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lunedì 2 luglio 2018

BibliOmaggi #29

Buongiorno lettori e benvenuto luglio! Come va? Siete prossimi alle vacanze o è ancora lunga come per me che dovrò attendere agosto? Mi consolo con i libri che continuano ad aggiungersi alla mia libreria. Anche con questo clima torrido, infatti, le case editrici non smettono di darci soddisfazioni e nella mia libreria continano ad arrivare nuovi omaggi che vi racconto in questa nuova puntata di BibliOmaggi.

  • L'unico ricordo di Flora Banks di Emily Barr, edito da Salani, che ringrazio per la copia, 299 pagine. Data pubblicazione: 24 maggio 2018.
    Un libro che mi hanno proposto e che ho accettato perchè mi ispirava veramente tanto.
Sinossi: Flora Banks, diciassette anni, non ha la memoria a breve termine. I suoi ricordi si sono fermati a quando aveva dieci anni: da allora, dopo che una malattia le ha colpito il cervello, deve continuamente fissare i momenti che vive, scrivendoli su un quaderno, su post-it, oppure direttamente sulle mani e sulle braccia. Quello che sa di sé è che mamma e papà le vogliono bene, così come Jacob, il suo adorato fratello maggiore, e che Paige è la sua migliore amica, quella che si prende cura di lei nel difficile mondo esterno. Ma una sera, durante una festa, Drake, il ragazzo di Paige, la bacia sulla spiaggia e stranamente questo ricordo non svanisce come gli altri. Flora ricorda il bacio, ricorda le parole di Drake, ricorda ogni singolo istante di quell'episodio. Possibile che Drake sia l'artefice del miracolo? Peccato però che il ragazzo sia partito per studiare in Norvegia. Flora non ha dubbi: deve raggiungerlo, solo così potrà capire veramente chi è e cominciare a vivere davvero. Ma come può fidarsi degli altri se non può fidarsi nemmeno di se stessa?


mercoledì 11 aprile 2018

Recensione #234 - Sentimi di Tea Ranno

Buongiorno readers, come va? Oggi torno con una recensione, quella del libro Sentimi di Tea Ranno edito da Frassinelli - che ringrazio per la copia -, 240 pagine.

Sinossi: Durante una notte surreale, e nello stesso tempo fin troppo reale, una donna, una scrittrice, tornata nel paese siciliano dove è nata, ascolta decine di voci che giungono da un altrove indistinto, che si fanno strada in una nebbia strana, inquietante. Sono voci di donne morte, che vogliono raccontare le loro storie perché la scrittrice le trascini fuori dall'oblio. Sono storie dolorose, a volte tragiche, che hanno una caratteristica in comune: in tutte, l'umanità delle protagoniste, la loro complessità emotiva e intellettuale tutta femminile, viene annullata nella dicotomia maschile della donna "santa o buttana". Ma non solo per raccontarsi, i fantasmi di queste donne parlano all'autrice: c'è anche un'altra storia, che tutte le coinvolge, e che vogliono si sappia. La storia di Adele, figlia di Rosa, ma non del suo legittimo marito, Rosario. E la colpa più grave di Adele è quella di avere i capelli rossi, come il suo vero padre, segno inequivocabile del tradimento. Per questo Rosario passerà il resto della sua vita nel tentativo di uccidere la bambina. E per questo le donne del paese, le stesse donne che si raccontano, faranno di tutto per salvarla. Perché levare almeno la piccola Adele dai meccanismi mentali malati di questi maschi brutali, ancestrali e irredimibili, vorrebbe dire aver salvato tutte loro.

Quando prenderete in mano questo libro fatelo con la consapevolezza di essere al cospetto di una lettura particolare e anche parecchio originale; un impianto narrativo non banale con una potenzialità enorme.
Una donna di cui non è dato sapere il nome e di cui in realtà sapremo molto poco in generale - ma che sono convinta rappresenti proprio l'autrice -, torna al suo paese di orgine, in Sicilia. Ad attenderla una notte nebbiosa ed una serie di donne morte che vogliono raccontarle tutto di loro affinchè lei, scrittrice, dia voce alle loro storie e a quella di Adele, una ragazza dai capelli rossi e gli occhi azzurri figlia del peccato, che per questo ha vissuto la sua vita costantemente in pericolo di morte.
Appena iniziato a leggere sono rimasta affascinata dall'idea. Sentimi - il titolo del romanzo - non è altro che la parola che le donne morte pronunciano per farsi ascoltare dalla scrittrice che dovrà scrivere di loro. Quando il lettore legge quel "sentimi" sa che è in arrivo un'altra donna, un'altra storia, una vittima o una carnefice ma, comunque, una donna che ha voglia di raccontarsi al mondo perchè pensa di non essere stata capita.
Tutte sentono di essere state vittime dell'incomprensione. Ognuna di loro, giusto o sbagliato che sia il proprio comportamento, è convinta di potersi riscattare al mondo raccontando la propria verità. La raccontano direttamente con la propria voce, rivolgendosi all'autrice e rendendola messaggera. La loro è una verità che spesso confonde, che a volte fa arrabbiare, che a volte è palesemente incomprensibile ma, si sa, nella vita bisogna sempre sentire le due campane prima di prendere una posizione, o almeno così si dovrebbe fare.
L'atmosfera generale è parecchio cupa: la notte, la nebbia, le donne morte che raccontano di uccisioni, di violenze sessuali e di amanti permettono di entrare in pieno nel romanzo e di sentirsi quasi parte della scena. Una sensazione continua che accompagna il lettore per tutto lo scorrere delle pagine.
Lo stile dell'autrice è coinvolgente, le frasi in siciliano che ciclicamente escono dalla bocca delle protagoniste - capibili da tutti grazie alle traduzioni in nota - arricchiscono la storia e gli danno una caratterizzazione reale e tangibile. Ho letto voracemente il primo centinaio di pagine, incapace di smettere di leggere, talmente queste donne riuscivano a catturare la mia attenzione; poi però qualcosa è cambiato, i nomi sono diventati tanti, gli intrecci ancora di più ed ho iniziato a perdere il filo, ho cominciato a dover tornare indietro per cercare di ricordare chi fosse sorella di chi, chi avesse tradito chi, chi avesse ucciso chi e la mia attenzione è un po' scemata, facendomi arrivare con fatica alla fine della lettura e non permettendo di lasciarmi andare alle emozioni perchè troppo attenta a seguire la storia.
Sicuramente sarà un mio limite, come quello che ho verso i racconti, ma purtroppo questo impianto che all'inizio tanto mi ha tanto affascinato è stato poi ciò che mi ha messo in difficoltà, perchè le poche righe spesso utilizzate per descrivere la vita di alcune delle tantissime donne che intervengono nella storia non mi sono bastate per farmi un quadro chiaro dell'insieme, portandomi a volte a chiedermi dove si volesse andare a parare. Verso la fine del romanzo appaiono poi degli accenni ad una certa Viola Fòscari e una certa Vincenzina Sparviero che, devo dire la verità, si capiva potessero essere le protagoniste di vecchi libri dell'autrice - cosa di cui ho poi avuto la conferma cercando notizie in internet - ma che al momento dell'apparizione in questo romanzo hanno non poco confuso l'idea già annebbiata che avevo in mente.  Bella come idea, ma in un libro già così ricco forse l'ho trovato un po' troppo per chi, come me, le storie precedenti non le ha lette.
Profondo il messaggio di denuncia verso la violenza sulle donne, che tra le righe viene lanciato al lettore, importante la scelta di un romanzo corale formato solo da donne che, nel bene e nel mane, ne sono protagoniste, bellissima l'ambientazione siciliana.
Un'autrice che, nonostante le mie difficoltà, è riuscita ad incuriosirmi e di cui proverò a leggere ancora qualcosa.
Avete letto questo romanzo? Cosa ne pensate?

VOTO:




martedì 27 marzo 2018

Recensione #232 - Favola Splatter di Beppe Tosco e Francesco Tosco

Hola lettori cari, come state? Io ancora in ripresa dopo un sabato di avanti e indietro negli stand di Book Pride e una domenica alla Stramilano facendo a conti fatti 10 km di camminata veloce che, credetemi, per un bradipo con il solco sul divano come me è proprio tanta roba!
Ma torniamo ai libri. Oggi vi lascio con la recensione di un libro che per me è stato assolutamente una scoperta! Si tratta di  Facola Splatter di Beppe Tosco e Francesco Tosco edito da Frassinelli - che ringrazio per la copia -, 254 pagine.

Sinossi: Un silos colmo di tonnellate di cocaina esplode su Milano e scatena follie e psicosi. Un comandante dei carabinieri e due ragazzi lottano per la sopravvivenza in una città impazzita. Milano. Tra 15 anni. Gheorge Pop è un criminale pieno di idee brillanti. L'ultima, davvero geniale, è quella di riutilizzare la cocaina che - una volta evacuata dai suoi consumatori - abbonda nelle fogne di Milano: raccoglierla, filtrarla, ripulirla, e rimetterla in circolazione. Little Virgin, la chiama (raffinato inglesismo per Madunina). Un tragico giorno d'estate, però, un temporale fa cadere un'enorme gru sul deposito in cui Pop tiene ammassate tonnellate di droga da ripulire, che trascinate dal vento si spargono sopra Milano. E la città impazzisce: i freni inibitori scompaiono, e gli operosi cittadini di Milano si abbandonano ai loro desideri più nascosti. Desideri che, nella stragrande maggioranza dei casi, si rivelano essere estremamente violenti. Vendette, violenze, omicidi dilagano per le vie di Milano, e, come se non bastasse quello che succede davvero, qualcuno si diverte a gettare benzina sul fuoco attraverso il web, dove spopola l'hashtag #MilanoFiesta, che viralizza e diffonde all'infinito le immagini e i video della follia. In questo contesto inizia l'odissea di uno strano trio: Vladi, un ragazzino di origini russe strutturalmente orfano; Lola, adolescente tanto impaurita quanto decisa, e il comandante dei carabinieri De Leo, che - non potendo fare nulla per fermare l'ondata di violenza - decide che la cosa migliore da fare sia provare a salvare almeno i due ragazzini. E intanto si domanda: ma è possibile che sia stata solo una nuvola di droga a scatenare tutto questo?

Chi, oltre a seguirmi qui, segue la mia pagina facebook  sa che non molto tempo fa, durante Tempo di Libri a Milano, dalla mia pagina ho fatto una diretta, durante la presentazione di questo libro. Avevo già intenzione di leggerlo - ne sentirete parlare di nuovo qui sul blog ma ancora non posso dirvi nulla - e dopo la presentazione ho avuto la certezza che fosse un libro per me.
Beppe Tosco e Francesco Tosco - padre e figlio - hanno avuto un'idea all'apparenza estremamente folle, ma in verità molto più simile alla possibile realtà di quanto si possa credere.
Siamo a Milano, 2023. Quante volte abbiamo pensato a come saranno le nostre città tra qualche tempo? Quante volte abbiamo pensato - io da mamma lo faccio un giorno sì e l'altro pure - a chi lasceremo in mano i nostri figli, a cosa li attenderà, a che futuro potranno avere? L'immagine che ne danno Beppe e Francesco non è sicuramente delle più rassicuranti, ma non credo neanche sia così assurda come all'apparenza possa sembrare. 
Tanti i personaggi che si avvicendano nello scorrere delle pagine, tanti gli avvenimenti cui il lettore inerme assisterà, a volte con la bocca aperta, altre con la sensazione di trovarsi al cospetto di scene reali, di quelle che ogni giorno finiscono nelle nostre case durante l'ora di cena, che il TG ne è pieno.
Tre i personaggi su cui la nostra attenzione si focalizzerà - Lola, Vladi e Diego De Leo - ma tanti altri saranno quelli che ci strapperanno un sorriso o per cui ci ritroveremo diapiaciuti, nonostante tutto, o quelli che ci faranno imbestialire.
E poi c'è il falco, il personaggio più assurdo quanto azzeccato che potesse esserci, un falco che vola sulle zone colpite e ci fa da occhio vigile per passare da una scena all'altra, per passare dall'interno all'esterno, per raccontarci quello che i personaggi in quel momento non vedono ma che è essenziale ai fini del racconto. Un falco che vigila su Milano e che spesso sembra più umano lui di quanto lo siano gli umani veri.
Un libro, però, dove la vera protagonista è Milano, con le sue contraddizioni. Una Milano nella morsa della follia, quella scaturita da un'esplosione di un silos di cocaina. Una situazione in cui tutte le inibizioni crollano, la follia divampa, la ragione viene messa da parte anche solo per necessità di sopravvivenza, i carnefici e le vittime si confondono, la linea tra la legittima difesa e l'attacco è talmente sottile da risultare spesso intercambiabile perchè, si sa, non è mai tutto nero o tutto bianco, neanche quando si parla di giustizia. E non esiste perdono in questa città allo sbando, nessuno è esente dalla voglia di uccidere o di farsi giustizia con le proprie mani. Un far west del futuro, dove i buoni diventano cattivi ed i cattivi sembrano quasi buoni, al cospetto dei precedenti.
Ma cosa ci fa un silos di cocaina in zona viale Umbria a Milano?
Beppe e Francesco hanno preso un rumeno qualunque - Gheorge Pop - e gli hanno fatto partorire un'idea geniale: quella di recuperare la cocaina che riempie le fogne milanesi dopo che i suoi consumatori la evacuano, raccoglierla, ripulirla e rivenderla. Cocaina a Km 0, insomma.
Ecco come ce lo raccontano nel libro:
E poi c'è la droga.
Sotto Milano, nelle fogne, scorre un tesoro di cocaina inestimabile, che prima passa per il naso di migliaia di milanesi, poi scende giù per i meandri del loro corpi e si disperde nelle tubature.
Già nel 2016 nelle condotte fognarie scorreva giornalmente l'equivalente di diecimila dosi del galeotto alcaloide.
Pisciate via dalla comunità. Oggi, nel 2032, la quantità di cocaina che i milanesi espellono ogni giorno è l'equivalente in media di ottanta o novantamila dosi giornaliere.
Un fiume.
E, magnificamente disteso sopra questo fiume stupefacente, mescolato agli altri sette milioni di milanesi, vive un grande uomo. Un uomo che si è fatto da sé, che risponde al nome di Gheorghe Pop.
Una figura negativa questo Pop, penserete voi... Forse sì, ma anche no. È questa la magnificenza di questa lettura, che anche il più spregevole personaggio può diventare simpatico al lettore e da questo esserne amato. Io ho amato Pop. Nonostante tutto.
Pensate al titolo e provate ad immaginare la cosa più splatter che vi venga in mente, pensate all'azione più assurda che un comune cittadino possa fare; avete fatto? Ecco, sicuramente non è nulla in confronto a quello che i personaggi di questo libro faranno davanti ai vostri occhi. 
Assurdo, penserete voi. Nenache questo è vero. Perchè è tutto talmente assurdo da risultare effettivamente realistico e possibile, perchè negli ultimi anni la realtà ci ha raccontato cose ben peggiori; qui almeno la follia ha una causa scatenante, la droga annebbia le menti e chi non è abituato ha una reazione molto peggiore di chi abitualmente sniffa. Quello a cui invece siamo abituati nella realtà, oggi, nel 2018, sono azioni senza un elemento chimico esterno scatenante. E gli autori alla fine del libro ci eleancano le follie vere, quelle reali, quelle non partorite dalla loro penna ma partorite direttamente da una Milano che a volte ultimamente fa paura, perchè sono le azioni senza una ragione, quelle che non possiamo prevenire, quelle che non possiamo aspettarci, quelle che ci spaventano sul serio.
Uno stile divertente, ma anche molto crudo - sempre con ironia però - quello che ci accompagna in queste pagine intrise di sangue e follia. Un'ironia sottile e ricarcata che si alterna a momenti di riflessione e che colpisce per quanto renda il tutto dosato. Perchè in una favola splatter che si rispetti lo splatter deve esserci - e qui, ve lo assicuro, c'è - ma non deve eccedere, che arrivare al grottesco se non si lavora in un certo modo è un attimo. Questo è quello che più mi ha colpito e mi ha conquistato di questo libro: il saper essere tanto ma mai troppo, il saper essere assurdo ma realistico, il saper essere divertente ma anche crudo, la capacità di Beppe e Francesco di dosare il tutto in ogni singolo capoverso senza mai eccedere, senza mai rendere il tutto esagerato, senza mai annoiare o esasperare il lettore. E se non è maestria questo cosa può esserlo?
Ma non pensiate che questa lettura non abbia niente da insegnare anzi, io lo farei leggere nei licei, nelle università, perchè analizza la società in modo molto sottile facendone emergere i lati più oscuri e più spaventosi. Ci parla della TV e di quanto ormai il nostro occhio cerchi cattiverie e litigi - perchè si sa, quando c'è il litigio c'è più audience - ci parla del web, di quanto un video con un morto possa fare like e visualizzazioni, di quanto ormai questo sia il nostro pane quotidiano e di quel pane ci viviamo senza neanche spesso renderci conto di dove si stia arrivanto.
Insomma, un libro da leggere, un libro da regalare, un libro che un milanese potrà apprezzare ancora di più, un libro che se trasportato alla realtà può far paura ma anche un libro che può far riflettere su quello che non dobbiamo diventare nonostante non ne siamo poi tanto lontani.

VOTO:




martedì 20 marzo 2018

BibliOmaggi #23


Buon pomeriggio carissimi, eccomi finalmente di nuovo qui. Oggi torno mostrandovi gli omaggi ricevuti nell'ultimo periodo dalle case editrici che, come sempre, ringrazio.  
  • All'ombra di Julius di Elizabeth Jane Howard, edito da Fazi, 450 pagine. Data pubblicazione:  09 aprile 2018.
    Un libro ricevuto in super anteprima e già letto. La recensione il 9 aprile sul blog, quindi non mancate perchè ne vale veramente la pena!
Sinossi: Londra, anni Sessanta. Sono trascorsi vent’anni da quando Julius è venuto a mancare, ma il suo ultimo gesto eroico ha lasciato un segno indelebile nelle vite di chi gli era vicino. Emma, la figlia minore, ventisette anni, lavora nella casa editrice di famiglia e non mostra alcun interesse verso il matrimonio. Al contrario, Cressida, la maggiore, è troppo occupata a struggersi a causa dei suoi amanti, spesso uomini sposati, per concentrarsi sulla carriera di pianista. Nel frattempo Esme, la vedova di Julius, ancora attraente alla soglia dei sessant’anni, rifugge la solitudine perdendosi nella routine domestica della sua bellissima casa color rosa pesca. E poi c’è Felix, ex amante di Esme e suo unico vero amore, che l’ha lasciata quando il marito è scomparso e torna in scena dopo vent’anni di assenza. E infine Dan, un estraneo. Le tre donne e i due uomini, legati da un filo che solca presente e passato, si ritrovano a trascorrere un fine settimana tutti insieme in campagna: caratteri e personalità, segreti e lati nascosti, emergeranno attimo dopo attimo in queste giornate intense, disastrose e rivelatrici, sulle quali incombe, prepotente, l’ombra di Julius.
Dall’autrice della saga dei Cazalet, un nuovo romanzo ricco di sensualità e delicata ironia, in cui commedia e tragedia si fondono magistralmente e in cui ritroviamo l’eleganza, l’acume e il talento di Elizabeth Jane Howard.

  • Sentimi di Tea Ranno, edito da Frassinelli, 240 pagine. Data pubblicazione: 27 febbraio 2018.
    L'ufficio stampa della casa editrice me ne ha parlato talmente bene che non ho potuto non incuriosirmi ed accettare di leggerlo.
Sinossi: Durante una notte surreale, e nello stesso tempo fin troppo reale, una donna, una scrittrice, tornata nel paese siciliano dove è nata, ascolta decine di voci che giungono da un altrove indistinto, che si fanno strada in una nebbia strana, inquietante. Sono voci di donne morte, che vogliono raccontare le loro storie perché la scrittrice le trascini fuori dall'oblio. Sono storie dolorose, a volte tragiche, che hanno una caratteristica in comune: in tutte, l'umanità delle protagoniste, la loro complessità emotiva e intellettuale tutta femminile, viene annullata nella dicotomia maschile della donna "santa o buttana". Ma non solo per raccontarsi, i fantasmi di queste donne parlano all'autrice: c'è anche un'altra storia, che tutte le coinvolge, e che vogliono si sappia. La storia di Adele, figlia di Rosa, ma non del suo legittimo marito, Rosario. E la colpa più grave di Adele è quella di avere i capelli rossi, come il suo vero padre, segno inequivocabile del tradimento. Per questo Rosario passerà il resto della sua vita nel tentativo di uccidere la bambina. E per questo le donne del paese, le stesse donne che si raccontano, faranno di tutto per salvarla. Perché levare almeno la piccola Adele dai meccanismi mentali malati di questi maschi brutali, ancestrali e irredimibili, vorrebbe dire aver salvato tutte loro
  • Favola splatter di Beppe Tosco e Francesco Tosco, edito da Frassinelli, 264 pagine. Data pubblicazione: 16 gennaio 2018.
    Padre e figlio firmano questo libro. Conosciuti entrambi alla presentazione tenutasi a tempo di libri mi hanno totalmente conquistata. La voglia e la curiosità di leggere questo libro sono alle stelle quindi lo comincerò subito oggi.
Sinossi: Un silos colmo di tonnellate di cocaina esplode su Milano e scatena follie e psicosi. Un comandante dei carabinieri e due ragazzi lottano per la sopravvivenza in una città impazzita. Milano. Tra 15 anni. Gheorge Pop è un criminale pieno di idee brillanti. L'ultima, davvero geniale, è quella di riutilizzare la cocaina che - una volta evacuata dai suoi consumatori - abbonda nelle fogne di Milano: raccoglierla, filtrarla, ripulirla, e rimetterla in circolazione. Little Virgin, la chiama (raffinato inglesismo per Madunina). Un tragico giorno d'estate, però, un temporale fa cadere un'enorme gru sul deposito in cui Pop tiene ammassate tonnellate di droga da ripulire, che trascinate dal vento si spargono sopra Milano. E la città impazzisce: i freni inibitori scompaiono, e gli operosi cittadini di Milano si abbandonano ai loro desideri più nascosti. Desideri che, nella stragrande maggioranza dei casi, si rivelano essere estremamente violenti. Vendette, violenze, omicidi dilagano per le vie di Milano, e, come se non bastasse quello che succede davvero, qualcuno si diverte a gettare benzina sul fuoco attraverso il web, dove spopola l'hashtag #MilanoFiesta, che viralizza e diffonde all'infinito le immagini e i video della follia. In questo contesto inizia l'odissea di uno strano trio: Vladi, un ragazzino di origini russe strutturalmente orfano; Lola, adolescente tanto impaurita quanto decisa, e il comandante dei carabinieri De Leo, che - non potendo fare nulla per fermare l'ondata di violenza - decide che la cosa migliore da fare sia provare a salvare almeno i due ragazzini. E intanto si domanda: ma è possibile che sia stata solo una nuvola di droga a scatenare tutto questo?
  • D'amore e baccalà di Alessio Romano, edito da EDT collana Allacarta, 176 pagine. Data pubblicazione: 22 marzo 2018.
    Ricevuto a sorpresa, devo dire che mi ispira parecchio. Non conoscevo questa collana che unicsce il cibo, i viaggi e la letteratura. Per saperne di più cliccate qui
Sinossi: Innamorarsi a Lisbona – con la sua luce, l’oceano, l’arte – è facilissimo. Succede ad Alessio, che in una tasca – tra un piatto fumante di bacalhau e le dolci note di un fado – incrocia lo sguardo della cameriera Beatriz, croce e delizia di questo viaggio tra i sapori più autentici della capitale del Portogallo.
D’amore e baccalà ha come protagonista la più poetica delle capitali europee, la città di Pessoa e di Tabucchi. Lisbona è certo un crocevia di vite, di razze, di suoni e d’arte, ed è qui che un giovane scrittore,alter-ego dell’autore, si stabilisce in un piccolo appartamento di rua do Recolhimento, pronto alla fatica enciclopedica di assaggiare ogni sfumatura della cucina portoghese, a partire dal suo piatto principe: il baccalà.
Ma una inaspettata caduta dal Tram 28 fa prendere subito una piega diversa alla storia.
In un misto di sogno e realtà, Alessio troverà sulla sua strada – tra gli altri – Fernando Pessoa e la grande fadista Amália Rodrigues, Antonio Tabucchi e Ilsa Lund, il personaggio interpretato da Ingrid Bergman di Casablanca... tutto in una girandola di esperienze appassionanti che cominciano sempre a tavola, con unpiatto fumante, una buona storia, e un “Silencio! Que se vai cantar o Fado!”


 
Cosa ne dite? Vi incuriosiscono? Avete già letto uno o più di uno di questi libri? Vi auguro uno splendido pomeriggio.


venerdì 15 dicembre 2017

Letture con Marina #27

Buongiorno lettori, come ogni quindici giorni siamo pronti per un nuovo appuntamento con la rubrica Letture con Marina.Vi auguro un meraviglioso weekend e vi lascio a lei.

