lunedì 9 aprile 2018

ANTEPRIMA - Recensione #233 - All'ombra di Julius di Elizabeth Jane Howard

Buongiorno lettori, come state? Post particolare oggi, perchè posso finalmente condividere con voi una recensione che ho pronta da quindici giorni ma che posso pubblicare solo ora. Si tratta di quella di un libro in uscita proprio oggi in tutte le librerie che io ho avuto l'onore di leggere in super anteprima grazie alla collaborazione con la casa editrice. Si tratta di All'ombra di Julius di Elizabeth Jane Howard edito da Fazi Editore - che ringrazio per la copia - , 328 pagine.

Sinossi: Londra, anni Sessanta. Sono trascorsi vent’anni da quando Julius è venuto a mancare, ma il suo ultimo gesto eroico ha lasciato un segno indelebile nelle vite di chi gli era vicino. Emma, la figlia minore, ventisette anni, lavora nella casa editrice di famiglia e non mostra alcun interesse verso il matrimonio. Al contrario, Cressida, la maggiore, è troppo occupata a struggersi a causa dei suoi amanti, spesso uomini sposati, per concentrarsi sulla carriera di pianista. Nel frattempo Esme, la vedova di Julius, ancora attraente alla soglia dei sessant’anni, rifugge la solitudine perdendosi nella routine domestica della sua bellissima casa color rosa pesca. E poi c’è Felix, ex amante di Esme e suo unico vero amore, che l’ha lasciata quando il marito è scomparso e torna in scena dopo vent’anni di assenza. E infine Dan, un estraneo. Le tre donne e i due uomini, legati da un filo che solca presente e passato, si ritrovano a trascorrere un fine settimana tutti insieme in campagna: caratteri e personalità, segreti e lati nascosti, emergeranno attimo dopo attimo in queste giornate intense, disastrose e rivelatrici, sulle quali incombe, prepotente, l’ombra di Julius.
Dall’autrice della saga dei Cazalet, un nuovo romanzo ricco di sensualità e delicata ironia, in cui commedia e tragedia si fondono magistralmente e in cui ritroviamo l’eleganza, l’acume e il talento di Elizabeth Jane Howard.


Se mi seguite sapete quanto io abbia amato la saga dei Cazalet. Non ho quindi avuto dubbi quando la casa editrice mi ha proposto questo libro in anteprima. Le aspettative, lo capirete, erano alle stelle ma fortunatamente non sono state disilluse.
Prima di entrare nel vivo del romanzo vorrei soffermarmi sulle date. Questo libro, All'ombra di Julius, fu pubblicato per la prima volta in lingua originale con il titolo After Julius nel 1965, ben ventitrè anni prima de Gli anni della leggerezza, primo volume dei Cazalet. Avete capito bene! Non c'era nessunissima certezza che questo libro fosse all'altezza di quella saga, perchè l'autrice era molto più giovane ai tempi della sua stesura ed aveva sicuramente meno esperienza.
E invece wowwww....
Già dalle prime pagine sembra di respirare quell'atmosfera che il lettore aveva imparato a conoscere grazie alla famosissima saga. Sarà per l'ambientazione fisica, che rimane quella nei dintorni di Londra, che per quella temporale, visto che è amientata negli anni Sessanta ma la guerra occupa un ruolo fondamentele all'interno del romanzo.
All'ombra di Julius lo trovo oltretutto quasi più azzeccato come titolo - e non è cosa da poco - del suo originale - After Julius appunto - infatti è vero che tutte le vicende narrate sono accadute dopo la morto di Julius ma è ancora più vero che Julius è morto da vent'anni ma è forse il personaggio più ingombrante e presente di tutto il romanzo. Un personaggio morto che tuttavia, ancora dopo due decenni, riesce a condizionare qualsiasi scelta o pensiero dei protagonisti della storia che vivono nella sua ombra.
Peccato che anche questa famiglia - perchè di base di una famiglia si parla - non sia diventata una saga perchè secondo me avrebbe avuto un enorme successo, probabilmente paritario a quello dei Cazalet.
Ma chi sono i componenti di questa famiglia?
C'è Julius appunto, morto eroicamente durante la seconda guerra mondiale, lasciando una moglie vedova e due figlie orfane. Morto eroicamente sì, ma anche in modo molto egoistico mi verrebbe da dire. Partito senza una ragione, su un'imbarcazione di fortuna, senza avere la minima idea di come si governasse, tranne quello appreso dai libri e senza neanche avvisare nessuno della sua partenza.
C'è Esme, una donna ormai sulla sessantina che, ai tempi della partenza del marito, si intratteneva amorevolmente con un uomo molto più giovane di lei, senza nascondersi più di tanto, abbandonandosi ad un amore che, una volta morto il marito, sperava di potersi vivere.
C'è Cressida, figlia maggiore di Julius ed Esme, vedova di guerra come la madre, con la visione contorta dell'amore, incapace di trovare una pace emotiva se non frequentando uomini sposati e concedendosi fisicamente al loro volere.
C'è Emma, la figlia più piccola, che ha pochissimi ricordi del padre ma che del padre ha preso il posto nella casa editrice di famiglia. È la più equilibrata, anche se forse la più sola. Vive all'ombra della sorella - con cui condivide anche la casa - e ne giustifica i comportamenti. Non è sposata, non sembra pensare al matrimonio ma, forse, non ha neanche mai trovato la persona che faccia al caso suo.
Queste tre donne rappresentano da sole un intero universo femminile e l'autrice è talmente capace con le parole da mostrarcele e farcele conoscere in tutta la loro interezza nonostante i fatti narrati si svolgano in solo tre giorni, un weekend, quello che le donne passeranno a casa della madre con due ospiti d'eccezione. Il primo Felix, ex amante di Esme, molto più giovane di lei, che dopo vent'anni si ripresenta alla sua porta apparentemente senza un motivo; il secondo Dan, un poeta alle dipendenze della casa editrice, che Emma invita a casa forse solo per compatimento.
I meccanismi che prenderanno vita tra queste cinque persone sono imprevedibili, così come imprevedibili sono gli avvenimenti che portano ogni personaggio ad interagine con l'altro, a conoscerne le inclinazioni, a giudicarne le azioni, a cercare di comprenderne gli errore. ed il lettore si ritroverà lì, spettatore inconsapevole, come una piccola mosca che svolazza di stanza in stanza carpendo i pensieri di ogni protagonista.
La narrazione e lo stile sono quelli che l'autrice ha utilizzato anche nei Cazalet. Capitoli molto lunghi dedicati ognuno ad un personaggio che in prima persona racconta al lettore il proprio punto di vista, permettendo però comunque alla storia di evolvere nonostante spesso si parli del passato o dello stesso avvenimento. Una visione singola quindi, che diventa però un racconto corale nel momento in cui tutti i pezzi del puzzle siano incastrati al loro posto.
Dei personaggi particolari quelli che l'autrice sceglie di caratterizzare, che hanno saputo farsi amare nonostante i loro tanti e a volte incomprensibili difetti. E metterli tutti quanti davanti ad un tavolo, farli vivere per un weekend nella stessa casa, obbligarli ad interagire nonostante fosse a volte l'ultima cosa che avrebbero voluto ha permesso di farli emergere ancora di più in tutte le loro materiali ed umane fragilità.
Se avete amato la famiglia Cazalet e lo stile dell'autrice non potete quindi farvi scappare questo romanzo che non potrà far altro che confermare l'estrema capacità narrativa della Howard che, a mio personalissimo parere, ha tutte le carte in regole per entrare a far parte di quel gruppo ristretto di autrici che universalmente sono considerate dei colossi perchè - e non credo di esagerare - leggendo i suoi libri si ha la sensazione di essere al cospetto delle più grandi scrittrici di classici inglesi della letteratura.
Peccato che qui in Italia le sue opere siano arrivate dopo la sua morte. Non avremo mai l'onore di assistere ad una sua presentazione o intervista. Non potremo mai sperare in un seguito per i suoi romanzi. Per fortuna i suoi lavori non ancora pubblicati in Italia sono tantissimi quindi potremo godere di questa scrittrice ancora per molto tempo.
Io conto di recuperare al più presto Il lungo sguardo, l'altro suo romanzo già uscito in Italia sempre per Fazi editore.
E voi cosa mi dite? Siete tra quelli che hanno adorato i Cazalet quindi oggi correrete in libreria a comprare questo "nuovo" autoconclusivo o siete tra quelli che ancora ne stanno alla larga perchè spaventati dalla possibile pesantezza?
Se rientrate nel primo gruppo poi tornate qui a dirmi le vostre impressioni oppure scrivetemi in privato per spoilerare come se non ci fosse un domani; se invece rientrate nel secondo gruppo e vi fidate un pochino del mio giudizio io vi dico che secondo me la Howard almeno una volta va letta, anche solo per capire che non fa per voi.

Prima di lasciarvi voglio inoltre segnalarvi un'occasione da non perdere se volete recuperare qualche lettura di questa autrice: da oggi con l'acquisto di due volumi qualsiasi della Howard vi verrà regalata una meravigliosa shopper dedicata proprio al libro All'ombra di Julius, quindi non avete più scuse!!!


A questo link -  https://fazieditore.it/news/shopper-allombra-di-julius/ - le istruzioni dettagliate e le librerie aderenti.

VOTO:




venerdì 6 aprile 2018

Letture con Marina #34

Buon venerdì lettori cari. Scusate la latitanza qui ma questa settimana sono stata fagocitata dal lavoro.... Oggi però non vi parlo di me. Torna Marina e la sua rubrica Letture con Marina.



Buongiorno e ben ritrovati dopo una soleggiata Pasqua, con la prosecuzione in un Lunedì dell’Angelo che più tiepido di così non si poteva! Ottimo preludio per la Primavera … E proprio per festeggiare la bella stagione in arrivo, desidero quest’oggi, nel venerdì del nostro appuntamento bimensile, parlarVi di questo capolavoro, nel quale mi sono imbattuta casualmente, complice la copertina…
Titolo: Il commesso (The assistance)
Autore: Bernard Maladut
Casa editrice: Einaudi 1962 - Minimum Fax 2013
Genere: Narrativa
Pagine: 327
Traduttore: Giancarlo Buzzi


Sinossi: Pubblicato negli Stati Uniti nel 1957, "Il commesso" è considerato da molti il capolavoro di Bernard Malamud. La storia è quella di Morris Bober, umile commerciante ebreo che nel cuore di Manhattan conduce una vita misera e consumata dagli anni, e di Frank Alpine, un ladruncolo di origini italiane, deciso a riscattarsi e diventare un uomo onesto e degno di stima, aiutando Morris al negozio. Tuttavia il giovane Frank non resisterebbe dietro al bancone, sempre più assediato dalla concorrenza, se non si innamorasse di Helen, la figlia di Morris. La vicenda è intrecciata intorno alle emozioni, ai segreti, al destino di queste tre esistenze. Il ritmo quasi ipnotico della narrazione, la capacità di attenzione al dettaglio, lo stile limpido e ironico regalano al romanzo quell'atmosfera inconfondibile, a metà fra il tragico e il comico, che rende affascinante la narrativa di Malamud.

RECENSIONE: Un lettore lo percepisce già nel leggere le prime pagine se si trova di fronte alla Letteratura con la “L” maiuscola. Non faccio eccezione, anche se la mia inesperienza talvolta mi fa eccedere negli entusiasmi. Come dicevo, anche senza sapere che questo autore americano ha vinto il Pulitzer e ben due National Book Award tra gli altri premi, si percepisce subito che quanto si sta leggendo è materiale di prima qualità, anche se l’esperienza dei protagonisti, sia per ambientazione, tempistica del vissuto e religiosità è molto lontana dalle nostre esperienze.
Ma nonostante questo presupposto, il romanzo pubblicato nel 1957 da Bernard Malamud, ebreo di origine russa, che racconta di un’umanità marginale e proletaria che vive a Brooklyn e si ispira alla sua stessa infanzia, ci prende e non ci lascia più fino all’ultima pagina, in un racconto corale a bocca dello stesso Malamud. Complice anche parecchi termini yiddish che pronunciati ad alta voce ci piace ripetere diverse volte, finchè il significato del nome stesso si perde e resta solo il suono della parola che incanta. Entriamo allora in punta dei piedi in un mondo descritto con una poesia ed un’intensità lirica, pur se la vita di cui scrive l’autore poetica proprio non è, ma di gustosissima ironia e ferocia al contempo, anche per un Dio impietoso, che - come detto - affascina nonostante tutto il lettore, che non può che proseguire nella discesa della vita del bottegaio ebreo Morris Bober, la figlia Helen e la moglie Ida, il ladruncolo di origine italiana Frank Alpine (e che altro poteva essere un italiano?, nonostante l’autore amasse il nostro Paese) e tutta una serie di personaggi di contorno a queste figure.
 
La storia in breve narra del bottegaio Morris Bober (in yiddish bober significa una persona o una cosa che vale poco), 60 anni, proprietario di un alimentari come possiamo immaginarli negli anni quaranta / cinquanta del secolo scorso, dove si vendeva un po’ di tutto. Dove si poteva comperare anche la fetta di pane, oppure un uovo sfuso, oppure le prime scatolette di cibo conservato… Penso sia uno dei pochi ebrei a non aver fatto la scelta giusta e a non essersi arricchito. Sempre sul filo del fallimento, magari negli anni passati un po’ meglio, ma al momento c’è crisi nera, soprattutto nel quartiere di Brooklyn dove vive e a questo si somma la sventura di un altro alimentari che ha aperto nella stessa via e che per fargli concorrenza, come lui apre sempre alle 6 di mattina e chiude alle 10, talvolta 11 di sera. Che offre la mercanzia a prezzi inferiori pur di farsi una clientela.  Morris abita al piano superiore insieme alla moglie ed alla figlia Helen, che diventerà fulcro della vicenda, quando arriva Frank Alpine, il ladruncolo di origine italiana che sta cercando, a fatica, di redimersi dalla vita sbandata che sta conducendo. Contraltare indimenticabile di Morris Bober, indiscusso ed emblematico ago della bilancia della vita della famiglia ebrea, attraverso il quale tra l’altro capiremo che anche in America gli ebrei furono un popolo a parte.
Stupenda la descrizione che Malamud fa di Morris Bober: “sgobbava per ore e ore, era l’onestà fatta persona – non poteva proprio sfuggirle, era la sua palla al piede; sarebbe scoppiato se avesse imbrogliato qualcuno… Più sgobbava – la sua fatica era un’immagine del tempo che divora sé stesso – meno sembrava possedere”.
Fra rapine violente, visite in biblioteca, ricordi degli incontri della gioventù in spiaggia, furti, amori che si dipanano nonostante la pochezza di cose materiali, incendi, intelligenze misurate ma accorte, rancori tra bottegai, caratteri deboli ed umanissimi contrapposti a caratteri forti ed eroici nonostante la viltà e la povertà del circondario, in un’America che premia i furbi e i senza scrupoli e lascia indietro gli onesti e gli uomini di mezza età. “Una vita fatta di sorrisi ma anche di rinunce e di pensieri sublimi, talvolta maledicendo quel Dio che è crudele e non ci consente di vivere in modo diverso, pur se qualche volta ci abbiamo provato, a costo di fare cose che abbiamo sempre disprezzato”.
 
La morale di questo romanzo, se vogliano definirla così, cui Malamud tendeva e verso cui convogliava tutto il suo lavoro, è la scelta che avvia ogni suo personaggio a spogliarsi delle proprie illusioni religiose per esaltare le proprie certezze etiche. Perché sono queste in fondo, più che tutto il resto delle sovrastrutture create da noi stessi, a rendere gli uomini orgogliosi di appartenere a questo genere. Magari con l’aiuto dell’amore e del rispetto. Ma sempre a testa alta e senza mai deragliare dal percorso dell’onestà.
E con questo concetto altissimo, prima di lasciarvi andare a curiosare le opere e la biografia di questo autore schivo e con un suo personalissimo stile poetico ed ostinatamente umanista - imprescindibile dal romanzo stesso - vorrei farvi leggere la prima parte della prefazione di Marco Missiroli:   “Appena Bernard Malamud seppe di aver vinto il National Book Award si mise in strada e passeggiò a lungo. Camminò per le vie che conosceva e proseguì per alcuni isolati sperduti, quando sentì di essere stanco si addentrò in un parco pubblico. Si sedette su una panchina, era quasi sera, e ci pensò su. Non rifletté sulle conseguenze del premio letterario più importante d’America, gli venne in mente la madre. Era morta giovane lasciandolo solo con il padre, un droghiere gentile di Brooklyn senza lamenti e con la devozione per la famiglia. La madre e il padre, festeggiò così lo scrittore ebreo più importante e discreto degli Stati Uniti. Era il 1959 e lui aveva quarantacinque anni, un’esistenza alle spalle di mezza orfananza che gli aveva portato dozzine di mestieri, dalla fabbrica ai negozi alimentari, fino al concepimento di un romanzo capolavoro: Il commesso”.

A presto,
                             

domenica 1 aprile 2018

Visual Challenge - Sfida di lettura 2018 - Tappa 4: APRILE

Ridendo e scherzando siamo già alla quarta tappa! Siete pronti? Ecco la nuova immagine di aprile.


LA SFIDA
La sfida durerà un anno e sarà divisa in 12 tappe della durata di un mese ciascuna. Il primo di gni mese pubblicheremo un post in cui troverete una fotografia scattata da noi che conterrà svariati oggetti. Voi potrete leggere in un mese massimo 5 libri che abbiano raffigurato sulla copertina uno degli oggetti contenuti all'interno della nostra fotografia. Se il libro da voi scelto dovesse contenere più di un oggetto di quelli raffigurati nella foto della tappa, vi verrà in ogni caso conteggiato un punto.
Ogni mese potrete decidere di leggere da zero a cinque libri, ma potrete anche decidere di non leggere nulla il mese in corso e poi magari recuperare nei mesi successivi i libri corrispondenti alle immagini delle tappe precedenti. Potrete quindi partecipare a qualsiasi tappa anche se non avrete letto libri per le tappe precedenti.
Per dimostrare di aver letto i libri dovrete caricare, nel format che troverete alla fine di questo post, il link che rimanderà alla vostra recensione. Le recensioni potranno essere postate sul vostro blog (se ne avete uno) o su una qualsiasi piattaforma online (amazon, facebook, goodreads, anobii, ecc.) da cui potrete prendere un link e inviarcelo. Non valgono recensioni inviate via mail.

PUNTEGGIO:
Per ogni libro letto e recensito entro la fine della tappa corrente: 1 PUNTO

Per ogni libro letto e recensito al di fuori dei tempi della tappa: 1/2 PUNTO

Ovviamente farà fede la data e l'orario di invio che sarà presente nel format. Se il link arriverà dopo la mezzanotte dell'ultimo giorno del mese sarà in automaticamente conteggiato mezzo punto, quindi prestate molta attenzione agli orari! 
Tenete sempre d'occhio i nostri blog perchè abbiamo pensato di aggiungere dei giochini bonus che potrebbero esservi utili per riuscire a raccimolare qualche punto in più!

PREMI:
Alla fine della Challenge i partecipanti saranno divisi in quattro fasce:

Prima fascia: chi avrà totalizzato da 51 in su
Seconda fascia: chi avrà totalizzato da 41 a 50 punti compresi
Terza fascia: chi avrà totalizzato da 31 a 40 punti compresi
Quarta fascia: chi avrà totalizzato da 12 a 30 punti compresi

Per ognuna delle quattro fasce sarà estratto un vincitore attraverso il sito Random

Vincitore prima fascia: Buono amazon di € 20.00
Vincitore seconda fascia: Un cartaceo a nostra scelta
Vincitore terza fascia: Mistery box contenente articoli di cancelleria
Vincitore quarta fascia: Piccolo premio di consolazione

Durante lo svolgimento della Challenge potrebbero essere premiati con piccoli omaggi alcuni partecipanti che, a nostro insindacabile giudizio, si saranno distinti nel corso del gioco. Ma non ci sarà una regola fissa per questo. Lo scoprirete unicamente giocando.

REGOLE PER PARTECIPARE

Obbligatorie:
  • Essere lettori fissi dei blog - basterà cliccare segui nel box apposito che trovate nei nostri blog (comunicateci se vi iscrivete con un nome diverso a quello che utilizzate per i commenti qui sul blog)
  • Commentare questo post (qui o su Desperate Bookswife) comunicandoci la vostra intenzione a partecipare e una vostra mail su cui inviarvi le comunicazioni relative alla challenge.
  • Avere voglia di divertirvi
LA FOTO DEL MESE


Qualche precisazione:
  • per il cappello va bene qualsiasi tipo di cappello ma non valgono i cappucci dei giubbotti o delle felpe.
  • prima di iniziare a leggere vi consigliamo di chiedere conferma o via mail o nel gruppo facebook per gli oggetti scelti
  • potete leggere da 0 a 5 libri e potete anche scegliere cinque volte lo stesso oggetto purchè lo troviate su cinque cover diverse
  • se trovate due oggetti che sono contenuti nella cover del libro scelto ai fini del punteggio ne varrà uno solo
  • le golia valgono come caramelle. Va bene qualsiasi tipo di caramella purchè si capisca che sia una caramella. NO cioccolatini!
  • Dentro lo specchio c'è un riflesso. Vale sia lo specchio come oggetto che il riflesso di qualcosa in un vetro, in uno specchio, nell'acqua.
    RICAPITOLANDO:

    - nel format inserite il mese giusto, altrimenti noi organizzatrici potremmo andare in confusione

    - potete leggere ancora i libri della scorsa tappa, inseriteli indicando il mese di appartenenza corretto, varranno però 1/2 punto

    - importante: NON BASTANO 20 PAROLE PER DESCRIVERE IL LIBRO, QUESTO MESE SAREMO PIU' INTRANSIGENTI. Almeno qualche riga, dobbiamo capire che avete letto il libro in questione, per correttezza verso gli altri partecipanti.

    Vi ricordiamo che potete controllare il vostro punteggio sul file drive qui e che è attivo il gruppo facebook della challenge cui si può richiedere l'iscrizione qui (non è obbligatorio).

    Ecco il format dove dovrete inserire i link. Vi chiediamo di prestare attenzione alla correttezza dei dati. Se inserite un link che rimandi a Goodreads o Anobii inserite quello che riporta alla vostra recensione specifica e non al libro generico. Se avete bisogno di aiuto non esitate a chiedere!



    Ovviamente le nostre mail sono sempre a vostra disposizione per qualsiasi dubbio, chiarimento, necessità voi abbiate ed anche solo per fare quattro chiacchiere con noi!!!
    Ci trovate qui:

    DANY
    unlibroperamico.dany@gmail.com

    BABA
    desperatebookswife@gmail.com

    A presto!

    venerdì 30 marzo 2018

    If I Say... #14 - Rossetto

    Buongiorno carissimi, come state? Finalmente weekend anche se con Pasqua alle porte e mio papà che domani compie 70 anni sarà - come sempre - un fine settimana poco riposante!
    Ma torniamo a noi... Oggi torna If I say - avete capito bene, dopo tanto tempo - in collaborazione con Baba  Desperate Bookswife . Come funziona? È semplicemente un'associazione di idee; partendo da una parola che scegliete voi attraverso un sondaggio, io e Baba vi diciamo i libri che ci vengono in mente. Per la puntata di oggi la parola che avevate scelto è: ROSSETTO.

    Mi sembra di sentirla Baba che dal segguolino davanti al suo pc, con l'auricolare nell'orecchio e me dall'altra parte del telefono mi urla: "Sisterrrrrrrrrrrrrrrr, devi continuare la serie de L'allieva! Devi leggere la Gazzolaaaaaaaa!"
    Sono sicura che se siete nel silenzio assoluto potrete sentire l'eco di queste parole anche da casa vostra quindi come non pensare subito a questa serie con la parola rossetto? Che queste cover con il rossetto sono abbinate. Quindi dico: Alessia Gazzola, tutti i suoi libri con Alice Allevi protagonista!
    Avevo letto e recensito il primo volume - recensione qui - e poi mi ero fermata, che quel tre e mezzo mi aveva un po' assopito la volontà. Ma prima o poi recupero... promesso!



    Con rossetto un altro libro che mi è rimasto impresso è quello che hanno letto molte partecipanti alla visual challenge. Si tratta di Tua di Claudia Pineiro edito da Feltrinelli.
    L'abbinamento rossetto-proiettile mi intriga molto!
     

    E anche per oggi è tutto! Ricordatevi di scegliere la prossima parola qui sotto prima di correre a vedere le associazioni di Baba. Ovviamente siamo anche curiosissime di sapere le vostre associazioni quindi, se vi va, ditecele nei commenti!


    martedì 27 marzo 2018

    Recensione #232 - Favola Splatter di Beppe Tosco e Francesco Tosco

    Hola lettori cari, come state? Io ancora in ripresa dopo un sabato di avanti e indietro negli stand di Book Pride e una domenica alla Stramilano facendo a conti fatti 10 km di camminata veloce che, credetemi, per un bradipo con il solco sul divano come me è proprio tanta roba!
    Ma torniamo ai libri. Oggi vi lascio con la recensione di un libro che per me è stato assolutamente una scoperta! Si tratta di  Facola Splatter di Beppe Tosco e Francesco Tosco edito da Frassinelli - che ringrazio per la copia -, 254 pagine.

    Sinossi: Un silos colmo di tonnellate di cocaina esplode su Milano e scatena follie e psicosi. Un comandante dei carabinieri e due ragazzi lottano per la sopravvivenza in una città impazzita. Milano. Tra 15 anni. Gheorge Pop è un criminale pieno di idee brillanti. L'ultima, davvero geniale, è quella di riutilizzare la cocaina che - una volta evacuata dai suoi consumatori - abbonda nelle fogne di Milano: raccoglierla, filtrarla, ripulirla, e rimetterla in circolazione. Little Virgin, la chiama (raffinato inglesismo per Madunina). Un tragico giorno d'estate, però, un temporale fa cadere un'enorme gru sul deposito in cui Pop tiene ammassate tonnellate di droga da ripulire, che trascinate dal vento si spargono sopra Milano. E la città impazzisce: i freni inibitori scompaiono, e gli operosi cittadini di Milano si abbandonano ai loro desideri più nascosti. Desideri che, nella stragrande maggioranza dei casi, si rivelano essere estremamente violenti. Vendette, violenze, omicidi dilagano per le vie di Milano, e, come se non bastasse quello che succede davvero, qualcuno si diverte a gettare benzina sul fuoco attraverso il web, dove spopola l'hashtag #MilanoFiesta, che viralizza e diffonde all'infinito le immagini e i video della follia. In questo contesto inizia l'odissea di uno strano trio: Vladi, un ragazzino di origini russe strutturalmente orfano; Lola, adolescente tanto impaurita quanto decisa, e il comandante dei carabinieri De Leo, che - non potendo fare nulla per fermare l'ondata di violenza - decide che la cosa migliore da fare sia provare a salvare almeno i due ragazzini. E intanto si domanda: ma è possibile che sia stata solo una nuvola di droga a scatenare tutto questo?

    Chi, oltre a seguirmi qui, segue la mia pagina facebook  sa che non molto tempo fa, durante Tempo di Libri a Milano, dalla mia pagina ho fatto una diretta, durante la presentazione di questo libro. Avevo già intenzione di leggerlo - ne sentirete parlare di nuovo qui sul blog ma ancora non posso dirvi nulla - e dopo la presentazione ho avuto la certezza che fosse un libro per me.
    Beppe Tosco e Francesco Tosco - padre e figlio - hanno avuto un'idea all'apparenza estremamente folle, ma in verità molto più simile alla possibile realtà di quanto si possa credere.
    Siamo a Milano, 2023. Quante volte abbiamo pensato a come saranno le nostre città tra qualche tempo? Quante volte abbiamo pensato - io da mamma lo faccio un giorno sì e l'altro pure - a chi lasceremo in mano i nostri figli, a cosa li attenderà, a che futuro potranno avere? L'immagine che ne danno Beppe e Francesco non è sicuramente delle più rassicuranti, ma non credo neanche sia così assurda come all'apparenza possa sembrare. 
    Tanti i personaggi che si avvicendano nello scorrere delle pagine, tanti gli avvenimenti cui il lettore inerme assisterà, a volte con la bocca aperta, altre con la sensazione di trovarsi al cospetto di scene reali, di quelle che ogni giorno finiscono nelle nostre case durante l'ora di cena, che il TG ne è pieno.
    Tre i personaggi su cui la nostra attenzione si focalizzerà - Lola, Vladi e Diego De Leo - ma tanti altri saranno quelli che ci strapperanno un sorriso o per cui ci ritroveremo diapiaciuti, nonostante tutto, o quelli che ci faranno imbestialire.
    E poi c'è il falco, il personaggio più assurdo quanto azzeccato che potesse esserci, un falco che vola sulle zone colpite e ci fa da occhio vigile per passare da una scena all'altra, per passare dall'interno all'esterno, per raccontarci quello che i personaggi in quel momento non vedono ma che è essenziale ai fini del racconto. Un falco che vigila su Milano e che spesso sembra più umano lui di quanto lo siano gli umani veri.
    Un libro, però, dove la vera protagonista è Milano, con le sue contraddizioni. Una Milano nella morsa della follia, quella scaturita da un'esplosione di un silos di cocaina. Una situazione in cui tutte le inibizioni crollano, la follia divampa, la ragione viene messa da parte anche solo per necessità di sopravvivenza, i carnefici e le vittime si confondono, la linea tra la legittima difesa e l'attacco è talmente sottile da risultare spesso intercambiabile perchè, si sa, non è mai tutto nero o tutto bianco, neanche quando si parla di giustizia. E non esiste perdono in questa città allo sbando, nessuno è esente dalla voglia di uccidere o di farsi giustizia con le proprie mani. Un far west del futuro, dove i buoni diventano cattivi ed i cattivi sembrano quasi buoni, al cospetto dei precedenti.
    Ma cosa ci fa un silos di cocaina in zona viale Umbria a Milano?
    Beppe e Francesco hanno preso un rumeno qualunque - Gheorge Pop - e gli hanno fatto partorire un'idea geniale: quella di recuperare la cocaina che riempie le fogne milanesi dopo che i suoi consumatori la evacuano, raccoglierla, ripulirla e rivenderla. Cocaina a Km 0, insomma.
    Ecco come ce lo raccontano nel libro:
    E poi c'è la droga.
    Sotto Milano, nelle fogne, scorre un tesoro di cocaina inestimabile, che prima passa per il naso di migliaia di milanesi, poi scende giù per i meandri del loro corpi e si disperde nelle tubature.
    Già nel 2016 nelle condotte fognarie scorreva giornalmente l'equivalente di diecimila dosi del galeotto alcaloide.
    Pisciate via dalla comunità. Oggi, nel 2032, la quantità di cocaina che i milanesi espellono ogni giorno è l'equivalente in media di ottanta o novantamila dosi giornaliere.
    Un fiume.
    E, magnificamente disteso sopra questo fiume stupefacente, mescolato agli altri sette milioni di milanesi, vive un grande uomo. Un uomo che si è fatto da sé, che risponde al nome di Gheorghe Pop.
    Una figura negativa questo Pop, penserete voi... Forse sì, ma anche no. È questa la magnificenza di questa lettura, che anche il più spregevole personaggio può diventare simpatico al lettore e da questo esserne amato. Io ho amato Pop. Nonostante tutto.
    Pensate al titolo e provate ad immaginare la cosa più splatter che vi venga in mente, pensate all'azione più assurda che un comune cittadino possa fare; avete fatto? Ecco, sicuramente non è nulla in confronto a quello che i personaggi di questo libro faranno davanti ai vostri occhi. 
    Assurdo, penserete voi. Nenache questo è vero. Perchè è tutto talmente assurdo da risultare effettivamente realistico e possibile, perchè negli ultimi anni la realtà ci ha raccontato cose ben peggiori; qui almeno la follia ha una causa scatenante, la droga annebbia le menti e chi non è abituato ha una reazione molto peggiore di chi abitualmente sniffa. Quello a cui invece siamo abituati nella realtà, oggi, nel 2018, sono azioni senza un elemento chimico esterno scatenante. E gli autori alla fine del libro ci eleancano le follie vere, quelle reali, quelle non partorite dalla loro penna ma partorite direttamente da una Milano che a volte ultimamente fa paura, perchè sono le azioni senza una ragione, quelle che non possiamo prevenire, quelle che non possiamo aspettarci, quelle che ci spaventano sul serio.
    Uno stile divertente, ma anche molto crudo - sempre con ironia però - quello che ci accompagna in queste pagine intrise di sangue e follia. Un'ironia sottile e ricarcata che si alterna a momenti di riflessione e che colpisce per quanto renda il tutto dosato. Perchè in una favola splatter che si rispetti lo splatter deve esserci - e qui, ve lo assicuro, c'è - ma non deve eccedere, che arrivare al grottesco se non si lavora in un certo modo è un attimo. Questo è quello che più mi ha colpito e mi ha conquistato di questo libro: il saper essere tanto ma mai troppo, il saper essere assurdo ma realistico, il saper essere divertente ma anche crudo, la capacità di Beppe e Francesco di dosare il tutto in ogni singolo capoverso senza mai eccedere, senza mai rendere il tutto esagerato, senza mai annoiare o esasperare il lettore. E se non è maestria questo cosa può esserlo?
    Ma non pensiate che questa lettura non abbia niente da insegnare anzi, io lo farei leggere nei licei, nelle università, perchè analizza la società in modo molto sottile facendone emergere i lati più oscuri e più spaventosi. Ci parla della TV e di quanto ormai il nostro occhio cerchi cattiverie e litigi - perchè si sa, quando c'è il litigio c'è più audience - ci parla del web, di quanto un video con un morto possa fare like e visualizzazioni, di quanto ormai questo sia il nostro pane quotidiano e di quel pane ci viviamo senza neanche spesso renderci conto di dove si stia arrivanto.
    Insomma, un libro da leggere, un libro da regalare, un libro che un milanese potrà apprezzare ancora di più, un libro che se trasportato alla realtà può far paura ma anche un libro che può far riflettere su quello che non dobbiamo diventare nonostante non ne siamo poi tanto lontani.

    VOTO:




    venerdì 23 marzo 2018

    Letture con Marina #33

    Buon venerdì carissimi. Pronti per il weekend? Io sarò domani al Bookpride di Milano. Qualcuno di voi ci sarà? Fatemelo sapere che magari ci beviamo un caffè insieme! Poi domenica mi aspetta la Stramilano che ogni anno facciamo in gruppo con la scuola di mio figlio, stancante ma anche molto bello condividere con metà paese questo evento. Ma non voglio tediarvi oltre e vi lascio con Marina e la sua rubrica Letture con Marina.



    Buona giornata e buon ingresso nel primo – favoloso – weekend di Primavera! Tra l’altro si cambia anche l’ora e quindi benvenuta luce, movimento, vita! Dopo La Principessa sul Pisello della Littizzetto che ci ha portati simpaticamente a spasso per il Paese delle Coppie e dopo il magnifico romanzo Il Gatto dagli Occhi d’Oro, in cui la De Mari ci fa conoscere Leila, un’adolescente un po’ fuori dagli schemi, ho pensato di farVi fare un giro nel mondo delle mamme…
    Titolo: Quello che le mamme non dicono
    Autore: Chiara Cecilia Santamaria

    Casa editrice: BUR Biblioteca Univ. Rizzoli
    Genere: Narrativa
    Pagine: 261
    Anno di pubblicazione: 2012

    Sinossi: Lei ha 27 anni e crede nel mojito, nella carriera, nel suo uomo e nei viaggi improvvisati. La nana ha cinque settimane e abita la sua pancia. Scoprirlo è uno shock, "fare la mamma" sembra un'attività totalizzante, incompatibile con libertà, sogni, ambizioni. L'autrice decide di affrontare la situazione armandosi di buoni propositi, ma soprattutto di ironia. Qui si sostiene che è buono e giusto conservare la parte migliore di sé - quella divertente, folle, avventuriera - anche dopo un figlio. Che l'istinto materno a volte arriva e altre volte è in ritardo. Ma anche che esistono momenti neri che nessuno racconta, che dopo un mese di neonato ne servirebbero tre di psicoterapia, che ogni tanto è normale rimpiangere il "prima". Dimenticate la mammina che chiama il figlio "angioletto" anche se non dorme da quindici settimane, quella che considera il parco giochi una botta di vita e decanta le gioie delle vacanze coi nonni. Preparatevi a scoprire tutta la verità riguardo alla vita col pupo, e anche gli esilaranti retroscena di pappe, giochi e ninne nanne. Un libro dedicato alle donne che si sentono troppo giovani per fare figli, a quelle che ci pensano ma non sanno cosa le aspetta, a quelle che già ne hanno e certe volte, con tutto l'amore del mondo, vorrebbero fuggire alle Bahamas.

    RECENSIONE:

    “Dal Pampero ai Pampers, alla ricerca dell'istinto materno”

    Non un manuale per la brave mamme. Non è questo che aveva in mente l’autrice, mentre ci conduce a spasso nel suo anno di gravidanza e nell’anno e mezzo di convivenza con la sua Polpetta, altrimenti detta Viola. In realtà il sottotitolo, che avrei preferito fosse “Dal Mojito ai Pampers”, racconta di un intento spiritoso per affrontare temi seri e profondi, perché diciamocelo: l’istinto così detto materno non è innato, lo si acquisisce nel convivere con il nostro “nano” / la nostra “nana”, piano piano…

    L’autrice, che nel frattempo durante la gravidanza ha aperto un blog: “Ma che davvero?”, esclamazione sincera di una romana che a 27 anni scopre inaspettatamente di essere rimasta incinta è un romanzo-viaggio che dura l’arco di circa due anni e mezzo: da quando appunto scopre con sorpresa e disappunto di essere incinta, a quando la sua “nana”, la sua “Polpetta” Viola ha circa un anno e mezzo.
    Suddiviso in simpaticissimi capitoli dai titoli originali e divertenti, questa signora romana un po’ caciarona, come dice lei stessa, offre il fianco a possibili critiche in più di un’occasione. Magari quando si ritrova incinta e deve decidere se tenere il feto oppure abortire…? Oppure quando cerca di scappare dalla piccola nanerottola, che le ruba il sonno, oltre al divertimento di una vita giovane e movimentata che d’improvviso ha uno stop naturale…? E il suo Lui, che dice della gravidanza e delle varie vicissitudini? Simpaticissimo diario sui generis, occasione per ripensare al proprio periodo della o delle gravidanze, agli attimi che precedono il parto – al parto stesso, che chissà perché non è mai come amiche, conoscenti od ex-colleghe si sono premurate di raccontarti. E sembra sempre che la sfiga si accanisca con te, sempre parlando naturalmente di vissuto normale, non colpito da malattie tragiche. E allora il ricordo mio personale dell’anno e mezzo in cui la seconda figlia si svegliava anche 5/6 volte per notte, rendendoti uno zombie al lavoro. E facendo la considerazione che comunque la mamma è sempre la mamma da centinaia di anni – e a nulla serve parlare di parità di diritti e doveri. Quando il pupo piange la notte, nell’esperienza mia personale come dell’autrice, è sempre mamma che si alza, anche se deve andare lei stessa al lavoro. E cosa dire della donna che era l’autrice – e come lei milioni di mamme – durante e dopo la gravidanza? Questo essere sempre e comunque disponibili per i propri figli, 24 ore su 24, 7 giorni su 7! Dico qualcosa di inesatto? Il sentirsi madri imperfette se si lavora e si cerca di far combaciare l’essere donna, madre e lavoratrice – oppure il sentirsi madre poco capita se si decide di restare a casa a fare la mamma. E la donna che eravamo, dove si è nascosta? E’ scappata a gambe levate, non essendo preparata, come nessuna lo è mai, a diventare madre?, ad assumersi delle responsabilità così enormi? Oppure semplicemente sbiadisce, tra mille incombenze di madre, di donna, di lavoratrice? Un equilibrio imperfetto, sempre. Ed allora non resta che affidarci a questo spiritoso, “romanesco” ed umanissimo percorso di vita di Chiara Cecilia Santamaria: costruire la propria vita di mamma inesperta e imperfetta con le proprie mani, ciascuna la propria vita di mamma con il proprio bebè, lasciando che il percorso di vita che farà crescere il proprio figlio sia occasione di crescita personale insieme alla creatura ed occasione di nuove scoperte, per re-inventare una propria sé che contenga una scintilla di quella ragazza che siamo state. Che nel frattempo è cresciuta ed ha intrapreso un percorso meraviglioso ma al contempo irto di difficoltà fisiche e psicologiche. Ed allora che dire?

    Buon viaggio!, sia a te che hai già intrapreso questo percorso, sia a te che sei ancora sulla porta.

    A presto,
                                 

    martedì 20 marzo 2018

    BibliOmaggi #23


    Buon pomeriggio carissimi, eccomi finalmente di nuovo qui. Oggi torno mostrandovi gli omaggi ricevuti nell'ultimo periodo dalle case editrici che, come sempre, ringrazio.  
    • All'ombra di Julius di Elizabeth Jane Howard, edito da Fazi, 450 pagine. Data pubblicazione:  09 aprile 2018.
      Un libro ricevuto in super anteprima e già letto. La recensione il 9 aprile sul blog, quindi non mancate perchè ne vale veramente la pena!
    Sinossi: Londra, anni Sessanta. Sono trascorsi vent’anni da quando Julius è venuto a mancare, ma il suo ultimo gesto eroico ha lasciato un segno indelebile nelle vite di chi gli era vicino. Emma, la figlia minore, ventisette anni, lavora nella casa editrice di famiglia e non mostra alcun interesse verso il matrimonio. Al contrario, Cressida, la maggiore, è troppo occupata a struggersi a causa dei suoi amanti, spesso uomini sposati, per concentrarsi sulla carriera di pianista. Nel frattempo Esme, la vedova di Julius, ancora attraente alla soglia dei sessant’anni, rifugge la solitudine perdendosi nella routine domestica della sua bellissima casa color rosa pesca. E poi c’è Felix, ex amante di Esme e suo unico vero amore, che l’ha lasciata quando il marito è scomparso e torna in scena dopo vent’anni di assenza. E infine Dan, un estraneo. Le tre donne e i due uomini, legati da un filo che solca presente e passato, si ritrovano a trascorrere un fine settimana tutti insieme in campagna: caratteri e personalità, segreti e lati nascosti, emergeranno attimo dopo attimo in queste giornate intense, disastrose e rivelatrici, sulle quali incombe, prepotente, l’ombra di Julius.
    Dall’autrice della saga dei Cazalet, un nuovo romanzo ricco di sensualità e delicata ironia, in cui commedia e tragedia si fondono magistralmente e in cui ritroviamo l’eleganza, l’acume e il talento di Elizabeth Jane Howard.

    • Sentimi di Tea Ranno, edito da Frassinelli, 240 pagine. Data pubblicazione: 27 febbraio 2018.
      L'ufficio stampa della casa editrice me ne ha parlato talmente bene che non ho potuto non incuriosirmi ed accettare di leggerlo.
    Sinossi: Durante una notte surreale, e nello stesso tempo fin troppo reale, una donna, una scrittrice, tornata nel paese siciliano dove è nata, ascolta decine di voci che giungono da un altrove indistinto, che si fanno strada in una nebbia strana, inquietante. Sono voci di donne morte, che vogliono raccontare le loro storie perché la scrittrice le trascini fuori dall'oblio. Sono storie dolorose, a volte tragiche, che hanno una caratteristica in comune: in tutte, l'umanità delle protagoniste, la loro complessità emotiva e intellettuale tutta femminile, viene annullata nella dicotomia maschile della donna "santa o buttana". Ma non solo per raccontarsi, i fantasmi di queste donne parlano all'autrice: c'è anche un'altra storia, che tutte le coinvolge, e che vogliono si sappia. La storia di Adele, figlia di Rosa, ma non del suo legittimo marito, Rosario. E la colpa più grave di Adele è quella di avere i capelli rossi, come il suo vero padre, segno inequivocabile del tradimento. Per questo Rosario passerà il resto della sua vita nel tentativo di uccidere la bambina. E per questo le donne del paese, le stesse donne che si raccontano, faranno di tutto per salvarla. Perché levare almeno la piccola Adele dai meccanismi mentali malati di questi maschi brutali, ancestrali e irredimibili, vorrebbe dire aver salvato tutte loro
    • Favola splatter di Beppe Tosco e Francesco Tosco, edito da Frassinelli, 264 pagine. Data pubblicazione: 16 gennaio 2018.
      Padre e figlio firmano questo libro. Conosciuti entrambi alla presentazione tenutasi a tempo di libri mi hanno totalmente conquistata. La voglia e la curiosità di leggere questo libro sono alle stelle quindi lo comincerò subito oggi.
    Sinossi: Un silos colmo di tonnellate di cocaina esplode su Milano e scatena follie e psicosi. Un comandante dei carabinieri e due ragazzi lottano per la sopravvivenza in una città impazzita. Milano. Tra 15 anni. Gheorge Pop è un criminale pieno di idee brillanti. L'ultima, davvero geniale, è quella di riutilizzare la cocaina che - una volta evacuata dai suoi consumatori - abbonda nelle fogne di Milano: raccoglierla, filtrarla, ripulirla, e rimetterla in circolazione. Little Virgin, la chiama (raffinato inglesismo per Madunina). Un tragico giorno d'estate, però, un temporale fa cadere un'enorme gru sul deposito in cui Pop tiene ammassate tonnellate di droga da ripulire, che trascinate dal vento si spargono sopra Milano. E la città impazzisce: i freni inibitori scompaiono, e gli operosi cittadini di Milano si abbandonano ai loro desideri più nascosti. Desideri che, nella stragrande maggioranza dei casi, si rivelano essere estremamente violenti. Vendette, violenze, omicidi dilagano per le vie di Milano, e, come se non bastasse quello che succede davvero, qualcuno si diverte a gettare benzina sul fuoco attraverso il web, dove spopola l'hashtag #MilanoFiesta, che viralizza e diffonde all'infinito le immagini e i video della follia. In questo contesto inizia l'odissea di uno strano trio: Vladi, un ragazzino di origini russe strutturalmente orfano; Lola, adolescente tanto impaurita quanto decisa, e il comandante dei carabinieri De Leo, che - non potendo fare nulla per fermare l'ondata di violenza - decide che la cosa migliore da fare sia provare a salvare almeno i due ragazzini. E intanto si domanda: ma è possibile che sia stata solo una nuvola di droga a scatenare tutto questo?
    • D'amore e baccalà di Alessio Romano, edito da EDT collana Allacarta, 176 pagine. Data pubblicazione: 22 marzo 2018.
      Ricevuto a sorpresa, devo dire che mi ispira parecchio. Non conoscevo questa collana che unicsce il cibo, i viaggi e la letteratura. Per saperne di più cliccate qui
    Sinossi: Innamorarsi a Lisbona – con la sua luce, l’oceano, l’arte – è facilissimo. Succede ad Alessio, che in una tasca – tra un piatto fumante di bacalhau e le dolci note di un fado – incrocia lo sguardo della cameriera Beatriz, croce e delizia di questo viaggio tra i sapori più autentici della capitale del Portogallo.
    D’amore e baccalà ha come protagonista la più poetica delle capitali europee, la città di Pessoa e di Tabucchi. Lisbona è certo un crocevia di vite, di razze, di suoni e d’arte, ed è qui che un giovane scrittore,alter-ego dell’autore, si stabilisce in un piccolo appartamento di rua do Recolhimento, pronto alla fatica enciclopedica di assaggiare ogni sfumatura della cucina portoghese, a partire dal suo piatto principe: il baccalà.
    Ma una inaspettata caduta dal Tram 28 fa prendere subito una piega diversa alla storia.
    In un misto di sogno e realtà, Alessio troverà sulla sua strada – tra gli altri – Fernando Pessoa e la grande fadista Amália Rodrigues, Antonio Tabucchi e Ilsa Lund, il personaggio interpretato da Ingrid Bergman di Casablanca... tutto in una girandola di esperienze appassionanti che cominciano sempre a tavola, con unpiatto fumante, una buona storia, e un “Silencio! Que se vai cantar o Fado!”


     
    Cosa ne dite? Vi incuriosiscono? Avete già letto uno o più di uno di questi libri? Vi auguro uno splendido pomeriggio.