domenica 8 marzo 2015

Ritratto di Signora #13 - Speciale 8 marzo

Ciao a tutti e buona domenica! Come state? Io sono già al lavoro da un'ora per delle consegne da fare domani, ma sono in coma!!! Voi cosa fate di bello?
Ma passiamo al motivo di questo post. Pur non essendo lunedì oggi torniamo con una puntata speciale di Ritratto di signora. Oggi è la festa della donna - o meglio, giornata internazionale della donna - spesso purtroppo scambiata per una giornata in cui uscire tra amiche a sbavare dietro improponibili ed improvvisati spogliarellisti.
Noi di Ritratto di Signora abbiamo pensato di festeggiare in modo differente: ognuna di noi blogger facente parte di questo progetto scriverà sul suo blog una citazione tratta da un libro in cui si parla di donne.

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"Ho sottovalutato i segnali, non ho fatto attenzione ai campanelli d'allarme. I primi tempi non mi picchiava, ma sbottava per un nonnulla. Mi sono detta che era solo molto stressato, che sarebbe passato, che, in fondo, non era successo niente. Così ho deciso di starmene buona, mi sono voluta convincere che con il mio sostegno si sarebbe calmato [...] Una sera sono riuscita a scappare e mi sono rifugiata in un bar. Ma quando il locale ha chiuso lui è venuto e mi ha riportato a casa. E lì mi ha riempito di calci e mi ha rotto una costola. Poi sono arrivate altre botte e litigi. Alla fine mi ero quasi convinta che la colpa fosse mia, che gli rendevo la vita impossibile."
Cit. La tentazione di essere felici di Lorenzo Marone edito da Longanesi
Perchè ho scelto questa citazione? Perchè di sicuro, in questo momento, ci saranno uomini che avranno regalato alla propria compagna, moglie, fidanzata, mamma, sorella un mazzo di mimosa - che diciamocelo, la mimosa puzza e macchia pure, ed è il fiore più terribile che potessero scegliere per questa ricorrenza - ma, dicevo, quegli stessi uomini, ieri avranno sbattuto contro il muro la stessa donna che oggi cercano di adulare, e probabilmente ce la sbatteranno anche domani.
Ho scelto questa citazione perchè non basta dire oggi "Auguri" ad una donna per sentirsi la coscienza pulita per tutto il resto dell'anno.
La vera festa per tutte le donne del mondo potrà iniziare quando nessun uomo si permetterà di ritenerle un sua proprietà, quando nessun uomo si permetterà di picchiarle, violentarle, distruggerle psicologicamente, o addirittura ucciderle. Solo allora potremo veramente festeggiare.
Per il momento mi sento solo di rivolgere un pensiero a quelle donne e sperare che abbiano la forza di reagire e dire basta, magari buttando la mimosa nel primo cestino mentre, con una valigia in mano, vanno in cerca di una nuova, meravigliosa vita.
Se mi seguite sapete che su questo tema ho scritto un mio ritratto qualche mese fa, ma vorrei lasciarvi nuovamente il link perchè certe cose non bisogna dimenticarle mai, per quanto terribili possano essere.


AUGURI A TUTTE LE DONNE... 
AFFINCHE' TROVINO IL CORAGGIO DI VOLERSI BENE!!!!

Potrete trovare le altre citazioni sui blog:


Grazie mille a tutti per l'attenzione.

Daniela, Monica, Miki, Francesca e Federica

venerdì 6 marzo 2015

Chi ben comincia #74 - Il rumore dei tuoi passi di Valentina D'Urbano

Buongiorno lettori, come va? Finalmente un altro venerdì è arrivato! Purtroppo però il week end si prospetta impegnativo visto che ho dei lavori da finire assolutamente per lunedì. In questo periodo sono veramente stanchissima e non riesco a riposare quanto avrei bisogno, accidenti! In più mille pensieri...mille casini...  :((
Ma passiamo a noi, e alla nostra rubrichetta del venerdì Chi ben comincia, la rubrica ideata da Alessia del blog Il profumo dei libri
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Sono stata molto indecisa su quale libro scegliere per questa puntata poi ho deciso di buttarmi sul libro che ho cominciato proprio questa settimana perchè continuava a chiamarmi, nonostante io ne abbia un'infinità ad attendermi da molto più tempo. Sto parlando del libro Il rumore dei tuoi passi di Valentina D'Urbano - di cui ho precedentemente adorato Acquanera, il secondo lavoro! - edito da Longanesi e Tea.

REGOLE:

- Prendete un libro qualsiasi contenuto nella vostra libreria
- Copiate le prime righe del libro (possono essere 10, 15, 20 righe)
- Scrivete titolo e autore per chi fosse interessato
- Aspettate i commenti


I gemelli, ci chiamavano.
Dicevano che eravamo uguali, anche se non ci assomigliavamoper niente.
Dicevano che a forza di stare insieme eravamo diventati identici,sputati, come due gocce d’acqua.
Ero sullo spiazzo della chiesa.
La ghiaia bianca mi entrava nei sandali, mi massacrava i piedi.
Ma non ci ho fatto caso, ho continuato a camminare per raggiungerel’ombra del sagrato.
Da lontano la chiesa del quartiere è un enorme blocco grigio malamente incastrato tra i palazzi. Sembra quasi che l’abbiano conficcata lì, che l’abbiano spinta a forza in un buco dove proprio non sarebbe entrata. E invece sta lì da anni, e da vicino la vedi per quello che è: quindici metri di cemento e piccole vetrate che dall’esterno sembrano nere, un portone rinforzato e in cima una croce tutta storta e arrugginita, che è un miracolo che ancora sia lì.
La chiamano la Pagoda.
Tutte le cose qui hanno un soprannome. La chiesa è diventata la Pagoda. Il quartiere è la Fortezza.
Noi eravamo i gemelli.
Anche oggi ho sentito che ci chiamavano così. C’era della gente, tanta gente, e tutti sussurravano la stessa cosa. Non mi sono voltata, ho continuato a camminare lenta lungo il pavimento lucido della navata e al mio passaggio la folla si è aperta, lasciandomi passare. Mi guardavano tutti, ma di nascosto, perché farlo apertamente non sta bene.
Mi sono sentita importante, al centro del mondo, ed era assurdo che dovesse accadere proprio lì. Mi sono sentita gli occhi puntati addosso, anche se tutti avevano l’espressione ebete di chi non sa bene cosa fare in questi casi.
«Non vi preoccupate», avrei voluto dire. «Nessuno lo sa mai.» Ho posato un girasole sulla bara e mi sono chinata per baciare il legno nel punto in cui probabilmente c’era la sua testa.
Lentamente com’ero arrivata ho ripercorso la navata e sono uscita fuori.
Dal sagrato, quel girasole sembrava così pesante da sfondare tutto.
Ci chiamavano i gemelli, ma adesso non so come mi chiameranno. Forse cominceranno a usare il mio vero nome.
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Leggendo questo incipit ho ritrovato subito lei, Valentina, lo stile che avevo immediatamente adorato in Acquanera e che mi ha fatto diventare dipendente di quel libro. Un inizio forte questo. Un bara. Una gemella - anche se solo per soprannome - non più gemella. Un quartiere in cui tutti guardano di nascosto perchè apertamente non sta bene. Un bacio su una bara nel punto in cui probabilmente c'era la sua testa. E quell'interrogativo finale... "adesso non so come mi chiameranno. Forse cominceranno a usare il mio vero nome" mi ha messo addosso una tristezza infinita.
E voi, che ne dite? Conoscete la D'Urbano ed i suoi libri? Vi piace questo incipit?

giovedì 5 marzo 2015

Shopping letterario #31

Buongiorno amici, come state? Io settimana abbastanza tranquilla, in cui sono riuscita ad organizzarmi con tutte le mie, sempre eccessive, cose da fare! Vi avevo promesso una nuova puntata di questa rubrica ed il momento è arrivato. Complici i punti Mondadori che scadevano il 28 febbraio - avevo ben 20 euro di buono - ho fatto un meraviglioso e ricco ordine spendendo solo poco più di tre euro!! Ecco i libri che ho acquistato:


  • Il chirurgo di Tess Gerritsen edito da Tea e Longanesi, 347 pagine. Questo libro è il primo della serie dedicata al detective Jane Rizzoli e Maura Isles. Ho letto e recensito qui L'ultima vittima ed ho deciso di acquistare e leggere in ordine, pian piano, tutti i volumi dedicati a questa coppia.
Trama: A Boston vengono scoperti i cadaveri di due giovani donne orrendamente mutilate. Scattano immediatamente le indagini, affidate alla detective Jane Rizzoli, donna determinata e tenace, ma frustrata per le discriminazioni di cui è oggetto nell'ambiente lavorativo. Jane individua ben presto un nesso tra l'orripilante rituale del serial killer, denominato "il chirurgo" per la sua conoscenza delle tecniche operatorie, e quello di un assassino che anni prima, a Savannah, aveva violentato, seviziato e ucciso diverse donne. Jane scopre anche che l'ultima vittima del killer di Savannah è riuscita a sfuggirgli e a ucciderlo e che, dopo il fatto, si è trasferita proprio a Boston, dove lavora come chirurgo.

  • Un giorno di David Nicholls edito da Neri Pozza, 487 pagine. Nonostante Noi - che abbiamo letto con il gruppo di lettura il cui riepilogo potete trovare qui (attenzione spoiler!) - non mi abbia particolarmente entusiasmato ho deciso di dare una seconda possibilità a Nicholls. Le continue insistenze delle mie amiche LGS e lo stile di Nicholls che comunque ho apprezzato mi hanno convinto a acquistare questo primo lavoro dell'autore. Speriamo bene!
Trama: È l'ultimo giorno di università, e per due ragazzi sta finendo un'epoca. Emma e Dexter sono a letto insieme, nudi. Lui è alto, scuro di carnagione, bello, ricco. Lei ha i capelli rossi, fa di tutto per vestirsi male, adora le questioni di principio e i grandi ideali. Si sono appena laureati, l'indomani lasceranno l'università. È il 15 luglio 1988, e per la prima volta Emma e Dexter si amano e si dicono addio. Lui è destinato a una vita di viaggi, divertimenti, ricchezza, sempre consapevole dei suoi privilegi, delle sue possibilità economiche e sociali. Ad attendere Emma è invece un ristorante messicano nei quartieri nord di Londra, nachos e birra, una costante insicurezza fatta di pochi soldi e sogni irraggiungibili. Ma per loro il 15 luglio rimarrà sempre una data speciale. Ovunque si trovino, in qualunque cosa siano occupati, la scintilla di quella notte d'estate tornerà a brillare. Dove sarà Dexter, cosa starà combinando Emma? Per venti anni si terranno in contatto, e per un giorno saranno ancora assieme. Perché quando Emma e Dexter sono di nuovo vicini, quando chiacchierano e si corteggiano, raccontandosi i loro amori, i successi e i fallimenti, solo allora scoprono di sentirsi bene, di sentirsi migliori. Comico, intelligente, malinconico, Un giorno cattura l'energia sentimentale delle grandi passioni: i cuori spezzati, l'intricato corso dell'amore e dell'amicizia, il coraggio, le attese e le delusioni di chiunque abbia desiderato una persona che non può avere.
 
  • Il giardino dei segreti di Kate Morton edito da Pickwick, 600 pagine. Ho finito L'ombra del silenzio di Kate Morton da pochissimo e l'ho veramente adorato! Uno stile avvincente che cresce con l'evolversi della storia ed una trama ricca di avvenimenti, personaggi e colpi di scena. Non potevo non acquistare anche questo che era l'unico che mi mancava edito da Pickwick. Aggiungo alle mie precedenti considerazioni che queste cover sono veramente una bomba!!!
Trama:  È il 1913 e sulla costa dell'Inghilterra una nave è pronta a salpare per l'Australia: a bordo, tra i passeggeri in cerca di fortuna e i rudi marinai intenti alle manovre, una bambina di quattro anni, Neil, stringe il prezioso libro di favole che le ha regalato la misteriosa Autrice, Eliza Makepeace. Che dovrebbe prendersi cura di lei, ma l'abbandona sul ponte. Distratta dalle attenzioni di un bimbo più grande che la invita a giocare, Neil non si accorge che il rombo dei motori si fa più incalzante, e la nave lascia il molo diretta verso il mare aperto. Dopo una traversata che sembra infinita, quando il transatlantico arriva a destinazione, la piccola si ritrova sperduta nel porto di Maryborough: è smarrita, non ricorda il suo nome e tutto ciò che le è rimasto è una valigina bianca che contiene qualche vestito e quel bellissimo libro di fiabe. Per Hugh, il capitano del porto, quella delicata creatura pare piovuta dal cielo, a consolare lui e la moglie della loro sterilità. Da quel momento sarà sua figlia. Solo la sera del suo ventunesimo compleanno Neil apprende dal padre il segreto delle sue origini e la sua vita cambia per sempre.
  
L'ultimo libro che vi presento è in formato digitale, omaggio della casa editrice che ringrazio.
  • La casa di tutte le guerre di Simonetta Tassinari, edito da Corbaccio, 252 pagine. Un libro uscito da poco che mi sono convinta a richiedere alla casa editrice grazie ai pareri positivi che ho letto un po' ovunque. Se volete averne un assaggio ne ho condiviso l'incipit qui.
Trama:  Quando le estati erano lunghe e le vacanze duravano tre mesi, Silvia le trascorreva a Rocca, in Romagna, insieme alla nonna inglese, che benché avesse sposato un notabile del luogo e vivesse da mezzo secolo nella villa più bella e più antica del borgo, era ancora "la signora" per tutti gli abitanti, altera e un po' temuta fuorché dalla nipote che amava teneramente ricambiata. Giornate belle e tutte uguali, scandite dai giochi con i ragazzini del paese, le chiacchiere con la nonna e la governante, l'attesa dei genitori nel weekend, le letture nell'immensa soffitta piena di segreti... Ma l'estate del '67 è destinata a rimanere per sempre impressa nella memoria: Silvia, quasi undicenne, fa amicizia con Lisa, la figlia del balordo del paese, selvatica e ribelle e insieme faranno un scoperta sconvolgente che cambierà per sempre la loro vita e il loro sguardo sul mondo di adulti che le circonda... 
Ecco fatto, questi sono i miei nuovi gioiellini!! Cosa ne pensate? Ne avete letto qualcuno o qualcuno attira particolarmente la vostra curiosità? Fatemi sapere, come al solito sono curiosa!!! :)

E con questo è tutto! Che ve ne pare? Qualcuno di questi libri vi ispira particolarmente? Se vi va raccontatemi anche quali sono stai i vostri acquisti nell'ultimo periodo. :)

martedì 3 marzo 2015

Recensione #49 - L'ultima vittima di Tess Gerritsen

Buongiorno carissimi lettori! Come state? Io sto finalmente riuscendo a tirarmi a pari con tutte le recensioni arretrate; per fortuna tra gennaio e febbraio ho letto tantissimo ma poi star dietro a tutto diventa difficile. Oggi vi propongo la recensione del libro L'ultima vittima di Tess Gerritsen edito da Longanesi e Tea, 330 pagine.  

Trama: A una prima occhiata sembra un college come tanti, forse solo un po' più esclusivo e curato degli altri. Immerso negli splendidi boschi del Maine, ha un immenso parco, lunghi corridoi, aule luminose, un attrezzato laboratorio di scienze e uno di informatica. Ma a fare la differenza, a Evensong, sono gli alunni. Qui, infatti, vengono accolti ragazzi che hanno subito gravi traumi, che devono riaprire gli occhi e tornare a vivere, perché la morte li ha sfiorati troppo da vicino. Il posto giusto per Teddy Clock: ha solo quattordici anni, ma è già sopravvissuto a due spaventosi massacri. Due anni fa la sua famiglia d'origine è stata sterminata; da poco una misteriosa e spietata mano omicida gli ha strappato anche i genitori adottivi... Solo a Evensong Teddy potrà ricevere l'aiuto di cui ha un disperato bisogno e riuscire a trovare le parole per raccontare al detective Jane Rizzoli quello che ha visto. Ma per Teddy non sembra esistere un posto sicuro e la morte varca anche l'alto cancello del college. Per Jane e la sua amica Maura Isles, l'anatomopatologa, è l'inizio di un'indagine complessa, a caccia di un assassino che sembra mosso solo da un istinto sadico e crudele e che invece ha un piano preciso ed efferato. Un piano che va compreso e sventato prima che sia troppo tardi...

Ho scoperto questo libro per caso, in una delle mie ultime incursioni in libreria con in mano i miei buoni Mondadori da spendere. Devo essere sincera, cercavo qualcosa che fosse di mio gradimento ma che mi permettesse di spendere poco per sfruttare al meglio i miei buoni. Se mi seguite conoscete il mio amore per i thriller. Quando spulciando nella zona della libreria dedicata ai Tea e mi sono trovata tra le mani questo libro non ho avuto dubbi: una cover che colpisce - anche se con il senno di poi non è particolarmente evocatica della trama - ed una trama assolutamente avvincente. Non ho potuto resistere!
Devo ammettere che non avevo mai sentito nominare la scrittrice che invece ho scoperto essere molto famosa nel mondo - è un'autrice da più di 25 milioni di copie vendute in 40 nazioni - tanto che questo libro è l'ultimo di ben dieci pubblicati in Italia con protagonista il detective Jane Rizzoli. Quando l'ho scoperto mi sono sentita tremendamente ignorante!
Fatto sta che ho letto questo decimo libro - leggibilissimo anche senza aver letto gli altri anche se mi rendo conto che andando in ordine avrei assistito all'evoluzione dei personaggi e avrei saputo anche qualche particolare in più che viene in ogni caso ripreso qui - e l'ho trovato molto interessante.
Partiamo dalla trama. Il libro parte con il botto: tre capitoli, tre adolescenti scampati alla morte, tre famiglie trucidate barbaramente - anzi sei, visto che questi ragazzi hanno visto morire le loro famiglie di origine prima e quelle affidatarie poi . 
La situazione appare subito strana ed ovviamente i tre casi risultano subito molto simili e probabilmente collegati tra loro. Tutti e tre i ragazzi si ritrovano a Eversong, un college per giovani con gravi traumi alle spalle. Le domande che da subito il lettore è portato a porsi sono: qual è il collegamento tra questi tre casi? E' una casualità che Eversong sia diventato il rifugio di tutti e tre i giovani oppure c'è sotto un progetto prestabilito?
A dover indagare è la detective Jane Rizzoli - già protagonista dei libri precedenti - le cui indagini saranno supportate dall'anatomopatologa Maura Isles. Leggendo questo libro si capisce che ci sono dei pregressi non troppo piacevoli tra le due donne e ce ne vengono accennati i trascorsi, ma forsi aver letto i libri precedenti avrebbe reso la lettura più completa; lo stesso vale per i  creatori di Eversong a cui in passato l'autrice ha dedicato addirittura un libro intero ed averlo letto avrebbe sicuramente favorito e reso più chiara la mia lettura de L'ultima vittima. Ecco perchè quando ci sono romanzi così legati tra loro - anche se poi in realtà sono autoconclusivi e il loro legame sta nei personaggi - preferisco andare in ordine ed avere un quadro preciso dell'evoluzione degli stessi e dei loro trascorsi. In questo caso purtroppo nella quarta di copertina non era specificato e non conoscendo l'autrice non potevo saperlo ma rimedierò presto leggendo tutto nella giusta cronologia infatti ho ordinato nei giorni scorsi Il chirurgo, primo volume legato alle indagine di Jane Rizzoli.
Quello che ho apprezzato molto di questa lettura è stato lo stile. Già dall'inizio veniamo catapultati nella situazione di tragicità che questi ragazzi vivono e per tutto il libro le vicende si incastrano così bene e in modo così lineare da non avermi permesso di individuare fino alla fine cosa si nascondesse dietro a tutta la storia. Sono rimasta letteralmente a bocca aperta ed ho pensato che la Gerrister fosse proprio riuscita a prendermi in giro per bene per tutta la lettura! E' una cosa che adoro nei thriller perchè credo debba essere proprio questo il loro scopo.
Evidentemente se questa autrice è conosciuta e venduta in tutto il mondo un motivo ci doveva pur essere ed io l'ho scoperto a fine lettura.
Se amate i thriller e non avete ancora fatto conoscenza con la Gerritsen dovete per forza rimediare e poi, se vi va, tornare a farmi sapere!!! Se invece avete già letto tutto di questa autrice ditemi cosa ne pensate! :)

VOTO:  

lunedì 2 marzo 2015

Ritratto di signora #12

Buongiorno amici e buon inizio settimana! Come tutti i primi lunedì del mese torna una puntata della rubrica  Ritratto di signora.
Questa volta tocca  a Miki del blog Miki in the Pink Land che ci parla di Lizzie Velasquez. 


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Ho conosciuto Lizzie Velasquez per caso, su Instagram https://instagram.com/littlelizziev/. Ovviamente sono rimasta colpita dal suo aspetto, ma, scorrendo le foto, è il suo sorriso ciò che mi ha conquistata e mi ha spinta a conoscere la sua storia.
Se vi dicessero che esiste una condizione che impedisce l'accumulo di grasso corporeo e che vi consente di mangiare tutto ciò che volete, quali sarebbero le vostre reazioni? Sarebbe bello, eh?!
Adesso, provate a digitare su Google "la bambina più brutta del mondo". Fatto? 

Credo che la vostra reazione sia stata un po' diversa...
Avrei voluto parlare di lei già nel mio ultimo ritratto, ma poi un episodio contingente ha indirizzato la mia attenzione da tutt'altra parte. Non potete immaginare con quanta impazienza io abbia atteso di nuovo il mio turno.
Adesso ci siamo, finalmente. Mettetevi comodi, sto per raccontarvi la storia di Lizzie.
Elizabeth Ann nasce ad Austin, in Texas, primogenita di Rita e Guadalupe. E' prematura di quattro settimane ed il suo peso alla nascita è di 1,219 chili. I medici dicono che le probabilità che sopravviva sono basse e comunque la sua prospettiva di vita non è delle migliori: non sarà in grado di parlare, camminare, non sarà in grado di essere autonoma. Nessuna speranza, insomma, per i neogenitori, che stringono quel fagottino fragile tra le braccia e decidono di portare a casa la loro bambina, di amarla e di cercare di renderle la vita, anche fosse stata brevissima, un viaggio meraviglioso.
Non solo Lizzie è sopravvissuta, ha ventisei anni adesso, ma è lei che ci racconta la sua storia. 

In tutto il mondo, solo altre due persone hanno la sindrome di Lizzie. Non ci sono studi, non ci sono certezze, non ci sono terapie. La famiglia, i medici, lei stessa affrontano i problemi un passo alla volta, man mano che essi si presentano. Problemi che possono andare da una semplice frattura, al restringimento dell'esofago, come l'ultima volta che è stata ricoverata.
Costretta ad introdurre oltre 5000 calorie al giorno, molte delle quali derivano da snack ipercalorici, Lizzie ha una percentuale di grasso corporeo pari a zero. Ha cominciato a perdere la vista a quattro anni e adesso è completamente cieca da un occhio. Ha un sistema immunitario molto debole e la sua condizione presenta caratteristiche simili alla progeria. I suoi organi, i suoi denti, le suo ossa sono perfettamente sani. Ed ha capelli splendidi.
Ascoltando la sua storia, la storia che racconta con la forza delle parole e delle immagini, sono rimasta colpita dal suo grande ottimismo. E' stato triste riconoscere in lei la bambina presa in giro su vari social. Io stessa, in passato, avevo stupidamente pensato ad una sorta di manipolazione fotografica, senza fermarmi a pensare che dietro quel viso c'è la storia, difficile, di una persona. Di una Donna.

"Non ho mai pensato di essere diversa. Non prima di iniziare la scuola"

Io non ho pianto il primo giorno di scuola. Mai. Ero così euforica per il grembiulino nuovo, per lo zainetto rosa, impaziente di mostrare che sapessi già leggere e scrivere e perfino l'alfabeto in francese. Ricordo che quell'euforia è durata per tanto tempo. La mattina mi alzavo e non vedevo l'ora di andarci.
Chissà se Lizzie ha provato il mio stesso entusiasmo, con quello zainetto fin troppo grande sulle spalle, che la faceva assomigliare ad una tartaruga. Di una cosa sono sicura: se lo ha provato, è durato poco.
Isolata, maltrattata, offesa, evitata... La scuola si è trasformata presto in un incubo e l'unico pensiero di Lizzie era: "cosa gli ho fatto? Perché sono così cattivi con me?"
"Non lasciare che sia la tua malattia a definire chi sei" è la risposta dei suoi genitori. Il miglior team di supporto che Lizzie potesse desiderare.
Ed è tornata in quella classe, ha affrontato l'ignoranza, la cattiveria, la maleducazione.
Il bullismo.
E' stato facile? Non credo proprio. Ogno giorno una lotta, ogni giorno questa piccola ragazzina cercava di non soccombere, con tenacia, sperando di risvegliarsi ed essere diversa, essere come tutti gli altri. Normale.
Fino a quel giorno, durante il Liceo, in cui Lizzie si imbatte in un video, su YouTube, il cui titolo è "The world's ugliest woman". Sì, il video parlava di lei ed i commenti più gentili erano quelli che la definivamo mostruosa, che si chiedevano perché i suoi genitori non avessero abortito. E poi c'era chi suggeriva di puntarsi una pistola alla tempia ed uccidersi.
Un pensiero che è passato nella sua mente, ma che, per fortuna, non ha ascoltato. Lizzie ha deciso di combattere diversamente. Ha deciso di raccontare la sua storia ed è diventata una motivational speaker.

"Ognuno di noi ha il comando della propria vita e solo noi possiamo decidere quale strada intraprendere. Decidere cosa ci definisca. Non è facile, può essere snervante, irritante, deprimente, ma solo così troveremo un equilibrio. Solo così potremo dire di vivere davvero."
Quello che era sempre stato un incubo, presto diventa una benedizione. Grazie alla sua malattia, Lizzie ha intrapreso una veria e propria missione, per essere d'aiuto alle persone, motivarle, ed una vera e propria lotta contro il bullismo ed i pregiudizi della gente.
Guardando i suoi vlog su YouTube (
https://www.youtube.com/user/lizzitachickita/videos) non si può non rimanere affascinati da tanto entusiasmo, intraprendenza ed intelligenza. Leggendo i suoi libri, si può comprendere quale tormento abbia subito e come è stata in grado di trarne un insegnamento e la forza per andare avanti. Forza che ha incanalato in quello che sembrava un progetto ambizioso e che proprio in questi giorni ha dato un risultato importantissimo.
"A Brave Heart" (http://abraveheartfilm.com/) è un film documentario che racconta la storia di lizzie Velasquez, da vittima ad attivista contro il bullismo.

E' difficile concludere un articolo del genere, ci sono così tante cose da dire e così tanti modi per dirle. Eppure le parole non credo siano necessarie.
La storia di Lizzie mi ha toccata nel profondo, mi ha riportato alla mente alcuni brutti episodi della mia fanciullezza e della mia adolescenza, incomparabili, certo, ma comunque tristi e dolorosi. Mi ha portata a riflettere su quanto sia facile abbandonarsi a certi giudizi, soccombere alla cattiveria, rimanere lì, per terra, perché la paura di rialzarsi e cadere di nuovo è troppo grande. Ma quando lo si fa, quando ci si rialza, quando ci si rimette in piedi, su gambe traballanti, contando solo sulle proprie forze, quella è la più grande vittoria.
BULLYNG STORIES ARE FAMOUS FOR HAVING VICTIMS, NOT HEROES.
Miki.
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Ringrazio Miki per questo ritratto! Confesso che non conoscevo Lizzie. Sono a conoscenza che esistono malattie rarissime al mondo che toccano poche persone in modo devastante ma non conoscevo questa storia nello specifico. Ho letto questo ritratto con il magone, con un groppo allo stomaco che non mi ha abbandonato per un po' neanche dopo aver smesso di leggere. E' impressionante lo spirito con cui questa ragazza riesca ad affrontare la sua vita in questa maniera, io mi abbatto spesso per molto meno. Credo sia assolutamente inimmaginabile cosa abbia dovuto subire negli anni a livello emotivo - lei, come anche i suoi genitori - e resto impressionata da quello che è riuscita a creare attraverso la sua malattia. La seguirò su instagram, d'ora in poi, perchè credo abbia molto da insegnare!! E voi? Cosa ne pensate? Conoscevate Lizzie e la sua storia! Come sempre aspetto le vostre impressioni!!!

Potrete trovare questo post anche sui blog:


Grazie mille a tutti per l'attenzione.

Daniela, Monica, Miki, Francesca e Federica

venerdì 27 febbraio 2015

Chi ben comincia #73 - La casa di tutte le guerre di Simonetta Tassinari

Buongiorno a tutti, come va? Pronti per un nuovo week end? Io, nei prossimi giorni, ho solo voglia di riposare. Ho troppa stanchezza arretrata che necessita di essere spazzata via!
Ma passiamo al nostro appuntamento fisso del venerdì, la rubrica Chi ben comincia, ideata da Alessia del blog Il profumo dei libri
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Oggi ho deciso di lasciarvi l'incipit di un libro uscito da pochissimo che mi è stato inviato proprio nei giorni scorsi dalla casa editrice che ringrazio. Sto parlando di La casa di tutte le guerre di Simonetta Tassinari edito da Corbaccio.

REGOLE:

- Prendete un libro qualsiasi contenuto nella vostra libreria
- Copiate le prime righe del libro (possono essere 10, 15, 20 righe)
- Scrivete titolo e autore per chi fosse interessato
- Aspettate i commenti



Vorrei premettere che nell’estate del 1967 io non avevo undici anni, come suggerirebbe il calendario, bensì dieci e mezzo, perché sono nata il trenta dicembre, e approfitterei dell’occasione per spezzare una lancia in favore di quelli che, come me, corrono sempre il rischio di sembrare più vecchi. Si capisce che la gente non può nascere tutta il primo gennaio, come ci si potrebbe augurare per evitare complicazioni. Tuttavia, se si riuscisse a rieducare le persone a non ficcare il naso nelle faccende altrui, si eviterebbe la seccatura, soprattutto alla mia età attuale, di dover immancabilmente precisare, mentre chi ti sta davanti fa i suoi stupidi conti e ti attribuisce un mezzo annetto in più che non meriti affatto: Ma guardi che sono della fine di dicembre, io!
A ogni modo dal 1967, e forse anche prima, ho sempre pensato due cose: che in fondo c’era chi stava peggio di me (per esempio, i nati il trentun dicembre); e che la mia irritazione nei confronti del mio giorno natale fosse, in buona parte, causata da mia madre. Fino alla fine della quinta elementare mi facevano le treccine o i codini, mi vestivano con abitini col carrè e calzini col pon pon. Perdipiù ero una brunetta piuttosto bassa e magrolina, sicché gli estranei mi davano generalmente otto anni o perfino sette. E mia madre, quando rispondeva, dopo aver ammesso che effettivamente non ero una stanga, non mancava mai di aggiungere: "In realtà Silvia va per gli undici, ma è nata il trenta dicembre, e ci vuole ancora un mucchio di tempo per il suo compleanno!" Regolarmente mi domandavo che cosa avrebbe risposto se io fossi stata, mettiamo, di marzo o proprio del primo gennaio, senza neanche la speranza che in quel mucchio di tempo la mia statura potesse aumentare: "In realtà ne ha undici, ma è così bassa perché purtroppo ha preso dalla zia Prospera, che è quasi una nana, mentre la poverina avrebbe voluto tanto assomigliare a sua nonna Mary Frances, che è un metro e settanta".
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Silvia ci parla direttamente dall'alto dei suoi 10 anni e mezzo raccontandoci subito i suoi problemi legati all'età, all'aspetto fisico ed anche al modo in cui sua mamma la pettinava o la vestiva. 
Me la immagino Silvia, mentre riflette su queste "banalità" che per una bambina di quell'età possono essere importantissime. E mi fa tenerezza. 
Avrei proprio voglia di continuare a leggere per sapere come continua questa lettura.Cosa ne pensate di questo incipit? Vi stuzzica la curiosità o vi lascia indifferenti? Aspetto i vostri pareri! :)

mercoledì 25 febbraio 2015

Recensione #48 - La tentazione di essere felici di Lorenzo Marone

Buon pomeriggio a tutti! Come state? Io tutto bene a parte le mille cose da fare tra lavoro e casa.
Oggi torno con una recensione: quella di La tentazione di essere felici di Lorenzo Marone edito da Longanesi, 268 pagine.  

Trama: Cesare Annunziata potrebbe essere definito senza troppi giri di parole un vecchio e cinico rompiscatole. Settantasette anni, vedovo da cinque e con due figli, Cesare è un uomo che ha deciso di fregarsene degli altri e dei molti sogni cui ha chiuso la porta in faccia. Con la vita intrattiene pochi bilanci, perlopiù improntati a una feroce ironia, forse per il timore che non tornino. Una vita che potrebbe scorrere così per la sua china, fino al suo prevedibile e universale esito, tra un bicchiere di vino con Marino, il vecchietto nevrotico del secondo piano, le poche chiacchiere scambiate malvolentieri con Eleonora, la gattara del condominio, e i guizzi di passione carnale con Rossana, la matura infermiera che arrotonda le entrate con attenzioni a pagamento per i vedovi del quartiere. Ma un giorno, nel condominio, arriva la giovane ed enigmatica Emma, sposata a un losco individuo che così poco le somiglia. Cesare capisce subito che in quella coppia c'è qualcosa che non va, e non vorrebbe certo impicciarsi, se non fosse per la muta richiesta d'aiuto negli occhi tristi di Emma... I segreti che Cesare scoprirà sulla sua vicina di casa, ma soprattutto su se stesso, sono la scintillante materia di questo romanzo, capace di disegnare un personaggio in cui convivono, con felice paradosso, il più feroce cinismo e la più profonda umanità. 

Cesare, Cesare, ma quanto mi manchi?!?!?!?!?
Chi è veramente Cesare? Un vecchio acido e cinico o un uomo che ha imparato dalla vita che non c'è il tempo per perdersi in inutili giri di parole? Probabilmente è entrambi. 
Burbero, poco incline ai sentimentalismi, amante delle donne prosperose, litigioso con la figlia, indifferente con il figlio e poco adatto a fare il nonno. Ma Cesare è anche profondo, dolce, un uomo che la vita la prende a morsi per non rimanere con l'amaro in bocca, un uomo che tiene alla sua famiglia molto più di quanto apparentemente voglia far credere e che sa farsi in quattro per gli altri anche quando il buon senso gli direbbe di lasciar perdere. 
Credetemi, sono qui, davanti a questo spazio bianco a cercare di spiegare come possa un personaggio così apparentemente negativo e scorbutico entrare nel cuore, lacerargli la corazza e fargli un taglio così profondo da farlo sanguinare per giorni dopo che la parola fine è stata letta. 
Forse riesce a farlo perchè in Cesare c'è un po' ognuno di noi, tutto quello che vorremmo e non vorremmo essere nella nostra vita; il suo essere così se stesso ed il suo contrario; la sua sincerità che ci viene sbattuta in faccia fin dalla prima riga, senza sotterfugi, senza nascondersi davanti a ciò che un uomo della sua età dovrebbe essere.
Ecco come si presenta ai nostri occhi nelle prime righe del romanzo:
"Mio figlio è omosessuale. 
Lui lo sa. Io lo so. Eppure non me l'ha mai confessato. Niente di male, sono molte le persone che attendono la morte dei genitori per lasciarsi andare e vivere liberi la propria sessualità. Solo che con me non funzionerà, ho intenzione di campare ancora a lungo, almeno una decina di anni. Se Dante vorrà emanciparsi, quindi, dovrà fregarsene del sottoscritto. Io a morire per i suoi gusti sessuali non ci penso proprio." 
Cesare è anziano ma vivo e per tutto il libro vuole sottolinearlo e dimostrarlo, andando contro tutto quello che il suo essere anziano sembrerebbe volergli togliere.
Vedovo, più libero che mai, con due figli con cui non riesce ad avere un rapporto sereno, Cesare ci mostra la sua vita. Una vita fatta di incontri amorosi con Rossana, la sua formosa - quanto anziana direi io! - infermiera cui è più legato di quello che ci vuole far credere; una vita fatta di chiacchiere con il suo amico Marino che dalla morte della moglie si è chiuso in casa aspettando che giunga anche la sua ora; una vita fatta di continui tentativi di fuggire agli approcci della gattara del palazzo, con la sua puzza che inonda il pianerottolo e ti insudicia i vestiti. 
Cesare osserva in silenzio. Cesare ha l'occhio lungo. E' anziano ma molto sveglio. Ha capito da anni che Dante è omosessuale; ha capito che qualcosa nella vita della figlia non va nel verso giusto; ha da subito creduto che i suoi due nuovi vicini fossero strani e troppo solitari. Capisce tutto Cesare, ma in fondo anche niente perchè molte cose della sua vita passata gli sono ignote; mentre con il suo fare da sbruffone crede di poter controllare la vita degli altri si rende conto che, in fondo, non ha mai potuto controllare neanche la sua. E' a questo che assistiamo, all'evolversi di una consapevolezza che all'inizio del libro Cesare non aveva, all' insorgere di riflessioni che prima o poi una vita ti sbatte in faccia mostrandoti il conto da pagare.
Come può un uomo come lui, incapace di avere un rapporto sereno con i suoi figli, attaccarsi così tanto ad Emma, una qiovane vicina in difficoltà, essere per lei come un padre, tirarare fuori quella saggezza che spesso gli manca nelle discussioni con Sveva e Dante? Quante volte ci capita di essere più disponibili con un estraneo che con un nostro familiare? E' questo che succede a Cesara, con Emma tutto è più semplice, con lei non c'è bisogno di avere una maschera, lei tanto fragile e bisognosa di una spalla su cui piangere e riversare tutta la sua sofferenza.
Ed ecco che assistiamo all'evoluzione di cui parlavo prima. La vicinanza con questa donna lo cambia, lo fa riflettere, lo rende consapevole, gli fa capire un po' di più quei figli che fino a quel momento gli sembravano tanto lontani.
Un personaggio, Cesare, che resta nel cuore grazie alle sue sfaccettature, alla sua caratterizzazione così reale ed umana, alla sua impertinenza ma anche alla sua infinita voglia di vivere; ma di vivere sul serio, non di sopravvivere. Il suo scopo è quello di essere felice, cascasse il mondo, anche a costo di non essere capito. E invece alla fine Cesare lo capiamo, eccome, e facciamo il tifo per lui perchè è così che vorremmo diventare una volta anziani: non facenti parte della tappezzeria di una poltrona sgualcita ma con la necessità di essere ancora parti attive nel mondo, con la voglia di affrontare la vita senza barriere, senza peli sulla lingua e soprattutto senza rimpianti. 
Insomma, questo libro lo consiglio senza riserve, sicura che spesso andrò a riaprirlo per leggerne i passaggi che ho sottolineato (e sono moltissimi!) perchè mi ha fatto ridere ma mi ha anche fatto venire gli occhi lucidi!
Voi lo avete letto? Se sì come vi è sembrato? Se no, vi ispira? Aspetto le vostre impressioni!! :)

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