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martedì 25 gennaio 2022

Recensione #423 - Le piume del Drago di Lorenzo Visconti

Buongiorno lettori come state? Io avevo tantissimi buoni propositi di cominciare l'anno seguendo il blog assiduamente ma, ahimè, in questo gennaio che sta quasi per concludersi ho letto molto ma non ho avuto una gran voglia di accendere il pc e scrivere quindi eccomi qui, nell'ultima settimana del mese, a riempirvi di recensioni che sto cercando di recuperare. 

Oggi torno con quella che è diventata una delle mie serie noir/poliziesche coccola; cosa significa? Che so che quando leggerò i libri di Lorenzo Visconti - pseudonimo di Paolo Roversi - per me saranno una coccola calda in una giornata grigia e nebbiosa! Vi parlo del secondo della serie e precisamente de Le piume del Drago di Lorenzo Visconti edito da Cairo, pag. 268. 

Primo libro della serie: La legge del Drago, recensione qui.


Trama:
Lorenzo Visconti detto il Drago continua a «non» essere un investigatore privato: non ha licenze ufficiali e nemmeno regole (tranne le sue). Ex sbirro che ha avuto qualche problema con la divisa e le istituzioni, il suo ufficio è un bar in via Gluck a Milano. Ed è lì che una mattina di luglio si presenta Valeria Zamperini chiedendogli di trovare la sorella scomparsa da cinque mesi. Iniziano così le indagini del Drago, aiutato dal socio Jamel, giovane francese mago dei computer, sulle tracce della ragazza. Nel frattempo un serial killer si aggira nella Bassa padana, lungo le sponde del Po, dove uccide le sue vittime con un macabro rituale. A indagare sugli omicidi ci sarà una vecchia conoscenza del Drago: il maresciallo Barillà, del Comando Carabinieri per la Tutela dell'Ambiente di Milano. Due casi in apparenza molto distanti, ma che si riveleranno intimamente collegati. Con "Le piume del Drago" Lorenzo Visconti ci riporta in una Milano rovente, violenta e sporca, alternando le luci della città ai paesaggi del grande fiume malato ― depredato e sfruttato dall'uomo ―e alle parole di un vecchio pescatore.

Secondo volume della serie dedicata a Lorenzo Visconti detto Drago. Che dire? Inizierò questa recensione in modo molto poco professionale e vi confesserò che in Drago ho trovato il mio uomo ideale letterario. Dimenticate i principi azzurri con cavallo bianco e immaginatevi un uomo che vive nell'illegalità ma solo per dare una lezione a chi se lo merita. Immaginate qualcuno che prova una grandissima gioia nel prendere a pugni delinquenti e sfruttatori ma che allo stesso modo cerca casa ad animali feriti. Immaginate un uomo che non è legato a nulla se non alla sua Ducati e al suo Fernet ma che allo stesso modo continua ad andare a trovare il padre malato di Alzheimer nella clinica dove è ricoverato perché è la persona più importante che gli sia rimasto (e, credetemi, non lo fa solo perché ha nascosto nell'armadietto della clinica la sua pistola!).
Ecco io LO AMO!

domenica 19 dicembre 2021

Recensione #420 - La legge del drago di Lorenzo Visconti

Buona domenica readers! Giorno strano di pubblicazione per me ma mi sono resa conto di dover recuperare troppe cose quindi eccomi qui. Oggi vi parlo de La legge del drago di Lorenzo Visconti edito da Amazon Publishing, pag. 238. 

Trama:
Lorenzo Visconti, detto il Drago, è un ispettore della questura di Milano che, dopo essere stato arrestato per un delitto che non ha commesso, vede andare in frantumi la propria carriera. Ormai è un ex poliziotto, (ma anche ex galeotto ed ex pugile dilettante), e soprattutto è un uomo che non ha più nulla da perdere. Incastrato dal sistema, non si fida più di nessuno. Ha trascorso gli ultimi otto mesi della sua vita in prigione e ora che è stato rilasciato in attesa del processo è più deciso che mai a far luce sull'indagine che lo ha coinvolto: il suo unico obiettivo è scoprire il vero colpevole dell'omicidio. Senza lavoro e senza prospettive, non gli resta che mettere l'esperienza e il suo fiuto da ex sbirro a disposizione del miglior offerente, legale o illegale che sia. Quando però viene assunto per indagare sull'apparente suicidio di una ragazzina in un parco, si trova invischiato in una storia più grande di lui che lo proietta in un incubo di violenza.

Volevo leggere questo libro da sempre, come anche i libri dell'autore - Paolo Roversi - che qui scrive sotto pseudonimo.
Una serie nata per essere pubblicata totalmente per Amazon Publishing come fosse una serie TV ma che poi, come si può vedere cercando i volumi successivi, deve aver preso strade diverse, visto che l'ultimo capitolo finora pubblicato - La furia del Drago - è uscito per La corte editore nel 2020, anticipato da un racconto breve - Il natale del Drago - pubblicato lo stesso anno sempre per la stessa casa editrice.

martedì 19 maggio 2020

Recensione #355 - Il male non dimentica di Roberto Costantini

Buongiorno lettori, credo di non aver mai letto così velocemente una trilogia, di solito leggo magari due volumi e poi lascio passare una marea di tempo ma in questo caso non ho potuto. La penna di Roberto Costantini è talmente coinvolgente che non potevo aspettare. Oggi vi parlo quindi del libro Il male non dimentica di Roberto Costantini - terzo volume della Trilogia del male - edito da Marsilio,  pag. 525.

Trama: Libia, 31 agosto 1969. La madre di Mike, Italia Balistreri, precipita da una scogliera, e quella notte Muammar Gheddafi rovescia la monarchia prendendo il potere. Suicidio o delitto? Per oltre quarant’anni la risposta a quella domanda rimarrà nascosta al centro di una rete inestricabile di menzogne, tradimenti e lotte per il potere.
Roma, estate 2011. Mentre la Primavera araba scuote il Medio Oriente e la Libia precipita nella guerra civile, il feroce omicidio della giovane Melania Druc e di sua figlia fa rincontrare Michele Balistreri, ora commissario capo della Omicidi, e la giornalista Linda Nardi, cinque anni dopo la conclusione della caccia all’Uomo Invisibile. Ma l’indagine, che Linda vuole e Michele no, finirà per travolgere la parvenza di serenità conquistata da un uomo stanco di vivere, costringendolo ad affrontare un passato mai veramente sepolto. E questa finale discesa agli inferi, che lo riporterà in una Tripoli devastata dalle bombe della Nato, sarà per Balistreri l’ultima occasione per guardare finalmente negli occhi il ragazzo che era stato e una verità che ha inseguito e sfuggito per tutta la vita.


Costantini chiude il cerchio e lo fa in una maniera che... wow!!! Se avete amato i precedenti della trilogia questo nuovo volume non potrà deludervi.
Solo un piccolo dettagli mi ha un po' indisposto ma è proprio un dettaglio. Ma vi spiego per bene il mio pensiero e poi vi dico il dettaglio! ;)

venerdì 19 luglio 2019

Recensione #313 - Come una famiglia di Giampaolo Simi - #aspettandoilbancarella

Buon pomeriggio carissimi! Eccomi qui, per l'ultima recensione - rigorosamente in ordine alfabetico - dedicata ai libri finalisti del Premio Bancarella 2019, il cui vincitore sarà rivelato domenica sera a Pontremoli. Oggi vi parlo di Come una famiglia di Giampaolo Simi, edito da Sellerio, pag. 425, secondo volume dedicato al giornalista Dario Corbo. Il primo volume è La ragazza sbagliata che, se vi siete persi, ho recensito qui. 

Sinossi: Luca Corbo è un ragazzo coccolato e protetto che vede davanti a sé, quando non ha ancora diciotto anni, la grande opportunità di tutta una vita. Aspira a una carriera da calciatore professionista, è stato notato da alcuni procuratori, ed è giunto il momento di fare una scelta. Attorno ha i compagni che sul campo e fuori sono gli amici del cuore, anche loro spinti dalle stesse ambizioni. A incoraggiarlo c'è il sostegno dei genitori Dario e Giulia, separati dopo molte difficoltà, per una volta di nuovo complici grazie all'orgoglio per il suo talento. Sono trascorsi alcuni anni dall'estate del caso Nora Beckford, quando Dario Corbo, ex giornalista scaltro e malinconico, ha cercato di riscattare l'immagine e il passato scellerato di un'assassina che proprio lui aveva contribuito a far condannare. Ora Dario lavora per lei, alla Fondazione che cura l'opera del padre artista, e in molti hanno da ridire. Basta una telefonata per cambiare tutto, ancora una volta. Dario viene convocato all'albergo dove il figlio alloggia con la squadra, due poliziotti stanno frugando nella sua stanza, Luca è pallido e silenzioso. La notte precedente una ragazza è arrivata al pronto soccorso con il volto sfigurato, ha denunciato di essere stata condotta sulla spiaggia e poi stuprata e picchiata da un ragazzo conosciuto in discoteca. Quel ragazzo, ha detto, si chiama Luca, e gioca a calcio. Per Dario Corbo è il frantumarsi di un ordine precario e l'annuncio del fallimento più doloroso, quello di padre. Giampaolo Simi ci riporta in Versilia e traccia un affresco ambizioso e avvincente, di raffinato realismo e lancinante tensione. Un noir drammatico ma soprattutto una storia di individui che si riconoscono tra loro e cercano complicità e protezione nell'appartenenza, nella lealtà di gruppo, nel cemento dell'amicizia, nel nucleo tenace delle famiglie. Fin quando una famiglia non è costretta a guardarsi dentro, e a chiedersi quanta cieca fiducia, quanto amore inappellabile sono necessari per proteggere le persone che amiamo. Con il sospetto che persino nel proprio figlio possa nascondersi una creatura feroce.


Come vi dicevo nella recensione del libro precedente, ho conosciuto ed amato questo autore nel 2017 grazie al suo Cosa resta di noi - recensione qui - e queste due nuove letture non hanno fatto altro che confermare la bravura di questo autore.
Se nella prima avventura avevamo conosciuto un Dario Corbo freddo e parecchio cinico, ci dovremo un po' ricredere leggendo questo nuovo lavoro di Giampaolo Simi. Il Crobo che incontreremo qui è invece un uomo che dovrà fare i conti con i propri sentimenti e con il suo essere padre, nel bene e nel male.

venerdì 8 marzo 2019

Letture con Marina #59 - Recensione del romanzo La pista di ghiaccio di Roberto Bolaño

Buongiorno lettori e buon venerdì! Come va? Io in attesa del mio piccolo, nuovo, principe... ultimissimi giorni di attesa e sono emozionatissima!!! Ma torniamo al blog, come ogni due venerdì torna Marina con una delle sue recensioni. Vi lascio quindi a lei e al suo pensiero!

Ad un passo dalla primavera, incontro Roberto Bolaño per la prima volta. E a ben vedere, proprio oggi che è l’8 Marzo, mi accorgo che ha tratteggiato nel suo romanzo la figura di almeno tre donne fenomenali.


Titolo: La pista di ghiaccio
Autore: Roberto Bolaño
Traduzione: Angelo Morino
Casa editrice: Sellerio - 2004
Pagine: 228

Descrizione: Un noir. Un amore di perdizione, à bout de souffle, per una donna imprendibile e conturbante, una truffa e un crimine assurdi o futili; due balordi; l'inchiesta; e sotto tutto e tutti il gorgo risucchiante dell'incerto destino. Solo che su questi elementi strutturali del noir, tracciati con una intenzionale calligrafia a rendere più stridente e ironica la futilità dei moventi e l'inezia delle personalità in campo, interviene il tocco di Bolaño, con la sua vocazione a raccontare la vita di traverso usando la maschera dell'invenzione e del gioco intellettuali. Gli elementi del noir vengono smontati e rimontati seguendo un metodo che si potrebbe dire cubista, per il tentativo di presentare la vicenda in una sequenza di quadri ognuno mostrato con una specie di simultaneità di visione. La vicenda, partita dall'improbabile costruzione illegale di una pista di ghiaccio, è narrata da tre personaggi: un burocrate potente del sottomondo politico; un cileno, scrittore fallito che ha fatto fortuna e ama sensualmente la donna capricciosa che il burocrate ama spiritualmente; un messicano poeta, senza permesso di soggiorno, testimone casuale per seguire un amore da bassifondi. Ma lo schema non è quello classico delle diverse versioni della stessa vicenda. I tre mostrano, narrando i momenti della loro avventura, le varie e diverse sfaccettature dei fatti: una sola prospettiva le nasconderebbe, così come l'onniscienza del narratore in terza persona le priverebbe di ogni intensità esistenziale. Ne emergono in filigrana tutti i temi che fanno di Bolaño un ironico, malinconico poeta: l'amor tradito, le illusioni perdute. La fragilità del tutto. «Quello che è perso è perso», si conclude, nella voce di abissale e disarmante banalità di un narratore, la storia che sembrava piena di rumore e di furore.


RECENSIONE:

lunedì 25 febbraio 2019

Recensione #283 - Il rumore della pioggia di Gigi Paoli

Buongiorno lettori, come va? Io sempre più panzuta... il termine si avvicina - mncano poco più di dieci giorni - ed io non vedo l'ora di conoscere il mio nuovo piccolo principe.
Ma torniamo ai libri. Oggi vi parlo del romanzo Il rumore della pioggia di Gigi Paoli, edito da Giunti - che ringrazio per la copia - pag. 256.

Sinossi: Sono ormai alcuni giorni che Firenze è sferzata da una pioggia battente e, come se non bastasse, la visita del presidente israeliano ha completamente paralizzato la città. Carlo Alberto Marchi è intrappolato nella sua auto che da casa lo porta al Palazzo di Giustizia, quando apprende una notizia davvero ghiotta per un cronista di giudiziaria a corto di esclusive: all'alba, in un antico palazzo di via Maggio, la prestigiosa strada degli antiquari, viene trovato morto con ventitré coltellate l'anziano commesso del negozio di antichità religiose più rinomato di Firenze. Un caso molto interessante anche perché il palazzo è di proprietà della Curia e sopra al negozio ha sede l'Economato. Marchi si mette come un mastino alle calcagna dei magistrati nella speranza di tirar fuori uno scoop e chiudere finalmente la bocca al direttore del Nuovo Giornale. Sempre correndo come un pazzo, intendiamoci, perché a casa c'è Donata, la figlia di dieci anni che inizia a lanciare i primi segnali di un'adolescenza decisamente in anticipo. Ma stavolta conciliare il ruolo di padre single con quello di reporter d'assalto sembra davvero un'impresa disperata: sì, perché c'è tutto un mondo che ruota intorno al delitto di via Maggio e le ipotesi che si affacciano sono sempre più inquietanti. Su tutte, l'ombra della massoneria, che in città è prospera e granitica da secoli. E l'inchiesta corre veloce in una Firenze improvvisamente gotica e oscura.

Era diverso tempo che questo libro mi capitava davanti agli occhi ma non avevo mai colto il suo richiamo. Solo adesso, per una challenge cui sto partecipando, mi sono decisa a leggerlo.

lunedì 11 febbraio 2019

Review Party - Recensione del libro Bianco letale di Robert Galbraith

Buongiorno! E dopo avervi parlato del libro Bianco letale di Robert Galbraith con il blotour - link qui -, oggi è il momento della recensione, sempre a cura di Marina. 




Titolo: Bianco letale
Autore: Robert Galbraith
Casa editrice: Salani
Data pubblicazione: 4 febbraio 2018
Pagine: 784

Descrizione: Quando il giovane Billy, in preda a una grande agitazione, irrompe nella sua agenzia investigativa per denunciare un crimine a cui crede di aver assistito da piccolo, Cormoran Strike rimane profondamente turbato. Anche se Billy ha problemi mentali e fatica a ricordare i particolari concreti, in lui e nel suo racconto c'è qualcosa di sincero. Ma prima che Strike possa interrogarlo più a fondo, Billy si spaventa e fugge via. Cercando di scoprire la verità sulla storia di Billy, Strike e Robin Ellacott - una volta sua assistente, ora sua socia - seguono una pista tortuosa, che si dipana dai sobborghi di Londra alle stanze più recondite e segrete del Parlamento, fino a una suggestiva ma inquietante tenuta di campagna. E se l'indagine si fa sempre più labirintica, la vita di Strike è tutt'altro che semplice: la sua rinnovata fama di investigatore privato gli impedisce di agire nell'ombra come un tempo e il suo rapporto con Robin è più teso che mai. Lei è senza dubbio indispensabile nel lavoro dell'agenzia, ma la loro relazione personale è piena di sottintesi e non detti...


RECENSIONE: 


venerdì 8 febbraio 2019

Letture con Marina #57 - Recensione del libro La via del male di Robert Galbraith

Buongiorno lettori, per rimanere in tema con il blogtour cui stiamo partecipando, oggi Marina ci lascia la recensione de La via del male di Robert Galbraith, terzo volume della saga noir dedicata a Cormoran Strike. In attesa del review party del quarto volume - previsto l'11 febbraio - ci ricorda dove la serie era arrivata!

Tre, Due, Uno… a tutto Cormoran!!

In attesa del prossimo Lunedì 11 Febbraio, giorno in cui i blog partecipanti al Blog Tour per l’uscita del nuovo romanzo di Robert Galbraith posteranno in contemporanea la recensione per questo 4° attesissimo romanzo, desideriamo qui proporVi la terza avventura, vista da un’angolazione un po’ diversa. Insomma, quattro chiacchiere per riscoprire…


Titolo: La via del male
Autore: Robert Galbraith
Traduzione: Francesco Bruno
Casa editrice: Salani - 2016
Pagine: 306

Descrizione:  Quando un misterioso pacco viene consegnato a Robin Ellacott, la ragazza rimane inorridita nello scoprire che contiene la gamba amputata di una donna. L'investigatore privato Cormoran Strike, il suo capo, è meno sorpreso, ma non per questo meno preoccupato. Solo quattro persone che fanno parte del suo passato potrebbero esserne responsabili - e Strike sa che ciascuno di loro sarebbe capace di questa e altre indicibili brutalità. La polizia concentra le indagini su un sospettato, ma Strike è sempre più convinto che lui sia innocente: non rimane che prendere in mano il caso insieme a Robin e immergersi nei mondi oscuri e contorti degli altri tre indiziati. Ma nuovi, disumani delitti stanno per essere compiuti, e non rimane molto tempo...


RECENSIONE:

mercoledì 6 febbraio 2019

Blogtour del libro Bianco letale di Robert Galbraith - TAPPA 4 - Serie Noir. Perchè leggere Robert Galbraith

Buongiorno lettori! Oggi qui sul blog diamo spazio al blogtour del libro Bianco letale di Robert Galbraith, quarto della serie dedicata al detective Cormoran Strike. Ce ne parlerà Marina, quindi bando alle ciance, lascio a lei la parola!



3 febbraio - Aspettando Cormoran - Desperate Bookswife - Baba
4 febbraio - Dove eravamo rimasti? - L'ennesimo Book Blog
5 febbraio - Chi sono Cormoran e Robin - La tana di una booklover
6 febbraio - Serie Noir. Perchè leggere Roberth Galbraith - Un libro per amico - Marina
7 febbraio - Ricapitolando i casi di Strike - Diario di una dipendenza
8 febbraio - E la Serie? Dal libro agli schermi della BBC - La tana di una booklover
9 febbraio - Londra e l'ambientazione per un giallo - Desperate Bookswife - Nadia 


Titolo: Bianco letale
Autore: Robert Galbraith
Casa editrice: Salani
Data pubblicazione: 4 febbraio 2018
Pagine: 784

Descrizione: Quando il giovane Billy, in preda a una grande agitazione, irrompe nella sua agenzia investigativa per denunciare un crimine a cui crede di aver assistito da piccolo, Cormoran Strike rimane profondamente turbato. Anche se Billy ha problemi mentali e fatica a ricordare i particolari concreti, in lui e nel suo racconto c'è qualcosa di sincero. Ma prima che Strike possa interrogarlo più a fondo, Billy si spaventa e fugge via. Cercando di scoprire la verità sulla storia di Billy, Strike e Robin Ellacott - una volta sua assistente, ora sua socia - seguono una pista tortuosa, che si dipana dai sobborghi di Londra alle stanze più recondite e segrete del Parlamento, fino a una suggestiva ma inquietante tenuta di campagna. E se l'indagine si fa sempre più labirintica, la vita di Strike è tutt'altro che semplice: la sua rinnovata fama di investigatore privato gli impedisce di agire nell'ombra come un tempo e il suo rapporto con Robin è più teso che mai. Lei è senza dubbio indispensabile nel lavoro dell'agenzia, ma la loro relazione personale è piena di sottintesi e non detti...


lunedì 17 settembre 2018

Recensione #256 - Il tortellino muore nel brodo di Filippo Venturi

Buongiorno lettori! Cominciamo la settimana con una nuova recensione. Dovrete farci l'abitudine visto gli arretrati dei tanti libri che ho letto in agosto. Oggi vi lascio quella de Il tortellino muore nel brodo, romanzo che segna l'approdo di Filippo Venturi tra gli autori della casa editrice Mondadori, che ringrazio per la copia. Pag. 204


Sinossi: Emilio Zucchini, proprietario della trattoria La vecchia Bologna, è uno scapolo impenitente, devoto alla gioia dei suoi clienti e al rispetto ortodosso delle ricette della cucina bolognese. Nicola Fini è il suo amico fraterno che è appena stato abbandonato di punto in bianco dalla moglie, ritrovandosi con due bambini a cui fare da papà single. Joe Solitario è un cantautore disperato che, dopo aver sprecato la sua grande occasione nella finale del più famoso talent show italiano, si improvvisa rapinatore per inseguire la sua ultima speranza: un volo di sola andata verso una nuova vita. Cico Pop e Mangusta sono gli scagnozzi di un boss della malavita locale incaricati di rubare per lui una moneta che non vale niente ma che ai suoi occhi significa tutto. Quando, in un campale venerdì mattina, le strade di questi cinque personaggi si incrociano, l'effetto non può che essere deflagrante. Quante possibilità ci sono che i tre criminali da strapazzo scelgano la stessa banca, lo stesso giorno e la stessa ora per mettere a segno il loro colpo? E quanta sfortuna deve avere Nicola per ritrovarsi a passare lì di fronte proprio durante la rapina, con in macchina quel poco che è rimasto della sua famiglia? Eppure, le coincidenze fanno parte della vita. E sono uno degli ingredienti fondamentali di questa rocambolesca storia. Insieme agli imprevisti, al buon cibo e a un'abbondante dose di umorismo.
Secondo libro che leggo di Filippo Venturi e secondo giudizio positivo. Il mio primo incontro con questo autore è avvenuto con il suo Un giorno come un altro - recensione qui - che mi aveva letteralmente conquistato. Capirete che quando ho saputo di questa nuova uscita, con un titolo e una cover così, ho esultato, e non poco!

martedì 21 novembre 2017

Recensione #215 - Mai dimenticare di Michel Bussi

Buongiorno lettori, come state? Siamo già alla fine di novembre ed io sto iniziando ad entrare nella frenesia pre-natalizia: post da preparare, top ten da stilare, nuova challenge da pubblicare, nuovi progetti da realizzare. Insomma, sarà un periodo pieno ed indaffarato a cui seguirà, spero, un anno ricco di cose belle!
Ma oggi sono qui per un post di ordinaria amministrazione: torno con una recensione, quella di un libro uscito da pochissimo per edizioni e/o, che ringrazio per la copia. Si tratta di Mai dimenticare di Michel Bussi, 464 pagine. Se mi seguite sapete che adoro questo autore e che non mi perderei un suo libro per nulla al mondo. Per fortuna non mi delude mai! Ecco il mio pensiero.

Sinossi: «Incontrate una bella ragazza sul ciglio di una scogliera? Non tendetele la mano! Potrebbero credere che l’avete spinta».

È quello che succede a Jamal Salaoui, trentenne sportivo con una protesi di carbonio al posto della gamba sinistra, che ciò nonostante si allena ogni giorno correndo su e giù per le bianche scogliere di Yport, grazioso paesino affacciato sulla Manica dal lato francese, con l’obiettivo di essere il primo atleta portatore di handicap a partecipare all’Ultra-Trail del Monte Bianco, la più dura corsa campestre del mondo.
Il suicidio della ragazza interrompe i suoi progetti. La incontra, bellissima e disperata, in cima alla scogliera, cerca di salvarla, ma lei si butta lo stesso, e quando Jamal scende alla spiaggia, centoventi metri più in basso, viene accusato di essere stato lui a ucciderla.
Qual è la verità? Chi è l’assassino? Lo sapremo dopo una girandola di colpi di scena come solo Michel Bussi, maestro dell’alchimia e della manipolazione, dell’emozione e della suspense, sa orchestrare.


Una ragazza è sull'orlo di una scogliera davanti ad un uomo. Quell'uomo è Jamal Salaoui. Il vestito della donna è fatto a pezzi, il suo viso è la personificazione della paura, ha da poco smesso di piangere, è evidente. Jamal agisce, cerca di parlarle, ma quando sembra aver tutto sotto controllo la donna si butta di sotto e lui non può far altro che guardare quegli occhi puntati nei suoi, inerme.
Due testimoni, ai piedi della scogliera, vedranno la ragazza sfracellarsi al suolo, ma non possono aver visto quello che è accaduto di sopra, prima che il corpo precipitasse. La sua parola contro la loro, la sua parola contro prove evidenti che sembrano incastrarlo o volerlo incastrare.
È l'inizio della fine, l'inizio di una corsa contro il tempo che l'autore architetta, come sempre nei minimi dettagli, per portare il lettore a credere a tutto ed al contrario di tutto; per portarlo a dubitare di tutti, anche di se stesso. Perché è questo il grande pregio di Bussi: portare i suoi personaggi alla follia insieme al lettore che ne legge le imprese.
Ogni volta che mi trovo per le mani una sua opera arrivo ad un certo punto e devo tornare indietro a rileggere, perché credo di aver saltato qualcosa, di non aver compreso qualche passaggio, di aver letto talmente avidamente da essermi distratta. E invece no... Invece ogni volta ho letto con attenzione ed è proprio la bravura dell'autore ad aver architettato che io tornassi indietro a rileggere perché lui lo sa che lo faremo, e lo scrive anche, in barba al nostro sentirci detective, in barba al nostro essere sicuri che questa volta lo scopriremo, che questa volta sveleremo i suoi piani. 
Immaginatevi quando ad un certo punto della lettura sono tornata all'inizio ed ho riletto queste parole del protagonista del libro:
Tornerete all'inizio di questo racconto, rileggerete queste righe e penserete che sono pazzo, che vi sto tendendo un tranello o mi sono inventato tutto. Invece non ho inventato proprio niente. Non sono pazzo. Non sto tendendo nessuna trappola. Vi chiedo soltanto una cosa, fidatevi di me. Fino alla fine.
Vedrete, andrà tutto bene.
Un genio. Solo in questo modo mi viene da definire questo autore. Un genio nel portarci ovunque lui voglia attraverso l'uso della parola, attraverso il suo stile coinvolgente e capace, ogni volta, di stupire. 
Jamal ci parla. Si rivolge a noi, in prima persona, proprio come si rivolgevano a noi i protagonisti degli altri libri di Bussi; un marchio di fabbrica che ci fa subito entrare in sintonia con i personaggi che ci regala, che ci fa subito sentire a casa, al sicuro. Ci fa mettere comodi come in compagnia di amici e poi ci tende la trappola. Come vi sentireste se ad un certo punto scopriste che un vostro amico cui voi avete creduto ciecamente, venisse indagato per omicidio? E se tutti gli indizi che fino a quel momento voi avete ritenuto costruiti per incastrarlo si rivelassero invece evidentemente e palesemente contro di lui? Non vi sentireste spiazzati? Distrutti per essere stati presi in giro da qualcuno di cui vi fidavate? Pazzi per esservi fidati, per esserci cascati, per avere consapevolmente creduto ad un possibile assassino? Questo ho provato io verso Jamal. Mi sono fidata, poi ho dubitato di lui, poi ho creduto ancora nella sua innocenza, poi l'ho additato e mi sono arrabbiata con lui, in un continuo tira e molla che mi ha portato alla fine del libro e alla grande rivelazione, quella che emerge - nei libri di Bussi - quando tutto sembra risolto, quando tutto sembra aver avuto una degna o quantomeno definita conclusione. E la grande rivelazione rimescola le carte, sconvolge il lettore, lo spiazza facendolo rimanere a bocca aperta e facendogli ancora una volta affermare che questo autore ci sa fare, che questo autore è un grande scrittore.
Se a tutto questo aggiungiamo le sempre precise e dettagliate ambientazioni che, ogni volta, fanno venire voglia di prendere il primo aereo ed andare a scoprire quei luoghi che lui, tanto sapientemente, sa farci amare, allora non si può, secondo me, che promuoverlo a pieni voti ed attendere con trepidazione la sua prossima uscita.
Se cercate un giallo/noir che sappia tenervi incollati alle pagine, che sappia farvi credere bianco quando è palesemente nero, che sappia convincervi di tutto e del contrario di tutto, che sappia farvi convincere delle apparenze e dubitare delle certezze, allora ecco l'autore che fa per voi! Sono sicura che non vi deluderà!!!

Prima di lasciarvi voglio ricordarvi le precedenti pubblicazioni di Bussi, lasciandovi anche il rimando alla recensione in modo che, se lo vorrete, potrete scegliere il libro più adatto a voi da cui cominciare.

Ninfee nere

VOTO: 


lunedì 29 agosto 2016

Recensione #144 - Cosa resta di noi di Giampaolo Simi

Buongiorno carissimi, come state? Già al lavoro o ancora in vacanza? Per me ancora qualche giorno di ferie e poi si ricomincerà con la solita vita. Torno oggi con la prima recensione dopo la pausa estiva. Vi lascio il mio pensiero su Cosa resta di noi di Giampaolo Simi edito da Sellerio editore Palermo, pag. 312

Sinossi: Un noir che disturba e sorprende, una tensione che sale piano come la marea. La storia di un amore che lentamente si trasforma in veleno, di un vuoto intimo che trasfigura una ragazza meravigliosa. In questo senso "Cosa resta di noi" fa pensare ai romanzi di Patricia Highsmith. Guia, la protagonista, chiama "morte vista al contrario" la sua impossibilità di avere un figlio: "una vita che non solo non inizia ma non riesce nemmeno ad essere concepita". Eppure è una ragazza nata per essere felice, di antica famiglia, scrittrice indirizzata al successo, sposata con un uomo che ama ed è pazzo di lei. Ma è in questa unione di felici che si infiltra il "lutto al contrario" del figlio mancato, come una crepa che si allarga e non si può fermare. Edo, il marito, il Narratore, segue le scene da questo matrimonio che si sta suicidando, nel letargo dorato degli inverni in Versilia, mentre Guia riversa in un prossimo romanzo tutta la sua disperazione e scrive di un tempo diverso da quello che stanno vivendo. Intorno le quiete banalità di coloro che "hanno tempo, soldi ed energie in surplus". Ma ad un tratto lo scenario cambia. Nella vita di Edo appare un'altra donna che però, pochi giorni dopo, svanisce nel nulla inspiegabilmente. La sua scomparsa diventa il caso del momento, segna l'irrompere di una realtà cieca e distruttiva nella crisi che Edo e Guia stanno cercando di affrontare.

Avevo adocchiato questo libro a novembre, durante lo scorso bookcity che si è tenuto a Milano. Diversi autori Sellerio, tra cui un divertentissimo Malvaldi, prendevano parte ad un incontro dedicato al giallo e tra tutti uno ha stuzzicato la mia curiosità: proprio Giampaolo Simi con il suo Cosa resta di noi, ambientato in uno stabilimento balneare della Versilia.
Edo e Guia sono una coppia come tante, con un matrimonio felice e una vita lavorativa avviata e sicura. Solo un neo macchia la felicità di quella coppia: l'impossibilità di avere un figlio, quel figlio che, soprattutto per Guia è diventato un'ossessione, quel figlio che cercano di aiutare a venire al mondo con continue visite e inseminazioni nella stanza numero 6 dell'ospedale in cui sono in cura da troppo tempo.
È questo il vero protagonista assoluto del libro: un figlio che non esiste, che non esisterà mai; un figlio che si erano illusi di poter cullare come una qualsiasi coppia "normale". Un figlio cui Guia dedicherà un libro, dandogli sembianze, un nome, una vita.
Ma cos'è la normalità? Quanto la mancanza di un figlio può incrinare un rapporto familiare? Tutto ruota intorno a questo, sviscerando la sofferenza, le speranze, le angosce di un uomo e una donna che arrivano irrimediabilmente ad allontanarsi.
Il noir in realtà è solo un contorno a questa vicenda, un effetto dell'allontanamento fisico e mentale, un effetto dell'insoddisfazione di un uomo che non riesce più a fare sesso solo nei giorni stabiliti, a scadenza regolare in sintonia con l'ovulazione, con l'unico scopo di creare un figlio che, ormai si sa, non arriverà mai.
Non è una giustificazione ovviamente, ma questi sono i fatti. Guia ed Edo vivono per molto tempo divisi. Lei scrittrice che dedica ai suoi progetti lavorativi tutte le energie che le rimangono oltre al tanto agognato figlio; lui che con il lavoro allo stabilimento balneare - di cui i suoceri sono i proprietari ma di cui di fatto lui è l'unico gestore - resta per molti mesi invernali solo, alle prese con una ristrutturazione importante ed invischiato tra le beghe di due ex fidanzati ai ferri corti.
È così che conosciamo tutti i protagonisti della vicenda, è cosi che con Edo, che funge da voce narrante, ci apprestiamo a trascorrere il nostro primo inverno a Viareggio, guardiamo la stagione estiva assopirsi, guardiamo i turisti che pian piano lasciano quel bagno così tanto frequentato nella stagione più calda; è così che conosciamo Anna, venditrice di piastrelle, anima triste e sola, con una vita amorosa turbolenta, , anche lei alla ricerca di qualcosa. E mentre Anna ed Edo pian piano si avvicinano, diventano amici, iniziano a pensare una all'altro, iniziano a flirtare come ragazzini tutto assume un colore rosso, quello della passione improvvisa ma anche quello della gelosia.
Una sola volta non potrà fare danni, pensa Edo. Chi mai potrà scoprire quella sua scappatella dettata non dall'amore ma dalla necessità di fare sesso in maniera naturale, senza scadenze? In teoria nessuno, in pratica tutto cambia visto che la donna con cui fa sesso sparisce subito dopo. Siamo ben oltre il 60% del libro quando la trama prende questa piega noir e ci ritroviamo a cercare di capire cosa sia successo - anche se in realtà noi sappiamo praticamente già tutto -  una piega piacevole che comunque non assume un carattere predominante. Quello che per tutta la storia emerge è invece il tentativo di raccontare una coppia, in tutti i suoi risvolti più distruttivi, più disarmanti, più veri; tutto il resto per quanto mi riguarda è solo contorno che serve ad andare ancora più a fondo nei risvolti umani della faccenda.
È il primo libro di Simi che leggo e sono rimasta piacevolmente colpita dalla sua capacità narrativa e dalla grande padronanza con cui fa evolvere la trama. Anche nella caratterizzazione dei personaggi credo sia riuscito a svolgere un lavoro encomiabile, facendone emergere le caratteristiche più profonde, dandogli corpo tanto da renderli quasi reali. È come se per i quattro giorni in cui ho letto questo libro io mi fossi trasferita proprio lì, in quel tratto di mare assopito, tra le cabine in legno, assistendo - grazie ai ricordi di Edo - al nascere di un amore importante e subito dopo assistendo alla sua distruzione. Un libro che consiglio per la sua grande profondità, capace di trattare un tema come la fecondazione assistita senza mai perdere di vista il lettore, mantenendo comunque una trama articolata, ben costruita e molto scorrevole.
Credo che recupererò presto qualche altro libro di questo autore perchè posso dire che il mio istinto al bookcity non si era sbagliato.

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lunedì 15 giugno 2015

Recensione #67 - Condominio R39 di Fabio Deotto

Buongiorno e buon lunedì. Un week end difficile quello che mi lascio alle spalle, con una grandinata che mi ha creato parecchi danni ed ha abbattuto ancora di più un morale che era già ai minimi termini. Un periodaccio per me che spero passi in fretta perchè altrimenti non so come potrò risollevarmi.
Nonostante tutto la vita deve andare avanti quindi sono qui per parlarvi di un libro che ho letto per la Lega dei lettori e che avevo in lista da tantissimo tempo: Condominio R39 di Fabio Deotto edito da Einaudi, pag. 456.

Trama: C'è qualcosa di vischioso nel Condominio R39. Un'aria viziata che toglie il respiro. Varcarne la soglia è come entrare in una gabbia di cui solo i bambini possiedono le chiavi. Un vecchio biologo infermo ossessionato dalla decomposizione. Una giovane che lavora in un night club e il suo fidanzato, dediti a pratiche erotico-esoteriche. Un'ex attrice di grandi speranze la cui mente è ora preda di fantasmi. Un ragazzino di dieci anni oppresso dall'affetto morboso della madre. Sono gli inquilini di una palazzina di Milano dove si consuma un atto violento e all'apparenza inspiegabile. Delle indagini è incaricato un commissario dal passato oscuro e dal presente tormentato. La realtà prende forma un tassello alla volta, in un'atmosfera che si fa sempre più tesa, fino a comporre un mosaico gotico che costringe i protagonisti a fare i conti con ciò che davvero sono.

Non è facile parlare di questa lettura perchè ha un'impostazione parecchio intricata che a me in particolare ha provocato moltissima confusione. Non è stato quindi uno di quei libri che sono subito entrati a far parte di me ma mi sono dovuta impegnare molto per riuscire a stare al passo con la trama e per non confondermi con la grande quantità di personaggi che lo popolano. Insomma, non è uno di quei libri che si possono leggere nei ritagli di tempo tra una cosa e l'altra, ma ha bisogno che l'attenzione gli sia dedicata completamente e in modo esclusivo.
Una palazzina milanese, quattro appartamenti. Ogni inquilino ha una storia alle spalle che lo rende particolare ed anche abbastanza bizzarro. Un incendio improvviso, molte persone in coma, una bambina ferita in modo molto gravemente, due sopravvissuti -  non si sa come - ed un colpevole da scoprire. Sembrerebbe tutto apparentemente lineare se non fosse appunto per lo sviluppo narrativo che è stato utilizzato per il libro. 
Capitoli principali che si dividono in sottocapitoli, ognuno ambientato in un appartamento del condominio.
La prima parte del libro è quasi interamente dedicata a farci conoscere quei personaggi su cui poi saremo chiamati ad indagare al fianco del commissario Pallino - avete capito bene, il cognome è proprio Pallino - e questa fase conoscitiva risulta per quanto mi riguarda particolarmente lenta nonostante si legga in modo molto sciolto.
Saltare da un appartamento all'altro avendo quindi quattro storie nella storia unito ai capitoli dedicati alle indagini e quindi in un periodo successivo rispetto agli altri capitoli, mi ha creato parecchi problemi ad essere assorbita dalle indagini, ad avere quella smania di sapere che ritengo necessaria per un libro di questo genere.
Quello che di certo non si può sottovalutare è la storia: intricata - forse anche troppo - particolare, non banale e questi sono sicuramente pregi che hanno portato ad aumentere il punteggio che avrei dato al libro.
I personaggi - tantissimi - vanno dal ragazzino che mente alla madre per non andare a scuola, al vecchio disabile ricercatore in pensione in fissa con la decomposizione e con la volontà di non far scappare le idee che affollano la sua mente, all'attrice - un tempo famosa - con manie di persecuzione, per finire con i due ex fidanzati che si amano in maniera malata facendo addirittura del male fisico a se stessi. 
Bellissima, per quanto mi riguarda, l'ambientazione milanese - perdipiù molto vicina ai quartieri dove sono nata e cresciuta - che mi ha permesso di ritrovare nel libro particolarità che solo un'abitante della città può conoscere - come il barcchino di fiori che staziona da decenni all'entrata dell'Ospedale Niguarda di Milano.
Sicuramente un buon esordio quello di questo scrittore che, se riuscirà a rendere più accattivante le storie che scriverà e magari a snellirle un po', credo potrà scalare le cime della classifiche e rendere i propri lavori molto amati.
Un noir/giallo che ha un ottimo potenziale.
Voi cosa ne dite? Avete letto questo libro? Vi è piaciuto? Mi piacerebbe, come sempre, conoscere il vostro pensiero.

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