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martedì 17 agosto 2021

Recensione #406 - Il grido della rosa di Alice Basso

Buongiorno a tutti, mentre io mi sollazzo nel mare sardo - con un anno in più sul groppone ahimè! - vi lascio la recensione di un libro che ho letto mesi fa ma che ancora non avevo recensito. Si tratta de Il grido della rosa di Alice Basso edito da Garzanti, pag. 304



Trama:
 Torino, 1935. Mancano poche settimane all'uscita del nuovo numero della rivista di gialli «Saturnalia». Anita è intenta a dattilografare con grande attenzione: ormai ama il suo lavoro, e non solo perché Sebastiano Satta Ascona, che le detta la traduzione di racconti americani pieni di sparatorie e frasi a effetto, è vicino a lei. Molto vicino a lei. Alla sua scrivania Anita è ancora più concentrata del solito, ancora più immersa in quelle storie, perché questa volta le protagoniste sono donne: donne detective, belle e affascinanti, certo, ma soprattutto brave quanto i colleghi maschi. Ad Anita sembra un sogno. A lei, che mal sopporta le restrizioni del regime fascista. A lei, che ha rimandato il matrimonio per lavorare. A lei, che legge libri proibiti che parlano di indipendenza, libertà e uguaglianza. A lei, che sa che quello che accade tra le pagine non può accadere nella realtà. Nella realtà, ben poche sono le donne libere e che non hanno niente da temere: il regime si fregia di onorarle, di proteggere persino ragazze madri e prostitute, ma basta poco per accorgersi che a contare veramente sono sempre e solo i maschi, siano uomini adulti o bambini, futuri soldati dell'Impero. E così, quando Gioia, una ragazza madre, viene trovata morta presso la villa dei genitori affidatari di suo figlio, per tutti si tratta solo di un incidente: se l'è andata a cercare, stava di sicuro tentando di entrare di nascosto. Anita non conosce Gioia, ma non importa: come per le sue investigatrici, basta un indizio ad accendere la sua intuizione. Deve capire cosa è successo veramente a Gioia, anche a costo di ficcare il naso in ambienti nei quali una brava ragazza e futura sposa non metterebbe mai piede. Perché la giustizia può nascondersi nei luoghi più impensabili: persino fra le pagine di un libro.

Secondo capitolo della serie con protagonista Anita Bo, dattilografa torinese degli anni trenta. Dopo averci regalato questa nuova protagonista con il libro Il morso della vipera - recensione qui - Alice Basso torna e lo fa alla grande, con una nuova e scoppiettante avventura per la bella - e adesso anche capace - Anita ed il suo affascinante capo/scrittore Sebastiano Satta Ascona.

martedì 1 giugno 2021

Blogtour: Il grido della Rosa di Alice Basso - Tappa 2: Anita e il giallo dei Saturnalia



Buongiorno lettori, dopo aver conosciuto ieri, sul blog A spasso coi libri, Il grido della rosa di Alice Basso - secondo volume della serie con protagonista Anita ambientata a Torino in epoca fascista - tocca a me oggi parlarvi di un aspetto particolare di questa serie: il giallo nel giallo.
Anita è infatti una dattilografa per Saturnalia - editore della rivista di racconti gialli "Saturnalia" -  ed il suo compito è quello di trascrivere traduzioni di racconti gialli americani

In questo nuovo volume della serie l'editore si spinge un passo oltre per contrastare la rivista rivale - il "Dramma" - che mira ad arrivare anche al pubblico femminile attraverso trentasei righe di elogio a Paola Borboni, attrice trentacinquenne.
Monné, il proprietario di Saturnalia è talmente in competizione con i proprietari del "Dramma" e de "Le grandi firme" che va anche contro i propri pensieri maschilisti e fascisti cercando la novità.

«Sul pezzo, Sebastiano, bisogna essere sul pezzo! Adesso la novità è che piacciono le donne, ma dimmi tu. Chi l'avrebbe mai detto. E comunque bisogna adeguarsi, cavalcare l'onda, guardare avanti.»

 Saturnalia si lancia quindi nella traduzione di una particolare rivista americana: la Clues Detective Stories.
Protagonista dei gialli di questa rivista è una donna: Page Violet McDade, donna, detective, titolare di un'agenzia investigativa. 
«Una detective! Una donna, titolare di un'agenzia investigativa!»
Monnè fa una faccia possibilista. Anita fa una faccia possibilista.
«Una donna detective?» Monné si massaggia il mento.
«Cioè, nel senso che è proprio lei che indaga, che investiga, che fa la protagonista?»
«E che possiede l'agenzia», annuisce Sebastiano.
«Fantastico!» dice Anita.
«Non sarà troppo?» rimugina Monné.
«No, è fantastico» sbuffa Anita, sapendo che tanto Monné neanche la sente.
«Però in effetti potrebbe essere sexy», continua a rimuginare Monné.
«E ti pareva che non doveva almeno essere secsi», ri.sbuffa Anita, che le parole inglesi più importanti ormai le ha imparate.

E detective donna sia, ma mica ci si accontenta a Saturnalia! 

A disposizione tra le riviste che Julian fornisce a Sebastiano ci sono Frederick Nebel con l'accoppiata Jack Cardigan e Patricia Seaward anche se Anita ha le sue preferenze:

«Ma, se posso dire la mia, mi incuriosiscono tanto anche quelli su questa Miss Pinkerton».

Perché Jullian ha parlato a Sebastiano, e Sebastiano ha di conseguenza parlato con Anita, anche di quest'altro personaggio, Hilda Adams, che fa l'infermiera e però risolve i casi del suo amico ispettore di campagna, il quale la soprannomina scherzosamente Miss Pinkerton, essendo Pinkerton il nome della più famosa agenzia investigativa degli Stati Uniti. [...]

«Tantopiù che l'autrice, questa Mary Roberts Rinehart, pensi, qui non la conosce nessuno, ma lo scorso decennio è stata l'autrice più pagata d'America. E non nel senso di "la più pagata fra le autrici donne": la più pagata proprio fra tutti gli scrittore! Non è incredibile?»

Ma ricordiamoci, siamo nel periodo fascista, Mussolini è l'uomo più amato del momento e, anche in una lotta tra vendite di riviste, questo non è proprio un dettaglio quindi Saturnalia deve comunque andarci piano...

 Più si due racconti con donne su un unico numero non ne possono mettere, così ne selezionano uno di quelli vecchi dell'Operatore per completare il fascicolo e poi si portano avanti scegliendo quale nuova detective presentare sul numero del mese seguente. Ad Anita ne piace una che si chiama Susan Dare, perché è una bella figliola che non solo risolve gialli ma li scrive anche, cioè fa proprio la giallista, e infatti è a sua volta il personaggio di un giallista donna di nome Mignon G. Eberhart. Sebastiano approva, ma entrambi convengono che tutto questo dominio rosa possa destabilizzare un po' i lettori - meglio procedere a piccoli passi -, così decidono che il secondo racconto sarà un po' più prudente, non avrà un'altra protagonista donna ma due coprotagonisti di sesso diverso. Sebastiano insiste per la serie di Jack Cardigan e Pat Seaward, che continua a sostenere che ad Anita piacerà molto. E infatti le piace: Anita non riesce a non ridere mentre batte a macchina.


