione” tra una scrittrice ed un editore forse. Ma nonostante io abbia anche cercato, non sono riuscita a trovare traccia dello scambio di battute su questo romanzo, che nonostante sia un’opera prima, ha ricevuto entusiastici riscontri. E come di consueto, nonostante anche la copertina esteticamente molto accattivante di cui i colori sono parte portante, almeno fino a metà romanzo la mia partecipazione come lettrice è stata tiepida. Assai. Ma ad un certo punto, quando i problemi si sono fatti più concreti e reali e la presentazione dei personaggi si è esaurita su se stessa, ecco che finalmente la meraviglia e l’interesse hanno fatto capolino…
 
Titolo: Io sono Zelda
Autore: Andrew David MacDonald
Casa editrice: Sperling & Kupfer, 2020
Traduzione:
Alda Arduini
Pagine: 368
 
Trama: «Non serve essere perfetti per diventare eroi.» Per Zelda MacLeish «il mondo è un posto dove le cose che contano di più sono il coraggio e far parte di una tribù, in cui siamo tutti vichinghi che remano insieme al ritmo dello stesso tamburo». Zelda adora i vichinghi: ne conosce a memoria tradizioni e miti, ne ammira il coraggio e la possibilità che offrivano a tutti di diventare eroi di una leggenda. Anche alle donne (le valchirie erano più forti di tutti). Anche alle persone quasi invisibili come lei. Zelda è invisibile perché è diversa, che, come è solita spiegare, «è un modo più carino per dire ritardata». È nata con un disturbo cognitivo per il quale gli altri non la ritengono in grado di decidere per se stessa, anche se ormai ha ventun anni e ha le idee molto chiare sulla vita, che organizza rigorosamente in liste da seguire. A prendersi cura di lei è Gert: il suo fratello, il suo guerriero, l'unica famiglia che le resti. Gert è bravissimo a sopravvivere alle battaglie della vita, ma anche a mettersi nei guai. Così, quando Zelda scopre che il fratello ha trovato un metodo discutibile e pericoloso per guadagnare i soldi necessari a mantenere entrambi, decide di prendere in mano la situazione. Ben presto, si ritroverà alle prese con una sfida che metterà a dura prova il suo coraggio vichingo e si scoprirà disposta a tutto pur di scrivere da sola la sua leggenda. Anche ad andare contro le regole, se si tratta di salvare la sua tribù. "Io sono Zelda" è il primo romanzo di Andrew MacDonald.
 

 
RECENSIONE: 
 
Avevo accennato anche a Daniela, che gentilmente mi ospita da qualche anno nel suo blog, che arrivata a circa metà romanzo, non avevo ancora capito perché tanto entusiasmo per questo libro. Nonostante sia narrato in prima persona dalla protagonista, Zelda, non mi stava prendendo. Ho letto scorrevolmente la parte iniziale che di solito serve a presentare un po’ i personaggi, prima che questi prendano il volo e continuino il loro viaggio senza sentire troppo l’ingerenza dell’autore. Eppure niente, piacevole e nulla più. Tra l’altro devo dire che quando un libro tratta di un deficit personale, qui una persona “speciale”, o come si diceva fino ad un ventennio fa circa, ritardata – oppure in generale una qualsiasi patologia, a me sembra che la vicenda che l’autore costruisce, nonostante la fantasia, resti sempre ancorata a quel dato argomento, potendosi discostare molto poco e rischiando molto spesso di restare ancorata a clichè oramai triti. E questo romanzo pareva percorrere il medesimo abbrivio.

E invece a circa metà strada la vicenda si è trasformata. Siamo ancora in compagnia di una ragazza di ventuno anni che ha problemi, dovuti ad esposizione fetale ad alcool. Siamo ancora in compagnia di Gert, il fratello maggiore che ha sempre cercato di proteggerla dal mondo cattivo da cui provengono, facendo ad un certo punto più male che bene, sia a lei che a se stesso. Siamo sempre in compagnia della ex-fidanzata di Gert, una super-eroina un po’ fuori dalla realtà, che sbarca il lunario facendo l’autista di pulmini. E siamo sempre nello stesso mondo che l’autore ci ha presentato, anche se mi pare che mai ci dica esattamente in che città ci troviamo. Non che questo abbia in realtà grande importanza.  

Però qualcosa ad un certo punto cambia. Non siamo più in presenza di una bambinona di ventun anni con le sue liste e regole da rispettare, con le sue fantasie sui vichinghi. O meglio, non solo. Zelda è sempre lei naturalmente, solo che sta cercando di cambiare. Lo sta facendo con le pulsioni di una giovane donna che vuole un uomo accanto a sé per vivere quell’esperienza sensoriale che il corpo in gioventù reclama e che più tardi si modifica al fine di formare una famiglia (o perlomeno l’istinto è quello, anche se poi capisce che il suo fidanzato non potrà mai essere al suo livello di capacità, in quanto più “menomato” di lei). Lo sta facendo perché il ritardo cerebrale che ha subito non è così consistente da non farle vedere e desiderare l’indipendenza, la facoltà di poter decidere della sua vita in piena autonomia, soprattutto quando si rende conto che il suo capo-tribù, il fratello Gert, prende decisioni sbagliate per cercare di proteggere i suoi cari, cioè lei stessa, Zelda. Lo sta facendo perché si rende conto che il fratello Gert non rispetta le regole che insieme si sono dati, prima fra tutti la promessa di non mentirsi mai.

E’ la vita vera e non ovattata che il fratello vorrebbe per lei, che irrompe nella vita di Zelda. Con tutti i problemi, le banalità, le cattiverie, le esperienze nuove, le fregature che la vita reale, quotidiana, ti riserva. Ma è proprio in questo preciso momento che il romanzo si eleva al di sopra di quella minestrina riscaldata che è stato nella prima metà. La cosa che mi è piaciuta molto, essendo poi di natura melanconica, è che l’autore non ha edulcorato il tutto in situazioni che si concludevano in rosa o positivamente. Il che avrebbe reso il tutto piuttosto banale e privo di senso. Qui in questo spaccato di vita, lo scrittore ci presenta la realtà nelle sue sfaccettature. Qualche volta ci sono risvolti positivi, qualche volta si cade – e qualche volta si è così fortunati che anche cadendo ci si sbuccia solo un ginocchio, invece che rompersi l’osso del collo. Ed è quanto accade qui.

Un aspetto fondamentale e che viene portato continuamente all’attenzione del lettore è la differenza tra Zelda ed il fratello maggiore Gert. Partono entrambi svantaggiati per la situazione familiare ed economica in cui vivono. Ma Zelda, pur avendo problematiche importanti, evolve come persona, tra gli alti e bassi della vita, mentre il fratello Gert, pur con le più buone intenzioni ed il cuore votato per la sorella, non evolve mai dalla sua situazione, restando almeno fino alla fine del libro un debole, che non coglie l’occasione di imparare dai propri errori e che ha sempre bisogno di una persona forte al suo fianco che lo sorregga. E anche il personaggio della sua ex fidanzata, molto amica di Zelda, che ad un certo punto si rimette insieme a Gert, alla fine del romanzo, dopo un’avventura che metterà a repentaglio la sua vita e quella di Zelda, imporrà a se stessa una scelta che le rende onore e che solleva ancora di più questo romanzo, dando una prospettiva ed uno spessore a queste vite che una scelta diversa avrebbe invece affossato.