 
Titolo: Il giudice delle donne
Autore: Maria Rosa Cutrufelli
Casa editrice: Frassinelli
Pagine: 248
Genere: Narrativa
Anno di pubblicazione: 2016

Sinossi: Teresa non è una bambina come le altre: nasconde un segreto e per questo ha scelto di chiudersi in un mutismo che la isola e, al tempo stesso, la protegge. Alessandra, al contrario, è una giovane maestra esuberante. Fa parte di quella folta schiera di donne che, all'inizio del Novecento, si spinse nei paesini più sperduti a insegnare l'alfabeto. Un lavoro da pioniere. Difficile, faticoso, solitario. Anche Alessandra è sola, per la prima volta nella sua vita. Ma le piace insegnare e sfida con coraggio i pregiudizi e le contraddizioni di una società divisa tra idee antiche e prospettive nuove. Nuovo è pure il mestiere di Adelmo, che cerca di farsi strada nel mondo appena nato del giornalismo moderno. Una sfida esaltante per un giovanotto ambizioso e di talento. E le occasioni non mancano in questa Italia ancora giovane, una nazione tutta da inventare. È il 1906, siamo nelle Marche, all'epoca una delle zone più povere della penisola. La maestra e la bambina sono nate qui. Una ad Ancona, l'altra a Montemarciano. Un piccolo paese sconosciuto, che di lì a poco conquisterà, insieme alla vicina Senigallia, le prime pagine dei quotidiani nazionali. Il nuovo secolo infatti porta sogni strani. Come il suffragio universale. Esteso alle donne, addirittura. Ed è per inseguire questo sogno che dieci maestre decidono di chiedere l'iscrizione alle liste elettorali. Sarà un giudice di Ancona, il presidente della Corte di Appello, a dover prendere la decisione. Lodovico Mortara, il giudice delle donne.

RECENSIONE:

Complici la bibliotecaria di Prata che conosce la mia passione per Virginia Woolf, la stupenda copertina che mi rimanda ad un ricordo di una foto della scrittrice al mare nel costume che si usava ad inizio secolo (forse con Roger Fry?, devo controllare), le suffragette inglesi e l’annosa questione riguardante proprio la Woolf su quest’argomento… ebbene, il tutto ha congiurato affinchè leggessi questo romanzo, ambientato però in Italia ed avente come storia centrale la lotta di una serie di maestre per ottenere il diritto al voto. Ambientato più precisamente a Montemarciano con puntate ad Ancona, con uno straordinario affresco del pensiero maschile e della classe politica – maschia - dei primi del ‘900, con rimandi allo Statuto Albertino (la carta fondamentale dello Stato allora in vigore) e deliziose ed interessanti descrizioni dell’Expo che si era tenuto nel 1906 a Milano, questo è proprio un romanzo che oltre alla gradevole lettura unisce soprattutto la possibilità di venire a conoscenza di un episodio importante e reale avvenuto anche nel ns Paese agli inizi del 1900. Grazie a questo romanzo ed al fenomenale mezzo informatico che abbiamo oramai a disposizione, mi sono imbattuta anche in un altro aspetto della vita della pedagogista Maria Montessori, prima donna laureata in medicina in Italia che, oltre a firmare le petizione per il diritto al voto delle donne, pubblica sulle pagine di un quotidiano un proclama alle donne italiane, che viene anche affisso a Roma, in cui esorta le donne a chiedere il voto politico e a quelle in possesso dei requisiti richiesti ad avanzare alla propria commissione provinciale domanda di iscrizione alla lista elettorale. Con uno sguardo al contempo appassionato e partecipe su un’Italia legata ancora a pregiudizi del secolo precedente (1.800), la scrittrice ci racconta in forma romanzata una vicenda reale che vide una decina di maestre, insieme ad un giudice sensibile e deontologicamente preparato ed integerrimo, aprirsi alla modernità e alle istanze degli esclusi, pur rispettando la legge dell’epoca. Qui gli esclusi “secolari” sono le donne che, accomunate “agli analfabeti, nonché ai pazzi, ai detenuti in espiazione di pena e agli imprenditori che hanno subito una procedura di fallimento…”, non hanno il diritto di voto. Con mia somma sorpresa poi, scopro che proprio nelle Marche nel 1906/1907 si era arrivati ad un passo dal voto alle donne: ancor prima che in Gran Bretagna, che dovrà attendere il 1918 per il riconoscimento al diritto di voto ad una parte della popolazione femminile inglese.

Da noi in Italia, una decina di maestre marchigiane riesce ad ottenere un primo successo per conquistare il diritto al voto proprio grazie al giudice ebreo Mortara, che successivamente divenne anche Ministro. Vale la pena sbirciare un po’ nella vita di quest’uomo, cui la Cutrufelli dedica alla fin fine il romanzo, definendolo il “giudice” delle donne. Purtroppo l’anelito di libertà fu di breve durata per queste pioniere del voto, perché nel 1907 la corte d’appello di Roma fa marcia indietro ed esclude di fatto le donne dal voto per altri trent’anni!

Le protagoniste che ci parlano dalle pagine di questo interessante romanzo sono Alessandra, diciannovenne giovane maestra alla sua prima esperienza di insegnante, “sora Luiscia” maestra e moglie del sindaco e Teresa, bambina che ospita nella sua casa, insieme al nonno, la giovane Alessandra e che nella sua giovanissima vita ha già dovuto assistere alla morte prematura della madre, a causa di un aborto clandestino.

Romanzo storico, potremmo anche definirlo – nel senso che ci racconta uno spaccato di vita di un secolo fa, citando persone realmente esistite e che la Cutrufelli fa rivivere in modo romanzato, laddove la storia e le fonti fanno difetto. Storie di amore in erba, che la piccola Teresa istintivamente riconosce, storie di donne che lottano e mettono la faccia per ciò in cui credono, piccoli atti di vigliaccheria e di eroismo quotidiano. Storie di donne che hanno iniziato a dividersi tra famiglia e lavoro. Storie di giornalismo, di malcostume, di politici corrotti, di nepotismo, di ingenui candori e sotterfugi, di prime gite in bicicletta. Storie di donne casalinghe e lavoratrici, quando per una donna lavorare fuori casa era una vergogna. Storie di un’Italia che la scrittrice disegna in modo garbato ma veritiero. Storie in cui si respira il desiderio del futuro che vorremmo.

Un romanzo che decisamente mi è piaciuto e che mi indica nuovamente la strada verso le letture di Virginia Woolf e del suo periodo storico.
Curiosità: L’Expo di Milano 2015 non è stata quindi una novità!

L'Esposizione Universale di Milano 1906, nota a tutti come la grande Expo del lavoro, nasce con l'intenzione di fare una grande mostra internazionale sui trasporti, per inaugurare il recente tratto ferroviario Parigi- Milano, in occasione però dell'inaugurazione dell'allora appena completato Parco del Traforo Alpino del Sempione.

A presto,
                             

sabato 25 marzo 2017

Recensione #180 - I ponti di Madison County di Robert James Waller

Buon sabato lettori! Come state? Io sono in procinto di mettermi a fare le pulizie - purtroppo il sabato mattina mi tocca - ma prima ci tenevo a parlarvi di un libro che mi ha totalmente deluso ma di cui mi sono divertita tantissimo a scrivere. Si tratta de I ponti di Madison County di Robert James Waller edito da Frassinelli, pag. 174.

Sinossi: Robert Kincaid è un singolare, quasi mistico viaggiatore dei deserti asiatici, di fiumi lontani, di antiche città, un uomo che sembra non appartenere al suo tempo. Francesca Johnson, un'italiana giunta in America come sposa di guerra, vive tra le colline dello Iowa meridionale e, di tanto in tanto, torna col pensiero ai suoi sogni di ragazza. Nessuno dei due ha mai cercato qualcosa di diverso da ciò che ha, ma quando Robert, in viaggio per un servizio, entra nel cortile di lei per chiedere un'informazione, il ritmo delle loro esistenze si spezza sotto la forza di un'emozione inesprimibile. L'incontro tra Robert e Francesca diventa rapidamente un legame profondo e ciò che accade durante pochi giorni di una torrida estate, presso i vecchi ponti coperti di Madison County, è per entrambi un'esperienza così intensa da trasfigurare i luoghi consueti e i gesti quotidiani. I momenti trascorsi insieme diventano un patrimonio raro e prezioso di sentimenti a cui attingere per il resto della vita e che sopravviverà a loro stessi. Una storia appassionante, che riscopre nell'amore la forza originaria dell'esistenza, una vicenda profondamente commovente, espressa in una prosa lirica, che consacra Robert James Waller autore fra i più rappresentativi della nuova narrativa americana.

Vi racconto brevemente come è andata con questo libro. Una carissima amica, a causa di un imminente trasloco, mi ha regalato due scatoloni di libri di cui doveva disfarsi. Immaginatevi la mia gioia, decine di libri da cui avrei potuto pescare letture interessanti. Ho aperto gli scatoloni con Baba che mi urlava al cellulare: “Fai fotoooooo, dimmi i titoliiiiiiiiiiiii!”. Quando è stato il momento di tirare fuori I ponti di Madison County mi sono sentita urlare nelle orecchie: “O mio dio sisterrrrrrrrrrr, ho visto il film! È bellissimoooooo! Devi leggerlooooooo! E poi me lo passiiiiiiii.”.
Come tirarsi indietro davanti a tanta insistenza? Io che avevo sentito nominare il film ma non sapevo neanche di cosa parlasse, non appena ho avuto un buco libero da letture “obbligate” l’ho preso in mano e ho cominciato a leggerlo.
Tanta stima per chi ha saputo vedere un film in questo libro e soprattutto tanta stima per chi ha saputo renderlo un film di successo. No perché io ci vedo solo le cinquanta sfumature delle casalinghe dell’Iowa!!!
La trama ufficiale la potete leggere sopra, ma volete la mia personale trama senza troppi giri di parole?
Francesca, di origini napoletane (che poi l’autore mi deve spiegare che necessità avesse di continuare a sottolinearlo) vive nell’Iowa insieme a un marito agricoltore e a due figli poco più che adolescenti. Marito e prole partono per andare ad una fiera in cui qualcuno soppeserà il manzo che la figlia ha coccolato e ingrassato per comprarlo e destinarlo al macello e Francesca resta a casa da sola, per una settimana. Volete sapere cosa succede in quella settimana? Un certo Rodert Kincaid, fotografo, arriva a Madison County per fotografare i suoi famosi ponti per un servizio del National Geografic e caso vuole che si perda con il suo furgone proprio vicino alla tenuta di Francesca, che non si limita a indicargli la strada ma, lontanamente da ogni logica per cui tutte noi sappiamo che non sia il caso di salire in macchina con uno sconosciuto, lei lo accompagna al ponte e da subito fa pensieri non propriamente da madre di famiglia sul fustacchione che ha appena conosciuto.
Lo invita a cena ma non succede nulla anche se lei non pensa ad altro, quindi il giorno dopo gli lascia un biglietto attaccato al ponte che sa che lui andrà a fotografare per replicare la cena e – lei spera – qualcosa di più.
Eh già, perché dovete sapere che da pudica e sciatta contadina dell’Iowa lei in due giorni diventa una sexy e intrigante gnocca che flirta in ogni modo possibile con il bel fotografo, si compra vestiti che accorcia per l’occasione in modo da mostrare le gambe e cucina in modo che lui possa vederle il di dietro. A furia di flirtare ovviamente finiscono a letto e questo è il loro unico pensiero per i giorni successivi. Altro che amore profondo e platonico, qui si consuma e lo si fa di brutto, che in confronto le casalinghe disperate non sono nessuno!
Però sapete com’è, dopo aver copulato per una settimana ed essersi – a suo dire – innamorata di lui – l’unico uomo al mondo che in così poco tempo chiederebbe ad una donna di scappare insieme, ma Robert lo fa! – si rende conto che ha delle responsabilità verso quel cornuto del marito - con cui dice di fare sesso una volta ogni due mesi ma mai ovviamente come lo fa con Robert! – e verso i figli.Robert riparte e lei resta innamorata di lui fino alla fine dei suoi giorni tanto che dopo 22 anni ancora aspetta che lui ritorni ed ogni giorno, il giorno del suo compleanno, si beve un bicchiere di Brandy in veranda, riguarda la foto che lui le aveva scattato e ripensa ai numeri da circo che facevano sotto le lenzuola e sul tavolo della cucina, tavolo che lei ha fatto riportare in casa dalla cantina non appena il marito schiatta. Ma c’è di più, non cerca Robert per quindici anni per tenere fede alla sua decisione, ma appena il marito passa a miglior vita e lo sotterra, ricompone quel numero che il fotografo le aveva lasciato senza riuscire a rintracciarlo.
Voi direte… Francesca si porta nella tomba il suo segreto! E invece no, perché quando non riesce a rintracciare Robert inizia a scrivere un diario dove descrive tutte le notti e i giorni passati a fare sesso con quello che non era suo marito e prima di morire lascia una lettera ai figli con tanto di spiegazioni mica troppo velate. Gli dice infatti di andare a leggere il tutto al tavolo della cucina, specificandogli che nel diario troveranno la motivazione della sua richiesta… ovviamente facendo capire anche a loro, e non troppo velatamente, cosa aveva fatto la mamma su quel tavolo con il suo amante.
E quando rivolgendosi ai figli Francesca scrive: “Robert è io trascorremmo molte ore nella nostra vecchia cucina. Parlammo e ballammo a lume di candela. E sì, facemmo l'amore, lì e in camera e sull'erba del pascolo, e più o meno in qualunque altro posto a cui possiate pensare. Era un amore incredibile, intensissimo, trascendente, e si protrasse per giorni, quasi ininterrottamente. Pensando a lui, una delle parole che ho usato più di frequente è potente. Perchè così era giunto a essere quando ci incontrammo. La sua intensità era acuta come una freccia. Io ero del tutto inerme quando faceva l'amore con me.” capitemi che ho veramente creduto di leggere una parodia delle cinquanta sfumature, perché questa visione della freccia mi ha prima lasciata basita e poi fatto rotolare dal ridere. 
No perchè dovete capire che questo Robert non ha vent'anni ma cinquantacinque. E stando alle parole della protagonista fa sesso ininterrottamente e con l'intensità di una freccia. Scusate ma mi viene da dire: Eh la miseriaaaaa... esagerato!
Uh ma mica è finita qui! I figli sapete cosa fanno dopo aver scoperto il passato torbido della madre? Una persona normale avrebbe almeno tirato quattro parolacce e si sarebbe un po’ arrabbiata no? Eh no, loro no, loro piangono pensando alla povera madre che per una vita intera ha dovuto rinunciare al suo amore per colpa loro e decidono di contattare uno scrittore affinchè scriva un libro che racconti la loro storia (che poi sarebbe il libro che io ho letto).
No ma veramente????? Una storia di una banalità e di una assurdità incredibile che, se almeno fosse stata scritta in modo sublime avrebbe forse potuto acquistare un po’ di carattere ma niente. La scrittura è semplice, banale, priva ogni qualsiasi emozione. Mai mi sono immedesimata nei personaggi e nel grandissimo amore che dicevano di provare. Ho trovato invece una mera descrizione di momenti che avrebbero potuto essere romantici – perché oltre a copulare i due bevono spesso brandy a lume di candela, o ballano sulle note di canzoni romantiche – che non mi hanno per niente emozionato.
Anche nelle descrizioni dei personaggi, mi sono spesso ritrovata a leggere elenchi di vestiario che il bel Robert si portava dietro – amava il color Kaki, questo l’ho capito fin troppo bene – e elenchi di macchine fotografiche con i codici degli obiettivi che utilizzava, ma a parte questo non mi sono arrivati umanamente, non mi ci sono affezionata, non li ho capiti.
Sarò poco romantica io? Può essere, ma in questa storia ci ho trovato tutto tranne che romanticismo ed il problema non è il tradimento, intendiamoci, il problema è che è proprio l’autore secondo me ad aver rimarcato più sull’aspetto carnale della cosa, che sull’aspetto emotivo. Niente, libro bocciato! Ora lo passo a Baba che così mi dirà se, per una volta, il film ha superato il libro.