 E infine non manca J.D. Smith, l'autore sotto il cui nome si nascondono Sebastiano e Anita, nato per poter raccontare le storie escluse dalla giustizi ufficiale dei giornali, per portare alla luce i soprusi che la legge non vuole punire e, diciamocelo, in quel periodo lì non è che ne siano pochi anzi. Spesso le vittime passano totalmente sotto silenzio ed i soprusi sono giustificati da una mentalità retrograda e fascista. Nessuno - tranne noi lettori - conosce la vera identità di J.D. Smith, e questo sicuramente è un gran valore aggiunto alla storia.

Il giallo nel giallo è quindi quello che ci regala ancora una volta Alice Basso con questo suo secondo volume con protagonista la bellissima Anita, un personaggio che in soli due libri ha avuto una crescita entusiasmante!

Per oggi ho finito, ma non perdetevi domani il post su Bookspedia.

 




venerdì 19 marzo 2021

Letture con Marina #125 - Recensione di Basta un caffè per essere felici di Toshikazu Kawaguchi

Buongiorno lettori, è venerdì e, come di consueto, lascio la parola a Marina e alla sua recensione.


Acquisti compulsivamente libri. Non riesci a leggerli tutti appena li hai acquistati. E i non letti restano in attesa per due o tre anni. Nel frattempo quel dato autore non resta con le mani in mano e pubblica un altro romanzo. Tu lo acquisti. E che fai?, leggi il suo precedente romanzo, sperando di leggere subito dopo il recentissimo? Certo che no!, leggi immantinente il nuovo romanzo, altrimenti resterà nel limbo dei non letti. Perché se ne sta parlando ora, perché è attuale, perché ci sono interviste interessanti, perchè… Ecco, in questo caso è quello che è successo a me con:


Titolo: Basta un caffè per essere felici
Autore: Toshikazu Kawaguchi
Casa editrice: Garzanti, 2021
Pagine: 176
Traduzione: 
Claudia Marseguerra

Trama: Accomodati a un tavolino. Gusta il tuo caffè. Lasciati sorprendere dalla vita. L'aroma dolce del caffè aleggia nell'aria fin dalle prime ore del mattino. Quando lo si avverte, è impossibile non varcare la soglia della caffetteria da cui proviene. Un luogo, in un piccolo paese del Giappone, dove si può essere protagonisti di un'esperienza indimenticabile. Basta entrare, lasciarsi servire e appoggiare le labbra alla tazzina per vivere di nuovo l'esatto istante in cui ci si è trovati a prendere una decisione sbagliata. Per farlo, è importante che ogni avventore stia attento a bere il caffè finché è caldo: una volta che ci si mette comodi, non si può più tornare indietro. È così per Gotaro, che non è mai riuscito ad aprirsi con la ragazza che ha cresciuto come una figlia. Yukio, che per inseguire i suoi sogni non è stato vicino alla madre quando ne aveva più bisogno. Katsuki, che per paura di far soffrire la fidanzata le ha taciuto una dolorosa verità. O Kiyoshi, che non ha detto addio alla moglie come avrebbe voluto. Tutti loro hanno qualcosa in sospeso, ma si rendono presto conto che per ritrovare la felicità non serve cancellare il passato, bensì imparare a perdonare e a perdonarsi. Questo è l'unico modo per guardare al futuro senza rimpianti e dare spazio a un nuovo inizio.
 
RECENSIONE:   


“Prima che questa menzogna venga rivelata”, o qualcosa di simile, dovrebbe essere la traduzione del titolo originale del nuovo romanzo di Toshikazu Kawaguchi, che in Italia Garzanti ha preferito modificare completamente in “Basta un caffè per essere felici”. E come ha scritto Fedor Dostoevskij: “La cosa più difficile nella vita è vivere senza mentire”. “La gente mente per le ragioni più disparate”, rimarca come incipit l’autore giapponese. Non c’è che dire, visto che in realtà nessuno dei due titoli in sé è più corretto dell’altro, perché questo romanzo contiene tutte e tre le parole in gioco, parimenti importanti: il caffè, senza il quale i viaggi non sarebbero possibili; la menzogna, perché parte della vita in generale e soprattutto di tutte le storie qui contenute si basano proprio su una menzogna e la felicità, che è la ricerca più difficile cui tende qualsiasi essere umano.

La caffetteria dove è possibile viaggiare nel tempo, sia verso il futuro che soprattutto tornando indietro nel passato, si trova a pochi minuti a piedi dalla stazione di Jimbocho, nel centro di Tokyo, ed è situata al piano seminterrato di una stradina laterale di un quartiere di uffici. Ci sono poche ma ferree regole che chi è intenzionato a credere a questa possibilità, deve rispettare. E forse le più importanti sono che, anche andando indietro nel passato, non è possibile cambiare il presente. E che soprattutto, la persona che intraprende il viaggio nel tempo, per poter tornare indietro al suo presente di partenza, deve bere il caffè prima che si sia raffreddato completamente. Solo le femmine della famiglia Tokita possono far viaggiare nel tempo le persone, dando vita al rito del caffè: da quando hanno compiuto sette anni di età, fino a quando non rimangono incinta di un’altra femminuccia.

In questo secondo romanzo, Toshikazu Kawaguchi intreccia quattro storie con la vita dei gestori del piccolo caffè già incontrati nel precedente romanzo e rimasti con tanti perché inespressi da parte dei lettori: intrecciata quindi alle 4 storie principali, riprendiamo il filo della storia della famiglia di Nagare e della figlioletta Miki, di Kazu e della donna fantasma vestita di bianco, che tanto tempo prima non aveva rispettato una delle regole per poter tornare nel presente, e si era poi palesata come fantasma, cliente fisso del Caffè.

I capitoli di cui si compone questo nuovo romanzo sono poco dissimili, come temi, da quelli del precedente libro dell’autore nipponico, che è anche sceneggiatore e regista: 1. I due amici / 2. Madre e figlio / 3. Gli innamorati / 4. Marito e moglie Bugie dette a fine di bene nei rapporti tra genitori e figli, tra amici, tra innamorati e tra coniugi. Il tutto condito dalle vicissitudini della famiglia Tokita, dove una nuova generazione di dispensatrici di caffè sta per liberare dall’impegno gravoso chi non riesce a risalire la china della colpa e del rimpianto.

Ma una domanda è sempre presente nella mente dei lettori: se non si può cambiare il presente, perché mai voler tornare nel passato? Ed è proprio quello che si chiede anche il detective della omicidi del commissariato di Kanda, Kiyoshi Manda, che un po’ alla volta contatterà le quarantuno persone che negli ultimi trent’anni hanno usufruito del “servizio” del Caffè, per porre loro alcune domande, fondamentali sia per lui che per i lettori, per capire il perché del viaggio nel tempo, se poi ogni cosa rimarrà comunque invariata.

Un romanzo tutto sommato intimista, perché invita principalmente a guardare in faccia le proprie debolezze, meschinità e paure, rendendole poi fruibili come esperienza di vita a chi ci circonda e si ritrova nella stessa situazione, rendendo in certo qual modo libere le persone che del nostro dramma sono state co-protagoniste. Racconti senza dubbio commoventi – in cui includo anche la storia delle famiglia dei gestori del Caffè – nonostante non abbia trovato in questo romanzo la scrittura poetica che incanta i lettori, caratteristica degli autori asiatici.

“Le bugie possono far male, ma possono anche salvare la pelle. Qualunque sia il motivo, di solito alla fine ci si pente sempre di aver detto una bugia”. Din-don… e di nuovo, il silenzio cala sulla caffetteria. Chissà se per l’ultima volta…
 
A presto




 

venerdì 31 luglio 2020

Letture con Marina #99 - Recensione de La lettrice testarda di Amy Witting

Buongiorno lettori, come state? Mi sono appena resa conto che oggi  è il 31 luglio, ultimo giorno di questo mese che, come i precedenti, è letteralmente volato. Cosa ci raccontate? Siete in partenza? Passerete l'estate a casa? Marina è in procinto di partire per le agognate vacanze ma si è portata avanti per tempo quindi ecco qui la sua nuova recensione. E grazie al potere della programmazione, sarà con noi anche la prossima settimana!

Il proprio posto nel mondo… e a chi non piacerebbe scoprirlo! Ci prova Isobel e per bocca sua la scrittrice e poetessa Joan Austral Freser, che pubblica sotto il nome di Amy Witting. E ci prova già una cinquantina d’anni fa, divenendo una delle scrittrici australiane più importanti.

Titolo: La lettrice testarda
Autore: Amy Witting
Casa editrice: Garzanti, 2020
Pagine: 176

Trama: Isobel ha nove anni e il suo compleanno si avvicina. Ma, come ogni volta, non ci saranno regali per lei. C'è solo una cosa che fa volare Isobel lontano dalle rigide regole che la famiglia le impone: leggere. Ma deve farlo di nascosto perché sua madre crede che non sia un'attività adatta a una bambina, che dovrebbe limitarsi a riordinare la casa e a preparare la cena. Isobel cresce alimentando la sua passione segreta di notte, alla luce di una flebile candela. Finché, a sedici anni, la sua vita non cambia radicalmente, quando è costretta a lasciare tutto, cercarsi un lavoro e una nuova sistemazione. È la prima volta che Isobel si scontra con il mondo. Con un mondo che non è solo la sua famiglia e il suo quartiere. È convinta di non avere gli strumenti per relazionarsi con gli altri. Le sembra di dire la cosa sbagliata, si sente fuori luogo. In fondo sua madre l'ha fatta sempre sentire così. Tanto che, quando incontra un gruppo di ragazzi che amano i libri come lei e passano le serate a discuterne, Isobel all'inizio rimane in silenzio. Ora che finalmente è in un contesto in cui può essere sé stessa, in cui può parlare liberamente di letteratura, ha paura. Ma piano piano le parole di Byron, Auden e Dostoevskij fanno breccia nelle sue insicurezze e le insegnano il coraggio di dire quello che pensa. Di far valere la propria opinione senza nascondere la cultura che si è costruita negli anni con le sue letture. Di aprire il cassetto in cui riposa il suo sogno. Il sogno di prendere una penna in mano e liberare quel flusso di parole che ha trattenuto per troppo tempo. Perché anche per una donna tutto è possibile. Amy Witting ha fatto della lotta per i diritti delle donne il suo manifesto.

 



RECENSIONE:

mercoledì 15 luglio 2020

Recensione #364 - Il morso della vipera di Alice Basso

Buongiorno carissimi e buon mercoledì. Niente, nonostante abbia diverse recensioni da scrivere non riesco a stare al passo. Ho un figlio piccolo cozza, che probabilmente me la sta facendo pagare per non aver tribolato con il grande a suo tempo, e appena mi metto al PC diventa una furia quindi, capirete, che quando è in vena, prima di pensare al blog, cerco di portare avanti il più possibile il lavoro. Ma la smetto di divagare e finalmente oggi torno con una recensione, quella di un libro di cui vi ho già parlato in un blogtour - qui - e di cui oggi voglio farvi sapere il mio pensiero completo. Si tratta de Il morso della vipera di Alice Basso edito da Grazanti, che ringrazio per la copia, pag. 302.

Trama: Il suono metallico dei tasti risuona nella stanza. Seduta alla sua scrivania, Anita batte a macchina le storie della popolare rivista Saturnalia : racconti gialli americani, in cui detective dai lunghi cappotti, tra una sparatoria e l'altra, hanno sempre un bicchiere di whisky tra le mani. Nulla di più lontano dal suo mondo. Eppure le pagine di Hammett e Chandler, tradotte dall'affascinante scrittore Sebastiano Satta Ascona, le stanno facendo scoprire il potere delle parole. Anita ha sempre diffidato dei giornali e anche dei libri, che da anni ormai non fanno che compiacere il regime. Ma queste sono storie nuove, diverse, piene di verità. Se Anita si trova ora a fare la dattilografa la colpa è solo la sua. Perché poteva accettare la proposta del suo amato fidanzato Corrado, come avrebbe fatto qualsiasi altra giovane donna del 1935, invece di pronunciare quelle parole totalmente inaspettate: ti sposo ma voglio prima lavorare. E ora si trova con quella macchina da scrivere davanti in compagnia di racconti che però così male non sono, anzi, sembra quasi che le stiano insegnando qualcosa. Forse per questo, quando un'anziana donna viene arrestata perché afferma che un eroe di guerra è in realtà un assassino, Anita è l'unica a crederle. Ma come rendere giustizia a qualcuno in tempi in cui di giusto non c'è niente? Quelli non sono anni in cui dare spazio ad una visione obiettiva della realtà. Il fascismo è in piena espansione. Il cattivo non viene quasi mai sconfitto. Anita deve trovare tutto il coraggio che ha e l'intuizione che le hanno insegnato i suoi amici detective per indagare e scoprire quanto la letteratura possa fare per renderci liberi. Dopo aver creato Vani Sarca, l'autrice torna con una nuova protagonista: combattiva, tenace, acuta, sognatrice. Sullo sfondo di una Torino in cui si sentono i primi afflati del fascismo, una storia in cui i gialli non sono solo libri ma maestri di vita.

Nuova avventura per Alice Basso che, conclusa la serie dedicata a Vani Sarca, ha creato una nuova protagonista per una nuovissima serie. Lei è Anita Bo,  dattilografa più per casualità che per vocazione. Nuova protagonista vuol dire anche nuova amibientazione: Torino 1935, in pieno regime fascista. Credo che sia questa la più grande sfida. Ma Alice l'ha superata egregiamente direi ed ora vi spiego il perchè.

domenica 5 luglio 2020

Blogtour de Il morso della vipera di Alice Basso - Tappa 4 - Il giallo di Alice Basso: da Vani Sarca ad Anita


Buongiorno lettori e buona domenica! Siamo arrivati ormai alla quarta tappa del blogtour dedicato al nuovissimo romanzo di Alice Basso edito di consueto da Garzanti. Si tratta de Il morso della vipera, primo volume di una nuovissima serie dedicata ad Anita, una dattilografa degli anni '30 che avete imparato a conoscere nelle tappe precedenti.
Il mio compito oggi è arduo, si tratta di parlare de Il giallo di Alice Basso: da Vani Sarca a Anita.
Se conoscete Alice Basso sapete che questa è la sua seconda serie; la prima, composta da cinque volumi aveva come protagonista Vani Sarca, una protagonista entrata nel cuore dei lettori con cui irrimediabilmente Anita Bo, la protagonista di questa nuova serie, dovrà fare i conti.
Ma per prima cosa... cos'hanno in comune queste due donne? Apparentemente nulla se non che entrambe - una un po' più per mestiere, l'altra proprio per puro caso - si trovano ad investigare affiancate da una figura maschile - un commissario di polizia una e uno scrittore l'altra - su misteri che le coinvolgono in vicende a volte pericolose, a volte tremendamente divertenti.
Ma andiamo con ordine.

Vani Sarca – all’anagrafe Silvana Sarca – torinese nei giorni nostri, è una ghostwriter. Per dirla in parole povere una che scrive libri per gli altri assistendo nell’ombra ai loro successi e non venendo mai elogiata né ripagata adeguatamente per il proprio lavoro. Ha uno stipendio ai minimi sindacali, un atteggiamento duro il cui motto è: “Se solo me ne fregasse qualcosa”, una capacità estrema nel mettersi nei panni degli altri cambiando ogni volta stile e metodo narrativo. Lei è quella che ha scritto il libro più bello del mondo ma non lo sa nessuno. E questa cosa, diciamocelo, nonostante lei dica il contrario, le interessa eccome! Caschetto nero, impermeabile nero, rossetto e smalto viola; una protagonista che difficilmente si dimentica sia per l’impatto fisico che per il suo essere così sempre sul pezzo. Colta e amante della letteratura e della musica Vani è poco socievole e non ama stare al centro dell'attenzione.
Anita Bo torinese del 1935 è una ragazza bellissima, di quelle che tutti si girano a guardare; consapevole della sua bellezza e dell'effetto che fa sugli uomini, ama utilizzare le sue armi (un seno prorompente, due ciglie sbattute) per aiutare i genitori ad aumentare le vendite della tabaccheria di famiglia o anche solo per sentirsi apprezzata. Non le danno fastidio le occhiate indiscrete anzi, se qualcuno non la guarda, si sente quasi offesa. È una dattilografa (o meglio ha studiato per quello e si ritrova a farlo un po' per gioco) ma non ha mai amato la scuola e lo studio visto che ha sempre pensato che il suo essere bella bastasse nella vita. È fidanzata con Corrado, un fascista convinto e ligio all'obbedienza che ha come scopo della vita sposarla e fare sei figli di cui ha già anche scelto i nomi.

Se Vani nelle sue indagini utilizza la conoscenza, le nozioni apprese in tanti anni di scrittura e le sue intuizioni, Anita è un po' trascinata dal caso, soprattutto perchè mai nella vita ha pensato di poter essere altro che un bel corpo con cui trovare il marito adatto. Il lettore si ritroverà invece stupito  - e anche lei stessa in realtà - di quanto Anita, al fianco di Sebastiano Satta Ascona, il suo capo, il primo a non aver mai sbirciato nel suo décolleté e ad essersi impegnato a trattarla non come una buona a nulla, lei fiorisca e la sua mente anche. Le sue intuizioni diventano man mano sempre meno dettate dal caso e più dalla testa. La sua frivolezza sparisce e la sua attenzione verso la rivista che si trova a trascrivere con la sua macchina per scrivere la rende attenta, precisa, insostituibile per il suo capo, che spesso si ritrova a seguirne consigli molto azzeccati.

Il giallo di Alice Basso è un giallo che non prevarica mai su quelle che sono le vite dei personaggi e l'evolversi delle loro storie, sia in questa nuova serie che nella serie precedente l'amalgama tra la parte narrativa e la parte gialla è talmente uniforme che a volte ci si dimentica di dover risolvere un mistero perchè si è totalmente conquistati anche da tutto il resto.
Sicuramente il differente periodo storico di ambientazione delle due serie incide nel giallo per quanto riguarda i movimenti dei personaggi e i metodi di indagine ma alla fine, entrambi fanno centro, entrambi riescono a portare il lettore esattamente dove dovrebbe essere e regalano colpi di scena che sapranno lasciare il lettore la giusta "bocca aperta".
Inoltre nai gialli di Alice non manca mai l'ironia, quella che permette di stemperare, quella che fa subito amare i protagonisti. Insomma, se l'avete amata in passato l'amerete ancora, non potrebbe essere diversamente!
Ma non voglio essere troppo pesante quindi, sperando di avervi fratto capire un po' la lettura in cui vi immergerete, vi ricordo che domani Desperate Booswife vi parlerà della macchina da scrivere.





venerdì 22 maggio 2020

Letture con Marina #91 - Recensione de I segreti del College di Catherine Lowell

Buongiorno lettori, come state? Dai che un altro venerdì è arrivato ed il weekend è alle porte! Prima di immergermi nell'ultima fatica della settimana vi lascio a Marina e alla sua, come sempre, precisa e ricca recensione.

E dopo aver parlato la scorsa settimana di letteratura, anche se un po’ di striscio, con il romanzo “Le Confessioni”, che ci aveva dato agganci a diverse autrici cult del Novecento, sono lieta di parlare con Voi questa settimana di un nuovo romanzo, ambientato in un’università di Londra e che ci porta anche nell’Inghilterra del Nord e che appassionerà sicuramente tutte le estimatrici della sorelle Brontë… e non solo!

Titolo: I segreti del college
Autore: Catherine Lowell
Casa editrice: Garzanti, 2019
Traduzione: Alba Mantovani
Pagine: 325
Trama: Nelle antiche aule di Oxford riecheggiano le voci degli studenti seduti ai banchi in legno. Tra loro, Samantha sente di essere nel posto giusto. Anche se lei non è come le altre matricole: è la discendente delle famose scrittrici Charlotte e Emily Brontë. Un'eredità scomoda, un segreto che vorrebbe tenere solo per sé, perché ciò che più conta per lei è l'amore per la letteratura e per i libri. Un amore che le ha trasmesso suo padre, che l'ha cresciuta da solo e con cui condivideva il suo gioco preferito: una caccia al tesoro attraverso segnalibri nascosti nei romanzi. Quello stesso padre che, da poco, è scomparso nell'incendio dell'immensa biblioteca di famiglia. Samantha è al college per buttarsi tutto alle spalle e ricominciare. Ma, appena arrivata, il passato si ripresenta a darle il tormento: nella sua stanza trova copie di "Jane Eyre" e "Cime tempestose" che credeva distrutte dal fuoco. Non ci sono spiegazioni plausibili sul perché ora siano tra le sue mani. Giorno dopo giorno, i dubbi si fanno strada in Samantha, fino a quando un nuovo indizio la riporta a suo padre: dal testamento scopre che le ha lasciato un segnalibro, un semplice pezzo di carta che per lei ha mille significati. Lei sola sa che è una traccia per un percorso a ritroso nel tempo che non può esimersi dall'affrontare. Lo deve a lui. Lo deve al nome che porta e alla famiglia a cui appartiene. Perché Samantha ha la certezza che dietro quell'intreccio ci sia la verità che molti cercano da anni: il mistero delle sorelle Brontë e della loro opera, che nessuno ha mai svelato. E ora forse è arrivato il momento di farlo.





RECENSIONE:

venerdì 4 ottobre 2019

Recensione #326 - La casa degli specchi di Cristina Caboni

Buongiorno carissimi e buon venerdì. Per finire bene la settimana vi lascio una nuova recensione, quella del romanzo La casa degli specchi di Cristina Caboni edito da Garzanti che ringrazio per la copia, pag. 262. 

Sinossi: La grande villa di Positano è l'unico posto che Milena riesca a chiamare casa. È cresciuta lì, insieme al nonno Michele, e ne conosce ogni angolo, a partire dal maestoso ingresso rivestito da dodici specchi con cornici d'argento intarsiate. Specchi che sembrano capaci di mettere a nudo la sua anima. Milena li ha sfiorati mille volte alla ricerca di risposte, ma un giorno trova qualcosa di inaspettato: un gancio che apre il passaggio a una stanza segreta. All'interno le pareti sono tappezzate di locandine di vecchi film. Quando Milena legge il nome di una delle interpreti non riesce a crederci. È un nome proibito in quella casa. È il nome di sua nonna che, tanti anni prima, è fuggita in America senza lasciare traccia. Frugando tra le sue carte, Milena scopre cose che non avrebbe mai immaginato. Che era un'attrice nella Roma della dolce vita. Che ha lottato per farsi strada in un mondo affascinante, ma dominato dagli uomini. Che i loro sogni sono molto simili. Anche lei vuole calcare le scene, ma ha paura di mettersi in gioco. Fino a quando non si imbatte in alcuni indizi che suggeriscono qualcosa di misterioso e non può fare a meno di chiedersi perché nessuno le abbia mai parlato di sua nonna. C'è solo una persona che può darle spiegazioni, ma Michele è restio ad affrontare l'argomento. Milena è convinta che gli specchi luccicanti che decorano l'atrio della villa abbiano assistito a eventi terribili, che nella storia della sua famiglia ci sia un segreto che nessuno vuole riportare a galla, mentre per lei è vitale far emergere la verità per capire a fondo il presente. Anche se a volte è meglio che ciò che è stato sepolto dal passare degli anni resti tale.



Probabilmente se la casa editrice Garzanti non mi avesse inviato questo libro a sorpresa, non lo avrei letto subito perché questi sono mesi di grande impegno a livello di nuove uscite e, per quanto mi riguarda, anche a livello personale. Lo avevo adocchiato, la trama mi ispirava molto ma non lo avevo richiesto per paura di non riuscire a leggerlo in tempi brevi… mi è arrivato ugualmente quindi a quel punto l’ho incastrato nelle letture che già avevo programmato et voilà, oggi vi beccate il mio pensiero!


lunedì 23 settembre 2019

Recensione #323 - La ragazza con le parole in tasca di Anna Dalton e INCONTRO CON L'AUTRICE

Ciao a tutti, come state? Io di corsa come al solito quindi vi lascio subito alla recensione di oggi, quella del romanzo La ragazza con le parole in tasca di Anna Dalton edito da Garzanti che ringrazio per la copia, pag. 364, secondo romanzo di una trilogia il cui primo capitolo è L'apprendista geniale, recensione qui. A fine post troverete anche delle curiosità sull'autrice che ho avuto il piacere di incontrare alla presentazione del romanzo ai blogger.

Sinossi: Andrea è sempre più vicina al suo sogno. Il secondo anno al Longjoy College, una delle scuole di giornalismo più prestigiose al mondo, sta per iniziare e non riesce ancora a credere di aver avuto una simile opportunità. Eppure, quando varca la soglia dell'antico edificio lasciandosi alle spalle i canali e le calli di Venezia, capisce che per lei sarà ancora più dura. Per lei che è lì solo grazie a una borsa di studio che deve mantenere a tutti i costi. Per lei così impacciata e introversa. Per lei che è cresciuta con i libri come unici compagni. Ma ora non è più sola ad affrontare la vita del college, perché è entrata a far parte di uno strambo gruppo di amici: la cinica Marilyn, il dolce Andre, l'irrefrenabile Uno e, soprattutto, il misterioso Joker, che l'ha conquistata al primo sguardo. Ma non sempre è sufficiente. Andrea è bravissima nello studio, meno a difendersi dagli attacchi di chi ha intuito il suo talento e vuole metterle i bastoni tra le ruote. Perché solo il primo del corso avrà le occasioni migliori. Una competizione che Andrea è pronta ad affrontare perché la sua passione per la scrittura è profonda e viene da molto lontano. Da quando era bambina e la madre, che ora non c'è più, le ha strappato una promessa e affidato una pesante eredità: diventare una giornalista come lei. Nient'altro conta per Andrea. Non importa se Zen, il nuovo studente appena arrivato, è così simile a lei e così affascinante da farle perdere per un attimo la rotta che la porta a Joker. Non importa se la scuola vuole imporle scelte che non condivide. Lei ha un obiettivo chiaro in mente e un'arma infallibile per raggiungerlo: le parole. La capacità di raccontare la realtà con la scrittura. Deve solo capire che la vita è fatta di scelte, e che più si cresce più esse diventano difficili.



Andrea e i suoi strampalati amici sono tornati! Secondo anno al Longjoy per loro e seconda possibilità di leggerne le loro storie per noi.

giovedì 19 settembre 2019

Recensione #322 - L'apprendista geniale di Anna Dalton

Ciao a tutti e buon venerdì, eccomi di nuovo qui con un recensione! Oggi vi parlo del romanzo L'apprendista geniale di Anna Dalton edito da Garzanti, pag. 270. 

Sinossi: Andrea attraversa il cancello del college di corsa, mentre il panorama di Venezia si perde all'orizzonte. È in ritardo, come sempre, e ancora più maldestra del solito, con il pesante borsone sulle spalle. Ma in tasca stringe tra le dita qualcosa che riesce a darle sicurezza ogni volta che è necessario: un foglietto di carta con su scarabocchiato «scrivi, scrivi, scrivi». Tre semplici parole che la madre le ha insegnato quando era una bambina. Tre semplici parole che ancora adesso segnano la strada verso il suo sogno: diventare giornalista. Dal giorno in cui è riuscita a tenere la penna in mano, Andrea ha riempito fogli e fogli, scrivendo di qualunque argomento. E questo il suo modo di distogliere la mente da ogni altro pensiero. Ora finalmente è entrata in una delle scuole di giornalismo più prestigiose al mondo, e ci è riuscita grazie a una borsa di studio per i suoi ottimi voti. Ecco la sua forza. Ma quello che ha imparato finora rischia di non bastare: tra quelle aule l'ambizione è il motore di ogni cosa e ci sono persone pronte a tutto pur di ostacolarla, pur di intralciare la conquista dei suoi obiettivi. Senza scrupoli. Per fortuna accanto a lei ha tre amici che non si sono arresi davanti alla sua indole timida e solitaria. C'è Marilyn, che veste sempre di nero. Andre, che la segue ovunque, come un'ombra. E soprattutto l'enigmatico ragazzo che si fa chiamare Joker e che, dietro un enorme sorriso, nasconde qualcosa che il cuore di Andrea non vede l'ora di scoprire. Con loro si sente più al sicuro. Eppure la posta in gioco è molto alta. Diventare una giornalista per lei significa tutto, e ora deve stringersi più che può al suo sogno. Non può deludere la persona a cui anni fa ha promesso di difenderlo. Anche se ci vuole un coraggio che pensava di non avere.



Primo di una trilogia, L'apprendista geniale è il libro di esordio di Anna Dalton, giovane e promettente attrice che, con questo romanzo, ci racconta la storia di Andrea Doyle, una giovane ragazza che, sin da bambina, sogna di diventare una giornalista come sua madre.Una madre che ha perso troppo presto e di cui lei conserva i ricordi con tutta se stessa.

giovedì 23 maggio 2019

Recensione #300 - Lena e la tempesta di Alessia Gazzola

Buongiorno lettori, eccomi di nuovo qui con una recensione.
Vi parlo del libro Lena e la tempesta di Alessia Gazzola, edito da Garzanti, pag. 186.

Sinossi: Si dice che ciascuno di noi, nel corso della propria vita, accumuli in media tredici segreti. Di questi, solo cinque sono davvero inconfessabili. Lena ne ha soltanto uno, ma si fa sentire dentro come se ne valesse mille. E per quanto si sforzi di dimenticarlo, è inevitabile per lei ripensarci mentre dal traghetto scorge l'isola di Levura, meta del suo viaggio. Levura, frastagliata e selvaggia, dove ha passato le estati indimenticabili della sua giovinezza. Dove non ha più rimesso piede da quando aveva quindici anni. Da quando ogni cosa è cambiata. Ora suo padre le ha regalato la casa di famiglia e lei ha deciso di affittarla per dare una svolta alla sua esistenza. Perché si sente alla deriva, come una barca persa tra le onde. Perché il suo lavoro di illustratrice, che ama, è ad un vicolo cieco. Lena non sarebbe mai voluta tornare a Levura, non sarebbe mai voluta tornare tra quelle mura. Ma è l'unica possibilità che ha. Mentre apre le finestre arrugginite e il vento che sa di mare fa muovere le tende, i momenti trascorsi dell'ultima vacanza lì riaffiorano piano piano: le chiacchierate, gli schizzi d'acqua sul viso, le passeggiate sulla spiaggia. E insieme il ricordo di quel giorno impresso a fuoco nella sua mente. II suo progetto è quello di stare sull'isola solo qualche giorno, trovare degli affittuari e ricominciare altrove tutto quello che c'è da ricominciare. Eppure nulla va come aveva immaginato. Lena non sa che quei giorni che abbronzano il suo viso chiaro e delicato saranno per lei molto di più. Ancora non sa che ci si può proteggere dalle emozioni con una corazza, ma c'è sempre qualcuno pronto a scalfirla, come Tommaso l'affascinante ragazzo che giorno dopo giorno la aiuterà a capire chi vuole essere davvero. Non sa che la verità ha mille sfumature. Che nulla è davvero inconfessabile perché la colpa spesso non è dove credevamo che fosse.
Un'autrice, Alessia Gazzola, di cui lessi L'allieva cinque anni fa, un libro che non mi dispiacque ma che non mi ammaliò come invece mi aspettavo visto le recensioni super positive. Dopo quella volta non ho più letto nulla, nè i libri successivi di quella serie, nè i romanzi autoconclusivi che la Gazzola ha scritto negli anni ma questo libro mi ha talmente incuriosito che ho deciso di leggerlo e il risultato è stato positivo.

giovedì 11 ottobre 2018

BibliOmaggi #30

Buongiorno carissimi! In questa triste giornata piovigginante ho pensato di chiacchierare con voi riguardo ai libri ricevuti dopo il rientro dalle ferie dalle case editrici o dagli uffici stampa, di cui moltissimi ricevuti in super anteprima. Mesi ricchi di pubblicazioni importanti Settembre e Ottobre, quindi mettetevi comodi!!!

  • Figlie di una nuova era di Carmen Korr, edito da Fazi, che ringrazio per la copia, 500 pagine. Data pubblicazione: 18 ottobre 2018.
    Il primo capitolo di una nuova trilogia tutta al femminile che in Germania sta spopolando:
    all’uscita del terzo volume, la serie, più di 60 settimane in classifica, ha raggiunto le 600.000
    copie vendute.. Come non accettare di leggerlo?
Sinossi: Uno strano destino, quello delle donne nate nel 1900: avrebbero attraversato due guerre mondiali, per due volte avrebbero visto il mondo crollare e rimettersi in piedi, stravolgersi per sempre sotto i loro occhi. Sono proprio loro le protagoniste di questa storia, quattro donne che incontriamo per la prima volta da ragazze, ad Amburgo, alle soglie degli anni Venti. Hanno personalità e provenienze molto diverse: Henny, di buona educazione borghese, vive all’ombra della madre e ama il suo lavoro di ostetrica più di ogni cosa; l’amica di sempre Käthe, di estrazione più modesta, emancipata e comunista convinta, è un’appassionata militante; Ida, rampolla di buona famiglia, ricca e viziata, nasconde un animo ribelle sotto strati di convenzioni; e Lina, indipendente e anticonformista, deve tutto ai suoi genitori, che sono letteralmente morti di fame per garantirle la sopravvivenza. Insieme crescono e vedono il mondo trasformarsi, mentre le loro vicende personali s’intrecciano in una rete intricata di relazioni clandestine, matrimoni d’interesse, battaglie politiche e sfide lavorative, lutti e perdite, eventi grandi e piccoli tenuti insieme dal filo dell’amicizia. Pagine che ci fanno respirare il fascino d’epoca di un mondo che non c’è più: i cocktail al vermut, i cappelli a bustina, gli orologi da tasca e gli sfarzosi locali da ballo, ma anche le case d’appuntamenti, i ristoranti cinesi e le fumerie d’oppio del quartiere di St Pauli. E poi la lenta, inesorabile disgregazione di tutto, la fine di ogni libertà, il controllo sempre più pressante delle SS, la minaccia nazista…
Quattro donne, un secolo di storia: Figlie di una nuova era è il primo capitolo di una nuova, avvincente trilogia tutta al femminile.



lunedì 14 maggio 2018

Recensione #240 - La scrittrice del mistero di Alice Basso

Buongiorno e buon lunedì. Cosa avete fatto di bello nel weekend? Io ho fatto un giretto al Salone del Libro di Torni sabato mentre poi la domenica l'ho dedicata totalmente alla famiglia. Oggi torno con una recensione, di tratta de La scrittrice del mistero di Alice Basso edito da Garzanti che come sempre ringrazio per la copia. 320 pagine.

Sinossi:  Per Vani fare la ghostwriter è il lavoro ideale. Non solo perché così può scrivere nel chiuso della sua casa, in compagnia dei libri e lontano dal resto dell'umanità per la quale non ha una grande simpatia. Ma soprattutto perché può sfruttare al meglio il suo dono di capire al volo le persone, di emulare i loro gesti, di anticipare i loro pensieri, di ricreare perfettamente il loro stile di scrittura. Una empatia innata che il suo datore di lavoro sa come sfruttare al meglio. Lui sa che solo Vani è in grado di mettersi nei panni di uno dei più famosi autori viventi di thriller del mondo. E non importa se le chiede di scrivere una storia che nulla ha a che fare con i padri del genere giallo che lei adora da Dashiell Hammett a Ian Fleming passando per Patricia Highsmith. Vani è comunque la migliore. Tanto che la polizia si è accorta delle sue doti intuitive e le ha chiesto di collaborare. E non con un commissario qualsiasi, bensì Berganza la copia vivente dei protagonisti di Raymond Chandler: impermeabile beige e sigaretta sempre in bocca. Sono mesi ormai che i due fanno indagini a braccetto. Ma tra un interrogatorio e l'altro, tra un colpo di genio di Vani e l'altro qualcosa di più profondo li unisce. E ora non ci sono più scuse, non ci sono più ostacoli: l'amore può trionfare. O in qualunque modo Vani voglia chiamare quei crampi allo stomaco che sente ogni volta che sono insieme. Eppure la vita di una ghostwriter non ha nulla a che fare con un romanzo rosa, l'happy ending va conquistato, agognato, sospirato. Perché il nuovo caso su cui Vani si trova a lavorare è molto più personale di altri: qualcuno minaccia di morte Riccardo, il suo ex fidanzato. Andare oltre il suo astio per aiutarlo è difficile e proteggere la sua nuova relazione lo è ancora di più. Vani sta per scoprire che la mente umana ha abissi oscuri e che può tessere trame più ordite del più bravo degli scrittori.

Vani 4. Come riuscire a parlare di questo quarto volume della serie senza svelare troppo ma facendovi comunque capire di quanto sia un libro da leggere? Non facile, ma ci proverò. Ovviamente se non avete letto i precedenti, per forza di cosa, già dalla trama sapete troppo...
Sapete che Vani è innamorata. Eh già, finalmente noi del #teamBerganza possiamo dormire sonni tranquilli perchè quello che era solo un accenno nel terzo libro qui diventa realtà. Vani e Berganza vivono una storia d'amore.
Non appena questa cosa si è affacciata all'orizzonte nel libro precedente, mi sono chiesta come sarebbe stata Vani in questa nuova veste romantica, come sarebbero cambiati gli equilibri di questa coppia così perfetta sul lavoro ma così anaffettiva nella vita privata e, non vi nego, che avessi non poche paure in questo senso. Paura che i protagonisti non mi convincessero più come prima, paura che il nuovo status interferisse troppo invece devo fare un applauso ad Alice perchè i personaggi, tra un crampo, un whisky e uno sguardo d'intesa reggono e non perdono, in questo nuovo volume, la verve che li aveva contraddistinti nei romanzi precedenti.
Il libro riprende esattamente dove avevamo lasciato la storia nella lettura precedente e si dipana in pochissimi giorni. Pochissimi giorni che, per la quantità di cose che accadono e per il grandissimo intreccio che l'autrice riesce a realizzare, al lettore sembreranno mesi, anni...
Come Alice ci ha abituati in passato i suoi libri sono una storia nella storia ed anche in questo caso non ci delude. L'attenzione va sicuramente alla nuova coppia - non in modo eccessivo - ma, come avviene poi nella vita vera, i personaggi non hanno il tempo di godersi più di tanto la loro nuova condizione perchè il lavoro incombe ed i pazzi anche.
Un nuovo caso infatti è al centro del lavoro di Berganza - e quindi di Vani come consulente della polizia -, un caso che li tocca molto da vicino trattandosi di minacce di morte rivolte a Riccardo Randi. Già, proprio lui, l'ex fidanzato di Vani, il cinico, egocentrico, Riccardo. Se un po' conoscete la storia passata sappete che non sarà per niente facile stringere il cerchio intorno a lui visto che sicuramente c'è più gente al mondo che lo odia rispetto a quella che, non dico lo ami, ma almeno lo sopporti. Ovviamente il sesto senso di Vani sarà risolutivo, in fondo il suo lavoro l'aiuta non poco. Sì perchè Vani fa la ghostwriter e, anche in questo volume, parallelamente al caso "giallo" che l'autrice ci propone, ci mostra la nostra scrittrice dell'ombra alle prese con un famosissimo autore di thriller di cui dovrà scrivere un bestseller.
Tra un'incipit e un interrogatorio i nostri protagonisti osserveranno il mondo attorno a loro da una nuova prospettiva e vedranno chi gli sta intorno reagire alla loro nuova storia d'amore.
Tanti i personaggi che oltre a Vani e a Berganza popolano queste trecentoventi pagine. Ritroviamo Morgana, Irma, Laura, Ema, Ofelia, Lara, i gemelli di Lara, tutte persone che avevamo imparato a conoscere e ad amare nei volumi precedenti. Ma non sono meri personaggi di contorno, il bello dei libri di Alice è che anche di questi "non protagosti" noi conosciamo le vite, le emozioni, le abitudini tanto da avere la sensazione di conoscerli da sempre e di ritrovare qualcuno di famiglia.
Insomma una storia che c'è, funziona, abbastanza gialla ma anche rosa, capace di toccare temi importanti che popolano una qualsiasi famiglia ma di farlo con un'ironia pungente, inserita nel modo giusto e con la giusta quantità; quell'ironia che convince proprio perchè non è eccessiva.
Uno stile che, come sempre, ammalia e che porta il lettore velocemente e senza intoppi al finale; un finale che, come Alice ci ha abituati, lascia di stucco e ci fa chiudere la lettura con la voglia di avere il libro successivo immediatamente tra le mani!
L'unica pecca che, secondo i miei gusti, non mi permette di assegnargli il massimo punteggio è che mi sono resa conto che nelle parti dedicate al libro che Vani deve scrivere per il suo lavoro leggevo sentendomi meno coinvolta. Forse perchè ho trovato questa parte un po' slegata dal resto,  rispetto a quanto avveniva invece nei libri precedenti. Dettagli eh, perchè comunque questo libro ve lo consiglio e ve lo consiglio anche ad occhi chiusi!!!
Se però non avete non avete ancora letto nulla di questa autrice vi consiglio di partire dall'inizio. Ecco i titoli dei libri precedenti e le mie recensioni:
  1. L'imprevedibile piano della scrittrice senza nome - Recensione qui
  2. Scrivere è un mestiere pericoloso - Recensione qui
  3. Non ditelo allo scrittore - Recensione qui
Ora ditemi, conoscete questi libri? Vi sono piaciuti?

VOTO:




lunedì 7 maggio 2018

BibliOmaggi #25


Buongiorno, buon lunedì. Passato bene il week end? Il mio è volato, come sempre, a causa del milione di cose da fare.
Rieccomi con una puntata di BibliOmaggi, per la prima volta con la nuova veste grafica. So che non è passato molto tempo dall'ultima volta ma non potevo non mostrarvi ciò che è arrivato nuovamente nella mia libreria!    
  • Fai piano quando torni di Silvia Truzzi, edito da Longanesi, che ringrazio per la copia, 272 pagine. Data pubblicazione: 08 marzo 2018.
    Di questo libro ho sentito parlare tanto e in modo contrastante. A me incuriosisce moltissimo quindi lo leggerò al più presto.
Sinossi: Margherita ha trentaquattro anni e un lavoro che ama. È bella, ricca ma disperatamente incapace di superare sia la scomparsa dell'adorato papà, morto all'improvviso otto anni prima, sia l'abbandono del fidanzato che l'ha lasciata senza troppe spiegazioni. Dopo un grave incidente d'auto si risveglia in ospedale. Qui incontra una signora anziana che da poco è stata operata al femore. Anna, oggi settantaseienne - nata poverissima, «venduta» come sguattera da bambina - ha trascorso la vita in compagnia di un marito gretto e di una figlia meschina, eppure ha conservato una gioia di vivere straordinaria. Merito delle misteriose lettere che, da più di mezzo secolo, scrive e riceve ogni settimana. I mondi di queste due donne sono lontanissimi: non fossero state costrette a condividere la stessa stanza, non si sarebbero mai rivolte la parola. Dopo i primi tempestosi scontri, però, fuori dall'ospedale il cortocircuito scatenato dalla loro improbabile amicizia cambierà in meglio la vita di entrambe.

  • Salvare le ossa di Jesmyn Ward, edito da NN Editore, che ringrazio per la copia, 320 pagine. Data pubblicazione: 16 aprile 2018.
    Una storia famigliare che mi incuriosiva un sacco, soprattutto perchè la Ward è la prima donna in assoluto ad aver vinto per ben due volte il prestigioso National Book Award, quest'anno con Sing Unburied Sing e nel 2011 proprio con Salvare le ossa! L'ho letto e finito, a breve troverete sul blog la recensione.
Sinossi: Un uragano minaccia di colpire Bois Sauvage, Mississippi. In un avvallamento chiamato la Fossa, tra rottami, baracche e boschi, vivono Esch, i suoi fratelli e il padre. La famiglia cerca di prepararsi all’emergenza, ma tutti hanno altri pensieri: Skeetah deve assistere il suo pitbull da combattimento dopo il parto; Randall, quando non gioca a basket, si occupa del piccolo Junior; ed Esch, la protagonista, unica ragazzina in un mondo di uomini, legge la storia degli Argonauti, è innamorata di Manny, e scopre di essere incinta. Nei dodici giorni che scandiscono l’arrivo della tempesta, il legame tra i fratelli e la fiducia reciproca si rinsaldano, uniche luci nel buio della disgrazia incombente. Salvare le ossa racconta la vita di ogni giorno con la forza del mito, e celebra la lotta per l’amore a dispetto di qualunque destino, non importa quanto cieco e ostile. Con una lingua intensamente poetica, dove ogni parola brucia come una lacrima non versata, Jesmyn Wardci trascina di pagina in pagina in un vortice di sole, vento, sangue e pioggia, lasciandoci, alla fine, commossi e senza respiro.
  • La scrittrice del mistero di Alice Basso, edito da Garzanti, che ringrazio per la copia, 320 pagine. Data pubblicazione: 26 aprile 2018. Adoro Alice, adoro Vani e Berganza quindi non potevo esimermi dal leggere il quarto e ultimo capitolo della loro storia! L'ho iniziato nel weekend e per ora posso solo dire che Alice non si smentisce.
Sinossi: Per Vani fare la ghostwriter è il lavoro ideale. Non solo perché le permette di restarsene chiusa in casa a scrivere, incompagnia dei suoi libri e lontano dal resto dell’umanità, per la quale non prova grande simpatia. Ma soprattutto perché così può sfruttare al meglio il suo dono di capire al volo le persone, di emulare i loro gesti, di anticipare i loro pensieri, di ricreare perfettamente il loro stile di scrittura. Un’empatia innata dalla quale trae puntualmente vantaggio il capo della casa editrice per cui Vani lavora. Lui sa che solo la sua ghostwriter d’eccezione è in grado di mettersi nei panni di uno dei più famosi autori di thriller del mondo; perché adora i padri del genere giallo, da Dashiell Hammett a Ian Fleming passando per Patricia Highsmith. Del resto Vani è la migliore e, se deve scrivere di misteri, lo è ancora di più. Persino la polizia si è accorta delle sue doti intuitive e ha chiesto la sua collaborazione. E non è un commissario qualsiasi ad averlo fatto, bensì Berganza, la copia vivente dei detective di Raymond Chandler: fascino da vendere, impermeabile beige e sigaretta sempre in bocca. Sono mesi ormai che Vani e Berganza indagano a braccetto. Ma tra un interrogatorio e l’altro, tra un colpo di genio e l’altro, qualcosa dipiù profondo sembra unirli: altrimenti Vani non saprebbe come spiegare i crampi allo stomaco che sente ogni volta che sono insieme. Eppure la vita di una ghostwriter non ha nulla a che fare con un romanzo rosa, l’happy ending va conquistato, agognato, sospirato. E il nuovo caso su cui Vani si trova a lavorare è molto più personale di altri: qualcuno minaccia di morte Riccardo, il suo ex fidanzato. Superare l’astio che prova per lui e decidere di aiutarlo è difficile, ma Vani sta per scoprire che la mente umana ha abissi oscuri e può tessere trame più ordite del più fantasioso degli scrittori.
Grazie a una protagonista unica nel suo genere, Alice Basso si è fatta amare da lettori e librai. Le sue storie a tinte gialle, costellate di citazioni letterarie, creano dipendenza. Dopo il successo di L’imprevedibile piano della scrittrice senza nome, Scrivere è un mestiere pericoloso e Non ditelo allo scrittore, un nuovo imperdibile romanzo in cui dare vita a un libro, risolvere un caso e accettare di essere innamorati sono tre passi complicati ma insolitamente legati tra di loro.


  • Il quaderno rosso di Michel Bussi, edito da edizioni e/o, che ringrazio per la copia, 448 pagine. Data pubblicazione: 09 maggio 2018. Se mi seguite sapete che adoro questo autore e lo ritengo uno dei più bravi giallisti contemporanei quindi non potevo non avere questo libro che uscirà tra due giorni. Ovviamente mi aspetto grandi cose!
Sinossi:  Leyli Maal è una donna maliana molto bella, madre di tre figli, che vive in un minuscolo appartamento della periferia di Marsiglia in compagnia di una collezione di civette e di una montagna di segreti. Quella che apparentemente è la vita tranquilla di un’immigrata ben inserita viene però scossa da due delitti sanguinari in cui sembra coinvolta la figlia maggiore Bamby, ventenne bellezza mozzafiato. I due omicidi si rivelano ben presto essere il coperchio del vaso di Pandora del racket dell’immigrazione clandestina, scoperchiato il quale vengono alla luce scheletri nell’armadio di personaggi insospettabili e agghiaccianti organizzazioni che lucrano sulla pelle dei più derelitti.

A cercare di dipanare la matassa è Petar Velika, un commissario fin troppo navigato, coadiuvato dal tenente Flores, giovane poliziotto tecnologico, ma senza esperienza sul campo, che si è innamorato degli occhi dell’assassina appena li ha visti sulle registrazioni delle telecamere di sorveglianza. In quattro giorni e tre notti è un susseguirsi pirotecnico di cacce all’uomo, omicidi sventati o eseguiti, dirottamenti di yacht, traversate del Sahara, naufragi. È il misterioso tesoro di Leyli quello che in realtà tutti stanno cercando? O il suo diario segreto, il famoso quaderno rosso che contiene troppi nomi di intoccabili perché ci si possa permettere che venga trovato? E cosa c’entra in quell’intrico di delitti e bugie il pallone Morocco 2015 di Tidy, il figlio più piccolo di Leyli?
Che ne dite? Quale vi ispira? Vi auguro una splendida giornata.
A presto