Ci piace concludere prendendo a prestito le parole di Zelda: «Non serve essere perfetti per diventare eroi. Il mondo è un posto dove le cose che contano di più sono il coraggio e far parte di una tribù, in cui siamo tutti vichinghi che remano insieme al ritmo dello stesso tamburo.»
 
A presto




venerdì 24 maggio 2019

Letture con Marina #64 - Recensione del libro Il bistrò dei libri e dei sogni di Rossella Calabrò

Buongiorno lettori, purtroppo nel caos delle ultime settimane è anche saltata la rubrica di Marina venerdì scorso quindi eccoci qui con una puntata speciale!


Buongiorno a Voi!, in questo Maggio novembrino, dove pioggia e freddo hanno prevaricato la primavera che ci aspettavamo – spadroneggiando un po’ dappertutto. Sarà l’età che avanza o i molti impegni, fatto sta che mi sono persa un venerdì… che Defoe se la prenda a male, dite? Io non credo e anzi, secondo me, avrebbe gradito accoccolarsi davanti al fuoco in una poltrona, meglio ancora si sarebbe trovato a...
 
IL BISTRO’ DEI LIBRI E DEI SOGNI
 

Titolo: Il bistrò dei libri e dei sogni
Autore: Rossella Calabrò
Casa editrice: Sperling & Kupfer, 2018
Pagine: 252
Descrizione: Nel cuore di Milano c'è un delizioso bistrò, con grandi librerie di legno da cui si affacciano centinaia di volumi e l'aria che profuma di torte. Il posto ideale per rilassarsi sorseggiando del tè o magari, con un calice di vino bianco in mano, chiacchierare, lavorare, e intanto lasciarsi consigliare romanzi, saggi, fumetti da Petra, la proprietaria: quarant'anni da un po' e una disordinata massa di capelli che porta con orgoglio. Ogni giovedì sera, nella luce soffusa del suo Bistrò dei Libri e dei Sogni, Petra ospita un corso di Scrittura Creativa. Con lei, Armando, medico in pensione novantenne, dall'animo frivolo e lo sguardo da bambino, appassionato di tip-tap; Blanche, boccoli in stile Shirley Temple, architetto mancato, di mestiere imbianchina e ideatrice di fiabe; Linda, domestica e babysitter dal sorriso cauto e lo sguardo saggio da divinità inca; e poi lui, Dylan Altieri, l'eccentrico e affascinante insegnante. Alto, dinoccolato, occhi azzurri, viso scarno e capelli folti, appena brizzolati, e l'aria di chi ha sempre occupato posti di comando e che ora ha scoperto la meraviglia di perdersi in un sorso di cioccolata calda, accoccolato in una poltroncina anni Venti di un bistrò. Cinque bizzarri quanto speciali protagonisti, ognuno alla ricerca del proprio sogno tra le pagine di un libro. Perché i libri, si sa, sono degli incredibili, splendidi, stupefacenti contenitori di sogni: i sogni di chi li scrive, e i sogni di chi li legge.


RECENSIONE:

venerdì 3 maggio 2019

Letture con Marina #63 - Recensione del libro L'amore addosso di Sara Rattaro

Buongiorno lettori, come ogni quindici giorni oggi torna Marina con una delle sue recensioni. Un libro che non l'ha convinta e che io invece avevo amato. Come dico sempre, anche questo è il bello della lettura! Vi lascio al suo pensiero e, se vi va, diteci la vostra! :)


Buongiorno e buon venerdì!
Si può apprezzare solo la parte finale di un romanzo? Ed in questo caso, meglio glissare e tenere questa lettura solo per sè, oppure con educata e rispettosa recensione, se ne può spiegare la ragione?
Capiamolo insieme…
Titolo: L'amore addosso
Autore:Sara Rattaro
Casa editrice: Sperling & Kupfer, 2017
Pagine: 240
Descrizione: Una giovane donna attende con ansia fuori da una stanza d'ospedale. È stata lei ad accompagnare lì d'urgenza l'uomo che ora è ricoverato in gravi condizioni. È stata lei a soccorrerlo in spiaggia, mentre passava per caso, dice. Non dice - non può farlo - che invece erano insieme, che sono amanti. Lo stesso giorno, in un'altra ala dell'ospedale, una donna è in attesa di notizie sul marito, vittima di un incidente d'auto. Non era con lui al momento dell'impatto; non era rintracciabile mentre la famiglia, da ore, cercava di mettersi in contatto con lei. E adesso, quando la informano che in macchina con il marito cera una sconosciuta, non sembra affatto stupita. La prima donna è Giulia. La seconda è ancora Giulia. E il destino, con la sua ironia, ha scelto proprio quel giorno per fare entrare in collisione le due metà della sua vita: da una parte, quella in cui è, o sembra, una moglie fortunata e una figlia devota; dall'altra, quella in cui vive di nascosto una passione assoluta e sfugge al perbenismo di sua madre - alle ipocrisie, ai non detti, a una verità inconfessabile. Una verità che perseguita Giulia come una spina sotto pelle; un segreto che fa di lei quell'essere così tormentato e unico, luminoso e buio; un vuoto d'amore che si porta addosso come una presenza ingombrante, un caos che può soltanto esplodere. Perché l'amore è una voce che non puoi zittire e una forza che non puoi arrestare. L'unica spinta che può riportarti a ciò che sei veramente.


RECENSIONE:

lunedì 18 febbraio 2019

Recensione #282 - La donna del ritratto di Kate Morton

Buongiorno lettori, buon lunedì! Come state? Passato bene il weekend? Io, come sempre, mi sono districata tra le mille cose da fare quindi oggi mi riposo! Il bello della maternità... ;)
Che ne dite di una nuova recensione? Vi parlo del romanzo La donna del ritratto di Kate Morton, edito da Sperling & Kupfer - che ringrazio per la copia - pag. 479.

Sinossi: Nell'estate del 1862, un gruppo di giovani artisti si riunisce a Birchwood Manor, una grande casa nella campagna dell'Oxfordshire, quasi protetta dentro un'ansa del Tamigi. A guidare il gruppo è Edward Radcliffe, il più appassionato e promettente di loro, un ragazzo di vent'anni, che non conosce limiti. A lui è venuta l'idea di immergersi nella natura per i successivi trenta giorni, lontano dai condizionamenti di Londra e dalla sua formalissima society, per dare libero sfogo alla creatività. E invece, alla fine di quel mese, la tragedia ha stravolto le loro esistenze: una donna è stata uccisa, un'altra è sparita nel nulla e un prezioso gioiello è scomparso. Più di centocinquanta anni dopo, Elodie Winslow, una giovane archivista di Londra, scopre per caso una borsa di cuoio nella quale si trovano due oggetti che la colpiscono profondamente: la fotografia sbiadita di una bellissima giovane donna in abiti vittoriani e l'album da disegno di un artista. Nel quale spicca lo schizzo di una grande casa protetta dall'ansa di un fiume, che a Elodie pare stranamente famigliare. Quali segreti nasconde Birchwood Manor? Chi è la ragazza? Per scoprirlo, Elodie dovrà seguire una voce fuori dal tempo, dimenticata dalla storia eppure testimone di tutto: Birdie Bell, la donna del ritratto.


