Buongiorno amici, come state? Io abbastanza sballata. Questa settimana ho dovuto invertire i giorni in cui mi fermo al lavoro fino a sera e quindi non mi sembra assolutamente mercoledì! Guardo il lato positivo, domani uscirò alle 14 invece che alle 18.30!!! ;)
Oggi torno con una nuova recensione, quella del libro La custode di mia sorella di Jodi Picoult, edito da Tea catalogo Corbaccio, 428 pagine.
Trama: Anna non è malata ma è come se lo fosse. A
tredici anni è già stata sottoposta a numerosi interventi chirurgici,
trasfusioni e iniezioni in modo che la sorella maggiore Kate possa
combattere la leucemia che l'ha colpita in tenera età. Anna è stata
concepita con le caratteristiche genetiche per poter essere donatore di
midollo per sua sorella, ruolo che non ha mai messo in discussione ma
che ora le diventa, di colpo, insostenibile. Perché nessuno le chiede
mai il suo parere? Anna prende una decisione per molti impensabile e che
sconvolgerà la vita di tutti i suoi cari: fa causa alla sua famiglia.
Un romanzo su un tema difficile e doloroso.
Ho intrapreso questa lettura grazie alla Lega dei lettori organizzata da Alessia del blog Il profumo dei libri. Avevo votato questo libro perchè conoscevo la Picoult grazie al libro 19 minuti che, non ci crederete, è il primo in assoluto di cui ho parlato più di due anni fa qui sul blog - se siete curiosi trovate il mio acerbo pensiero cliccando
qui.
Concludevo quella recensione dicendo che avrei voluto leggere altro di questa autrice, ma sono passati più di due anni e ci sono riuscita solo adesso, grazie all'iniziativa di Alessia; come si dice meglio tardi che mai!!!! ;)
Questo non è un libro facile, anzi. Per affrontarlo ci vuole forza, quella che si tira fuori davanti ad una malattia; se per di più al centro di questa malattia ci sono delle ragazzine diventa tutto più difficile.
Ma la Picoult sa il fatto suo, affronta questo argomento senza piagnistei, andando dritta al punto, senza alleggerire ma neanche appesantire in modo troppo forzato la questione. Il libro è un insieme di voci, quelle di tutti i personaggi che sono toccati dalla storia.
Ci troveremo quindi a conoscere il punto di vista di ognuno di loro e potremo farci un quadro completo di come ognuno affronterà la questione.
Al centro di tutto ci sono due sorelle: Kate e Anna. Kate è malata di leucemia dall'età di due anni e la sua vita è fatta di continue ricadute, di privazioni, di dolore, di continue operazioni e di ospedali. Anna è la sua sorella minore, non è malata ma la sua vita è comunque fatta di privazioni, di dolore, di continue operazioni e di ospedali. No, non aveta capito male, non ho sbagliato a scrivere, la vita di Anna è totalmente e tristemente identica a quella della sorella perchè lei è nata per essere la sua cura, la sua donatrice.
Kate, come dicevo, ha solo due anni quando le viene diagnosticata una terribile e rarissima forma di leucemia. Non sta a me dirvi quanto un fatto simile possa devastare una famiglia fino a quel momento normale e felice.
Due genitori, Sara e Brian, un figlio maggiore, Jesse, e la più piccola, Kate.
La loro vita cambia radicalmente. Nessuno di loro risulta essere un buon donatore per la bambina malata. Un donatore esterno alla famiglia con la forma di malattia di Kate è impensabile. Un'unica soluzione si prospetta agli occhi di Sara e Brian: concepire un altro figlio sperando che questo possa essere compatibile.
Ma quando si è genitori, si sa, si farebbe qualsiasi cosa per un figlio, anche spingersi a volte troppo in là, su quel confine così in bilico tra quello che è giusto e quello che è sbagliato.
Una possibilità a questi genitori non basta, loro vogliono la certezza perchè non sono pronti a pensare che Kate possa morire - e chi lo sarebbe al posto loro? - quindi con i medici decidono di concepire un nuovo bambino in provetta, in modo che sia il più possibile compatibile allo scopo.
Credetemi, se gli alieni arrivassero sulla terra oggi e cercassero di capire perchè nascono i bambini, giungerebbero alla conclusione che la maggior parte della gente mette al mondo un figlio per caso, o perchè una certa sera ha bevuto troppo, o perchè il controllo delle nascite non è sicuro al cento per cento, o per mille altre ragioni non proprio lodevoli. Io, invece, ero nata con uno scopo ben preciso. Non ero il risultato di una bottiglia di vino da poco o della luna piena o di un entusiasmo momentaneo. Ero nata perchè uno scenziato era riuscito a mettere insieme gli ovuli di mia madre con lo sperma di mio padre per ottenere una certa combinazione di prezioso materiale genetico. In realtà, quando Jesse mi spiegò come nascono i bambini e io, ostinata miscredente, decisi di chiedere la verità ai miei genitori, ottenni più di quanto mi aspettassi. Mi fecero sedere e mi dissero tutte le solite cose, naturalmente, ma mi spiegarono anche che avevano voluto il mio piccolo embrione, quello e non uno qualsiasi, perchè poteva salvare mia sorella Kate. "Ti abbiamo amato ancora di più", mi rassicurò mia madre, "perchè sapevamo esattamente quello che volevamo."
Mi ritrovai a domandarmi, tuttavia, che cosa sarebbe accaduto se Kate fosse stata sana.
E' in questo modo che nasce Anna, ed il motivo è uno soltanto: essere la donatrice perfetta, quella che darà alla sorella la certezza di una vita nuova. E se inizialmente nella mente dei genitori l'idea è quella di concepire un nuovo figlio per utilizzare le cellule staminali del cordone ombelicale per le cure di Kate, con il passare degli anni le cose cambiano. Le cellule staminali non bastano più quindi si comincia a prendere da Anna il sangue, poi il midollo oseeo fino al momento di ambientazione del libro dove viene dato per scontato che la ragazzina donerà un rene alla sorella.
Sono un donatore allogenico, una sorella perfettamente compatibile.
Quando Kate ha bisogno di leucociti o di cellule staminali o di midollo osseo per far credere al suo corpo di essere sano, sono io a procurarglieli. Quasi tutte le volte che Kate va in ospedale, io la seguo a ruota.
Per questo la vita di Anna è fatta di rinunce tanto quanto quella di Kate, perchè se per caso è ad una festa e Kate sta male deve correre via per aiutarla; perchè gioca a Hockey ma deve saltare le partite perchè Kate potrebbe avere bisogno di lei.
E' per questo che a tredici anni Anna prende una decisione: vuole emanciparsi dal punto di vista medico dai suoi genitori ossia vuole poter scegliere per se stessa. Decide quindi di recarsi da un avvocato.
Non è facile a quell'età andare contro i propri genitori ma non può accettare di donare un rene, perchè questo per lei potrebbe dire ammalarsi, non poter praticare sport, avere una vita di rinunce.
E' facilissimo stare dalla parte di Anna, capire quanto possa essere dura per lei, così come è facilissimo capire il fratello maggiore Jesse, trasparente agli occhi della sua famiglia perchè non necessario ad aiutare la sorella; in lui troveremo un ragazzo solitario, bisognoso di attenzioni, ribelle ma solo per cercare attenzioni. E' anche facile non capire il comportamento di Sara, la madre, il cui pensiero è rivolto unicamente al bene di Kate. Imperterrita nonostante la causa messa in piedi da Anna, continua a non vedere la sua sofferenza, continua ad imporle un volere che lei non riesce più a sopportare.
Differente invece il pensiero del padre, che accetta il pensiero di Anna e cerca di stare dalla sua parte, perchè si rende conto della situazione, perchè pensa al bene di entrambe le sue figlie.
Insieme al giudice sentiremo le motivazioni della ragazzina e del suo avvocato contro quelle dei genitori e leggeremo in modo bramoso per capire come si risolverà la faccenda.
In tutto questo non avremo mai il pensiero di Kate sulla questione, conosceremo la sua malattia solo vista dagli occhi delle altre persone e non potremo non chiederci, per tutto il tempo, quale sia il suo pensiero.
La Picoult scrive con maestria di questioni che forse, purtroppo, conosce troppo bene avendo avuto una figlia malata per molto tempo. Costruisce ogni singolo personaggio con un'attenzione che normalmente si dà solo ai protagonisti. Ma in questo libro ognuno è un protagonista ed ognuno è descritto nei minimi dettagli, con i suoi pregi e con i suoi difetti.
Un'opera magistrale che ha saputo anche lasciarmi a bocca aperta sul finale.
Non do cinque a questo libro solo perchè, come dicevo all'inizio, sono rimasta più colpita da 19 minuti. Paradossalmente in quel libro ero riuscita e sentire più emozioni nonostante dal tema forse me lo sarei aspettata meno.
E voi cosa ne pensate? Avete letto questo libro? Conoscete questa bravissima autrice?
VOTO: