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martedì 23 gennaio 2018

Recensione #223 - La dama e l'unicorno di Tracy Chevalier

Buongiorno carissimi e buon martedì. Come state? Io già bramosa che la settimana finisca anche se, lo so, è presto, troppo presto e la settimana è ancora lunga, troppo lunga!
Ma parliamo di libri che così ci risolleviamo il morale. Oggi vi lascio la recensione del libro La dama e l'unicorno, di Tracy Chevalier edito da Neri Pozza, 288 pagine.

Descrizione: È un giorno della Quaresima del 1490 a Parigi, un giorno davvero particolare per Nicolas des Innocents, pittore di insegne e miniaturista conosciuto a corte per la sua mano ferma nel dipingere volti grandi come un'unghia, e al Coq d'Or e nelle altre taverne al di qua della Senna per la sua mano lesta con le servette di bell'aspetto. Jean Le Viste, il signore dagli occhi come lame di coltello, il gentiluomo le cui insegne sono ovunque tra i campi e gli acquitrini di Saint-Germain-des-Prés, proprio come lo sterco dei cavalli, l'ha invitato nella Grande Salle della sua casa al di là della Senna e in quella sala disadorna, nonostante il soffitto a cassettoni finemente intagliato, gli ha commissionato non stemmi imponenti o vetrate colorate o miniature delicate ma arazzi per coprire tutte le pareti. Arazzi immensi che raffigurino la battaglia di Nancy, con cavalli intrecciati a braccia e gambe umane, picche, spade, scudi e sangue a profusione. Una commissione da parte di Jean Le Viste significa cibo sulla tavola per settimane e notti di bagordi al Coq d'Or, e Nicolas, che può resistere a tutto fuorché alle delizie della vita, non ha esitato un istante ad accettare. Non ha esitato, però, nemmeno ad annuire davanti alla proposta di Geneviève de Nanterre, moglie di Jean Le Viste e signora di quella casa.

Tracy Chevalier, un nome che per me è una garanzia. Un'autrice che non mi delude mai e non lo fa neanche questa volta. 
Questa volta ci regala un romanzo che parte da un ciclo di arazzi, non privo di mistero, attorno al quale l'autrice tesse la sua storia, immaginando un mondo attorno ad un'opera di cui, nella realtà, non si conosce neanche il nome dell'autore. 
Gli arazzi esistono, la loro commissione da parte della famiglia Le Viste anche, ma tutto il resto è opera della fantasia dell'autrice e, credetemi, se lei non lo specificasse alla fine del romanzo non lo immaginereste mai, talmente è credibile la ricostruzione che ha provato a farne.
La cosa che più mi ha colpito di questo libro è la sua struttura narrativa. Le storia è infatti narrata in prima persona da tutti i personaggi coinvolti nella vicenda e ad ognuno di questi personaggi è dedicato un capitolo. Spesso però nei romanzi corali, i punti di vista dei personaggi vengono utilizzati per parlare delle stesse vicende, in questo caso invece la storia va avanti, si evolve e noi lo scopriamo attraverso voci diverse. In questo modo nessun personaggio diventa di secondo piano, al contrario ognuno ha modo di farsi conoscere dal lettore in modo diretto e diventandone protagonista.
La storia parte con l'affidamento dei disegni per gli arazzi al donnaiolo pittore parigino Nicolas Des Innocentes (personaggio di fantasia) da parte di Jean Le Viste, che vorrebbe per il suo salone un ciclo di arazzi dedicato alla battaglia di Nancy ma che poi si fa convincere ad accettare la proposta del pittore (pilotata dalla moglie del committente) a raffigurare la storia di una donna che seduce l'unicorno. Di certo un uomo pieno di fascino questo Nicolas, ma anche pieno di se e consapevole della sua bravura sia con i pennelli ma soprattutto con le donne. La sua presenza a casa dei Le Viste genera da subito non poco scompiglio ed in generale, ovunque lui si recherà per tutta la durata del romanzo, non si esimerà dal fare danni.
Le quasi trecento pagine che il lettore si ritrova a leggere abbracciano gli anni che vanno dal 1490 al 1492, anni necessari per portare a termine gli arazzi, partendo dall'idea del pittore fino alla loro tessitura a Bruxelles cui assisteremo estasiati nonostante per noi lettori quello sia un mondo lontanissimo e sconosciuto. Ma quanto è affascinante immaginare quelle mani che tirano la lana, quegli instancabili lavoratori che partendo dal nulla creano arte?
L'autrice sa dare la giusta importanza all'opera artistica, non lesinando di descriverci l'approccio al lavoro prima di Nicolas e poi di tutti i tessitori e cartonisti che lavoreranno all'arazzo, ma sa dare la giusta importanza anche ai sentimenti e alle vicende che travolgeranno le vite delle famiglie, che per forza di cose si ritrovano coinvolte in questo lungo e faticoso meccanismo di lavorazione.
Una storia fatta di amore, di passione ma anche di delusioni, di rimpianti, di tristezza. Quando avremo letto l'ultima parola del romanzo conosceremo ogni segreto dei personaggi coinvolti, ogni desiderio, ogni sfaccettatura del loro essere oltre a vedere con i nostri occhi il loro lavoro, la loro mastodontica opera.
Anche l'ambientazione è curata nel dettaglio, e ci permette di respirare l'atmosfera del tempo, facendocene apprendere le regole e le caratteristiche.
Pochi autori sanno unire in modo così magistrale personaggi esistiti o avvenimenti storici realmente accaduti a parti totalmente inventate e romanzate non lasciando mai trasparire una differenza tra le due, non facendo mai dubitare il lettore della veridicità di quello che sta leggendo. Questa credo sia una caratteristica assolutamente rara ed è una cosa che sempre mi colpisce di questa bravissima scrittrice!
Se in più ci aggiungiamo la capacità narrativa della Chevalier che permette di immergersi totalmente nelle sue storie, che non annoia mai perchè descrive ma non eccede, perchè racconta ma non rallenta, allora credo che il successo sia assicurato.
Per saperne di più su cosa ha ispirato l'autrice cliccate qui e non potrete non rimanere affascinati quanto me!
Per fortuna ho ancora tantissimi titoli di questa autrice cui dedicarmi quindi non dispero ma anzi, mi butterò presto su qualche altro suo lavoro.
Avete letto questo libro? Amate questa autrice?

VOTO: 

venerdì 10 giugno 2016

Ti consiglio un libro #23 - Un libro ambientato al mare

Buongiorno lettori, venerdì uguale Ti consiglio un libro! Una rubrica che amo moltissimo nata dalla collaborazione con con Laura de La Biblioteca di Eliza, Salvia di Desperate Bookswife e Laura de La Libridinosa. Oggi vi consigliamo Un libro ambientato al mare. Come sempre cliccando sul titolo sarete rimandati alla recensione.



IL MIO CONSIGLIO 


Autore: Tracy Chevalier
Casa editrice: Neri Pozza
Pagine: 287
Prezzo:  Cartaceo 9.90 - 16.50 euro - ebook 6.99 euro


Per la puntata di oggi è stato scelto questo consiglio che in un primo momento mi ha messo in crisi; poi, spulciando i libri letti mi sono imbattuta in questo che è perfetto!
Tracy Chevalier è una delle autrici che preferisco, e lo dico senza problemi anche non avendo letto tutte le sue opere. In questo romanzo il mare oltre ad essere il luogo di ambientazione della storia ne è anche il protagonista perchè è sul mare, tra le scogliere e sulle spiagge di Lyme - una località turistica dell'Inghilterra - che Mary Anning va alla ricerca dei suoi amati fossili, con una costanza ed un amore unici, tanto da essere ripagata con la scoperta di alcuni primi importantissimi esemplari!
Come sempre lo stile dell'autrice permette di immaginare in modo molto dettagliato tutto quello che decide di raccontarci e come sempre io ne sono stata conquistata! Lo avete letto? Quel è il libro ambientato al mare che ci consigliereste?
Ed ora correte a scoprire quali sono i libri marini di Laura , Salvia e  Laura.

mercoledì 24 febbraio 2016

Shopping letterario #38


Buongiorno lettori, lo so cosa state pensando, avevo detto che avrei rallentato un attimo con gli acquisti visto i tantissimi arretrati che mi rimangono da leggere ma come si fa a ritrovarsi al Libraccio, con dei titoli assolutamente interessanti a un prezzo irrisorio? Beh io non ce la faccio quindi eccomi qui a presentarvi i miei nuovi acquisti.


  • La lettrice che partì inseguendo un lieto fine di Katrina Bivald edito da Sperling & Kupfer, 408 pagine. Un libro che non avevo mai preso veramente in considerazione anche se ne avevo sentito parlare bene. I soli 3 euro necessari per acquistarlo praticamente nuovo mi hanno convinto immediatamente che non potevo più farne a meno! ;)
Trama: Se la vita fosse un romanzo, quella di Sara non sarebbe certo una storia d'avventura. In ventotto anni non ha mai lasciato la Svezia e nessun incontro del destino le ha scompigliato l'esistenza. Timida e insicura, si sente a suo agio soltanto in compagnia di un buon libro e i suoi migliori amici sono i personaggi nati dalla fantasia degli scrittori, che le fanno vivere indirettamente sogni, viaggi e passioni. Fino al giorno in cui riceve una lettera da una piccola città dal nome bizzarro, sperduta in mezzo all'Iowa: Broken Wheel. A scriverla è una certa Amy, sessantacinquenne americana che le invia – dalla propria vastissima biblioteca personale – un romanzo richiesto da Sara su un sito web. È così che inizia tra loro una corrispondenza affettuosa e sincera, che apre a Sara una finestra sulla vita: Amy le dimostra che è possibile amare la lettura senza per questo isolarsi dal mondo, perché è bello condividere ogni piccolo momento prezioso, anche se si tratta di un romanzo. E dopo un fitto scambio di lettere e libri durato due anni, Sara stessa trova finalmente il coraggio di attraversare l'oceano per incontrare l'amica lettrice. Tuttavia, come in un inatteso capovolgimento di trama, non c'è Amy ad attenderla: il suo finale, purtroppo, è giunto prima del previsto. Ci sono però tutti gli eccentrici abitanti di cui Amy le ha tanto parlato. E mentre loro si prendono cura della spaurita turista (la prima nella storia di Broken Wheel), Sara decide di ricambiare la gentilezza iniziandoli al piacere sconosciuto della lettura. Proprio lei, che ha sempre preferito i libri alle persone, in quella città di poche anime ma dal cuore grande troverà amicizia, amore ed emozioni da vivere sulla pelle: finalmente da vera protagonista della propria vita.ù

  • La dama e l'unicorno di Tracy Chevalier edito da Neri Pozza, 288 pagine. Chi mi segue sa che adoro la Chevalier e che compro tutti i suoi libri per principio ormai! Questo a soli 3 euro è stata un'occasione assolutamente imperdibile!
Trama: È un giorno della Quaresima del 1490 a Parigi, un giorno davvero particolare per Nicolas des Innocents, pittore di insegne e miniaturista conosciuto a corte per la sua mano ferma nel dipingere volti grandi come un'unghia, e al Coq d'Or e nelle altre taverne al di qua della Senna per la sua mano lesta con le servette di bell'aspetto. Jean Le Viste, il signore dagli occhi come lame di coltello, il gentiluomo le cui insegne sono ovunque tra i campi e gli acquitrini di Saint-Germain-des-Prés, proprio come lo sterco dei cavalli, l'ha invitato nella Grande Salle della sua casa al di là della Senna e in quella sala disadorna, nonostante il soffitto a cassettoni finemente intagliato, gli ha commissionato non stemmi imponenti o vetrate colorate o miniature delicate ma arazzi per coprire tutte le pareti. Arazzi immensi che raffigurino la battaglia di Nancy, con cavalli intrecciati a braccia e gambe umane, picche, spade, scudi e sangue a profusione. Una commissione da parte di Jean Le Viste significa cibo sulla tavola per settimane e notti di bagordi al Coq d'Or, e Nicolas, che può resistere a tutto fuorché alle delizie della vita, non ha esitato un istante ad accettare. Non ha esitato, però, nemmeno ad annuire davanti alla proposta di Geneviève de Nanterre, moglie di Jean Le Viste e signora di quella casa.

  • La tentazione di essere felici di Lorenzo Marone edito da Longanesi, 268 pagine. Questo è un libro che ho già letto - recensione qui -, che posseggo in e-book e che desideravo cartaceo. Trovarlo nella sezione usati mai sfogliati al 50% di sconto mi ha resa immensamente felice!
Trama: Cesare Annunziata potrebbe essere definito senza troppi giri di parole un vecchio e cinico rompiscatole. Settantasette anni, vedovo da cinque e con due figli, Cesare è un uomo che ha deciso di fregarsene degli altri e dei molti sogni cui ha chiuso la porta in faccia. Con la vita intrattiene pochi bilanci, perlopiù improntati a una feroce ironia, forse per il timore che non tornino. Una vita che potrebbe scorrere così per la sua china, fino al suo prevedibile e universale esito, tra un bicchiere di vino con Marino, il vecchietto nevrotico del secondo piano, le poche chiacchiere scambiate malvolentieri con Eleonora, la gattara del condominio, e i guizzi di passione carnale con Rossana, la matura infermiera che arrotonda le entrate con attenzioni a pagamento per i vedovi del quartiere. Ma un giorno, nel condominio, arriva la giovane ed enigmatica Emma, sposata a un losco individuo che così poco le somiglia. Cesare capisce subito che in quella coppia c'è qualcosa che non va, e non vorrebbe certo impicciarsi, se non fosse per la muta richiesta d'aiuto negli occhi tristi di Emma... I segreti che Cesare scoprirà sulla sua vicina di casa, ma soprattutto su se stesso, sono la scintillante materia di questo romanzo, capace di disegnare un personaggio in cui convivono, con felice paradosso, il più feroce cinismo e la più profonda umanità. 

Che ne dite dei miei nuovi gioiellini? Li avete letti? Vi ispirano?

mercoledì 20 gennaio 2016

Shopping letterario #36


Ciao amici!!! Vi ricordate la meravigliosa card da 25 euro che il mio maritino mi ha regalato per Natale? Beh, lo scorso sabato aggiungendo i venti euro giàdisponibili sulla tessera punti mi sono data alla pazza gioia in un megastore Mondadori. Ho approfittato degli innumerevoli sconti presenti in questo periodo in libreria ed ho esaudito più di un desiderio arretrato!!! ;)
Ecco i miei acquisti!

  • La vergine azzurra di Tracy Chevalier edito da BEAT, 303 pagine. Adoro questa autrice e sto cercando di recuperare tutti i suoi libri!!! Non appena ho visto questo nella stessa edizione dei libri che già posseggo non ho avuto dubbi.
Trama: XVI secolo, Francia: Isabelle du Moulin è una splendida ragazza dai capelli color rame, chiamata da tutti nel villaggio con lo stesso nome della statuetta della Vergine che il duca de l'Aigle ha portato un giorno in paese: la Rossa. Dall'arrivo di Monsieur Marcel, coi suoi sermoni contro la Vergine, quel nome è diventato un tormento. Non è più un affettuoso nomignolo ma il nome di una strega, il sinonimo stesso di una malvagia creatura in un villaggio accecato dal fanatismo della Riforma. Quando resta incinta del giovane Tournier, a Isabelle non resta altro che abbracciare, dopo le persecuzioni seguite al Massacro di San Bartolomeo, fino in fondo la sorte dei Tournier: l'emigrazione nel villaggio svizzero di Moutier e un destino sconvolgente e inaspettato...

  • Pietra è il mio nome di Beccati Lorenzo edito da TEA, 312 pagine. Un libro comprato per caso, attratta dalla cover e dal fatto che fosse classificato come thriller. Dopo l'acquisto ho cercato un po' di giudizi e sono totalmente opposti, dalle stelle alle stalle, quindi adesso sono ancora più curiosa! 
Trama: Genova, 1601. La chiamano la Tunisina. La disprezzano. La temono. Eppure è a lei che i genovesi si rivolgono quando hanno bisogno d'aiuto. Pietra sostiene di essere una rabdomante. In realtà è solo una donna consapevole che il mondo non le perdonerebbe mai il suo straordinario intuito e il suo eccezionale acume. Talenti grazie ai quali riesce a trovare non solo sorgenti d'acqua, ma anche bambini scomparsi e gioielli rubati. E, quando vengono compiuti delitti all'apparenza inspiegabili, persino le autorità cittadine si avvalgono dei suoi servigi. In questo caso, però, Pietra è stata chiamata dal Bargello per un motivo diverso: accanto al corpo di una donna, picchiata a morte, è stata trovata una bacchetta da rabdomante, circostanza che fa di lei la principale indiziata dell'omicidio. Per dimostrare la propria innocenza, Pietra sarà costretta a indagare per conto proprio e, ben presto, si renderà conto che quella giovane è come un fantasma emerso dalle ombre del suo passato, che riporta in superficie vecchi rancori e rimpianti mai sopiti. E adesso è venuto il momento di affrontarli, prima che l'assassino torni per lei... 

  • In un milione di piccoli pezzi di James Frey edito da TEA, 459 pagine. Non ho mai letto nulla di questo autore ma il consiglio appassionato di questo libro da parte dello scrittore Francesco Zingoni - che stimo e di cui mi fido - mi ha fatto correre ad acquistarlo!
Trama: Un uomo di 23 anni si risveglia a bordo di un aereo in uno stato al confine tra la vita e la morte, in seguito a una sequenza di abusi di alcol e droghe. La famiglia, sbalordita e disperata, lo accoglie all'aeroporto di Chicago per trasferirlo in una clinica di riabilitazione del Minnesota. Qui, dopo una prima visita, un medico gli garantisce che morirà nel giro di pochi giorni se ricomincia a bere. Qui, Frey passerà due mesi spaventosi per disintossicarsi e confrontarsi con la furia interiore che da anni lo spinge a distruggersi. E soprattutto si troverà a dover fare una scelta: accettare di non vedere mai i suoi 24 anni oppure raccogliere i rottami della propria vita e agire. Il libro riporta la testimonianza di dura e sconvolgente di James Frey. 

  • Buongiorno a Los Angeles di James Frey edito da TEA, 555 pagine. Questo libro era insieme al precedente, loro due soli, e mi è dispiaciuto lasciarlo orfano del suo compagno! Mi è sembrato un segno del destino! ;)
Trama:  Los Angeles. Immane distesa di auto e individui, serbatoio infinito di illusioni e sogni infranti, immagine esplosa di una società, miraggio che si accende ogni giorno come un'insegna al neon, Los Angeles lancia il suo richiamo a tutte le anime perdute, perché vengano a consumare le loro storie nel suo abbraccio capiente. Come Amberton, il grande attore viziato, la cui passione segreta per ciò che non può avere potrebbe distruggergli la carriera; oppure Joe, il vecchio homeless alcolista e filosofo di Venice Beach, che per salvare una drogata rischia di morire nel gabinetto pubblico dove si è installato; o la coppia di giovani scappati da un buco di provincia dell'Ohio con duemila dollari e troppe cicatrici; o ancora Esperanza, che è americana perché sua madre l'ha partorita quindici metri dopo aver oltrepassato il confine messicano, e che per un solo momento di umiliazione rischia di perdere tutto. Frey li segue, ce li fa vedere da vicino e intanto allarga la nostra visuale ad altri personaggi e alla città, a perdita d'occhio, fino a che improvvisamente ci rendiamo conto di essere davanti a un Paese intero, a una cultura, a un momento storico.
  • Te lo dico sottovoce di Lucrezia Scali edito da Newton & Compton, 288 pagine. Conosco Lucrezia da 3 anni, il suo blog "Il libro che pulsa" è stato uno dei primi che ho seguito, ancor prima di diventare io stessa una blogger. Ho assistito all'evolversi del suo romanzo, alla ricerca di un editore prima, la pubblicazione self poi e la pubblicazione Newton adesso. Ho recensito il suo libro in versione self qui e desideravo tantissimo il cartaceo. Ora mi manca solo la dedica di Lucrezia!
Trama: Mia ha trent’anni, un passato che preferisce non ricordare e una famiglia da cui cerca di tenersi alla larga. Meglio stare lontano dalle frecciatine della sorella e da una madre invadente che le organizza appuntamenti al buio… Di notte sogna il principe azzurro, ma la mattina si sveglia accanto a Bubu, un meticcio con le orecchie cadenti e il pelo morbido. La sua passione sono gli animali e infatti, oltre a gestire una delle cliniche veterinarie più conosciute di Torino, Mia sta per realizzare un progetto a cui tiene moltissimo: restituire il sorriso ai bambini in ospedale attraverso la pet therapy. Il grande amore romantico, però, non sembra proprio voler arrivare nella sua vita. O almeno, così pensa Mia, prima di conoscere Alberto, un medico affascinante, e Diego, un ragazzo sfuggente che si è appena trasferito a Torino dalla Puglia. Cupido sta finalmente per scagliare la sua freccia: riuscirà a colpire la persona giusta per il cuore di Mia?

E con questo è tutto! Altri tesori che si aggiungono ai tanti ancora da leggere! Ma i libri non scadono no? ;)

giovedì 12 novembre 2015

Recensione #94 - Strane creature di Tracy Chevalier

Buongiorno lettori, come state? Oggi sono di nuovo qui per lasciarvi una recensione, quella di un libro che ho finito di leggere da poco: Strane creature di Tracy Chevalier, pag. 287, edito da Neri Pozza

Trama: È il 1811 a Lyme, un piccolo villaggio sulla costa meridionale inglese. Le stagioni si susseguono senza scosse in paese e il decoro britannico si sposa perfettamente con la tranquilla vita di una provincia all'inizio del diciannovesimo secolo. Un giorno, però, sbarcano nel villaggio le sorelle Philpot e la quiete è subito un pallido ricordo. Vengono da Londra, sono eleganti, vestite alla moda, sono bizzarre creature per gli abitanti di quella costa spazzata dal vento. Margaret, diciotto anni, riccioli neri e braccia ben tornite, sorprende costantemente tutti coi suoi turbanti verdolini sconosciuti alle ragazze di Lyme, che se ne vanno in giro ancora con grevi vestiti stile impero. Louise, meravigliosi occhi grigi e grandi mani, coltiva una passione per la botanica che è incomprensibile in quel piccolo mondo dove alle donne è dato solo di maritarsi e accudire i figli. Ma è soprattutto Elizabeth, la più grande delle Philpot, a costituire un'eccentrica figura in quel paesino sperduto sulla costa. Ha venticinque anni. Dovrebbe comportarsi come una sfortunata zitella per l'età che ha, ma se ne va in giro come una persona orgogliosamente libera e istruita che non si cura affatto di civettare con gli uomini. In paese ha stretto amicizia con Mary Anning, la figlia dell'ebanista.


Ho adorato la Chevalier nel libro La Ragazza con l’orecchino di perla – recensione qui – ed ho iniziato a comprare tutti i suoi libri sulla fiducia, complice anche la bellissima edizione economica Neri Pozza.
Anche Strane creature, così come il libro che ho citato prima, parte da una storia vera cui l’autrice ha poi costruito attorno un romanzo. La storia vera è quella di Mary Aanning, cercatrice di fossili originaria di Lyme Regis, scopritrice di numerosissime razze animali estinti - tra cui l'ittiosauro e il plesiosauro - sconosciute agli inizi del 1800, periodo in cui la storia è ambientata. Una passione quella di Mary che condivide con il padre falegname, appassionato però alla ricerca di fossili.
La vita di Mary si intreccia con quella di Elizabeth Philpot, trasferitasi da Londra a Lyme - una famosa località turistica inglese - con le sorelle. La loro storia è quella di due donne di estrazione sociale opposta che si avvicinano grazie alla passione per la ricerca dei fossili e creano un legame indissolubile sul quale entrambe potranno sempre contare, nonostante lo scorrere delle loro vite.
È proprio alle due donne – che narrano in prima persona un capitolo a testa – che la Chevalier decide di far raccontare la storia, secondo un punto di vista personale e a diretto contatto con il lettore. Fin da subito ho ritrovato lo stile che tanto avevo amato in La ragazza con l’orecchino di perla, con le descrizioni particolareggiate sia dei luoghi, che dei personaggi, che delle attività che questi svolgono. Una capacità estrema di far visualizzare al lettore in maniera nitida ogni singola sfaccettatura di ogni singola riga del romanzo. Accompagneremo le due donne sulle scogliere scoscese di Lyme, vedremo con i nostri occhi ogni singolo fossile che riusciranno a trovare, lavoreremo con Mary alla pulizia dei suoi “ninnoli” e insieme a lei
esulteremo per ogni sterlina che riuscirà a guadagnare con il suo sudato lavoro.
Una vita di rinunce quella di Mary, un padre morto prematuramente, la fatica di non riuscire a vivere decorosamente; solo i fossili, oltre ad essere essenziali per il suo sostentamento, riusciranno ad essere la sua più grande passione e la sua ragione di vita.
Come sempre la Chevalier riesce a descrivere in modo preciso e senza lacune il periodo storico in cui la sua storia si inserisce, facendo emergere la difficoltà delle donne ad essere prese sul serio, ad essere apprezzate per le proprie conquiste, ad essere elogiate per l’impegno e le rinunce. Spesso la figura femminile viene sminuita dagli uomini che Mary ed Elizabeth incontrano sulle proprie strade ma le due donne non si perdono d’animo mai, nonostante qualche tentennamento.
Ho letto spesso la parola lentezza abbinata a questo romanzo; di sicuro lo stile di questa autrice è lento e ricercato ma per quanto mi riguarda questo non significa noioso anzi credo che questa caratteristica le permetta di essere riconoscibile e dia ai suoi libri un’eleganza che pochi autori hanno. Inoltre in questo romanzo sono rimasta affascinata dalla vita di Mary e dalla sua estrema capacità di vedere quello che agli altri sfuggiva.
Non vedo l’ora di leggere tutti gli altri libri della Chevalier che, ormai ne sono sicura, mi conquisteranno senza riserve.

VOTO: 


giovedì 24 settembre 2015

Curiosità tra le righe #4 - I colori a olio

Rubrica inventata da me in cui, a cadenza casuale, condividerò con voi le curiosità che scoverò tra le righe dei libri. 
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Buongiorno carissimi, come state? Io sono particolarmente contenta perchè finalmente oggi torno con una curiosità trovata durante una della mie letture.
L'argomento cui si fa riferimento sono i colori ad olio.

Ho scovato questa curiosità nel libro La ragazza con l'orecchino di perla di Tracy Chevalier edito da Neri Pozza, se ve la siete persa trovate la mia recensione qui.



Ecco il passaggio che ho sottolineato:

Un altro giorno mi fece chiedere al macellaio una vescica di maiale. Non capii perchè la volesse, fin quando in seguito non mi chiese di tirar fuori dal cassetto ogni mattina, dopo aver fatto le pulizie,  i colori che gli sarebbero serviti. Aprì i cassetti dello stipo vicino al cavalletto e mi mostrò i colori che vi erano riposti, nominandoli uno per uno. Molti di quei termini non li avevo mai sentiti: oltremare, vermiglione, massicotto. Le terre, quella bruna e quella gialla,  il nero d'avorio e il bianco di piombo erano conservati in vasetti di ceramicam chiusi con pergamena per evitare che si seccassero. I colori più costosi - i blu, i rossi e i gialli - erano conservati in piccole quantità in vesciche di maiale. In ciascuna era praticato un foro da cui, strizzando, si poteva far uscire il contenuto, e in cui veniva infilato un chiodino per chiuderlo.

Ebbene sì, avete capito bene, i colori a olio più pregiati nel XVII secolo venivano conservati in vesciche di maiale; in piccole quantità perchè comunque in quel modo seccavano troppo velocemente.
La macinazione dei colori, che veniva una volta fatta personalmente dagli antichi pittori, consisteva nello stritolare e impastare i colori stessi con l'olio sopra un piano di porfido mediante una pietra adatta, pure di porfido, in forma e in grandezza di una scodella, per lo spazio di mezz'ora o di un'ora. Per compiere il procedimento era necessario avere esperienza e scegliere fra i vari pigmenti quelli che potevano essere mescolati senza creare reazioni di incompatibilità, le quali avrebbero pregiudicato irrimediabilmente il dipinto nel tempo. Per questo motivo nei secoli passati alcune opere hanno patito gli effetti di esperimenti mal riusciti.
Non è il caso di Vermeer, protagonista assoluto del libro in questione. L'estrema vividezza e qualità dei colori nei dipinti di Vermeer, tuttora riscontrabile, è dovuta alla grande cura posta dall'artista nella preparazione dei colori ad olio e nell'estrema ricercatezza dei migliori pigmenti rintracciabili all'epoca. Esempio di tale qualità è il largo uso che Vermeer fece del costosissimo blu oltremare, ottenuto dal lapislazzuli, utilizzato in tutti i suoi dipinti non solo in purezza, ma anche per ottenere sfumature di colore intermedie. Non rinunciò ad usare questo pigmento dal costo proibitivo anche negli anni in cui versava in pessime condizioni economiche
I colori macinati erano conservati in vaselli di piombo, o di stagno, o di maiolica; e, più recentemente,
appunto, in vesciche. Solo nel 1841, un ritrattista americano di nome John Rand inventò il tubetto di metallo morbido di stagno in cui conservare i colori, tubetto che consentì di ovviare al problema dei pacchetti di vescica di maiale. Si trattò di utilizzare materiali tradizionalmente usati, ma in modo diverso.
Fu un'invenzione importantissima e necessaria soprattutto per gli impressionisti che amavano dipingere all'aperto. Lo stesso Renoir affermò che "senza i tubetti di metallo non ci sarebbero stati Cézanne, Monet, Sisley o Pissarro, niente di ciò che i giornalisti avrebbero chiamato Impressionismo".
L’Impressionismo fu infatti influenzato dal bisogno di esprimersi e di condurre la ricerca artistica senza compromessi, non vincolati da rigidi schemi precostituiti. Ma le immagini prodotte, caratterizzate da uno sfavillio di colori, non avrebbero mai potuto essere create senza i materiali adatti. Dopo mezzo secolo durante il quale l'arte visiva aveva assistito alla nascita di alcune delle più straordinarie innovazioni nella fabbricazione dei pigmenti, ora c’erano i presupposti per il cambiamento.

Fonti:
http://www.treccani.it/enciclopedia/pittura-a-olio_%28Enciclopedia-Italiana%29/ 
https://it.wikipedia.org/wiki/Pittura_a_olio
https://it.wikipedia.org/wiki/Jan_Vermeer
http://www3.varesenews.it/blog/labottegadelpittore/?p=12552
http://www.cultorweb.com/Impressionismo/IC1.html

Da diplomata al Liceo Artistico non potevo farmi scappare questa curiosità; voi la conoscevate?
Alla prossima con un'altra curiosità tra le righe.

venerdì 4 settembre 2015

Ti consiglio un libro #5 - Un libro ambientato in un'epoca che ami

Buongiorno lettori e buon venerdì. Dopo la pausa estiva torna il nostro appuntamento con la rubrica Ti consiglio un libro, nata dalla collaborazione tra  Laura de La Biblioteca di Eliza, Salvia di Desperate Bookswife e Laura de La Libridinosa. Oggi vi consigliamo un libro ambientato in un'epoca che amiamo.



IL MIO CONSIGLIO
Autore: Tracy Chevalier
Casa editrice: Neri Pozza
Pagine: 240
Prezzo:  15.00 € - 9.90 €



Non è stato immediato decidere un libro da inserire in questo consiglio perchè non ho un'epoca preferita in assoluto quando si tratta di ambientazione di libri ma comunque amo particolarmente i libri ambientati nel passato quindi avevo un'ampia scelta tra cui decidere. Ho guardato velocemente l'elenco dei libri letti negli ultimi due anni e quando l'occhio mi è caduto su questo titolo ho avuto l'illuminazione. Perchè consiglio questo libro? Perchè amo il periodo storico in cui è ambientato - 1665 circa - e l'abbinamento all'Olanda - terra in fermento artistico durante tutto il periodo precedente e successivo - rende il tutto assolutamente perfetto. Qui la mia recensione completa.

Ed ora correte a scoprire i consigli di Laura, Salvia e Laura

giovedì 11 dicembre 2014

Recensione #37/2014 - La ragazza con l'orecchino di perla di Tracy Chevalier

Buongiorno lettori cari, come state? Settimana super corta per me questa, infatti oltre al lunedì di festa oggi non sono al lavoro perchè mi tocca partecipare ad un corso di aggiornamento professionale per riuscire a raccimolare qualche credito entro la fine dell'anno... noia mortale!!! Per non abbandonarvi ho programmato questa recensione. Il libro di cui vi parlerò è La ragazza con l'orecchino di perla di Tracy Chevalier edito da Neri Pozza, pag. 240.

Trama: Delft, Olanda, XVII secolo. La vita scorre tranquilla nella prospera città olandese: ricchi e poveri, cattolici e protestanti, signori e servi, ognuno è al suo posto in un perfetto ordine sociale. Così, quando viene assunta come domestica in casa del celebre pittore Johannes Vermeer, Griet, una bella ragazza di sedici anni, riceve con precisione il suo compito: dovrà accudire con premura i sei figli dell'artista, non urtare la suscettibilità della scaltra suocera e, soprattutto, non irritare la sensuale, irrequieta, moglie del pittore e la sua gelosa domestica privata. Inesorabilmente, però, le cose andranno in modo diverso... Griet e Johannes Vermeer, divideranno complicità e sentimenti, tensione e inganni. 

Avrei voluto leggere questo libro già da anni ma, sapete come vanno queste cose con alcuni libri, li si mette nella lista dei desideri e poi il pensiero rimane lì fino a quando, quasi per caso, non li si trovano su uno scaffale della libreria che cercano di attirare prepotentemente la nostra attenzione. E ci si ritrova con il libro tra le mani, davanti alla cassa, con in mano quei dieci euro che, ve lo sentite, avreste già dovuto spendere da un po'. Poi arrivati a casa lo si appoggia su uno scaffale della nostra libreria, promettendogli che il prossimo sarà sicuramente lui, perchè lo volevate da così tanto che figurarsi se lo farete attendere; e invece il libro attende la sua occasione - che se potesse urlare chissà quante ce ne tirerebbe dietro - finchè finalmente prima o poi la sua occasione arriva.
Ecco, il suo momento è arrivato e l'ho letto, divorato ed anche amato!
Amante dell'arte da sempre - la scelta del Liceo Artistico come  scuola superiore lo dimostra - non avrei potuto non essere affascinata dalla cover di questo libro per cui è stata utilizzata un'immagine dell'omonima opera d'arte.
La ragazza con l'orecchino di perla - o Ragazza col turbante - è veramente un'opera dell'artista olandese Jan Vermeer da cui Tracy Chevalier prende spunto per lo svolgimento del suo romanzo.
Devo premettere che questa è la mia prima volta con questa autrice, in quanto non ho mai letto nessun suo altro libro quindi non avevo aspettative se non legate a pareri di altre persone circa il suo stile ed i suoi romanzi.
La ragazza con l'orecchino di perla è ambientato a Delft, nel periodo che va dal 1665 al 1677, periodo in cui - presumibilmente - il quadro in questione è stato dipinto.
Tutto si svolge in realtà nell'arco di tre anni, ognuno corrispondente ad un "capitolo" del libro, e solo l'epilogo è invece ambientato nel decennio successivo ma serve solo a tirare le somme sull'evolversi della questione.
La storia ci viene raccontata in prima persona di Griet, una ragazza - poco più che bambina - che viene mandata a lavorare nella casa del famoso pittore come domestica. Griet proviene da una famiglia protestante - la maggioranza a Delft - e l'economia della sua famiglia ha subito un duro colpo a causa di un incidente sul lavoro del padre - decoratore di mattonelle - che, ritrovatosi cieco, perde da un giorno all'altro la possibilità di lavorare. Per la ragazza quello è il primo servizio. Oltre alla tensione logica del dover abbandonare la propria famiglia per trasferirsi nella casa in cui dovrà prestare servizio, si aggiunge il fatto che il padrone è un pittore famoso e che l'intera famiglia è cattolica, abitante quindi in una zona particolare della città a cui i protestanti non si azzardano ad avvicinarsi.
Griet si ritrova quindi in una casa sconosciuta, con cinque bambini a cui badare, una padrona che la guarda con diffidenza ed un'altra domestica da cui traspare tutto tranne che amicizia e solidarietà. L'unico rifugio che riesce a trovare è nell'atelier del padrone; è lei infatti l'unica persona autorizzata da Vermeer ad entrarvi per spolverare con la richiesta però che non sposti neanche di un centimetro gli oggetti che vi trova.
Dal primo momento in cui Griet varca la soglia dell'atelier, nel libro si comincia a respirare un'aria diversa, fatta di impasti di colori, di opere d'arte, di pose infinite e di ritocchi per rendere un quadro assolutamente perfetto. Da semplice domestica la ragazza diventerà piano piano un aiuto importante ed insostituibile per Vermeer e lo diventerà anche per il lettore: sarà lei infatti a descrivere - attraverso i suoi racconti al padre cieco - tutti i quadri meravigliosi a cui il pittore lavora; sarà sempre lei a metterci a conoscenza della pazienza di cui la preparazione di un nuovo dipinto ha bisogno; sarà grazie a lei che respireremo quei profumi di colori appena creati, che avremo la sensazione di avere addosso quell'odore di olio di lino che aleggia nell'aria dell'atelier. Un libro magico che - con uno stile incalzante, particolareggiato ma mai noioso - ci accompagna per mano fino alla realizzazione del famosissimo quadro La ragazza con l'orecchino di perla dandoci la sensazione che le cose debbano per forza essere andate così, dandoci l'illusione che quello raccontato non sia un romanzo frutto della fantasia ma un fatto reale.
Chissà se esisteva veramente una Griet a casa Vermeer, una domestica che con i suoi sedici anni e un'istruzione pari a zero, avesse però nell'anima il gusto e l'occhio per l'arte... è bello crederlo!!! Di sicuro mi sarebbe piaciuto essere una mosca per poter vedere cosa sia successo realmente in quell'atelier, cosa abbia dato lo spunto al pittore per decidere di ritrarre proprio quella ragazza nel quadro e non un'altra, cosa lo abbia convinto a raffigurarla a mezzo busto - e non a ficura intera - senza creare per lei uno sfondo che facesse anche da contorno ma lasciandolo totalmente nero.
Ma non è solo il ruolo di Griet all'interno della famiglia che ci viene raccontato in modo approfondito, anche gli altri personaggi sono descritti in modo molto paricolareggiato e questo permette di renderli reali, quasi vivi.
Nonostante tutto si svolga prevalentemente nell'atelier sono molti infatti i personaggi che arricchiscono la trama: ci sono i figli del pittore ed in particolare Cornelia, da subito ribelle rispetto a Griet ed al suo nuovo ruolo all'interno della famiglia; c'è Tannake, l'altra domestica, che sembra quasi provare verso Griet una sorta di invidia; c'è Catharina, moglie di Vermeer, il cui ruolo è ralegato a "sfornatrice di bambini", una figura debole, che non è capace di imporsi nel suo ruolo di moglie e madre; c'è Pieter, il macellaio da cui ogni giorno Griet si deve recare per comprare la carne necessaria alla famiglia e poi ci sono tantissimi altri... la famiglia di Griet - madre, padre, un fratello e una sorella - ci sono Van Ruijven - il principale committente delle opere di Vermeer - e van Leeuwenhoek - amico fidato del pittore - e ci sono delle comparse capaci però di avere una propria personalità ed importanza all'interno della storia.
Un libro veramente ricco, completo ed affascinante che ci permette di fantasticare ma anche di avere un'immagine approfondita dell'abisso che ci fosse a quel tempo tra padroni e domestiche, tra cattolici e protestanti, tra genitori e figli; rapporti destinati sin dall'inizio ad andare in un certo modo, anche se l'animo interiore ne chiedesse uno svolgimento diverso.
Un solo appunto mi sento di fare all'autrice ed è legato al finale. Un finale che, rispetto al resto del romanzo, mi è parso affrettato, poco particolareggiato, meno coinvolgente e che mi ha portato a non dare quel cinque che il resto del romanzo avrebbe assolutamente meritato.
Consiglio questa lettura a tutti voi. Io di sicuro cercherò di procurarmi le altre opere della Chevalier perchè mi ha veramente colpito positivamente. E voi lo avete letto? Vi è piaciuto?

VOTO:  

 

venerdì 5 dicembre 2014

Chi ben comincia #64 - La ragazza con l'orecchino di perla di Tracy Chevalier

Buongiorno amici e buon venerdì! Quello in arrivo si prospetta un week end speciale perchè per me, milanese, da sempre Sant'Ambrogio e l'Immacolata significano Natale e inizio dei preparativi!!! In più io e le mie amiche LGS abbiamo in serbo una bellissima sorpresa per voi che vi sveleremo domani mattina.; quindi mi raccomando, passate da queste parti se volete sapere di cha cosa si tratta!
Ed ora passiamo alla nostra rubrichetta, perchè il venerdì è il giorno dedicato alla rubrica Chi ben comincia, ideata da Alessia del blog Il profumo dei libri
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Proprio due giorni fa ho cominciato una nuova lettura, quindi ho pensato che condividerne l'incipit fosse la scelta più azzeccata! Il libro in questione è La ragazza con l'orecchino di perla di Tracy Chevalier edito da Neri Pozza.

REGOLE:

- Prendete un libro qualsiasi contenuto nella vostra libreria
- Copiate le prime righe del libro (possono essere 10, 15, 20 righe)
- Scrivete titolo e autore per chi fosse interessato
- Aspettate i commenti



La mamma non mi aveva detto che sarebbero venuti. Non voleva che sembrassi nervosa, mi spiegò in seguito. Mi stupii, perchè pensavo che mi conoscesse bene. Gli estranei mi avrebbero vista serena. Da bambina non piangevo mai. Solo mia madre si accorgeva di una certa tensione nelle mie mascelle e dello sgranarsi dei miei occhi, già grandi per loro natura.
Ero in cucina e stavo tritando le verdure quando udii delle voci provenire dalla porta d'ingresso: quella d'unna donna, quillante come rame lucidato, e quella d'un uomo, grave e cupa come il legno del tavolo su cui stavo lavorando. Voci di un genere che raramente si udivano in casa nostra. Mi suggerivano immagini di tappeti preziosi, libri, perle e pellicce.
Pensai con sollievo che solo poco prima avevo sfregato ben bene il gradino della porta d'ingresso.
La voce di mia madre - un tegame sul fuoco, una brocca - si avvicinava dalla stanza anteriore della casa. Venivano tutti verso la cucina. Misi al loro posto i porri che avevo tritato, quindi posai il coltello sul tavolo, mi ripulii le mani nel grambiule e strinsi le labbra per spianarle.
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Poche righe possono far veramente capire se un libro fa per noi? Io ci credo! E in questo caso vedo che sicuramente lo stile di questa scrittrice rispecchia quello che cerco in un libro: frasi brevi, pochi giri di parole, dritti al punto della questione.
Anche la descrizione della scena mi mette subito a mio agio e mi fa venire voglia di andare avanti a leggere e sapere chi sono le due persone, chi  è la protagonista e come si evolverà la trama.
Un bell'incipit per quanto mi riguarda. Ora spero che il libro sia altrettanto bello.
Voi cosa ne pensate? Vi piace l'incipit? E il libro, lo conoscete? Fatemi sapere il vostro pensiero e, se vi va, condividete con me i vostri incipit! :)))