Quando prendete in mano un libro di Kate Morton dovete necessariamente avere bene in mente una cosa: vi troverete davanti ad una lettura impegnativa, intricata, complessa. Attenzione non lo dico con accezione negativa anzi, queste sono proprio le caratteristiche che amo dello stile narrativo di questa straordinaria autrice. Ma, ecco, se cercate una lettura leggera a cui dedicare i ritagli di tempo, girate al largo dai suoi libri perchè, con grande probabilità, non li apprezzereste.

giovedì 10 gennaio 2019

Recensione #275 - L'emporio dei piccoli miracoli di Keigo Higashino

Buongiorno carissimi, oggi torno con una recensione, quella del libro L'emporio dei piccoli miracoli di Keigo Hogashino edito da Sperling & Kupfer, che ringrazio per la copia, 340 pagine.

Sinossi: Tre giovani ladri un po' pasticcioni - Shota, Kohei e Atsuya - hanno appena svaligiato una casa in una piccola cittadina di campagna, quando vengono lasciati a piedi dall'auto con cui sarebbero dovuti scappare. Decidono allora di nascondersi in un vecchio negozietto che sembra abbandonato, l'Emporio Namiya. Nel cuore della notte, però, succede qualcosa di strano: una lettera viene infilata sotto la serranda abbassata del negozio. È una richiesta di aiuto, indirizzata all'anziano proprietario dell'Emporio, che anni addietro era diventato celebre perché dispensava massime di saggezza e consigli di vita a chiunque gli chiedesse una mano. I tre, così, decidono di fare le sue veci e depositano una risposta scritta fuori dalla porta. Shota, Kohei e Atsuya, pensando di aver risolto la questione, tornano a discutere della fuga all'alba, ma dopo qualche istante giunge la replica, e questa volta capiscono che incredibilmente quelle lettere sono inviate da qualcuno che vive nel 1979, più di trent'anni indietro rispetto al loro presente. Da quel momento, le lettere di aiuto si moltiplicano, inviate da nuovi mittenti, ognuno con i propri problemi, tutti diversi e tutti complicati. Coinvolti in quella bizzarra macchina del tempo, i tre ladri decideranno di prestare il proprio aiuto a tutti quelli che lo richiedono, provando con le loro risposte a cambiare, in meglio, il passato. Scegliendo il miglior destino possibile per quei perfetti sconosciuti.


Primo approccio per me con questo autore, che non ho mai letto nella sua veste noir. Non sapevo cosa aspettarmi, quindi, se non una storia che dalla trama mi appariva originale. E infatti lo è stata fino alla fine della lettura.

venerdì 28 dicembre 2018

Letture con Marina #54 - Recensione del libro L'emporio dei miracoli di Keigo Higashino

Buongiorno lettori, finito di mangiare? Passato bene il Natale? Qui tutto bene ed ora un po' di relax dal lavoro. Oggi, come ogni due settimane, vi lascio con la rubrica di Marina e la sua recensione. Oggi vi parla di un romanzo che ho finito di leggere proprio una settimana fa e di cui probabilmente vi parlerò presto!


Ultima recensione dell’anno, ad un passo dal Veglione e con la libagione natalizia ancora da digerire e andavo ragionando che con questa recensione son già due anni che sono ospite di Daniela, a dialogare di libri attuali e molte volte di classici o libri che hanno visto la luce parecchi anni orsono, ma che per una qualche strana concatenazione mi sono capitati fra le mani.
In un’epoca dove oramai o hai figli piccoli o la magia del Natale se n’è andata come una nebbia persistente ma al contempo lontana, dove sembra che tutto sia sempre sporcato dalla contingenza e quindi dall’incredulità più bieca…
Ecco, proprio per non sporcare ulteriormente di nero questo periodo che dovrebbe invece scintillare di incredula meraviglia, pensavo di concludere in dolcezza, nonostante Keigo Higashino sia più conosciuto per i suoi gialli / mistery… pur se ho scoperto che scrive anche saggi e libri di storia per bambini. E come si suol dire, la Curiosità è sempre la porta per la Meraviglia!


Titolo: L'emporio dei piccoli miracoli
Autore:Keigo Higashino
Traduzione: Stefano Romagnoli
Casa editrice: Sperling & Kupfer - 2018
Pagine:340

Descrizione: Tre giovani ladri un po' pasticcioni - Shota, Kohei e Atsuya - hanno appena svaligiato una casa in una piccola cittadina di campagna, quando vengono lasciati a piedi dall'auto con cui sarebbero dovuti scappare. Decidono allora di nascondersi in un vecchio negozietto che sembra abbandonato, l'Emporio Namiya. Nel cuore della notte, però, succede qualcosa di strano: una lettera viene infilata sotto la serranda abbassata del negozio. È una richiesta di aiuto, indirizzata all'anziano proprietario dell'Emporio, che anni addietro era diventato celebre perché dispensava massime di saggezza e consigli di vita a chiunque gli chiedesse una mano. I tre, così, decidono di fare le sue veci e depositano una risposta scritta fuori dalla porta. Shota, Kohei e Atsuya, pensando di aver risolto la questione, tornano a discutere della fuga all'alba, ma dopo qualche istante giunge la replica, e questa volta capiscono che incredibilmente quelle lettere sono inviate da qualcuno che vive nel 1979, più di trent'anni indietro rispetto al loro presente. Da quel momento, le lettere di aiuto si moltiplicano, inviate da nuovi mittenti, ognuno con i propri problemi, tutti diversi e tutti complicati. Coinvolti in quella bizzarra macchina del tempo, i tre ladri decideranno di prestare il proprio aiuto a tutti quelli che lo richiedono, provando con le loro risposte a cambiare, in meglio, il passato. Scegliendo il miglior destino possibile per quei perfetti sconosciuti.

RECENSIONE:

lunedì 10 dicembre 2018

BibliOmaggi #31

Buongiorno lettori, come va? Oggi torno mostrandovi gli omaggi ricevuti la scorsa settimana. Siete pronti?


