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venerdì 19 luglio 2019

Recensione #313 - Come una famiglia di Giampaolo Simi - #aspettandoilbancarella

Buon pomeriggio carissimi! Eccomi qui, per l'ultima recensione - rigorosamente in ordine alfabetico - dedicata ai libri finalisti del Premio Bancarella 2019, il cui vincitore sarà rivelato domenica sera a Pontremoli. Oggi vi parlo di Come una famiglia di Giampaolo Simi, edito da Sellerio, pag. 425, secondo volume dedicato al giornalista Dario Corbo. Il primo volume è La ragazza sbagliata che, se vi siete persi, ho recensito qui. 

Sinossi: Luca Corbo è un ragazzo coccolato e protetto che vede davanti a sé, quando non ha ancora diciotto anni, la grande opportunità di tutta una vita. Aspira a una carriera da calciatore professionista, è stato notato da alcuni procuratori, ed è giunto il momento di fare una scelta. Attorno ha i compagni che sul campo e fuori sono gli amici del cuore, anche loro spinti dalle stesse ambizioni. A incoraggiarlo c'è il sostegno dei genitori Dario e Giulia, separati dopo molte difficoltà, per una volta di nuovo complici grazie all'orgoglio per il suo talento. Sono trascorsi alcuni anni dall'estate del caso Nora Beckford, quando Dario Corbo, ex giornalista scaltro e malinconico, ha cercato di riscattare l'immagine e il passato scellerato di un'assassina che proprio lui aveva contribuito a far condannare. Ora Dario lavora per lei, alla Fondazione che cura l'opera del padre artista, e in molti hanno da ridire. Basta una telefonata per cambiare tutto, ancora una volta. Dario viene convocato all'albergo dove il figlio alloggia con la squadra, due poliziotti stanno frugando nella sua stanza, Luca è pallido e silenzioso. La notte precedente una ragazza è arrivata al pronto soccorso con il volto sfigurato, ha denunciato di essere stata condotta sulla spiaggia e poi stuprata e picchiata da un ragazzo conosciuto in discoteca. Quel ragazzo, ha detto, si chiama Luca, e gioca a calcio. Per Dario Corbo è il frantumarsi di un ordine precario e l'annuncio del fallimento più doloroso, quello di padre. Giampaolo Simi ci riporta in Versilia e traccia un affresco ambizioso e avvincente, di raffinato realismo e lancinante tensione. Un noir drammatico ma soprattutto una storia di individui che si riconoscono tra loro e cercano complicità e protezione nell'appartenenza, nella lealtà di gruppo, nel cemento dell'amicizia, nel nucleo tenace delle famiglie. Fin quando una famiglia non è costretta a guardarsi dentro, e a chiedersi quanta cieca fiducia, quanto amore inappellabile sono necessari per proteggere le persone che amiamo. Con il sospetto che persino nel proprio figlio possa nascondersi una creatura feroce.


Come vi dicevo nella recensione del libro precedente, ho conosciuto ed amato questo autore nel 2017 grazie al suo Cosa resta di noi - recensione qui - e queste due nuove letture non hanno fatto altro che confermare la bravura di questo autore.
Se nella prima avventura avevamo conosciuto un Dario Corbo freddo e parecchio cinico, ci dovremo un po' ricredere leggendo questo nuovo lavoro di Giampaolo Simi. Il Crobo che incontreremo qui è invece un uomo che dovrà fare i conti con i propri sentimenti e con il suo essere padre, nel bene e nel male.

venerdì 21 giugno 2019

Recensione #307 - La ragazza sbagliata di Giampaolo Simi

Buongiorno lettori, come va? Siete ancora in città o qualcuno di voi è già in vacanza? Io in città, come al solito per le ferie dovrò aspettare agosto, però non mi lamento visto che sono ancora a casa in maternità quindi almeno non ho la stanchezza dei viaggi sulle spalle come tutti gli anni.
Mi sto dedicando ai miei bimbi e alla lettura... insomma, un lusso!!!
Ma torniamo a noi. Come sapete sto seguendo da vicino il Premio Bancarella 2019 e tra i sei finalisti c'è  Giampaolo Simi con il suo ultimo libro: Come un famiglia, edito sa Sellerio, secondo libro della serie dedicata al giornalista toscano Dario Corbo. E visto che non mi piace leggere un libro di una serie senza i precedenti oggi vi parlo del romanzo La ragazza sbagliata  edito da Sellerio, pag. 386.

Sinossi: «Giro pagina e scrivo il suo nome. Nora Beckford. E subito sotto "Sensi di colpa: nessuno". Lo sottolineo due volte, e buco quasi la carta. Nessuno». Ma il tarlo del dubbio si insinua in Dario Corbo, giornalista di successo caduto in disgrazia, e lo spinge a ripercorrere una vecchia storia. Ventitré anni prima c'è stato un omicidio brutale: una diciottenne, uccisa seviziata e abbandonata in un dirupo sulle colline della Versilia. Irene ha appena terminato l'esame di maturità, è una studentessa modello, un esempio per i compagni e una sicurezza per i genitori. A essere incolpata di un orrore che ha fatto rabbrividire un'intera comunità sarà, dopo una lunga vicenda giudiziaria, Nora Beckford. Ventenne figlia di un famoso scultore inglese trapiantato in quella striscia di lusso in Toscana, di lei si era indagato ogni tratto. Il carattere, l'uso di droghe, la passione, la gelosia. Sulla condanna successiva erano stati determinanti non solo le prove ma gli articoli infiammati di un giovane giornalista, Dario Corbo. Proprio lui che oggi, a vent'anni di distanza, è incaricato di un libro a sensazione su quel delitto. E indeciso, ma il lavoro è ben pagato e poi lo incoraggia ambiguamente a dedicarvisi un magistrato d'assalto, che gli facilita l'accesso a incartamenti e perfino a indizi tralasciati. Ma è soprattutto l'incontro fortuito con Nora Beckford, l'assassina da poco uscita di galera, che lo porta a inoltrarsi in una selva di piste trascurate e inattesi ritrovamenti su uno sfondo che si staglia inquietante. Chi è Nora? Come può dirsi incapace di ricordare perfino una singola istantanea di quella ferocia? Cosa si è insinuato in lei, cosa è successo intorno a lei? Quali oscuri segreti della storia criminale italiana l'hanno avvinghiata? Ben più del mistero di un delitto, è l'enigma di una donna a incombere su Dario Corbo. A imprigionarlo tra la ricerca della verità e la forza della passione. Ed è questa prigionia e la faticosa liberazione da essa ciò che Giampaolo Simi racconta.

Ho conosciuto ed amato questo autore nel 2017 grazie al suo Cosa resta di noi - recensione qui - quindi quando ho scoperto che il suo ultimo lavoro è stato selezionato come finalista al Premio Bancarella non mi sono stupita.
La voglia di leggerlo c'era già quindi eccomi qui con il primo libro dedicato a Dario Corbo.
Ma chi è Dario Corbo?

venerdì 7 giugno 2019

Conosciamo meglio i finalisti del Premio Bancarella. #aspettandoilBancarella

Buongiorno lettori, come state? Oggi andiamo alla scoperta dei sei finalisti del Premio Bancarella 2019. Il vincitore verrà proclamato domenica 21 luglio in occasione della tradizionale cerimonia di premiazione che si svolgerà a Pontremoli (MS), nella sempre suggestiva cornice di Piazza della Repubblica. Presidente del premio quest'anno sarà Sara Rattaro, vincitrice del Premio Bancarella 2015 (Niente è come te, Garzanti), che quest’anno ci accompagna in qualità di Presidente del Premio. 


Ma conosciamoli meglio in rigoroso ordine alfabetico.
Oggi troverete le informazioni sul libro e sugli autori, nelle prossime settimane invece troverete le recensioni qui sul blog.


mercoledì 20 marzo 2019

Premio Bancarella 2019 - Ecco la sestina finalista!

Buongiorno carissimi, oggi qui sul blog vi lascio con un post particolare: Nadia ha partecipato in mie veci alla proclamazione della sestina finalista del Premio Bancarella, tenutasi ieri 19 marzo 2019 al Circolo dei Lettori di Torino. Io, come potrete capire, sono stata impossibilitata a presenziare, avendo un bambino di soli otto giorni che ancora deve ingranare con gli orari e con il suo essere al mondo.
Il vincitore verrà proclamato domenica 21 luglio in occasione della tradizionale cerimonia di premiazione che si svolgerà a Pontremoli (MS), nella sempre suggestiva cornice di Piazza della Repubblica.
Mettetevi quindi comodi e scoprite insieme a noi la sestina finalista.



Buongiorno lettrici e lettori!

Oggi sono qui in edizione straordinaria sul blog di Daniela, per raccontarvi a modo mio la presentazione dei sei romanzi finalisti del Premio Bancarella, svoltasi ieri sera al Circolo dei Lettori di Torino.

Premetto subito che non sarà un resoconto professionale come quello che avrebbe fatto Daniela: non avevo mai partecipato a un’occasione del genere, tantomeno da “addetta ai lavori”, e in più sono piemontese, e la mia “paura di disturbare” è insita in me come la passione per i gianduiotti e i baci di dama. Per fortuna c’era Baba, che mi ha infuso coraggio e ha fatto sì che riuscissi ad andare a cercare gli autori per porre loro la mia domanda.
Ma cominciamo dall’inizio: i sei finalisti di quest’anno sono, in rigoroso ordine alfabetico:

Elisabetta Cametti, Dove il destino non muore, Cairo
Alessia Gazzola, Il ladro gentiluomo, Longanesi
Tony Laudadio, Preludio a un bacio, NN Editore
Marino Magliani, Prima che te lo dicano gli altri, Chiarelettere
Marco Scardigli, Évelyne, Interlinea
Giampaolo Simi, Come una famiglia, Sellerio


Da sinistra: Marino Magliani, Gianpaolo Simi, Marco Scardigli, Bruno Gambarotta
Da sinistra: Elisabetta Cametti, Alessia Gazzola, Tany Laudadio
I sei autori hanno raccontato i loro romanzi e risposto alle domande del moderatore, un sempre simpatico Bruno Gambarotta. Abbiamo così scoperto che anche gli scrittori hanno autori di riferimento ma che è importante trovare la propria voce: Alessia Gazzola ha raccontato che, quando ha cominciato a scrivere L’allieva, si ispirava a Sophie Kinsella e a Bridget Jones ma anche al giallo chiuso all’inglese, e che, oltre a mixare tutti questi elementi, ha trovato lavorando una cifra personale che è la soddisfazione più importante per un autore.

Elisabetta Cametti ha spiegato di essere molto curiosa verso tutte le forme d’arte, dalla letteratura al videogioco, e di apprezzare molto Il trono di spade, che considera un ciclo molto moderno nonostante si ambienti in un mondo fantasy lontano da noi.

Tony Laudadio, dopo aver scherzato sulle sue capacità artistiche (oltre che scrittore è attore di teatro e cinema, e autore di testi teatrali) ha svelato l’ambientazione del suo romanzo, la città di Caserta, e ha raccontato qualcosa sul suo protagonista, un senzatetto che ha definito “l’ultimo degli ultimi”.

Marino Magliani, che oltre a essere scrittore è apprezzato traduttore di autori sudamericani, ha descritto l’ambientazione della sua storia tra il ruvido e difficile entroterra ligure e l’Argentina, sulla quale pesa ancora come una cappa la pagina oscura dei desaparecidos.

Con Marco Scardigli abbiamo fatto un tuffo nel passato della provincia novarese: il suo infatti è un romanzo storico contraddistinto da un importante lavoro di ricerca. Scardigli ci ha fatto riflettere su come, nel periodo in cui si svolge il romanzo, il delitto di una giovane donna misteriosa occupasse un semplice trafiletto sul giornale, perché era quasi all’ordine del giorno. Insomma, forse non stiamo così male ai nostri giorni, aggiungo io!

A Giampaolo Simi Gambarotta ha chiesto se i suoi romanzi, con protagonista Dario Corbo, debbano essere letti necessariamente in ordine per venire apprezzati. L’autore ha risposto che non è necessario, e che anzi i libri che comporranno la serie di Dario Corbo costituiscono “un arcipelago di quattro romanzi”, ciascuno dei quali ha qualcosa da svelare al lettore.


Al termine della presentazione io e Baba siamo ancora riuscite a parlare con i singoli autori, che si sono dimostrati tutti davvero gentili e disponibili –e non lo dico per piaggeria, sapete che non ne sono capace.


La domanda che avevo scelto di proporre è questa:

Ha mai pensato che il suo romanzo potesse avere una trasposizione cinematografica, e, se sì, ha in mente un attore che sarebbe perfetto per il ruolo del protagonista?

Naturalmente Alessia Gazzola ha già avuto una serie dedicata all’Allieva, e così a lei ho chiesto se ne fosse felice e soddisfatta della scelta degli attori. Lei mi ha risposto che la serie è stata per lei una grande fortuna, e che anche se inevitabilmente si discosta in qualcosa dai romanzi, tutti gli attori sono perfetti per il ruolo. Non soltanto i protagonisti, ma ciascun comprimario.

Elisabetta Cametti ha risposto che ha pensato a una trasposizione, e che per lei la perfetta Katherine Sinclaire è Gwyneth Paltrow, perché è una donna di classe, determinata e ironica, sia che interpreti la compagna di Tony Stark, sia che reciti in Sliding doors.

Marco Scardigli non ha mai pensato che il suo romanzo potesse diventare un film perché si ambienta nella provincia di Novara, ma non aveva neanche pensato di ritrovarsi finalista al Premio Bancarella, quindi mai dire mai…

Tony Laudadio ha immaginato una trasposizione cinematografica molto più che una pièce teatrale, e crede che il protagonista ideale sarebbe egli stesso, anche se sarebbe pronto a considerare anche Russell Crowe, se fosse disponibile!

Marino Magliani ha risposto che ogni autore pensa al suo libro come una sceneggiatura, ma che nel suo caso non ha pensato a un attore particolare, anche perché il protagonista è prima bambino e poi adulto.

Infine Giampaolo Simi mi ha rivelato che per quanto riguarda i suoi romanzi c’è già il progetto per una serie tv; di conseguenza, scusandosi, mi ha detto che per scaramanzia non poteva rivelare il nome del probabile attore protagonista. Mi sembra giusto!


E dopo questa breve chiacchierata con gli autori li abbiamo lasciati liberi di rilassarsi al buffet e siamo tornate a casa… io sicuramente porterò con me il ricordo di questa serata così emozionante ancora per tanto tempo!
 




Non perdetevi nelle prossime settimane gli approfondimenti sui singoli libri e sugli autori della sestina!

lunedì 29 agosto 2016

Recensione #144 - Cosa resta di noi di Giampaolo Simi

Buongiorno carissimi, come state? Già al lavoro o ancora in vacanza? Per me ancora qualche giorno di ferie e poi si ricomincerà con la solita vita. Torno oggi con la prima recensione dopo la pausa estiva. Vi lascio il mio pensiero su Cosa resta di noi di Giampaolo Simi edito da Sellerio editore Palermo, pag. 312

Sinossi: Un noir che disturba e sorprende, una tensione che sale piano come la marea. La storia di un amore che lentamente si trasforma in veleno, di un vuoto intimo che trasfigura una ragazza meravigliosa. In questo senso "Cosa resta di noi" fa pensare ai romanzi di Patricia Highsmith. Guia, la protagonista, chiama "morte vista al contrario" la sua impossibilità di avere un figlio: "una vita che non solo non inizia ma non riesce nemmeno ad essere concepita". Eppure è una ragazza nata per essere felice, di antica famiglia, scrittrice indirizzata al successo, sposata con un uomo che ama ed è pazzo di lei. Ma è in questa unione di felici che si infiltra il "lutto al contrario" del figlio mancato, come una crepa che si allarga e non si può fermare. Edo, il marito, il Narratore, segue le scene da questo matrimonio che si sta suicidando, nel letargo dorato degli inverni in Versilia, mentre Guia riversa in un prossimo romanzo tutta la sua disperazione e scrive di un tempo diverso da quello che stanno vivendo. Intorno le quiete banalità di coloro che "hanno tempo, soldi ed energie in surplus". Ma ad un tratto lo scenario cambia. Nella vita di Edo appare un'altra donna che però, pochi giorni dopo, svanisce nel nulla inspiegabilmente. La sua scomparsa diventa il caso del momento, segna l'irrompere di una realtà cieca e distruttiva nella crisi che Edo e Guia stanno cercando di affrontare.

Avevo adocchiato questo libro a novembre, durante lo scorso bookcity che si è tenuto a Milano. Diversi autori Sellerio, tra cui un divertentissimo Malvaldi, prendevano parte ad un incontro dedicato al giallo e tra tutti uno ha stuzzicato la mia curiosità: proprio Giampaolo Simi con il suo Cosa resta di noi, ambientato in uno stabilimento balneare della Versilia.
Edo e Guia sono una coppia come tante, con un matrimonio felice e una vita lavorativa avviata e sicura. Solo un neo macchia la felicità di quella coppia: l'impossibilità di avere un figlio, quel figlio che, soprattutto per Guia è diventato un'ossessione, quel figlio che cercano di aiutare a venire al mondo con continue visite e inseminazioni nella stanza numero 6 dell'ospedale in cui sono in cura da troppo tempo.
È questo il vero protagonista assoluto del libro: un figlio che non esiste, che non esisterà mai; un figlio che si erano illusi di poter cullare come una qualsiasi coppia "normale". Un figlio cui Guia dedicherà un libro, dandogli sembianze, un nome, una vita.
Ma cos'è la normalità? Quanto la mancanza di un figlio può incrinare un rapporto familiare? Tutto ruota intorno a questo, sviscerando la sofferenza, le speranze, le angosce di un uomo e una donna che arrivano irrimediabilmente ad allontanarsi.
Il noir in realtà è solo un contorno a questa vicenda, un effetto dell'allontanamento fisico e mentale, un effetto dell'insoddisfazione di un uomo che non riesce più a fare sesso solo nei giorni stabiliti, a scadenza regolare in sintonia con l'ovulazione, con l'unico scopo di creare un figlio che, ormai si sa, non arriverà mai.
Non è una giustificazione ovviamente, ma questi sono i fatti. Guia ed Edo vivono per molto tempo divisi. Lei scrittrice che dedica ai suoi progetti lavorativi tutte le energie che le rimangono oltre al tanto agognato figlio; lui che con il lavoro allo stabilimento balneare - di cui i suoceri sono i proprietari ma di cui di fatto lui è l'unico gestore - resta per molti mesi invernali solo, alle prese con una ristrutturazione importante ed invischiato tra le beghe di due ex fidanzati ai ferri corti.
È così che conosciamo tutti i protagonisti della vicenda, è cosi che con Edo, che funge da voce narrante, ci apprestiamo a trascorrere il nostro primo inverno a Viareggio, guardiamo la stagione estiva assopirsi, guardiamo i turisti che pian piano lasciano quel bagno così tanto frequentato nella stagione più calda; è così che conosciamo Anna, venditrice di piastrelle, anima triste e sola, con una vita amorosa turbolenta, , anche lei alla ricerca di qualcosa. E mentre Anna ed Edo pian piano si avvicinano, diventano amici, iniziano a pensare una all'altro, iniziano a flirtare come ragazzini tutto assume un colore rosso, quello della passione improvvisa ma anche quello della gelosia.
Una sola volta non potrà fare danni, pensa Edo. Chi mai potrà scoprire quella sua scappatella dettata non dall'amore ma dalla necessità di fare sesso in maniera naturale, senza scadenze? In teoria nessuno, in pratica tutto cambia visto che la donna con cui fa sesso sparisce subito dopo. Siamo ben oltre il 60% del libro quando la trama prende questa piega noir e ci ritroviamo a cercare di capire cosa sia successo - anche se in realtà noi sappiamo praticamente già tutto -  una piega piacevole che comunque non assume un carattere predominante. Quello che per tutta la storia emerge è invece il tentativo di raccontare una coppia, in tutti i suoi risvolti più distruttivi, più disarmanti, più veri; tutto il resto per quanto mi riguarda è solo contorno che serve ad andare ancora più a fondo nei risvolti umani della faccenda.
È il primo libro di Simi che leggo e sono rimasta piacevolmente colpita dalla sua capacità narrativa e dalla grande padronanza con cui fa evolvere la trama. Anche nella caratterizzazione dei personaggi credo sia riuscito a svolgere un lavoro encomiabile, facendone emergere le caratteristiche più profonde, dandogli corpo tanto da renderli quasi reali. È come se per i quattro giorni in cui ho letto questo libro io mi fossi trasferita proprio lì, in quel tratto di mare assopito, tra le cabine in legno, assistendo - grazie ai ricordi di Edo - al nascere di un amore importante e subito dopo assistendo alla sua distruzione. Un libro che consiglio per la sua grande profondità, capace di trattare un tema come la fecondazione assistita senza mai perdere di vista il lettore, mantenendo comunque una trama articolata, ben costruita e molto scorrevole.
Credo che recupererò presto qualche altro libro di questo autore perchè posso dire che il mio istinto al bookcity non si era sbagliato.

 VOTO: 


martedì 3 novembre 2015

Chiacchiere, chiacchere bla, bla, bla... #10 - Speciale Bookcity 2015



Buongiorno lettori, e buon martedì. Come state? Io sto passando un periodo strano, in cui faccio fatica ad aggiornare costantemente il blog, in cui mi ritrovo ad accumulare cose da fare e poi a passare pomeriggi interi a cercare di tirarmi in pari. Infatti è da qualche giorno che avevo intenzione di scrivere questo post ma, devo essere sincera, mi è mancata la volontà. Ora eccomi qui, a cercare di rimediare.
Come praticamente tutti saprete il week end del 25 ottobre si è svolto a Milano il Bookcity ed io anche quest’anno, per fortuna, sono riuscita a partecipare. Certo, direte voi, è a Milano e tu abiti a soli 30 minuti dalla città. Avete ragione, ma questa manifestazione, per quanto la adori, ha il bruttissimo difetto di essere troppo breve – il grosso si concentra nel week end pur cominciando il giovedì e finendo la domenica – e di essere troppo dispersiva, non permettendo di godere delle numerosissime presentazioni che si tengono spesso ai poli opposti della città. Quindi ogni anno la stessa storia, sto in ballo una giornata per poi magari riuscire a vedere come è successo questa volta, solo due eventi. Mi accontento per carità, però mi innervosisce anche sapere di avere una possibilità del genere e sprecarla.
Ma smetto di sproloquiare a ruota libera e vi lascio con la mia cronaca di un week end al Bookcity.


Quest’anno avevo un punto fisso, volevo assistere alla presentazione del libro Amedeo, je t’aime di Francesca Diotallevi per – finalmente – abbracciare l’autrice e conoscerla di persona dopo tre anni di conoscenza virtuale. Se vi foste persi la mia recensione la potete trovare cliccando qui.
Armata di libro da autografare e accompagnata dalle mie amiche di sempre - Alessandra e Federica che accolgono sempre con entusiasmo le mie proposte di uscite letterarie - mi sono recata alla Mondadori in zona San Babila. La presentazione è stata un successo, Francesca ha ammaliato i presenti con i racconti delle sue ricerche effettuate per la stesura del libro e con le sue letture di parti del romanzo. Ho rivissuto le atmosfere che già avevo conosciuto leggendo la storia di Amedeo e Jeanne ed ho avuto nuovamente l’impressione di passeggiare per Parigi in una giornata di inverno, con la neve che mi si posava sul viso.
La cosa che ricorderò di più di quel pomeriggio è l’abbraccio che finalmente Francesca ed io abbiamo potuto scambiarci e che vale più di qualsiasi altra parola avremmo potuto dire. Ho trovato la ragazza umile e alla mano che conoscevo anche se solo virtualmente. Una persona vera che nonostante abbia raggiunto traguardi importantissimi e soprattutto meritati dimostra di non essersi montata la testa ed accoglie i suoi lettori come se li conoscesse da sempre.
Per chi non conoscesse l’autrice ricordo che dopo aver pubblicato Amedeo, je t’aime, con Mondadori
Electa, suo secondo lavoro dopo Le stanze buie edito da Mursia – recensione qui -, ha anche vinto il Premio Neri Pozza sezione giovani e presto il suo nuovo romanzo sarà pubblicato con quella prestigiosa casa editrice .

Quindi cosa aspettate? Correte a comprare i suoi libri!

Finito l’incontro in zona Duomo ci siamo spostate a piedi al castello – schivando orde di ragazzine piangenti che rincorrevano una macchina con dentro non abbiamo capito chi, sfidando una folla assurda che ci trasportava in galleria anche senza muovere un piede (ma non dovevano essere tutti all’Expo???) - per assistere ad un evento che mi interessava particolarmente: La banda gialla. Protagonisti Marco Malvaldi, Antonio Manzini, Gaetano Savatteri e Giampaolo Simi - tutti giallisti editi da Sellerio -  moderati da Danilo di Termini.. Devo dire che conoscevo due autori su quattro; di Malvaldi ho letto il primo libro, di Manzini ho qualcosa di pronto sul kindle mentre gli altri due mi erano ignoti. Questo incontro è stato un po’ una delusione, non tanto per i protagonisti – perché sono persone sempre pronte alla battuta e molto divertenti - ma per la sala che ospitava la presentazione: bellissima, meravigliosa e particolare sala ipogea del castello sforzesco probabilmente perfetta per ospitare una mostra ma assolutamente sbagliata per far parlare persone ad un microfono. Si capiva una parola su cinque e stare al passo con cinque persone che interagivano sul palco è stata veramente dura. Mettiamoci inoltre che il moderatore è stato un poco superficiale soffermandosi con gli autori su alcuni temi presenti nei loro ultimi libri ma non dicendone mai neanche il titolo. Abbiamo quindi assistito ad un excursus di personaggi poco e mal collocati nel discorso che poteva essere comprensibile solo a chi conosceva gli stessi da molto tempo.
In ogni caso esserci è servito perché sono rimasta affascinata da Cosa resta di noi, il libro di Giampaolo Simi e dal suo modo di raccontarlo infatti cercherò di procurarmelo al più presto; impatto opposto invece per Savatteri che credo non leggerò neanche sotto tortura…ah forse non si dice… e vabbè ormai l’ho detto.

Questi i due incontri cui sono riuscita a partecipare sabato stando fuori di casa dalle 13.30 alle 20.00, capite che speravo in qualcosa di più!
Domenica invece ho approfittato della mattina per portare mio figlio ad un incontro per bambini in un teatro dove però si è un po’ annoiato. E vabbè capita anche questo! Il pomeriggio purtroppo avevo un impegno cui non potevo assolutamente mancare quindi non sono riuscita ad andare neanche ad un incontro, nonostante ce ne fossero un paio cui avrei voluto partecipare.
E con questo il mio resoconto del Bookcity 2015 si chiude qui. Voi ci siete stati? Cosa siete riusciti a vedere? Sono curiosa di capire se sono io che non sono capace di organizzarmi oppure se tutti trovate le mie stesse difficoltà.
 



Questi i due incontri cui sono riuscita a partecipare sabato stando fuori di casa dalle 13.30 alle 20.00, capite che speravo in qualcosa di più!
Domenica invece ho approfittato della mattina per portare mio figlio ad un incontro per bambini in un teatro dove però si è un po’ annoiato. E vabbè capita anche questo! Il pomeriggio purtroppo avevo un impegno cui non potevo assolutamente mancare quindi non sono riuscita ad andare neanche ad un incontro, nonostante ce ne fossero un paio cui avrei voluto partecipare.
E con questo il mio resoconto del Bookcity 2015 si chiude qui. Voi ci siete stati? Cosa siete riusciti a vedere? Sono curiosa di capire se sono io che non sono capace di organizzarmi oppure se tutti trovate le mie stesse difficoltà.