VOTO: 





lunedì 23 settembre 2013

La risposta è nelle stelle

Ciao a tutti, come state? E' lunedì, un lunedì difficile per me, perchè la mia mente e il mio cuore sono altrove, vicino ad una persona che sta lottando per riuscire a tornare tra noi dopo un brutto incidente in auto. Quando vieni raggiunta da certe notizie tutto il resto si ferma, trasportato in un limbo di amarezza, ansia, terrore, domande. Io di domande me ne pongo tante e di risposte purtroppo ne trovo poche, perchè quando una ragazza di 37 anni lotta per la vita per un terribile, inconcepibile, assurdo incidente provocato da altri, purtroppo tutte le mie certezze crollano.
E' brutto dirlo ma è proprio in questi momenti che si capisce ancora di più quanto sia importante vivere ogni attimo mordendo la vita e non solo facendoci trasportare del suo scorrere!!! 
Io continuo a sperare, mi auguro che presto potrò avere notizie positive, mi auguro che la sua bambina - che ha 3 anno proprio come il mio piccolino - possa presto riabbracciare la sua mamma e possano tutti dimenticare questa tragedia.
Scusate, non era mia intenzione rattristarvi ma è tre giorni che non penso ad altro e non potevo far finta di niente; ormai voi lettori del mio blog siete come dei cari amici per me, e con gli amici purtroppo si condividono anche queste brutte cose! Se ci credere dite una preghierina per lei, se non ci credete pensate a lei con una speranza nel cuore!

Ma passiamo ai libri, sperando che almeno loro in questo momento possano portarmi lontano anche solo per qualche ora. Anche se è paradossale che la recensione che state per leggere e che avevo previsto di pubblicare oggi è proprio su un libro che ha come punto centrale un incidente d'auto...
E' un libro che mi è stato gentilmente inviato dalla casa editrice prima delle vacanze e che - se devo dire la verità - probabilmente non avrei comprato di mia iniziativa a causa di altre priorità, ma che ho comunque letto molto volentieri visto che mi piace a volte staccare dalla mie letture abituali per dedicarmi a generi differenti. Sto parlando di La risposta è nelle stelle, l'ultimissima fatica di Nicholas Sparks uscito in Italia a Luglio ed edito da Frassinelli. Come vi dicevo non so se avrei comprato questo libro, non ho letto moltissimi libri di Sparks perchè il suo genere non è proprio il mio preferito quindi mi capita di avvicinarmici ma a piccole dosi. In realtà questo libro è stata una bella rivelazione, che ha saputo mantenere viva la mia attenzione per tutta la sua durata.

Trama: Una strada coperta di neve, un’auto che perde il controllo e va a sbattere. Alla guida il vecchio Ira, che ora è incastrato, ferito, intirizzito dal gelo, e così solo. Il dolore lo immobilizza e rimanere cosciente è uno sforzo indicibile, almeno fi no a quando davanti ai suoi occhi prende forma una figura, prima indistinta, poi dolcemente nitida: è l’immagine dell’amatissima moglie Ruth. Che lo incalza, gli impone di resistere, lo tiene vivo raccontandogli le storie che li hanno uniti per più di cinquant’anni: i momenti belli e quelli tristi, le passioni e i rimpianti, e sempre l’amore infinito. Lui sa che Ruth non può essere lì, ma si aggrappa ai ricordi, alle emozioni, alle parole di loro due insieme. Poco distante da quella strada, la vita di Sophia sta per cambiare per sempre. L’università, l’ex fidanzato traditore e violento, le feste e le amiche scompaiono nella notte di stelle in cui incontra Luke. Innamorarsi di lui è inevitabile, immaginare un futuro diverso diventa un sogno possibile. Un sogno che solo Luke può rendere reale. Purché il segreto che nasconde non lo distrugga. Ira e Ruth. Sophia e Luke. Due coppie che apparentemente non hanno nulla in comune, divise dagli anni e dalle esperienze, ma che il destino farà incontrare, nel più inaspettato ed emozionante dei modi. Ricordandoci che anche le decisioni più difficili possono essere l’inizio di un viaggio straordinario, perché i sentimenti e i segreti degli uomini percorrono strade impossibili. Che a volte si incrociano, secondo l’imponderabile disegno delle stelle.

Ira e Ruth. Un amore maturo, che nonostante gli anni, le avversità, la morte sa essere forte come il primo giorno.
Luke e Sophia. Un amore giovane segnato dagli avvenimenti, dalle differenze e dalle circostanze.
Cosa possono avere in comune due amori così? Tutto e niente.
Fatto sta che sono questi i due amori che ci vengono presentati parallelamente nelle pagine di questo libro, un libro carico di sentimenti che ripercorre anche un viaggio attraverso il tempo - catapultandoci a volte ai tempi della guerra - e attraverso l'arte - facendoci sognare tra i quadri che i due protagonisti più anziani amano.
Facciamo la conoscenza di Ira sin dalla prima pagina. Ha 91 anni e si trova nell'abitacolo della sua auto, ma non sta viaggiando, o meglio non più. E' finito giù da una scarpata, ha picchiato la testa e sta pure nevicando. Qualisasi uomo sarebbe entrato nel panico, lui invece si attacca all'unica cosa che ha sempre riempito la sua vita: l'amore per Ruth ed è proprio Ruth che si materializza sul sedile del passeggero, a volte nelle vesti della bella ventenne che per la prima volta gli aveva fatto battere il cuore, a volte nella donna matura che ha per anni accompagnato i suoi vaggi in cerca di opere d'arte da collezionare.
Luke e Sophie invece non si conoscono. Lui un solitario torero, campagnolo, legato in modo indissolubile alla madre ed al ranch che gestiscono insieme; lei una ragazza di città, studentessa di storia dell'arte, abituata alla vita sfrenata e sregolata del campus universitario ed alle prese con un ex fidanzato un po' troppo morboso e violento. Il loro incontro avviene per caso, ad un rodeo; Luke è il principe azzurro che salva Sophia dal lupo cattivo; Luke è il tipo perfetto, bellissimo ed affascinante, desiderato da ogni donna, bello e dannato. Che poi tanto dannato non è, anzi, sembra quasi un uomo d'altri tempi, pieno di attenzioni verso la ragazza e rispettosa della sua situazione difficile. Il loro amore sboccia improvviso, senza lasciare scampo, forse un po' troppo prevedibilmente.
Le due storie potrebbero rappresentare la trama di due libri a se.
Credo che se, arrivati alla fine, si leggessero di fila solo i capitoli appartenenti ad Ira ne verrebbe fuori una storia d'amore meravigliosa, quella dei nostri nonni, insieme nelle avversità, senza niente che potesse scalfire quel sogno meraviglioso che rappresenta una vita insieme; ne verrebbe fuori una storia credibile, con un inizio ed una fine, ricca di particolari e mai monotona. Un po' differente è invece la storia tra Luke e Sophie, anche la loro storia potrebbe essere letta dall'inizio alla fine anche se credo che risulterebbe forse un po' meno convincente. 
Non so se sia solo una mia impressione ma è come se Sparks avesse messo più sentimento nel descrivere la storia dei due anziani di quanto non abbia fatto invece per quella dei ragazzi; sarà una mia impressione ma io leggendo ho avuto questa sensazione di maggiore trasporto da parte dell'autore nella descrizione della vita - ovviamente più ricca di avvenimenti - di Ira e Ruth. Questo dettaglio ha portato anche me come lettrice a leggere le parti di Luke e Sophie con meno trasporto, essendone meno affascinata e più distante.
E' paradossale come in realtà, Ruth che dovrebbe apparire come un personaggio di contorno - la moglie morta che il marito rivede quando, stremato e con le forze al limite, giace con la sua auto ricoperta di neve alla fine di uno strapiombo - diventa invece la protagonista, quella a cui ci si affeziona, quella che non vorremmo mai veder sparire; la nostra nonna, quella di ognuno di noi, legata alla famiglia, alle tradizioni, alla casa ed ai sentimenti puri. Chi non ha avuto una nonna così? E' facile immaginarsela, ragazzina alle prese con l'attesa di un segnale d'amore da parte di Ira, e poi una volta innamorati in attesa del suo ritorno dalla guerra; è facile immaginarsela alle prese con i suoi alunni a cui regala l'anima e il cuore, per sopperire forse alla mancanza di quel figlio mai arrivato e che tanto avrebbe desiderato. 
Per tutto il libro le due storie sembrano non avere niente in comune se non l'amore, alla base del loro svolgimento.
Solo verso la fine, improvvisamente, le due storie si intersecano, a quel punto anche in modo abbastanza prevedibile. Questa è forse la cosa che più di tutte mi ha lasciato l'amaro in bocca, un finale un po' troppo veloce rispetto a tutto il resto, una fine un po' banale.
Un altro particolare che in tutto il libro non mi ha convinto è stato quello dell'ex morboso, mai in realtà approfondito o utilizzato per arricchire un po' di particolare la storia un po' troppo mielensa e subito perfetta dei due giovani. Va bene il colpo di fulmine ma qui mi sembra tutto un po' troppo eccessivo.
Nonostante questi particolari ho trovato che questo sia un bel romanzo, in pieno stile Sparks, con una scrittura che sa sicuramente essere scorrevole e piacevole. So che probabilmente gli amanti di questo autore non saranno d'accordo, ma avrei voluto trovare in questo libro qualche colpo di scena in più, qualche elemento di brio che mi facesse amare in modo viscerale tutti i suoi protagonisti e non soltanto alcuni. 
Cosa ne pensate? Avete letto questo libro?