  • L'emporio dei piccoli miracoli di Keigo Higashino, edito da Sperling & Kupfer, che ringrazio per la copia, 340 pagine. Data pubblicazione: 20 novembre 2018. Un libro arrivato a sorpresa che però mi intriga tantissimo!
Sinossi: Tre giovani ladri un po' pasticcioni - Shota, Kohei e Atsuya - hanno appena svaligiato una casa in una piccola cittadina di campagna, quando vengono lasciati a piedi dall'auto con cui sarebbero dovuti scappare. Decidono allora di nascondersi in un vecchio negozietto che sembra abbandonato, l'Emporio Namiya. Nel cuore della notte, però, succede qualcosa di strano: una lettera viene infilata sotto la serranda abbassata del negozio. È una richiesta di aiuto, indirizzata all'anziano proprietario dell'Emporio, che anni addietro era diventato celebre perché dispensava massime di saggezza e consigli di vita a chiunque gli chiedesse una mano. I tre, così, decidono di fare le sue veci e depositano una risposta scritta fuori dalla porta. Shota, Kohei e Atsuya, pensando di aver risolto la questione, tornano a discutere della fuga all'alba, ma dopo qualche istante giunge la replica, e questa volta capiscono che incredibilmente quelle lettere sono inviate da qualcuno che vive nel 1979, più di trent'anni indietro rispetto al loro presente. Da quel momento, le lettere di aiuto si moltiplicano, inviate da nuovi mittenti, ognuno con i propri problemi, tutti diversi e tutti complicati. Coinvolti in quella bizzarra macchina del tempo, i tre ladri decideranno di prestare il proprio aiuto a tutti quelli che lo richiedono, provando con le loro risposte a cambiare, in meglio, il passato. Scegliendo il miglior destino possibile per quei perfetti sconosciuti.


venerdì 7 dicembre 2018

Chi ben comincia #118 - La donna del ritratto di Kate Morton

Buongiorno lettori, buon sant'Ambrogio per chi è di Milano!!! Io non faccio festa perchè lavoro in provincia ma da sempre, per me milanese di città, questo è il giorno dell'avvio ufficiale delle festività natalizie, quindi giorno super speciale!
Ma torniamo al blog. Eccoci di nuovo qui a parlare di incipit. Oggi vi voglio regalare quello di un libro ricevuto questa settimana da Sperling & Kupfer - per questo ringrazio la cara Elisa - che non vedevo l'ora di avere tra le mani e che probabilmente sarà il protagonistra delle mie vacanze natalizie. Mettetevi comodi!!!
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REGOLE:


- Prendete un libro qualsiasi contenuto nella vostra libreria

- Copiate le prime righe del libro (possono essere 10, 15, 20 righe)

- Scrivete titolo e autore per chi fosse interessato

- Aspettate i commenti



Titolo: La donna del ritratto
Autore: Kate Morton
Pre-ordine: 30 ottobre 2018 - Sperling & Kupfer
Pag.: 478
Costo: 19.90 € cartaceo- 9.99 € ebook

Descrizione: Nell'estate del 1862, un gruppo di giovani artisti si riunisce a Birchwood Manor, una grande casa nella campagna dell'Oxfordshire, quasi protetta dentro un'ansa del Tamigi. A guidare il gruppo è Edward Radcliffe, il più appassionato e promettente di loro, un ragazzo di vent'anni, che non conosce limiti. A lui è venuta l'idea di immergersi nella natura per i successivi trenta giorni, lontano dai condizionamenti di Londra e dalla sua formalissima society, per dare libero sfogo alla creatività. E invece, alla fine di quel mese, la tragedia ha stravolto le loro esistenze: una donna è stata uccisa, un'altra è sparita nel nulla e un prezioso gioiello è scomparso. Più di centocinquanta anni dopo, Elodie Winslow, una giovane archivista di Londra, scopre per caso una borsa di cuoio nella quale si trovano due oggetti che la colpiscono profondamente: la fotografia sbiadita di una bellissima giovane donna in abiti vittoriani e l'album da disegno di un artista. Nel quale spicca lo schizzo di una grande casa protetta dall'ansa di un fiume, che a Elodie pare stranamente famigliare. Quali segreti nasconde Birchwood Manor? Chi è la ragazza? Per scoprirlo, Elodie dovrà seguire una voce fuori dal tempo, dimenticata dalla storia eppure testimone di tutto: Birdie Bell, la donna del ritratto.

L'autrice: Kate Morton, australiana, si è laureata con una tesi sulla tragedia nella letteratura vittoriana e si è a lungo dedicata al tema del gotico nel romanzo contemporaneo. A ventinove anni ha scritto il suo primo romanzo, che ha ottenuto subito grande successo in tutto il mondo. I suoi libri - tutti ai vertici delle classifice dei bestseller internazionali - sono pubblicati in 42 Paesu e hanno venduto dieci milioni di copie. L'autrice vive con la famiglia tra Londra e Brisbane.
 
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INCIPIT

Ci eravamo trasferiti a Birchwood Manor perchè, a detta di Edward, era infestata dagli spettri. Non era vero, non ancora, ma solo gli sciocchi permettono alla verità di guastare una bella storia, e Edward era tutt'altro che sciocco. La sua passione, la fede cieca nelle sue convinzioni, era uno dei motivi per cui mi ero innamorata di lui. Aveva il furore di un predicatore: qualunque opinione esprimesse diventava una verità assoluta. Attiraca le persone come una calamita, accendendo in loro entusiasmi che non sapevano nemmeno di possedere e facendo sbiadire tutto sullo sfondo, tranne lui e le sue certezze.

Ma Edward non era un predicatore.

Mi ricordo di lui. Ricordo ogni cosa.

L'atelier con il lucernario nel giardino londinese di sua madre, l'odore dei pigmenti appena mescolati, il fruscio del pennello sulla tela, il suo sguardo che mi accarezzava la pelle. Ero nervosa, quel giorno. Volevo fare buona impressione, apparire diversa da ciò che ero, mentre i suoi occhi scorrevano sul mio corpo e l'avvertimento della signora Mack mi risuonava nelle orecchie: 
«Tua madre era una vera signora, non dimenticarlo mai, e tu discendi da una famiglia altolocata. Gioca bene le tue carte e tutto andrà a buon fine».

Così raddrizzai le spalle, sedendo composta sulla poltroncina di palissandro nella stanza intonacata di bianco, dietro la siepe fiorita di cicerchia odorosa.

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Kate Morton, un'autrice che per me è una garanzia, una di quelle che leggo senza neanche sbirciare la trama del romanzo perchè - lo so già - è un porto sicuro. Di questo libro mi ha immediatamente colpito la cover, così equilibrata da saltare subito all'occhio. Ed ora questo incipit che mi fa subito venire voglia di saperne di più di questa casa infestata dagli spettri, di questo carismatico Edward e di questa donna che ci sta narrando la storia.
Cosa ne pensate? Non vi verrebbe voglia di continuare a leggerlo immediatamente?
Vi lascio e vi auguro un buon week end festivo.
A presto,


martedì 6 novembre 2018

Recensione #265 IN ANTEPRIMA - Andiamo a vedere il giorno di Sara Rattaro

Buongiorno lettori, oggi vi posso finalmente parlare di un libro che ho letto in anteprima. Si tratta di Andiamo a vedere il giorno di Sara Rattaro, in uscita proprio oggi per Sperling & Kupfer - che ringrazio per l'opportunità - pag. 204.

Sinossi: Una figlia, una madre, un viaggio on the road. Una famiglia che sa ritrovarsi. Un gesto di perdono che vale più di mille parole. Alice è stata una figlia modello e una perfetta sorella maggiore, quella che in famiglia cercava di tenere insieme tutti i pezzi mentre il padre stava per abbandonarli, quella che per prima ha trovato il modo di comunicare con il fratellino, nato privo di udito, e di farlo sentire «normale». Ha pensato agli altri prima che a se stessa, ha seguito le regole prima che il cuore e adesso, di fronte a una passione che ha scardinato tutti i suoi schemi e le sue certezze, si ritrova a mentire, tradire, fuggire. Ma sua madre, Sandra, non ha alcuna intenzione di lasciarla sola. Su quel volo per Parigi c'è anche lei, e insieme iniziano un viaggio che è un guardarsi negli occhi e affrontare tutti i non detti, a partire da quel vuoto che ha rischiato di inghiottire la loro famiglia tanti anni prima. Alice si illude che, ritrovando la persona che si era insinuata nelle crepe della loro fragilità, possa dare una risposta a tutti i perché che si porta dentro, magari capire ciò che sta accadendo a lei ora, vendicare il passato e punire se stessa. Le occorreranno chilometri e scoperte inattese, tuttavia, per comprendere che non è da quella ricerca che può trovare conforto. Perché una sola è la verità: la perfezione non esiste, solo l'amore conta, solo l'amore resta. E la sua famiglia, così complicata, così imperfetta, saprà dimostrarle ancora una volta il suo senso più profondo: essere presente, sempre e a ogni costo. Per continuare insieme il cammino, qualunque sia la destinazione.
Quando Sara ha annunciato che sarebbe uscito questo libro, seguito dell'amatissimo Non volare via, pubblicato con Garzanti ben cinque anni fa, la mia curiosità è da subito volata alle stelle. Sarebbe stata in grado di appassionare i lettori come era successo con il primo volume dedicato a Matteo, Alice, Alberto e Sandra? Non sempre è facile approcciarsi a romanzi già scritti per scriverne un seguito ma, per quanto mi riguarda, Sara ci è riuscita senza difficoltà.

lunedì 29 ottobre 2018

Blogtour di Andiamo a vedere il giorno di Sara Rattaro - Tappa 1 - Opere autrice - Presentazione BT e intervista


Buongiorno lettori, è con immenso piacere che oggi ospito qui la prima tappa del Blogtour dedicato al nuovissimo libro di Sara Rattaro, Andiamo a vedere il giorno edito da Sperling & Kupfer, 204 pagine, che sarà in tutte le librerie e gli store online il 06 novembre 2018.

Ecco le tappe con i link ai blog:

29 ottobre - Opere autrice - Presentazione BT e intervista - Un libro per amico
30 ottobre - Dove eravamo rimasti (recensione Non volare via) - Esmeralda viaggi e libri
31 ottobre - Personaggi - Aria’s wild
1 novembre - Ambientazione - Desperate Bookswife
2 novembre - Estratti - Diario di un sogno
5 novembre - Scene in musica - Il colore dei libri
6 novembre - Recensione Andiamo a vedere il giorno - Bookspedia


Quante volte avete sentito parlare di Sara Rattaro su questo blog? Se mi seguite, sapete che la sua presenza è una costante qui sin dal 2013, quando io mi affacciavo con timidezza in questo sconosciuto mondo blogger e lei diventava la scrittrice apprezzata e conosciuta che tutti conosciamo oggi. 
Ha pubblicato il suo primo libro  - Sulla sedia sbagliata recensione qui - nel 2010 con Morellini, una piccola casa editrice con cui è approdata nelle librerie. La storia è in realtà un intreccio di quattro storie tragiche, raccontate parallelamente ma che si intersecano tra loro alla perfezione. In ognuna delle quattro storie viene data voce alla vittima o al carnefice, permettendoci di venire invasi dalle sensazioni, a volte anche forti e dure, di chi un crimine lo ha commesso senza il minimo pentimento o di chi quel crimine lo subisce, a volte non capendone il motivo e a volte essendo parte del motivo stesso. Il libro è stato poi ripubblicato da Garzanti nel 2015.
È però con Un uso qualunque di te, pubblicato con Giunti nel 2012 - recensione qui - che Sara inizia a spiccare il grande salto ed è proprio con quel libro che io la conosco e me ne innamoro perdutamente. Eh già, perchè sono passati anni ma io quel libro lo ricordo ancora come se lo avessi letto ieri e resta in tutto e per tutto il mio preferito. Un mix di emozioni: dolore, rabbia, mancanza ma soprattutto l'emergere di un amore viscerale verso una figlia.
Ed è il 2013 quando arriva nelle librerie Non volare via - recensione qui - che sancisce l'approdo della Rattaro nella scuderia Garzanti con un successo che sarà sempre in crescita. La storia è molto delicata e ci narra di una famiglia con mille imperfezioni, ma che di quelle imperfezioni riesce a fare la sua forza. Un libro raccontato quasi totalmente da Alberto, il protagonista maschile, in prima persona, facendo emergere la versatilità di Sara e la capacità di cambiare pelle in base alla storia che decide di narrare. 
Nel 2014 arriva Niente è come te - recensione qui -  in cui ci viene raccontata la storia di Margherita, una delle tante bambine portate all'estero dalla madre dopo una separazione. Anche in questo caso le emozioni sono amplificate da una storia dolorosa, quella di un padre che non ha voce in capitolo e a cui viene negato il diritto di fare il padre. 
Successivamente è il turno di Splendi più che puoi - recensione qui - che approda nelle librerie nel 2016 e narra la storia di Emma e delle violenze domestiche che subisce. Tratto da una storia veria è un libro ricco di emozioni e di dolore ma, forse, tra tutti, resta quello cui sono meno legata nonostante mi sia piuciuto molto.
Nel 2017 arrivano ben due libri. Il primo L'amore addosso - recensione qui - edito da Sperling & Kupfer, che ho amato profondamente perchè è una storia che banalmente si potrebbe definire di tradimenti ma che in realtà, e questa è una prerogativa dell'autrice, arriva a parlare di tutt’altro tanto che, alla fine, il tradimento che dovrebbe essere il fulcro di tutto viene quasi messo in secondo piano dalla vita vera, quella fatta di amicizia, di amore, di scelte sbagliate, di famiglie ingombranti, di malattie, di senso di inferiorità, di partenze ed arrivi, di incomprensioni, di apparenze. Il secondo libro dello scorso anno è Il cacciatore di sogni, un libro per ragazzi edito da Mondadori, che posseggo e che avevo iniziato a leggere con mio figlio ma che ho messo da parte in attesa che lui lo possa comprendere meglio. Forse a breve ci riproveremo! Per il momento dovrete attendere per il mio pensiero.
Ma veniamo all'anno in corso con le due pubblicazioni ancora firmate Sperling & Kupfer. A febbraio è uscito Uomini che restano - recensione qui -  un'altra storia di quelle che potrebbero capitare a tutti, con dei protagonisti in cui chiunque può immedesimarsi. E lo fa con semplicità, quella che di chi con le parole ci sa fare, quella di chi attraverso le parole sa far riflettere. 

Ed eccoci arrivati al protagonista di questo Blogtour, il libro di cui oggi, fino al giorno dell'uscita, vi parleremo. È il seguito di Non volare via, anche se è leggibile anche come libro a sè. Un libro che io ho avuto l'onore di leggere in anteprima e che vi consiglio senza riserve!

