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lunedì 22 luglio 2019

Premio Bancarella - Ha vinto Alessia Gazzola con Il ladro gentiluomo edito da Longanesi

Buonasera lettori, come state? Passato bene il weekend? Io sono stata in montagna al fresco e mi sono rigenerata. Oggi però ho già perso i benefici visto il caldazzo e mio figlio che fa veramente fatica a resistere con questo caldo. Ma torniamo a noi! 


Ieri sera, come da tradizione, si è svolta la cerimonia di premiazione a Pontremoli nella suggestiva e sempre gremita Piazza della Repubblica dove il pubblico affezionato e partecipe ha seguito in diretta lo spoglio dei voti. Quest’anno la serata conclusiva del premio, che ha visto protagonisti i “magnifici sei” finalisti del Bancarella 2019 – già vincitori del Premio Selezione Bancarella 2019 - è stata condotta da Gioia Marzocchi, attrice e conduttrice televisiva e accompagnata Sara Rattaro, vincitrice del Bancarella 2015 con il romanzo Niente è come te (Garzanti), in qualità di Presidente del Premio. Nel corso della serata non è mancato il sentito ricordo del grande scrittore Andrea Camilleri e del filosofo Luciano De Crescenzo scomparsi di recente ed entrambi vincitori del Premio Bancarella; Camilleri nel 2001 con il romanzo La gita a Tindari (Sellerio) e De Crescenzo nel 1984 con Storia della filosofia greca (Mondadori).

 

La vittoria della sessantasettesima edizione del Premio Bancarella Alessia Gazzola con il romanzo Il ladro gentiluomo, Longanesi, recensione qui. La scrittrice messinese si aggiudica il riconoscimento dei librai indipendenti italiani con un totale di 149 voti su 160 schede pervenute. A seguire, Marco Scardigli, Évelyne (Interlinea) con 88 voti, - recensione qui - Marino Magliani, Prima che te lo dicano altri (Chiarelettere) con 68 voti - recensione qui -, Giampaolo Simi, Come una famiglia (Sellerio) con 66 voti - recensione qui - , Tony Laudadio, Preludio a un bacio (NN Editore) con 57 voti - recensione qui - e Elisabetta Cametti, Dove il destino non muore (Cairo) con 49 voti - recensione qui

Sono stati come sempre i librai a decretare il vincitore di un premio che affonda le sue radici nella vocazione culturale della Lunigiana. Nato nel 1952 dai librai ambulanti di Montereggio e Pontremoli, il Bancarella è infatti da sempre il premio dei librai indipendenti italiani che insieme alla Fondazione Città del libro, alle Associazioni dei Librai Pontremolesi e delle Bancarelle, e col supporto del Comune di Pontremoli, mantengono viva questa importante e affascinante tradizione.
 
Cosa ne pensate? Siete d'accordo con la decisione dei librai? Se sì perchè? Se no, chi avreste voluto vincesse?


martedì 16 luglio 2019

Recensione 312 - Evelyne. Il mistero della donna francese di Marco Scardigli - #aspettandoilbancarella

Buongiorno lettori, come va? Sapete che giorno sarà domenica prossima? Il 21 luglio. E quindi, direte voi, che succede? Domenica 21 luglio a Pontremoli ci sarà la proclamazione del vincitore del Premio Bancarella 2019 quindi questo significa anche che io devo darmi una mossa a finire ee recensire i romanzi in lizza per il titolo. Ma non disperate, ci sono quasi! Oggi sono qui per questo e poi me ne mancherà uno soltanto! Vi parlo di Evelyne. Il mistero della donna francese di Marco Scardigli edito da Interlinea, pag. 309.

Sinossi: In piena Belle Époque in un albergo di Novara arriva una donna francese così affascinante da diventare l’oggetto delle attenzioni di tutti i viveur della città. Sarebbe solo materia di pettegolezzo, se non fosse che la sua presenza coincide con una sequenza di eventi via via più misteriosi e tragici. Quando, nel fossato del castello, viene trovato il corpo di una giovane terribilmente sfigurata, i giornali si buttano con avidità sulla vicenda, che sembra ricalcare quella londinese di Jack lo Squartatore. Sul caso indaga il commissario Marchini, ma verranno coinvolti anche il suo amico, il maggiore Stoffel, e Tina, la donna amata da entrambi. E sarà un’avventura che cambierà del tutto le loro vite.


Se prima di cominciare a leggere i libri finalisti del Bancarella mi avessero detto che tra quei sei volumi avrei trovato ben due libri degni di un 5, voto massimo che assegno qui sul blog, non ci avrei creduto! Perchè? Semplicemente perchè sono pochi i libri che riescono a rubarmi il cuore, quelli in cui non riesco a trovare neanche un difetto e che si fanno amare in tutte le loro sfaccettature infatti, ad oggi, solo un'altro oltre ai due del bancarella si è meritato il voto massimo.E poi perchè dei sei volumi in gara solo di un paio avevo già sentito parlare.
Evelyne. Il mistero della donna francese è un libro che sicuramente pochi conoscevano prima che approdasse tra i sei che si giocheranno tutto a Pontremoli ed è veramente un peccato. Ora provo a spiegarvi perchè!

lunedì 8 luglio 2019

Recensione #311 - Prima che te lo dicano altri di Marino Magliani - #aspettandoilbancarella

Buongiorno carissimi, come state? Io benissimo,  a parte il tempo che vola e che ha già portato il mio piccolino alla soglia dei quattro mesi... arghhhhh la vita scappa via dalle mani e non c'è mai abbastanza tempo per godersi ogni attimo!!!
Ma scalciamo la malinconia e torniamo al blog con la rubrica #aspettandoilbancarella che vi sta portando alla scoperta dei sei libri finalisti del Premio Bancarella. Il giorno della proclamazione si avvicina ed oggi vi parlo del quarto libro - rigorosamente in ordine alfabetico - della sestina. Si tratta di Prima che te lo dicano altri di Marino Magliani edito da Chiarelettere, pag. 330.
Vi ricordo che per leggere tutte le recensioni dei libri finalisti vi basterà scegliere l'etichetta #aspettandoilbancarella sotto questo post e potrete visualizzare tutti gli altri post dedicati al premio!

Sinossi: Prima di essere un cacciatore e bracconiere, e agricoltore solitario con la passione dell’innesto, Leo Vialetti è stato un bambino della Val Prino nell’Italia del boom che qui non è mai arrivato, una Liguria di frontiera che vede il mare per sbaglio e in cui crescere senza padre significa diventare grandi troppo presto.
In un’estate decisiva come tutte quelle che fanno da preludio all’adolescenza, l’unico adulto che sembra volersi prendere cura di lui è uno straniero, un argentino, Raul Porti, che gli dà ripetizioni scolastiche e gli insegna ad amare e rendere fertile la terra, prima di sparire improvvisamente.
Quando Leo deciderà di comprare all’asta la vecchia villa di Raul Porti, ciò che scoprirà lo costringerà a perdere un mezzo amore appena sbocciato e partire alla cieca per l’Argentina, per capire dove e come sia finito l’uomo più importante della sua vita, proprio nei giorni più terribili del Novecento sudamericano, quelli dei desaparecidos.
Grazie a una lingua lirica, affilata e precisa, Magliani costruisce una storia durissima di formazione, che non fa sconti alla nostra storia recente e che ci racconta di un affetto che travalica sentenze e confini spaziotemporali per restituirci l’avventura epica per eccellenza, la ricerca delle proprie radici.



Quando conosciamo Leo Vialetti è il 1974 e lui è solo un bambino senza padre, in sovrappeso e che è stato rimandato in seconda elementare perché non sa parlare l'italiano ma si esprime praticamente solo in dialetto.
Il dialetto è quello ligure, di Sorba precisamente, un paese dell'entroterra della Val Prino.
Leo ormai si è abituato alle dicerie di paese, quel suo essere senza padre lo ha fatto crescere in fretta; ora è il suo essere in sovrappeso a pesargli di più, perché il paese non perdona con il suo sottolineare sempre il difetto.

lunedì 10 giugno 2019

Recensione #303 - K. Nel Mare del tempo di Elisabetta Cametti

Buongiorno amici, e buon lunedì. Eccomi di nuovo qui con una recensione. Come avrete capito vedendo la poca costanza sul blog, quando mi metto al PC programmo più recensioni perchè, credetemi, sedersi qui ed avere la tranquillità necessaria per scrivere con un bimbo di quasi tre mesi non è così facile. Se in più tenete conto che già spesso devo farlo obbligtoriamente per lavoro, il tempo per lo svago è veramente ridotto all'osso. Ma non dispero, sto comunque continuando a leggere - soprattutto di notte quando il royal baby s riaddormenta dopo la poppata ed io invece ho gli occhi a palla - quindi ho carne al fuoco per il blog sempre fresca!!! ;)
Oggi vi parlo di K. Nel mare del tempo, il secondo libro della serie di K, una serie di cui, se mi seguite, avete trovato la recensione poco tempo fa - per chi se la fosse persa si tratta de I guardiani della storia, recensione qui - edito da Cairo, pag. 573.

Sinossi: È passato un anno dalla tragica conclusione dell'intrigo archeologico in cui Katherine Sinclaire ha rischiato di perdere la vita. L'incubo al quale sperava di essere sfuggita torna ad assillarla per mano di un nemico insospettabile. Durante la presentazione del suo primo romanzo, un uomo si spara di fronte a lei dopo averle lanciato un anello antico con incisi due nomi. Tormentata da una catena di omicidi e da cinque libri enigmatici, Katherine sarà di nuovo risucchiata in una caccia al tesoro sanguinaria che la metterà sulle tracce di Angelica, una donna misteriosa vissuta nel Medioevo. Seguendo i dipinti che la ritraggono, finirà nei cunicoli sotterranei battuti dagli eretici in fuga, e creati da uno stratega per proteggere uno dei più straordinari segreti della storia. Avidità, coraggio, speranza, ira e passione si fondono in un'avventura che si snoda tra la Bretagna e i nascondigli prealpini di Fra Dolcino, dove Katherine capirà di essere legata ad Angelica da un filo invisibile... più forte del destino che sta per guidarla verso una scelta da cui non c'è ritorno.

Ho conosciuto questa autrice seguendo Il Premio Bancarella - trovate il post con la sestina completa qui - e devo dirvi che sono rimasta totalmente folgorata dai suoi lavori.
Secondo volume della serie, Nel mare del tempo non smentisce le aspettative anzi, le rafforza!

venerdì 7 giugno 2019

Conosciamo meglio i finalisti del Premio Bancarella. #aspettandoilBancarella

Buongiorno lettori, come state? Oggi andiamo alla scoperta dei sei finalisti del Premio Bancarella 2019. Il vincitore verrà proclamato domenica 21 luglio in occasione della tradizionale cerimonia di premiazione che si svolgerà a Pontremoli (MS), nella sempre suggestiva cornice di Piazza della Repubblica. Presidente del premio quest'anno sarà Sara Rattaro, vincitrice del Premio Bancarella 2015 (Niente è come te, Garzanti), che quest’anno ci accompagna in qualità di Presidente del Premio. 


Ma conosciamoli meglio in rigoroso ordine alfabetico.
Oggi troverete le informazioni sul libro e sugli autori, nelle prossime settimane invece troverete le recensioni qui sul blog.


mercoledì 20 marzo 2019

Premio Bancarella 2019 - Ecco la sestina finalista!

Buongiorno carissimi, oggi qui sul blog vi lascio con un post particolare: Nadia ha partecipato in mie veci alla proclamazione della sestina finalista del Premio Bancarella, tenutasi ieri 19 marzo 2019 al Circolo dei Lettori di Torino. Io, come potrete capire, sono stata impossibilitata a presenziare, avendo un bambino di soli otto giorni che ancora deve ingranare con gli orari e con il suo essere al mondo.
Il vincitore verrà proclamato domenica 21 luglio in occasione della tradizionale cerimonia di premiazione che si svolgerà a Pontremoli (MS), nella sempre suggestiva cornice di Piazza della Repubblica.
Mettetevi quindi comodi e scoprite insieme a noi la sestina finalista.



Buongiorno lettrici e lettori!

Oggi sono qui in edizione straordinaria sul blog di Daniela, per raccontarvi a modo mio la presentazione dei sei romanzi finalisti del Premio Bancarella, svoltasi ieri sera al Circolo dei Lettori di Torino.

Premetto subito che non sarà un resoconto professionale come quello che avrebbe fatto Daniela: non avevo mai partecipato a un’occasione del genere, tantomeno da “addetta ai lavori”, e in più sono piemontese, e la mia “paura di disturbare” è insita in me come la passione per i gianduiotti e i baci di dama. Per fortuna c’era Baba, che mi ha infuso coraggio e ha fatto sì che riuscissi ad andare a cercare gli autori per porre loro la mia domanda.
Ma cominciamo dall’inizio: i sei finalisti di quest’anno sono, in rigoroso ordine alfabetico:

Elisabetta Cametti, Dove il destino non muore, Cairo
Alessia Gazzola, Il ladro gentiluomo, Longanesi
Tony Laudadio, Preludio a un bacio, NN Editore
Marino Magliani, Prima che te lo dicano gli altri, Chiarelettere
Marco Scardigli, Évelyne, Interlinea
Giampaolo Simi, Come una famiglia, Sellerio


Da sinistra: Marino Magliani, Gianpaolo Simi, Marco Scardigli, Bruno Gambarotta
Da sinistra: Elisabetta Cametti, Alessia Gazzola, Tany Laudadio
I sei autori hanno raccontato i loro romanzi e risposto alle domande del moderatore, un sempre simpatico Bruno Gambarotta. Abbiamo così scoperto che anche gli scrittori hanno autori di riferimento ma che è importante trovare la propria voce: Alessia Gazzola ha raccontato che, quando ha cominciato a scrivere L’allieva, si ispirava a Sophie Kinsella e a Bridget Jones ma anche al giallo chiuso all’inglese, e che, oltre a mixare tutti questi elementi, ha trovato lavorando una cifra personale che è la soddisfazione più importante per un autore.

Elisabetta Cametti ha spiegato di essere molto curiosa verso tutte le forme d’arte, dalla letteratura al videogioco, e di apprezzare molto Il trono di spade, che considera un ciclo molto moderno nonostante si ambienti in un mondo fantasy lontano da noi.

Tony Laudadio, dopo aver scherzato sulle sue capacità artistiche (oltre che scrittore è attore di teatro e cinema, e autore di testi teatrali) ha svelato l’ambientazione del suo romanzo, la città di Caserta, e ha raccontato qualcosa sul suo protagonista, un senzatetto che ha definito “l’ultimo degli ultimi”.

Marino Magliani, che oltre a essere scrittore è apprezzato traduttore di autori sudamericani, ha descritto l’ambientazione della sua storia tra il ruvido e difficile entroterra ligure e l’Argentina, sulla quale pesa ancora come una cappa la pagina oscura dei desaparecidos.

Con Marco Scardigli abbiamo fatto un tuffo nel passato della provincia novarese: il suo infatti è un romanzo storico contraddistinto da un importante lavoro di ricerca. Scardigli ci ha fatto riflettere su come, nel periodo in cui si svolge il romanzo, il delitto di una giovane donna misteriosa occupasse un semplice trafiletto sul giornale, perché era quasi all’ordine del giorno. Insomma, forse non stiamo così male ai nostri giorni, aggiungo io!

A Giampaolo Simi Gambarotta ha chiesto se i suoi romanzi, con protagonista Dario Corbo, debbano essere letti necessariamente in ordine per venire apprezzati. L’autore ha risposto che non è necessario, e che anzi i libri che comporranno la serie di Dario Corbo costituiscono “un arcipelago di quattro romanzi”, ciascuno dei quali ha qualcosa da svelare al lettore.


Al termine della presentazione io e Baba siamo ancora riuscite a parlare con i singoli autori, che si sono dimostrati tutti davvero gentili e disponibili –e non lo dico per piaggeria, sapete che non ne sono capace.


La domanda che avevo scelto di proporre è questa:

Ha mai pensato che il suo romanzo potesse avere una trasposizione cinematografica, e, se sì, ha in mente un attore che sarebbe perfetto per il ruolo del protagonista?

Naturalmente Alessia Gazzola ha già avuto una serie dedicata all’Allieva, e così a lei ho chiesto se ne fosse felice e soddisfatta della scelta degli attori. Lei mi ha risposto che la serie è stata per lei una grande fortuna, e che anche se inevitabilmente si discosta in qualcosa dai romanzi, tutti gli attori sono perfetti per il ruolo. Non soltanto i protagonisti, ma ciascun comprimario.

Elisabetta Cametti ha risposto che ha pensato a una trasposizione, e che per lei la perfetta Katherine Sinclaire è Gwyneth Paltrow, perché è una donna di classe, determinata e ironica, sia che interpreti la compagna di Tony Stark, sia che reciti in Sliding doors.

Marco Scardigli non ha mai pensato che il suo romanzo potesse diventare un film perché si ambienta nella provincia di Novara, ma non aveva neanche pensato di ritrovarsi finalista al Premio Bancarella, quindi mai dire mai…

Tony Laudadio ha immaginato una trasposizione cinematografica molto più che una pièce teatrale, e crede che il protagonista ideale sarebbe egli stesso, anche se sarebbe pronto a considerare anche Russell Crowe, se fosse disponibile!

Marino Magliani ha risposto che ogni autore pensa al suo libro come una sceneggiatura, ma che nel suo caso non ha pensato a un attore particolare, anche perché il protagonista è prima bambino e poi adulto.

Infine Giampaolo Simi mi ha rivelato che per quanto riguarda i suoi romanzi c’è già il progetto per una serie tv; di conseguenza, scusandosi, mi ha detto che per scaramanzia non poteva rivelare il nome del probabile attore protagonista. Mi sembra giusto!


E dopo questa breve chiacchierata con gli autori li abbiamo lasciati liberi di rilassarsi al buffet e siamo tornate a casa… io sicuramente porterò con me il ricordo di questa serata così emozionante ancora per tanto tempo!
 




Non perdetevi nelle prossime settimane gli approfondimenti sui singoli libri e sugli autori della sestina!

venerdì 30 giugno 2017

Letture con Marina #17

Buongiorno lettori! Finalmente un altro venerdì è arrivato e con lui anche una nuova puntata della rubrica Letture con Marina. Vi auguro un meraviglioso weekend e vi lascio nelle sue mani.


Quarto e probabilmente ultimo romanzo preso in esame tre i 6 libri in lizza per il Premio Bancarella di metà Luglio.

LA GUARDIA, IL POETA E L'INVESTIGATORE

Autore: Jung-myung Lee
Casa editrice: Sellerio
Pagine: 379
Genere:narrativa
Anno di pubblicazione: 2016

Sinossi: Nel 1944 la Corea è sotto l'occupazione giapponese, e nella prigione di Fukuoka non si permette ai detenuti coreani di usare la propria lingua. Un uomo, una guardia carceraria, viene trovato brutalmente assassinato, e un giovane collega dall'animo sensibile e letterario viene incaricato di condurre l'indagine e trovare il colpevole. La vittima era temuta e odiata per la sua brutalità, ma quando l'improvvisato investigatore avvia la sua inchiesta interrogando custodi e detenuti, ricostruendo poco a poco i movimenti degli ultimi mesi, un diverso e sorprendente scenario si impone alla sua attenzione. Dall'inchiesta sull'uomo emerge il passato di un povero analfabeta orfano dei genitori, il faticoso riscatto attraverso il lavoro, la carriera nella prigione, la scoperta di una passione inaspettata, il ruolo di "censore" con l'incarico di controllare la corrispondenza in entrata e in uscita dal carcere. E soprattutto il legame con un detenuto particolare, un famoso poeta coreano, autore di scritti sovversivi. E proprio attorno al poeta ruota l'intera vicenda: nel corso dei suoi interrogatori il giovane si trova a parlare sempre di più con il prigioniero e, come prima di lui la guardia assassinata, a immergersi in un dialogo fatto di letteratura, d'arte, di libertà. Si scopre a desiderare la bellezza dei suoi versi clandestini, a subire il potere eccitante e al tempo stesso rasserenante della parola poetica...
RECENSIONE:
Vi è mai capitato da un lato di voler parlare/scrivere per ore di un romanzo – e dall’altro volerlo celare e custodire nell’intimo, tanto che scriverne la recensione diventa quasi una violenza autoimposta? Ci sono libri che parlano di cose che non si conoscono, di cose che si possono immaginare e che per fortuna non si vivranno: e nel contempo ci sono romanzi che incidono così profondamente il cuore – o l’anima, se preferite – che divengono indimenticabili. Tanto che sovente la mente ritorna ad alcuni brani o personaggi del romanzo così, con naturale levità. Ricordi stimolati da situazioni quotidiane che nulla hanno a che fare con quanto letto, ma che riportano alle mente parti del libro. Ecco, La guardia, il poeta e l’investigatore è uno di quei romanzi che dispiace aver finito – ma che si ringrazia il Cielo di aver potuto incontrare. Perché sembra sempre una frase trita, ma le vicende ivi narrate arricchiscono l’anima, un po’ come creare dei collegamenti di sinapsi dell’anima, pur trattando della sofferenza disumana di alcune persone. Stiamo parlando di una stato, la Corea, che prima della seconda guerra mondiale non era una nazione, ma aveva subito varie dominazioni, di cui l’ultima, ad opera del Giappone, vide i coreani sottomessi e in carcere, in taluni casi solo perché i propri scritti erano considerati sediziosi. Oppure semplicemente perché scritti nella propria madre lingua: altro reato. Perché scrivere poesie che parlano del cielo, della disperazione, dell’amore e della libertà usando metafore così delicate da sembrare dei merletti, ma così potenti da stravolgere le proprie convinzioni, non possono essere lasciate libere, ma devono essere censurate.  E il lavoro di censore è proprio uno dei lavori che svolge la guardia Sugiyama Dozan, crudele secondino che, dopo un duro passato da soldato in Manciuria, si distingue all’interno del carcere di Fukuoka per la bestiale brutalità con cui tratta i carcerati. Tra questi, nel blocco tre, i coreani che dividono le celle con i condannati a morte. Il romanzo prende avvio dal prologo della giovane guardia Watanabe che, suo malgrado, troverà il cadavere del brutale Sugiyama e ne dovrà scoprire l’assassino. E considerato il fatto che nessuno è entrato all’interno del carcere… e che si suppone i carcerati siano chiusi all’interno delle celle… oppure no? Ma ci sono altri fatti raccapriccianti – che l’autore romanza ma prende dalla realtà dell’epoca, (di cui non parleremo, per non anticipare nulla dell’agghiacciante sorpresa), che una volta scoperti non potranno che farci riflettere sulla natura dell’uomo: così aulico – ed al contempo così bestiale. Tanto vicino al Cielo e creatore di meraviglie, quanto essere che sprofonda vergognosamente nel fango, trascinando scientemente con sé vittime innocenti. Pianoforte e manganello. Cura pietosa e morte scientifica.

Ma ho già scritto anche troppo. E non vorrei d’altronde creare l’impressione di un romanzo solo feroce. Perché è di una bellezza così commovente ed al tempo stesso così poetica – che diversamente dal solito vorrei già rileggerlo, tanti i significati, le curiosità, le poesie, gli autori citati, il caso investigativo in sé – il tutto magnificamente giocato dall’autore e che non permette al lettore pause, sempre pronto a variare registro e farci restare a bocca aperta, una scoperta dopo l’altra.
In quanti piani o scatole l’autore ha suddiviso magistralmente il suo romanzo – sia a livello temporale, che a livello di personaggi e di storie e vicende narrate, che veramente a rileggerlo si scoprirebbero frammenti che ad una prima lettura ci erano sfuggiti.

L’autore ci racconta fatti realmente accaduti una settantina d’anni fa –andando ulteriormente indietro nella Storia di questo angolo del Mondo così lontano ed a noi misconosciuto, che sfido chiunque a non farsi affascinare anche sotto il punto di vista del periodo storico. Cina, Giappone, la mitica ma poco conosciuta Manciuria, Corea del Nord e del Sud… Ripeto: che magnificenza l’essere umano!, così come ce lo racconta Jung-myung Lee. Può un soldato brutale e brutalizzato, amare a tal punto la poesia da voler difendere un uomo, il poeta dissidente coreano Yun Dong-ju, rinchiuso per due anni nel durissimo carcere di Fukuoka? Fino al punto di mettere in serio pericolo la propria vita? E può il soldato/investigatore YuichiWatanabe, cresciuto a Kyoto nella libreria dell’usato della madre e talmente amante dei libri da mettere a repentaglio ripetutamente la propria vita - può essere un uomo che picchia e tortura un altro essere umano? L’autore di questo magnifico romanzo usa le parole dando potere e potenza all’immaginazione, anche quando il cielo che si riesce a vedere è un pezzetto così piccolo, che la disperazione dovrebbe soverchiare ed uccidere il tutto. Jung-myung Lee adopera lo specchietto dell’omicidio e dell’investigazione per attirare il lettore fra le pagine della storia del suo Paese, mentre racconta orrori realmente accaduti e possibili strazianti atti di eroismo che ci auguriamo possano essere veramente esistiti. Perché l’aquilone che è la nostra anima non cada sulla nuda terra – calpestato ed inutile – ma possa continuare a volare alto e libero nel cielo, solitario e nello stesso tempo capace con il proprio filo di incrociare i fili di altri aquiloni e donare con il proprio volo il sentimento più nobile di tutti: la Speranza.

Come precisavo in apertura della nostra conversazione, siamo al quarto libro preso in esame – ma dopo questo non credo procederò con gli ultimi due. La mia ricerca si ferma qui. Il mio cuore ha già eletto vincitore del Premio Bancarella il romanzo La guardia, il poeta e l’investigatore – di Jung-myung Lee. 
 
Posso solo aggiungere: leggetelo – leggetelo – leggetelo.
                             

venerdì 2 giugno 2017

Letture con Marina #15

Buon venerdì lettori, anche nei giorni festivi non ci fermiamo! Ecco una nuova puntata della rubrica Letture con Marina. Vi auguro un magnifico weekend lungo e lascio a lei la parola.


Ed eccoci al consueto appuntamento con la sestina di autori in lizza per il Premio Selezione Bancarella.
Oggi parliamo di: Matteo Strukul, in lizza con il suo libro I medici. Una dinastia al potere.
Io ho letto un altro dei libri della serie e per la precisione il secondo della trilogia:
I MEDICI - UN UOMO AL POTERE

Autore: Matteo Strukul
Titolo: I Medici - Un uomo al potere 
Casa editrice: Newton Compton Editori
Pagine: 376
Genere: Narrativa
Anno Pubblicazione: 2016

Sinossi: Fra omicidi, tradimenti e giochi di palazzo, seguiamo i Medici sin dagli inizi dell'ascesa alla Signoria fiorentina, in una ridda di intrighi e colpi di scena che vedono come protagonisti capitani di ventura senza scrupoli, fatali avvelenatrici, spietati mercenari svizzeri ma anche artisti geniali e ammalianti cortigiane. L'Uomo al potere di cui si raccontano le gesta nel secondo capitolo della saga è Lorenzo il Magnifico, abile politico, grande mecenate delle arti e poeta egli stesso: seguiremo il suo amore contrastato con Lucrezia Donati e le cospirazioni contro di lui, che sfociarono nel bagno di sangue della Congiura de' Pazzi.
RECENSIONE:
Secondo libro di una trilogia, romanzo che lo stesso autore definisce – e si augura sia: romanzo d’appendice, “macchiato” dalle tinte del noir. E veramente nel leggerlo, non fosse per i personaggi ed il periodo storico diversi, sembra veramente di leggere un Dumas, o un Salgari.

Interessante lettura che fornisce anche la scusa per una ricerca del periodo storico che in realtà non sospettavo fosse così violento. Si pensa al Rinascimento, a Lorenzo il Magnifico – e ci si raffigura un periodo storico pacifico, immerso nell’arte e nelle scoperte. Ed invece, come ben ci precisa l’autore nelle sue note, non dobbiamo scordarci che siamo nel decennio che va dal 1469 al 1479 – e lotte violente e sanguinose erano più o meno all’ordine del giorno… Molto bella la suddivisione del romanzo in “quadri”, che permettono di mantenere l’afflato drammatico e consentono al lettore una lettura snella, nonostante la mole dell’opera e gli argomenti trattati, seppur sempre con levità drammatica ove la scena lo esiga – e non disdegnando scene piccanti o di perversione. Il lettore dovrà tenere a mente che insieme ai protagonisti reali, l’autore ha inserito personaggi di fantasia, che sono presenti nel primo romanzo e ritroviamo anche qui in una sorta di continuità. Non ne sono sicura, non avendo letto il primo romanzo, ma credo che la cattivissima e depravata Laura Ricci – paragonabile alla Milady de Winter de I tre Moschettieri – sia a buon titolo un personaggio che il lettore avrebbe gradito ritrovare pure nel terzo volume. Fermo restando che i 3 volumi componenti la trilogia possono essere letti come libri a se stanti. I personaggi su cui è incentrato il romanzo sono naturalmente Lorenzo il Magnifico e, inaspettato, un giovine Leonardo da Vinci. In entrambi i casi, l’autore ne dà una visione – romanzata – stupefacente e stupenda. Un Leonardo da Vinci agli albori del suo genio, ragazzo ancora in cerca della sua strada nello studio del Verrocchio, in piena sperimentazione delle sue potenzialità e delle sua curiosità, tra cui soprattutto il corpo umano ed il sogno del genere umano: la possibilità di volare. Uomo di pace, che accetta di studiare ed inventare armi per Lorenzo de Medici e Firenze, a patto che vengano utilizzate solo in caso di difesa e non d’attacco. Amico taciturno e fedele, ma uomo di principi saldi e irrinunciabili. E poi eccolo, protagonista indiscusso, un giovane Lorenzo che alla morte del padre è costretto ad accettare la responsabilità di guidare la Signoria di Firenze. Un ragazzo sensibile ed intelligente, con un’idea della politica ancora innocente e non sporcata dalle decisioni che un governante è costretto a prendere, innamorato di Lucrezia Donati, che vede sparire ben presto l’innocenza del se’ appena ventenne per una serie di decisioni, via via che il tempo passa e gli eventi si succedono, che non avrebbe mai pensato di poter/dover prendere e che lo porteranno a perdere amore ed amicizie, perché la sua Signora Firenze tutto chiede e nulla lascia. Un uomo combattuto tra dovere di esercitare il potere ed amore. Un uomo che alla morte violenta e prematura del fratello Giuliano ha l’opportunità di fermarsi per un attimo nel dolore del lutto – e riconsiderare le priorità e soprattutto il modo di perseguirle. Un uomo che il romanzo di Strukul ci fa vedere anche sotto una luce diversa e non solo come Il Magnifico dei ricordi scolastici. Una figura con luci ed ombre e non solo un personaggio meramente storico. Un romanzo sorprendente, come dicevo poc’anzi, che sorprende per la linearità che l’autore ha perseguito, nonostante i tanti personaggi e gli avvenimenti che si susseguono nel decennio preso in esame. Un romanzo che verso il finale accelera l’andamento del racconto perché il lettore sia in grado di percepire quanto la storia della congiura della famiglia de’ Pazzi - ostile ai Medici – e la seguente orgia di violenza che si scatena in Firenze siano in sintonia con la vita dell’epoca, seppur nel periodo detto Rinascimento. Che è appunto il momento in cui l’autore decide di terminare questa sua seconda – e magistrale – prova.
Un arrivederci a presto per parlare del prossimo libro che spero sarà una gradita sorpresa.
Ciao Marina


MATTEO STRUKUL – piccola biografia estratta da Ibs.it –
Scoperto da Massimo Carlotto, ha pubblicato presso le Edizioni e/o La ballata di Mila (vincitore del Premio
speciale Valpolicella 2011 e semifinalista al Premio Scerbanenco 2011) e ha anche scritto la sceneggiatura del fumetto Red Dread (Lateral Publish 2012), basato sulle avventure dell'eroina del suo primo romanzo, Mila Zago, disegnato da Alessandro Vitti e vincitore del Premio Leone di Narnia 2012 come miglior fumetto seriale italiano.
Laureato in Giurisprudenza e dottore di ricerca in Diritti europeo dei contratti, collabora con "Il Mattino di Padova", "La nuova di Venezia e Mestre" e "La tribuna di Treviso". Ha inoltre ideato e fondato Sugarpulp, movimento letterario veneto che ha ricevuto la benedizione di Joe R. Lansdale e Victor Gischler, nonché direttoe artistico dello Sugarpulp Festival. Dirige Revolver, nuovo marchio editoriale di Edizioni BD dedicato al noir. Vive insieme a sua moglie fra Padova e Berlino. Fra i suoi libri ricordiamo: La giostra dei fiori spezzati. Il caso dell'angelo sterminatore, I cavalieri del Nord, Una famiglia al potere. I Medici.
                                                                                                                                                          

venerdì 7 aprile 2017

Letture con Marina #11

Buon pomeriggio carissimi lettori, finalmente è venerdì!!!. Anche oggi, come ogni quindici giorni, vi lascio con Marina e la sua rubrica. Ma prima vi auguro un strepitoso week end!

Il prossimo 16 Luglio ci sarà la proclamazione del vincitore del Premio Bancarella 2017. In ordine alfabetico, la magnifica “sestina” dei finalisti: Alessandro Barbaglia: La locanda dell’ultima solitudine (Mondadori); Valeria Benatti: Gocce di veleno (Giunti); Cristina Caboni: Il giardino dei fiori segreti (Garzanti); Jung Myung Lee: La Guardia, il poeta e l’investigatore (Sellerio); Lorenzo Marone: Magari domani resto (Feltrinelli); Matteo Strukul: I Medici (Newton Compton). Quest’anno, complice qualche amica blogger che seguo e che ci accompagnerà nel percorso del Premio in una sorta di “blogtour”, leggerò qualcuno dei libri finalisti. E nel corso dei mesi - in questo spazio bimensile che Daniela gentilmente mi offre - Ve li proporrò, in attesa di conoscere il nome dello scrittore che si porterà a casa l’ambito premio.

Autore: Alessandro Barbaglia
Titolo: La locanda dell'ultima solitudine
Casa editrice: Mondadori
Pagine: 163
Anno Pubblicazione: 2017

Sinossi:  Libero e Viola si stanno cercando. Ancora non si conoscono, ma questo è solo un dettaglio. Nel 2007 Libero ha prenotato un tavolo alla Locanda dell'Ultima Solitudine, per dieci anni dopo. Ed è certo che lì e solo lì, in quella locanda arroccata sul mare costruita col legno di una nave mancata, la sua vita cambierà. L'importante è saper aspettare, ed essere certi che "se qualcosa nella vita non arriva è perché non l'hai aspettato abbastanza, non perché sia sbagliato aspettarlo". Anche Viola aspetta: la forza di andarsene. Da anni scrive lettere al padre, che lui non legge perché tempo prima, senza che nessuno ne conosca la ragione, è scomparso, lasciandola sola con la madre a Bisogno, il loro paese. Ed è a Bisogno, dove i fiori si scordano e da generazioni le donne della famiglia di Viola, che portano tutte un nome floreale, si tramandano il compito di accordarli, che lei comincia a sentire il peso di quell'assenza e la voglia di un nuovo orizzonte. Con ironia leggera, tra giochi linguistici, pennellate surreali e grande tenerezza, Alessandro Barbaglia ci racconta una splendida storia d'amore.
RECENSIONE:

Ed iniziamo con Alessandro Barbaglia ed il suo: La locanda dell’ultima solitudine, una poesia lunga un romanzo. Con i protagonisti, Libero e Viola, che imparerete ad amare, insieme ai genitori di Viola, al cane di Libero, al portentoso Enrico, locandiere dispensatore di magia e di perle culinarie che hanno il sapore di ciò che riesci ad immaginare, passando per la moglie sbagliata di Libero, la vicina di casa con il suo baule e via via fino a perdersi nel profondo di questo romanzo intessuto di fiori e di nomi, che è un’elegia del tempo perduto che in realtà è un inganno, perché il tempo è perduto solo per chi va di fretta, per chi non sa apprezzare appieno le cose e per chi non le desidera il tempo sufficiente affinchè queste cose siano così desiate che non è tanto il raggiungimento il premio ambito, ma lo è il percorso che nel frattempo si è intrapreso.
Una delicata poesia – dicevamo - lunga tutto il tempo che Viola e Libero impiegheranno per incontrarsi, nel frattempo incrociando e scontrandosi con altre vite, con lettere intensissime mai spedite, con urla mai urlate e con un tempo che si dilata tanto quanto le maglie del distino, in fondo, permetteranno.
In una illuminante intervista che ha rilasciato, Alessandro Barbaglia si fa paladino, oserei dire quasi un bestemmiatore di questi tempi, dell’anti carpe diem ed afferma che non si deve cogliere l’attimo, ma invece quest’attimo va coltivato per poterlo poi cogliere solo al momento giusto… A ben pensare non è sbagliato neppure questo punto di vista che tende a ribaltare la moderna tendenza a volere tutto e subito, senza indugi, salvo poi rimpiangere il futuro, quando quel futuro è raggiunto troppo rapidamente, senza aver assaggiato ed assaporato appieno il presente e rimpiangendo quindi la velocità con la quale si è arrivati tanto lontani. E come di consueto, la verità non sta proprio nel mezzo? Vi invito quindi a leggere questo leggiadro romanzo, che Vi porterà nella terra sospesa del raccoglimento, del silenzio, della nostalgia… nell’attesa di un urlo liberatorio o di un arrivo imprevisto distante dieci anni e che ci farà tornare sui nostri passi in un passato oramai perduto per sempre.
 
L'AUTORE:
Giornalista e libraio, dopo avere pubblicato racconti e poesie, lo scrittore novarese esordisce nel romanzo La Locanda dell’Ultima Solitudine.

mercoledì 18 novembre 2015

Chiacchiere, chiacchiere bla, bla, bla... #12 - Incontro con Sara Rattaro

Ciao a tutti, come state? Come sempre in super ritardo sulla tabella di marcia oggi sono qui per condividere con voi il resoconto di un evento svoltosi a Milano Giovedì 5 novembre 2015. Alla Libreria La Tramite di piazzale Medaglie d'oro, Sara Rattaro ha festeggiato con i lettori la vittoria del Premio Bancarella. Chi mi conosce sa che seguo Sara da moltissimo tempo, ho letto tutti i suoi libri e l'ho già incontrata diverse volte nelle varie presentazioni che negli anni ha fatto in giro per la città ma questa volta non potevo assolutamente mancare. In una libreria storica per la città di Milano, una di quelle librerie indipendenti in cui ancora si respira la passione vera per i libri, per gli autori e per la carta stampata, Sara ha risposto ad alcune domande che il presentatore della serata le ha posto, ha firmato copie, ha mangiato insieme ai suoi lettori la focaccia ligure portata da lei stessa per l'occasione, ha fatto foto con lettori. Per chi ancora non lo sapesse il libro con cui la Rattaro ha vinto il prestigioso Premio Bancarella è Niente è come te, edito da Garzanti, nel quale partendo da una storia vera di rapimento di minore racconta la storia di Margherita - una ragazzina rapita dalla madre danese e portata in Danimarca quando era ancora una bambina - e Francesco - un padre privato della possibilità di vedere la figlia ma che non ha mai perso la speranza di ritrovarla. Per chi se la fosse persa trova la mia recensione cliccando qui.

Parlando della sua vittoria Sara ha affermato di essere contenta di aver vinto questo premio proprio con questo libro che parla di un tema cui lei tiene molto e di cui portroppo si parla troppo poco; ha inoltre raccontato della sua recente maternità e dell'enorme compito che si sente addosso come madre.
Un'autrice che in ogni suo libro ha scelto di raccontare di temi delicati ed importantissimi e che uscirà in libreria a Marzo con un nuovo - da me attesissimo - lavoro.


Trama: Due scatole colme di libri, pupazzi e tante fotografie. Tutto il mondo di Margherita è racchiuso in quelle poche cose. In spalla il suo adorato violino e tra le mani un biglietto aereo per una terra lontana: l'Italia. La terra dove è nata e che non rivede da quando è piccola. Ma ora è lì che deve tornare. Perché a quasi quindici anni Margherita ha scoperto che a volte è la vita a decidere per noi. Perché c'è qualcuno che non aspetta altro che poterle stare accanto: Francesco, suo padre. Il suono assordante dell'assenza di Margherita ha riempito i suoi giorni per dieci anni. Da quando sua moglie è scappata in Danimarca con la loro figlia senza permettergli di vederla mai più. Francesco credeva fosse solo un viaggio. Non avrebbe mai pensato di vivere l'incubo peggiore della sua vita. Eppure, ora che Margherita è di nuovo con lui, è difficile ricucire quello che tanto tempo prima si è spezzato. Francesco ha davanti a sé un'adolescente che si sente sbagliata. Perché a scuola è isolata dai suoi compagni e a casa passa le giornate chiusa nella sua stanza. Ma Francesco giorno dopo giorno cerca la strada per il suo cuore. Una strada fatta di piccoli ricordi comuni che riaffiorano. Perché le cose più preziose, come l'abbraccio di un padre, si possiedono senza doverle cercare. E quando Margherita ha bisogno di lui come non mai, Francesco le sussurra all'orecchio poche semplici parole per farle capire quanto sia speciale: "Niente, ma proprio niente, è come te, Margherita".

giovedì 16 luglio 2015

Shopping letterario #33

Buongiorno lettori, come state? E' tantissimo che non pubblico una puntata di questa rubrica perchè, complici i moltissimi omaggi delle case editrici e le mie ristrettezze economiche, ho cercato di darmi una regolata. Ovviamente una accumulatrice compulsiva come me non può resistere all'infinito alle tentazioni e complice un giro in libreria di un paio di settimane fa - con moltissimi libri al 25% di sconto - ed un sabato al Libraccio eccomi qui con i miei nuovissimi gioielli letterari.

Cominciamo con i libri presi in libreria con lo sconto del 25%


  • E le stelle non stanno a guardare di Loredana Limone edito da Tea catalogo Salani, 388 pagine. Come sapete adoro Loredana ed ho già letto tutti i suoi libri dedicati a Borgo Propizio, ma questo - che è il secondo in ordine cronologico - era l'unico che non avevo in cartaceo quindi ho dovuto necessariamente rimediare. Se vi siete persi la mia recensione la trovate qui.
Trama: Tanti sono gli avvenimenti che scombussolano le giornate di Borgo Propizio e dei suoi numerosi abitanti, come la sempreverde zia Letizia, indaffarata a gestire la latteria insieme a Belinda, nipote acidina; le due sorelle Mariolina e Marietta, con il loro teatrino di litigi e riappacificazioni; l'amabile Ruggero, rozzo-che-piace; Dora, più pettegola che giornalaia; il maresciallo capo Bartolomeo Saltalamacchia... Con a capo il sindaco Rondinella, il paese sfoggia una nuova zelante giunta, il cui assessore alla Cultura, il nevrotico professor Tranquillo Conforti, incarica Ornella di organizzare un evento per l'inaugurazione della biblioteca. Sì, perché il paese ora vuole la sua biblioteca civica. E dovrà essere un evento speciale, o meglio spaziale, addirittura un festival letterario, sotto le luccicanti e propizie stelle del borgo. Be', non sempre propizie. Le chiacchiere ricominciano il giorno in cui giunge Antonia, una forestiera dai boccoli ramati, che porta un misterioso bagaglio interiore. Scappando da se stessa, è alla ricerca di un luogo dove curare l'anima, tanto da decidere che lì organizzerà la propria vendetta d'amore. Una vendetta contro chi? E perché? Quale che sia il motivo, è un piatto che andrà servito freddo. Ma Antonia non sa che Borgo Propizio ha il dono di cambiare la vita di coloro che varcano la sue mura merlate...

  • La vita prodigiosa di Isidoro Sifflotin di Enrico Ianniello edito da Feltrinelli, 267 pagine. Ho scoperto questo libro perchè finalista del premio Bancarella di cui vi avevo parlato qui. Ne sono rimasta totalmente affascinata quando ne ho letto l'incipit per una puntata di Chi ben comincia qui
Trama: Sulla caviglia dello stivale Italia, là dove sta l'osso pezzillo, nasce il nostro eroe, Isidoro Sifflotin. Nella casetta di Mattinella, che sta su da trecento anni e "non crollerà mai", il prodigioso guagliunciello Isidoro affina una dote miracolosa, ricevuta non si sa come da Quirino, il padre strabico, poetico e comunista, e da Stella, la mamma pastaia. Qual è questa dote? La più semplice: Isidoro sa fischiare, e fischia in modo prodigioso. Con il suo inseparabile merlo indiano Alì dagli sbaffi gialli, e l'aiuto di una combriccola stralunata, crea una lingua nuova, con tanto di Fischiabolario, e un messaggio rivoluzionario comincia magicamente a diffondersi. Proprio quando il progetto di un'umanità felice e libera dal bisogno sta per prendere forma, succede qualcosa che mette sottosopra l'esistenza di Isidoro. "Tutto quello che cresce si separa": con addosso questo insegnamento di mamma Stella, Isidoro, ormai ragazzo, scopre Napoli e si imbatte, senza neanche rendersene davvero conto, in un altro linguaggio prodigioso e muto: quello dell'amore.

Ed ora i libri provenienti da Libraccio che però sono nuovi... ricordatemi di non andare mai più al libraccio appena prima o appena dopo l'apertura della scuole: pochissimi libri usati e un delirio inimmaginabile a causa dei testi scolastici. Ma non mi sono fatta prendere dal panico e ho approfittato di un'iniziativa RCS che permetteva di comprare due libri a 15,00 euro tra una selezione scelta da loro.
Eccoli qui! A parte Peter Pan che è un libro usato comprato per il mio piccolino! ;)

  • Shining di Stephen King edito da Bompiani, 576 pagine. Un libro che ho già letto da adolescente ma che voglio rileggere da un po'. Nonostante io abbia sicuramente in cantina una copia vecchissima non ho saputo resistere a questa nuova versione che desideravo da moltissimo tempo.
 Trama:  L'Overlook, uno strano e imponente albergo che domina le alte montagne del Colorado, è stato teatro di numerosi delitti e suicidi e sembra aver assorbito forze maligne che vanno al di là di ogni comprensione umana e si manifestano soprattutto d'inverno quando l'albergo chiude e resta isolato per la neve. Uno scrittore fallito, Jack Torrance, con la moglie Wendy e il figlio Danny di cinque anni, accetta di fare il guardiano invernale all'Overlook ed è allora che le forze del male si scatenano. Dinanzi a Danny, che è dotato di potere extrasensoriale, lo shine, si materializzano gli orribili fatti accaduti nelle stanze dell'albergo, ma se il bambino si oppone con forza a insidie e presenze, il padre ne rimane vittima.
  • Marina Bellezza di Silvia Avallone, edito da Rizzoli,  509 pagine. Un'autrice di cui voglio da sempre leggere qualcosa e che un'amica mi ha caldamente consigliato. Trovato a questo prezzo in questa formula non ho saputo resistere!
Trama:  Marina ha vent'anni e una bellezza assoluta. È cresciuta inseguendo l'affetto di suo padre, perduto sulla strada dei casinò e delle belle donne, e di una madre troppo fragile. Per questo dalla vita pretende un risarcimento, che significa lasciare la Valle Cervo, andare in città e prendersi la fama, il denaro, avere il mondo ai suoi piedi. Un sogno da raggiungere subito e con ostinazione. La stessa di Andrea, che lavora part time in una biblioteca e vive all'ombra del fratello emigrato in America, ma ha un progetto folle e coraggioso in cui nessuno vuole credere, neppure suo padre, il granitico ex sindaco di Biella. Per lui la sfida è tornare dove ha cominciato il nonno tanti anni prima, risalire la montagna, ripartire dalle origini. Marina e Andrea si attraggono e respingono come magneti, bruciano di un amore che vuole essere per sempre. Marina ha la voce di una dea, canta e balla nei centri commerciali trasformandoli in discoteche, si muove davanti alle telecamere con destrezza animale. Andrea sceglie invece di lavorare con le mani, di vivere secondo i ritmi antichi delle stagioni. Loro due, insieme, sono la scintilla.

E con questo è tutto! Cosa ve ne pare? Avete letto questi libri? Vi va di dirvi quale vi ispira?