Titolo: Andiamo a vedere il giorno
Autore: Sara Rattaro
Genere: Narrativa contemporanea
Pubblicazione: 06 novembre 2018 - Sperling & Kupfer
Pag.: 204
Costo: 16.90 € cartaceo


Sinossi: Una figlia, una madre, un viaggio on the road. Una famiglia che sa ritrovarsi. Un gesto di perdono che vale più di mille parole. Alice è stata una figlia modello e una perfetta sorella maggiore, quella che in famiglia cercava di tenere insieme tutti i pezzi mentre il padre stava per abbandonarli, quella che per prima ha trovato il modo di comunicare con il fratellino, nato privo di udito, e di farlo sentire «normale». Ha pensato agli altri prima che a se stessa, ha seguito le regole prima che il cuore e adesso, di fronte a una passione che ha scardinato tutti i suoi schemi e le sue certezze, si ritrova a mentire, tradire, fuggire. Ma sua madre, Sandra, non ha alcuna intenzione di lasciarla sola. Su quel volo per Parigi c'è anche lei, e insieme iniziano un viaggio che è un guardarsi negli occhi e affrontare tutti i non detti, a partire da quel vuoto che ha rischiato di inghiottire la loro famiglia tanti anni prima. Alice si illude che, ritrovando la persona che si era insinuata nelle crepe della loro fragilità, possa dare una risposta a tutti i perché che si porta dentro, magari capire ciò che sta accadendo a lei ora, vendicare il passato e punire se stessa. Le occorreranno chilometri e scoperte inattese, tuttavia, per comprendere che non è da quella ricerca che può trovare conforto. Perché una sola è la verità: la perfezione non esiste, solo l'amore conta, solo l'amore resta. E la sua famiglia, così complicata, così imperfetta, saprà dimostrarle ancora una volta il suo senso più profondo: essere presente, sempre e a ogni costo. Per continuare insieme il cammino, qualunque sia la destinazione.

Un libro che parte da una storia che il lettore già conosce e a cui Sara fa cambiare pelle, mettendo in primo piano la storia di Alice, la sorella perfetta che nella vita ha da sempre dovuto crescere in fretta a causa del suo fratellino Matteo - sordo dalla nascita - e che ora, da adulta, vacilla, tentenna, sbaglia, ferisce. E se in non volare via il narratore era principalmente Alberto, qui vengono privilegiate le protagonista femminili perchè sarà Sandra, la madre, ad essere il pilastro cui Alice potrà appoggiarsi per superare il suo momento difficile. Un libro che mi ha emozionato e che mi ha fatto venire voglia di porre a Sara queste domande.

Daniela: Come è nata la decisione di scrivere un seguito per Non volare via?
Sara: È nata dall’emozione che ho provato quando nella mia testa sono tornate Alice e Sandra a raccontarmi un’altra storia. Nemmeno io me l’aspettavo.
D.: Nel nuovo libro parli di un viaggio fisico che diventa un viaggio per ritrovare se stessi e il proprio equilibrio. Ti è mai capitato di intraprendere un viaggio simile o, magari, ci hai pensato?
S.: Sì, più di una volta. Spesso vedo nell’esigenza di allontanarmi la possibilità di riprendere il filo della mia vita. Quello che racconto nel romanzo poi, è qualcosa di più. È anche la possibilità di una madre di occuparsi di una figlia che crede di aver messo in secondo piano rispetto al fratello.
D.: Matteo, ancora di più in questo nuovo romanzo, è uno di quei protagonisti poco presenti fisicamente ma che impongono la propria presenza grazie all'importanza che ha nelle vite dei suoi familiari. Quanto è stato emozionante parlare nuovamente di lui e dargli voce alla fine del libro con un capitolo tutto suo?
S.: Io adoro Matteo perché oltre a emozionarmi molto, il suo personaggio ha il potere di stupirmi. In questo libro, è ormai diventato un uomo e la sua intelligenza e sensibilità saranno un vero e proprio balsamo per Alice e Sandra.
D.: Nei tuoi libri cerchi sempre di parlare di temi molto importanti. In questo caso oltre alla sordità di Matteo, e quindi al lavoro di Alice come logopedista, hai parlato di Alzheimer e di malattie terminali. Da cosa nasce questa necessità?
S.: Mi piacciono le storie forti, quelle che mi fanno riflettere a lungo e che spesso mi conducono a cambiare opinione sulle cose in cui credo. Affrontare tematiche sociali è un bel modo per non smettere di crescere.
D.: Quale dei personaggi di questo nuovo libro è stato più difficile da affrontare come scrittrice?
S.:  Nessuno ha avuto difficoltà particolari ma sicuramente ho sdoganato la grande paura che aveva accompagnato la scrittura di Non volare via: far parlare Sandra. Ho sempre pensato che se fosse stata lei la voce narrante di quel libro, non sarei mai riuscita a finirlo per il coinvolgimento straordinario di quel personaggio. Oggi posso dire di avercela fatta e in Andiamo a vedere il giorno è proprio lei una delle voci narranti.
D.: Stai già scrivendo una nuova storia? Se sì puoi svelarci qualcosa?
S.: A febbraio arriverà la nuova storia per ragazzi. Sarà la biografia romanzata di una donna straordinaria, un’eroina del passato. Nellie Bly.


Mi rendo conto di essermi dilungata parecchio me, concedetemelo, per una delle mie autrici italiane preferite non riesco a fare di meno! ;)
Prima di salutarvi lasciatemi ancora una volta ringraziare Sara per la sua grande disponibilità!!!

Vi ricordo che domani  sul blog Esmeralda viaggi e libri troverete la recensione di Non volare via. Non mancate!!!



giovedì 11 ottobre 2018

BibliOmaggi #30

Buongiorno carissimi! In questa triste giornata piovigginante ho pensato di chiacchierare con voi riguardo ai libri ricevuti dopo il rientro dalle ferie dalle case editrici o dagli uffici stampa, di cui moltissimi ricevuti in super anteprima. Mesi ricchi di pubblicazioni importanti Settembre e Ottobre, quindi mettetevi comodi!!!

  • Figlie di una nuova era di Carmen Korr, edito da Fazi, che ringrazio per la copia, 500 pagine. Data pubblicazione: 18 ottobre 2018.
    Il primo capitolo di una nuova trilogia tutta al femminile che in Germania sta spopolando:
    all’uscita del terzo volume, la serie, più di 60 settimane in classifica, ha raggiunto le 600.000
    copie vendute.. Come non accettare di leggerlo?
Sinossi: Uno strano destino, quello delle donne nate nel 1900: avrebbero attraversato due guerre mondiali, per due volte avrebbero visto il mondo crollare e rimettersi in piedi, stravolgersi per sempre sotto i loro occhi. Sono proprio loro le protagoniste di questa storia, quattro donne che incontriamo per la prima volta da ragazze, ad Amburgo, alle soglie degli anni Venti. Hanno personalità e provenienze molto diverse: Henny, di buona educazione borghese, vive all’ombra della madre e ama il suo lavoro di ostetrica più di ogni cosa; l’amica di sempre Käthe, di estrazione più modesta, emancipata e comunista convinta, è un’appassionata militante; Ida, rampolla di buona famiglia, ricca e viziata, nasconde un animo ribelle sotto strati di convenzioni; e Lina, indipendente e anticonformista, deve tutto ai suoi genitori, che sono letteralmente morti di fame per garantirle la sopravvivenza. Insieme crescono e vedono il mondo trasformarsi, mentre le loro vicende personali s’intrecciano in una rete intricata di relazioni clandestine, matrimoni d’interesse, battaglie politiche e sfide lavorative, lutti e perdite, eventi grandi e piccoli tenuti insieme dal filo dell’amicizia. Pagine che ci fanno respirare il fascino d’epoca di un mondo che non c’è più: i cocktail al vermut, i cappelli a bustina, gli orologi da tasca e gli sfarzosi locali da ballo, ma anche le case d’appuntamenti, i ristoranti cinesi e le fumerie d’oppio del quartiere di St Pauli. E poi la lenta, inesorabile disgregazione di tutto, la fine di ogni libertà, il controllo sempre più pressante delle SS, la minaccia nazista…
Quattro donne, un secolo di storia: Figlie di una nuova era è il primo capitolo di una nuova, avvincente trilogia tutta al femminile.



martedì 27 febbraio 2018

Recensione #229 - Uomini che restano di Sara Rattaro

Buonasera carissimi, torno dopo qualche giorno di latitanza. Ho avuto dei giorni molto frenetici al lavoro dovuti a delle consegne imminenti e questo ha, per forza di cose, ridotto ancora di più la mia voglia di accendere il PC una volta arrivata a casa. Nel frattempo però ho letto quindi eccomi qui con una nuova recensione, quella del libro Uomini che restano di Sara Rattaro, edito da Sperling & Kupfer - che ringrazio per la copia - 264 pagine.

Sinossi: All’inizio non si accorgono nemmeno l’una dell’altra, ognuna rapita dal panorama di Genova. Fosca e Valeria s’incontrano per caso, sul tetto di un palazzo dove entrambe si sono rifugiate nel tentativo di sfuggire al senso di abbandono che a volte la vita ti consegna a sorpresa, senza chiederti se ti senti pronta. Fosca è scappata da Milano e dalla confessione scioccante con cui suo marito ha messo fine in un istante alla loro storia, una verità che per anni ha taciuto a lei, a tutti, persino a se stesso. Valeria nasconde sotto un caschetto perfetto e un sorriso solare i segni di una malattia che sta affrontando senza il conforto dell’uomo che amava, perché lui non è disposto a condividere con lei anche la cattiva sorte. Quel vuoto le avvicina, ma a unirle più profondamente sarà ben presto un’amicizia vera, di quelle che fanno sentire a casa. Perché la stessa vita che, senza preavviso, ti strappa ciò a cui tieni, non esita a stupirti con tutto il buono che può nascondersi dietro una fine.

Eccomi nuovamente qui a parlare di un libro di Sara Rattaro, l'ultimo scritto per la precisione. Ormai è diventato un appuntamento fisso, quando uno dei suoi libri arriva sugli scaffali delle librerie.
Sara è una dei miei punti fissi, i suoi libri sono una garanzia. Ogni volta inizio a leggere e so che fino a quando non leggerò l'ultima parola non riuscirò a staccarmene. Questo è il potere che Sara ha su di me, la capacità di rapirmi con le sue storie.
Anche questa volta non affronta un tema semplice. Due donne, due abbandoni, due storie molto simili ma anche assolutamente diverse.
Fosca e Lorenzo sono sposati, stanno insieme dall'università ed il loro futuro sembra, già da allora, segnato, destinati a stare insieme. Una coppia normale in cui però uno dei due vive nella menzogna: Lorenzo ha un segreto che non può più mantenere, un segreto che decide di rivelare a Fosca nel momento sbagliato, spiazzandola e gettandola nella disperazione più assoluta.
Anche Valeria e Sergio sono una coppia, anche Sergio ha un segreto e anche il suo segreto viene fuori nel momento sbagliato, complice l'intuito femminile che, anche nei libri, la sa lunga. Lui coglie l'attimo, scappa via da una situazione difficile che comprende una moglie malata, capelli che cadono e terapie che annientano. Lo fa da codardo, impossibile giustificarlo.
Fosca e Valeria sono due donne sole, accomunate da un tradimento ma, soprattutto, dalla necessità di conforto. È il destino a volerle amiche, lasciando ad ognuna il compito di mettere da parte un po' se stessa per l'altra, permettendo ad ognuna di riflettere sulla propria vita, sulle proprie mancanze, sul proprio futuro. Sono Fosca e Valeria ad alternare le loro voci raccontando al lettore, in prima persona, la loro storia.
Sono le donne le protagoniste di questo romanzo, ma lo sono anche gli uomini, lo è l'amicizia, lo è l'amore, lo è la malattia. Come sempre Sara ci regala storie comuni, storie che potrebbero capitare a chiunque, protagonisti in cui chiunque può immedesimarsi. E lo fa con semplicità, quella che di chi con le parole ci sa fare, quella di chi attraverso le parole sa far riflettere.
I suoi personaggi non sono mai buttati lì a caso, ognuno di loro ha sempre un ruolo preciso ed essenziale, ognuno con i suoi difetti ed i suoi pregi.
È paradossale come quelli che dovrebbero essere i personaggi da odiare diventino, nei libri di questa autrice, i personaggi che più fanno breccia dentro al cuore. Mi è successo nei libri passati e mi è successo anche in questo. Come non amare Lorenzo, il suo trambusto interiore, il suo cercare di essere l'uomo perfetto per l'unica donna possibile? Come non entrare in empatia con lui e con il suo difficile ruolo di uomo, marito, figlio? Non sono molti gli autori capaci di fare questo.
Di Sara ritroviamo anche le parti in corsivo che focalizzano l'attenzione del lettore; parti in corsivo che, come negli altri libri, rappresentano i pensieri dei protagonisti ma che, in questo caso, rappresentano anche una novità dando voce alla città in cui la storia è ambientata: Genova, la città dell'autrice. Elementi che contraddistinguono uno stile e che mi permettono ogni volta di sentirmi a casa, al sicuro, proprio come i capitoli finali in cui l'autrice cambia registro e lascia spazio al pensiero degli uomini - in questo caso Ale, il medico amico di Valeria, e a Lorenzo - regalandoci un altro punto di vista, piccoli tasselli che aiutano a dar un senso di completo alla storia.
Allora, direte voi, come mai questo libro non prende il massimo dei voti? Semplice, purtroppo questa volta, a differenza di quanto accaduto con i libri precedenti, il mio coinvolgimento emotivo è stato inferiore; non ho pianto, non ho sofferto, non mi si è lacerato il cuore come sempre invece mi succedeva con questa autrice. Nonostante io abbia letto avidamente, nonostante le parole scorressero come treni sotto i miei occhi e la voglia di arrivare alla fine non mi sia mai mancata sono rimasta una spettatrice e non sono riuscita a diventare protagonista. 
Una storia che comunque consiglio perchè, si sa, le emozioni dipendono tantissimo anche dal vissuto, dal momento in cui un libro viene letto, dal periodo in cui ci si trova; insomma, sono tropppo soggettive per essere universali. La storia invece, quella c'è, regge, è ben costruita e aiuta a riflettere!

VOTO:


giovedì 25 gennaio 2018

Coming soon #33 - Uomini che restano di Sara Rattaro

Buongiorno lettori! Eccomi di nuovo qui per segnalarvi una nuova uscita, di quelle che non mi lascerò scappare. Mesi ricchi questi di nuove pubblicazioni che faranno traboccare ancora di più la mia libreria già al limite. Ancora un'italiana, ancora un'autrice di cui ho letto tutto e che amo particolarmente. Bando quindi alle chiacchiere vi lascio con il libro di cui voglio parlarvi.
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Titolo: Uomini che restano
Autore: Sara Rattaro
Genere: Narrativa

Pagine: 264
Costo: 16.90
Pubblicazione: 13 febbraio 2018 - Sperling & Kupfer

Descrizione:
All’inizio non si accorgono nemmeno l’una dell’altra, ognuna rapita dal panorama di Genova. Fosca e Valeria s’incontrano per caso, sul tetto di un palazzo dove entrambe si sono rifugiate nel tentativo di sfuggire al senso di abbandono che a volte la vita ti consegna a sorpresa, senza chiederti se ti senti pronta. Fosca è scappata da Milano e dalla confessione scioccante con cui suo marito ha messo fine in un istante alla loro storia, una verità che per anni ha taciuto a lei, a tutti, persino a se stesso. Valeria nasconde sotto un caschetto perfetto e un sorriso solare i segni di una malattia che sta affrontando senza il conforto dell’uomo che amava, perché lui non è disposto a condividere con lei anche la cattiva sorte. Quel vuoto le avvicina, ma a unirle più profondamente sarà ben presto un’amicizia vera, di quelle che fanno sentire a casa. Perché la stessa vita che, senza preavviso, ti strappa ciò a cui tieni, non esita a stupirti con tutto il buono che può nascondersi dietro una fine.

L'autrice: Sara Rattaro è nata a Genova. Laureata in Biologia e in Scienze della Comunicazione, ha lavorato come informatore farmaceutico prima di dedicarsi completamente alla sua grande passione, la scrittura. È autrice di romanzi accolti con grande successo da librai, lettori e critica, e tradotti in nove lingue: Sulla sedia sbagliata, Un uso qualunque di te, Non volare via (Premio Città di Rieti 2014), Niente è come te (Premio Bancarella 2015), Splendi più che puoi (Premio Rapallo Carige 2016), L’amore addosso e Il cacciatore di sogni, il suo primo libro per ragazzi. È docente di Scrittura creativa presso l’Università degli studi di Genova. www.sararattaro.it 

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Se mi seguite lo sapete, amo Sara e fino ad ora non mi ha mai delusa. Ogni volta le aspettative crescono! E voi? SIete amanti di questa autrice? Leggerete questo libro?



lunedì 21 agosto 2017

Recensione #204 - Mr Mercedes di Stephen King

Buongiorno lettori, eccoci nuovamente qui con una recensione. Oggi vi parlo di Mr Mercedes, di Stephen King, edito da Sperling & Kupfer, 470 pagine.

Sinossi: All'alba di un giorno qualsiasi, davanti alla Fiera del Lavoro di una cittadina americana colpita dalla crisi economica, centinaia di giovani, donne, uomini sono in attesa nella speranza di trovare un impiego. Invece, emergendo all'improvviso dalla nebbia, piomba su di loro una rombante Mercedes grigia, che spazza via decine di persone per poi sparire alle prime luci del giorno. Il killer non sarà mai trovato. Un anno dopo William Hodges, un poliziotto da poco in pensione, riceve il beffardo messaggio di Mr. Mercedes, che lo sfida a trovarlo prima che compia la prossima strage. Nella disperata corsa contro il tempo e contro il killer, il vecchio Hodges può contare solo sull'intelligenza e l'esperienza per fermare il suo sadico nemico. Inizia quindi un'incalzante caccia all'uomo, una partita a scacchi tra bene e male, costruita da uno Stephen King maestro della suspense. Un thriller ad alta tensione, con due antagonisti: il sanguinario Brady - Mr. Mercedes - che ignora il significato della parola coscienza, e l'ironico Hodges, superlativo erede del Marlowe di Chandler, dolente e assetato di giustizia.

Ogni tanto mi piace tornare al mio primo amore: Stephen King, quell'autore di cui mi sono innamorata a quattordici anni e che mi ha fatto diventare una lettrice vorace. Mr Mercedes, primo volume di una serie - cui sono seguiti Chi perde paga e Fine turno - albergava da tantissimo tempo sul mio kindle quando, ormai un sacco di tempo fa, ho deciso di leggerlo. Poi ho scritto questa recensione su un quaderno, ed è rimasta lì fino ad ora, mai pubblicata sul blog, abbandonata a causa forse di quel sentimento tiepido chela lettura mi aveva trasmesso. Oggi è finalmente giunto il momento di parlarvene.
Primo libro, dicevo, di una trilogia, quella dedicata al detective in pensione Bill Hodges.
Quando ho preso in mano questa lettura sapevo, ovviamente, cosa aspettarmi per quanto riguarda lo stile. Amo King proprio perchè maestro nelle descrizioni, nella caratterizzazione dei personaggi, e nella capacità di tessere delle storie articolate e ben architettate.
Protagonisti del libro sono principalmente il Killer della Mercedes ed il tenente Hodges.
Quello che è stato soprannominato Mr Mercedes altri non è che un folle che con una Mercedes rubata si fionda a tutta velocità sulla folla, in attesa dell'apertura di una fiera del lavoro, uccidendo senza pietà diverse persone. Questa scena mi ha parecchio scossa, perchè ormai sembra una cosa all'ordine del giorno, una cosa che accompagna la nostra quotidianità; una quotidianità che spesso, purtroppo, si rivela molto più terribile di ogni qualsiasi fantasia.
Bill Hodges è ormai in pensione e uno dei pochi casi rimasti aperti dopo il suo pensionamento è proprio quello del serial kille della Mercedes.
King sceglie di svelare presto al lettore la vera identità del killer e le sue mosse; e mentre Hodges si ritrova alla caccia di un'ombra che gli manda una lettera per elogiarsi della sua capacità di fuga, noi invece ci ritroviamo a sapere.
Questo forse toglie un pizzico di mistero alla storia visto che ogni avvenimento ci viene anticipato minuziosamente dai capitoli che sono dedicati al killer.
Nonostante questo particolare resta, però, la voglia, durante tutta la lettura, di sapere come l'ex detective si muoverà per scoprire l'identità del killer e per provare ad anticipare le sue mosse ed anche la voglia di vedere se i piani del folle riusciranno ad essere portati a termine e come.
Ottimo come sempre il lavoro che l'autore da con gli altri personaggi che ci vengono inizialmente presentati come mero contorno alla storia ma che man mano che cominciano ad acquistare importanza diventano a loro volta protagonisti. Hodges viene infatti affiancato da detective improvvisati, che saranno per lui un grande aiuto nella risoluzione del caso.
Quello che più mi ha lasciato perplessa - e che non mi ha permesso di dare un voto maggiore a questa lettura - è l'epilogo della faccenda che mi è sembratto affrettato e, putroppo, a tratti inverosimile; insomma dal Re mi sarei aspettata decisamente qualcosa in più.
Ho comunque in mente di leggere i seguenti libri della trilogia per vedere se è stato solo uno scivolone a cui ha posto rimedio con i volumi successivi.
Un libro che consiglio a chi ama l'autore anche se non lo considero uno dei suoi lavori più riusciti.

VOTO: