lunedì 7 giugno 2021

Recensione #395 - Una felicità semplice di Sara Rattaro

Buongiorno lettori, e buon inizio settimana. Oggi vi parlo di Una felicità semplice, di Sara Rattaro, edito da Sperling & Kupfer, pag. 243.


Trama:
Un giorno come tanti, Cristina entra in un negozio sotto casa per fare la spesa. Un saluto veloce all'ingresso, i gesti automatici di sempre, qualche pensiero per la testa. Poi, all'improvviso, un uomo la afferra alle spalle e le punta qualcosa alla schiena. E così quella commissione insignificante diventa un momento cruciale, uno spartiacque tra un prima e un dopo, o addirittura tra la vita e la morte. Proprio in quell'attimo, ostaggio di una rapina, Cristina percepisce l'essenza di tutto, come se le si squarciasse un velo davanti agli occhi. E si vede per quella che è davvero: una madre che non ha ancora sanato la frattura profonda che la divide da sua figlia, e una figlia che non sa comprendere il desiderio di sua madre di rifarsi una vita; una vedova chiusa in un dolore indicibile, e una donna che crede di avere già amato abbastanza - forse, di non avere nemmeno più diritto alla felicità. È un istante sospeso, tra mille variabili e mille possibilità: una fatale follia o un soccorso insperato; un futuro da cancellare o un nuovo inizio per rinascere. È l'incipit di un romanzo che sa sorprenderci e metterci in discussione a ogni pagina. Perché tutti noi, come Cristina, siamo sospesi tra occasioni che non sappiamo cogliere e scorci di felicità che ci fanno paura, tra mani che la vita ci tende e assi nella manica che potrebbero regalarci la mossa vincente. Il destino potrà confonderci con i suoi percorsi imprevedibili, ma a salvarci sarà solo il nostro coraggio: quello di inseguire i nostri sogni o di concederci l'occasione di amare di nuovo.

Sara Rattaro torna con un nuovo lavoro e lo fa con la sua solita semplicità ma anche con la sua grande carica di sentimenti.

venerdì 4 giugno 2021

Letture con Marina #137 - Recensione de Le nostre ore felici di Ji-young Gong

Buongiorno lettori, è venerdì quindi torna il consueto appuntamento con Marina e una delle sue recensioni.


Senza perderci in chiacchiere, quest’oggi direi di passare senz’altro a parlare di questo romanzo dai temi molto forti, di un’autrice coreana che tenta con la sua scrittura di portare in luce argomenti forse scomodi, ma per i quali serve prendere una posizione precisa.



Ti
tolo: Le nostre ore felici
Autore: Ji-young Gong
Casa editrice: Baldini Castoldi Dalai, 2021
Pagine: 352

Trama: Dopo aver tentato il suicidio per tre volte, Mun Yujong, giovane professoressa universitaria, accetta l'invito della zia, Suor Monica, di accompagnarla nelle visite a un detenuto rinchiuso nel braccio della morte, sperando che questo incontro possa in qualche modo spingerla a vivere. L'uomo, Chong Yunsu, ha alle spalle un'infanzia tormentata: dopo il suicidio del padre e l'abbandono della madre, cresce in un orfanotrofio e poi per la strada, fino a quando, coinvolto nell'omicidio di tre donne, viene condannato. È attraverso un piccolo taccuino che tiene in cella che conosciamo il suo passato: ricordi di una voce dapprima sconosciuta che a poco a poco assume il volto dell'uomo in cui Mun Yujong si perderà. Anche lei, pur provenendo da un famiglia agiata, è prigioniera di eventi traumatici mai superati. Con grande scetticismo, accetterà di incontrarlo ogni giovedì dalle 10 alle 13, per un mese: diventeranno le loro ore felici. Uno davanti all'altra, ed entrambi di fronte alla morte, le loro anime si apriranno lenendo ferite profonde e scoprendo quell'intimità e quella comprensione che la vita non ha concesso loro. Solo così Mun Yujong ritroverà una motivazione per vivere, riconciliandosi con quella rigida educazione cristiana cui si era ribellata con tutta se stessa; solo così riconoscerà la forza dell'amore e del perdono, abbracciando la colpa di Chong Yunsu, altrimenti destinata a non trovare mai pace.
 

RECENSIONE:   

La Corea del Sud sta alla generazione Z come la Gran Bretagna e l’America stavano alla generazione X e dei Millenials. Soprattutto lo spostamento dell’asse tecnologico, ma anche dell’industria del bianco e dell’automotive, ha fatto sì che il sud-est asiatico facesse prepotentemente la comparsa nel vecchio continente e quindi anche in Italia. In particolare poi negli ultimissimi anni, soprattutto l’industria dello spettacolo con k-pop e k-drama ci ha mostrato la sfavillante punta di diamante di questa nazione.

E se prendiamo in prestito anche le scene del film “Parasite”, ambientato anch’ esso a Seul, vediamo ancora più chiaramente una megalopoli tecnologicamente avanzata e dall’aspetto opulento, insieme ad un agglomerato umano dove la miseria, più che la povertà, ci rende consapevoli di un aspetto terribile di questa grande città. Aspetto che siamo tentati di non guardare, considerata anche la nostra vita, qui in occidente, di medio o medio alto livello qualitativo (megalopoli o metropoli con discorso a parte).
Fatta questa premessa e parlando di aspetti che vengono esportati all’estero e che danno della Corea una visione edulcorata e scintillante, leggere il romanzo di Ji-young Gong è come un pugno nello stomaco per gli argomenti che sceglie di “vedere” e ci riporta bruscamente con i piedi per terra e ci dà sicuramente una visione più reale del paese Corea del Sud.
Non vogliamo qui stilare un corollario generico e asettico che ci parli del suo passato travagliato e doloroso a causa delle invasioni subite nel passato o più recentemente con i colpi di stato ed il massacro del 1980, oppure di un grave problema attualmente in atto ma che il Paese dovrà affrontare soprattutto nei prossimi decenni e legato alla bassissima natalità che affligge già oggi la Corea del Sud. No, l’autrice sottende tutto questo e ci parla dell’oggi di questo Paese, e lo fa con due protagonisti d’eccezione, pur creando due figure disorientate ed in preda agli istinti più pericolosi che ci possano essere per il genere umano.
Yujong, trentenne professoressa universitaria, che ha ottenuto la sua posizione di prestigio grazie alla sua altolocata famiglia e che ha tentato diverse volte di suicidarsi. Si direbbe una donna dalla vita inutile. E che non merita il livello sociale e di benessere materiale raggiunto. Yunsu, ventisettenne detenuto nel braccio della morte, in attesa di essere giustiziato per gli omicidi orrendi perpetrati. E che – forse – non merita la pena capitale.
Tutti gli altri protagonisti, seppur personaggi di rilievo ai fini della trama, sono comunque di contorno – seppure alcuni siano così ben delineati e presenti da essere addirittura il deus ex machina per la crescita personale dei due protagonisti principali.
La narrazione è un susseguirsi tristemente quieto ma allo stesso tempo serrato tra il flusso di coscienza della giovane Yujong e il diario scritto in prima persona da Yunsu.
Anche se il lettore inizialmente non ne capisce la portata, i primi due brevissimi capitoli sono proprio la presentazione che ciascuna di queste due giovani anime fa di sé stessa: da un lato Yunsu che vuole emendare la coscienza dai propri peccati, dall’altro una Yujong che si sta avviando a perdere l’ennesima persona cara e che nell’elaborare questo oramai prossimo lutto, ripensa alla perdita più grave della propria vita. Così facendo riflette sul fatto che è solo grazie a queste due persone, la zia Suor Monica e Yunsu, se lei ha potuto rendersi conto di essere capace di uscire dall’oscurità nella quale era precipitata. E unicamente in virtù di queste due persone care che lei è riuscita inconsapevolmente a dare il là al suo percorso di rinascita personale e di condivisione di quell’amore che solo la grazia divina, per chi è religioso e nell’accezione più pura del termine, può
dispensare.
Due vite completamente diverse, quelle di Yujong e di Yunsu: così diverse che paiono perfino appartenere a due epoche diverse. Quanto quella della ragazza, nella capitale Seul, è stata lussuosa e fino ad un certo punto apparentemente priva di pensieri, tanto quella di Yunsu e di suo fratello minore Unsu è stata dolorosa ed atroce, sin dalla più tenera età, tra violenza domestica, miseria, abbandono e angherie fisiche e psicologiche anche in orfanotrofio. Da una parte una vita disintegrata, inutile ed egoista, incentrata sul benessere sociale per cercare di non pensare; dall’altra una vita alla stregua di quella delle bestie da soma, dove la violenza chiama violenza e sembra non esserci possibilità di una scelta consapevole diversa.
Eppure, ad un certo punto, per entrambi i protagonisti, scatta quel qualcosa che li avvicina.
Perchè seppur in modo diverso e da esperienze di vita – come detto – completamente dissimili, fa loro capire che la violenza estrema e il non sentirsi amati è il denominatore comune della loro vita.
E che, nonostante tutto, c’è sempre la possibilità di voler e poter scegliere un percorso diverso.
Ed è inizialmente ed ancora difficile per l’uno e per l’altra accettare la violenza, per come l’hanno vissuta fino a quel momento, senza pensare che l’unico sfogo sia la vendetta, di cui la brutalità è, ancora una volta, il frutto amaro.
In questo spaccato di Corea del Sud, l’egoismo, l’indifferenza, la miseria più nera così come il lusso più sfrenato, la corruzione dilagante, l’aggressività fine a sé stessa che non porta a nulla se non ad altra violenza, portano la vicenda ad un crescendo, in un’escalation di disagio e degrado soprattutto spirituale, che non troverà altro sbocco se non nel tentativo di suicidio da una parte e all’omicidio, o alla complicità nell’omicidio, dall’altra.
I capitoli dei racconti di Yujong e di Yunsu sono preceduti da aforismi di letterati, religiosi e finanche di cantautori, che se da un lato smorzano i temi così oppressivi, dall’altro ci danno il tempo di sgombrare la mente dalla sensazione di tristezza e di ineluttabilità della storia, che neppure la descrizione di paesaggi e di passaggio climatico riesce a far emergere da una nebbia appiccicosa di melanconia e in ultimo, di profonda commozione.
Non è sicuramente un romanzo fine a sé stesso. Alcuni capitoli devono sedimentare e i semi che producono vanno messi a dimora, per consentire al messaggio dell’autrice di arricchire la propria vita e di germinare col tempo, consentendoci di cogliere bacche e fiori nel momento del nostro stesso bisogno. Non è del resto un mistero, leggendo la biografia dell’autrice, il suo impegno nella lotta per la parità di genere, sia a livello sociale che a livello lavorativo/economico, di impegno contro il progressivo aumento di violenza nei confronti delle persone con handicap, come pure a favore delle categorie economiche più fragili, soprattutto in quelle società dove si assiste ad un repentino boom economico.
I temi portanti di questo racconto sono molteplici e pesanti, difficili da riassumere in poche parole e che meriterebbero un approfondimento a sé stante, soprattutto perché richiedono una presa di posizione per la quale poche volte siamo disposti ad esporci in prima persona.
La “meritocrazia” tra ricchi e poveri, la genitorialità come presa di coscienza e non come passaggio automatico nell’evoluzione umana, la non violenza e l’empatia come modelli di vita, unitamente alla lotta al mondo patriarcale e alla visione ancestrale dello stupro, come pure alla lotta per la totale scomparsa della pena di morte nel mondo.
Lasciato per ultimo, non per importanza ma perché permea tutta la vicenda, ne è anzi l’ombra in cui tutto sembra essere assorbito, proprio la pena di morte, che come un ouroboros ci fa ritornare al concetto della vendetta, e da lì nuovamente alla violenza travestita da giustizia, in un girotondo insensato e senza fine, tra carnefici e vittime.
Non c’è speranza di un lieto fine, in questo romanzo. Non potrebbe essere altrimenti. E lo si percepisce sin dall’inizio, proprio per le parole che una nuova Yujong, che esce dall’oscurità della propria anima e fa della sfortunata vita di Yunsu un messaggio di speranza e di miglioramento per sé e per le persone che riuscirà a sfiorare nella propria vita.

L’ambientazione del romanzo arriva, nel presente del narrato, al 1997. E nonostante siano passati poco più di vent’anni, risulterà difficile al lettore medio accostarsi a certe situazioni, così lontane dal nostro vissuto quotidiano. Per certi versi, sembra quasi di essere catapultati in un’Italia del primissimo dopoguerra, fatti salvi tecnologia e megalopoli.
Invero, stupisce un po’ il tema fortemente religioso che pervade buona parte del romanzo, come unico possibile insegnamento di grazia, nell’accezione più cristiana possibile, e come unico proseguimento di una vita altrimenti vana, dedita alla sola violenza come mero istinto di difesa.
Difficile soprattutto considerato che dobbiamo fare i conti con una nazione come la Corea del Sud, dove più della metà della popolazione si dichiara non religiosa.
“Esiste solo una cosa peggiore del non riuscire a provare niente: ignorare di non riuscire a provare niente” (Charles Fred Alford)
E forse proprio questo è al contempo il messaggio ed il monito che ci lascia l’autrice: perché come riportano alcuni versi del suo amico poeta Ki Hyongdo, “Siate vivi! Chiunque voi siate, restate vivi”!
Che non significa sopravvivere.
A presto




 

martedì 1 giugno 2021

Blogtour: Il grido della Rosa di Alice Basso - Tappa 2: Anita e il giallo dei Saturnalia



Buongiorno lettori, dopo aver conosciuto ieri, sul blog A spasso coi libri, Il grido della rosa di Alice Basso - secondo volume della serie con protagonista Anita ambientata a Torino in epoca fascista - tocca a me oggi parlarvi di un aspetto particolare di questa serie: il giallo nel giallo.
Anita è infatti una dattilografa per Saturnalia - editore della rivista di racconti gialli "Saturnalia" -  ed il suo compito è quello di trascrivere traduzioni di racconti gialli americani. 

In questo nuovo volume della serie l'editore si spinge un passo oltre per contrastare la rivista rivale - il "Dramma" - che mira ad arrivare anche al pubblico femminile attraverso trentasei righe di elogio a Paola Borboni, attrice trentacinquenne.
Monné, il proprietario di Saturnalia è talmente in competizione con i proprietari del "Dramma" e de "Le grandi firme" che va anche contro i propri pensieri maschilisti e fascisti cercando la novità.

«Sul pezzo, Sebastiano, bisogna essere sul pezzo! Adesso la novità è che piacciono le donne, ma dimmi tu. Chi l'avrebbe mai detto. E comunque bisogna adeguarsi, cavalcare l'onda, guardare avanti.»

 Saturnalia si lancia quindi nella traduzione di una particolare rivista americana: la Clues Detective Stories.
Protagonista dei gialli di questa rivista è una donna: Page Violet McDade, donna, detective, titolare di un'agenzia investigativa. 
«Una detective! Una donna, titolare di un'agenzia investigativa!»
Monnè fa una faccia possibilista. Anita fa una faccia possibilista.
«Una donna detective?» Monné si massaggia il mento.
«Cioè, nel senso che è proprio lei che indaga, che investiga, che fa la protagonista?»
«E che possiede l'agenzia», annuisce Sebastiano.
«Fantastico!» dice Anita.
«Non sarà troppo?» rimugina Monné.
«No, è fantastico» sbuffa Anita, sapendo che tanto Monné neanche la sente.
«Però in effetti potrebbe essere sexy», continua a rimuginare Monné.
«E ti pareva che non doveva almeno essere secsi», ri.sbuffa Anita, che le parole inglesi più importanti ormai le ha imparate.

E detective donna sia, ma mica ci si accontenta a Saturnalia! 

A disposizione tra le riviste che Julian fornisce a Sebastiano ci sono Frederick Nebel con l'accoppiata Jack Cardigan e Patricia Seaward anche se Anita ha le sue preferenze:

«Ma, se posso dire la mia, mi incuriosiscono tanto anche quelli su questa Miss Pinkerton».

Perché Jullian ha parlato a Sebastiano, e Sebastiano ha di conseguenza parlato con Anita, anche di quest'altro personaggio, Hilda Adams, che fa l'infermiera e però risolve i casi del suo amico ispettore di campagna, il quale la soprannomina scherzosamente Miss Pinkerton, essendo Pinkerton il nome della più famosa agenzia investigativa degli Stati Uniti. [...]

«Tantopiù che l'autrice, questa Mary Roberts Rinehart, pensi, qui non la conosce nessuno, ma lo scorso decennio è stata l'autrice più pagata d'America. E non nel senso di "la più pagata fra le autrici donne": la più pagata proprio fra tutti gli scrittore! Non è incredibile?»

Ma ricordiamoci, siamo nel periodo fascista, Mussolini è l'uomo più amato del momento e, anche in una lotta tra vendite di riviste, questo non è proprio un dettaglio quindi Saturnalia deve comunque andarci piano...

 Più si due racconti con donne su un unico numero non ne possono mettere, così ne selezionano uno di quelli vecchi dell'Operatore per completare il fascicolo e poi si portano avanti scegliendo quale nuova detective presentare sul numero del mese seguente. Ad Anita ne piace una che si chiama Susan Dare, perché è una bella figliola che non solo risolve gialli ma li scrive anche, cioè fa proprio la giallista, e infatti è a sua volta il personaggio di un giallista donna di nome Mignon G. Eberhart. Sebastiano approva, ma entrambi convengono che tutto questo dominio rosa possa destabilizzare un po' i lettori - meglio procedere a piccoli passi -, così decidono che il secondo racconto sarà un po' più prudente, non avrà un'altra protagonista donna ma due coprotagonisti di sesso diverso. Sebastiano insiste per la serie di Jack Cardigan e Pat Seaward, che continua a sostenere che ad Anita piacerà molto. E infatti le piace: Anita non riesce a non ridere mentre batte a macchina.


 E infine non manca J.D. Smith, l'autore sotto il cui nome si nascondono Sebastiano e Anita, nato per poter raccontare le storie escluse dalla giustizi ufficiale dei giornali, per portare alla luce i soprusi che la legge non vuole punire e, diciamocelo, in quel periodo lì non è che ne siano pochi anzi. Spesso le vittime passano totalmente sotto silenzio ed i soprusi sono giustificati da una mentalità retrograda e fascista. Nessuno - tranne noi lettori - conosce la vera identità di J.D. Smith, e questo sicuramente è un gran valore aggiunto alla storia.

Il giallo nel giallo è quindi quello che ci regala ancora una volta Alice Basso con questo suo secondo volume con protagonista la bellissima Anita, un personaggio che in soli due libri ha avuto una crescita entusiasmante!

Per oggi ho finito, ma non perdetevi domani il post su Bookspedia.

 




Super Lettori all'arrembaggio. Sesta Tappa: Giugno



Ciurme a rapporto! Siamo arrivati alla quarta tappa di questa challenge, abbiamo affrontato mostri, isole deserte e siamo pronti a ripartire per un nuovo mese di navigazione. Se non sapete di cosa stiamo parlando qui potrete trovare il post dove viene spiegata a grosso modo la sfida, nel caso abbiate qualche dubbio o non ricordiate più le regole potete invece andare QUI

COME SI GIOCA?

Le tappe sono mensili, quindi dodici tappe in un anno.


Ogni mese vi daremo 6 obiettivi e una mappa. Ogni libro che leggerete vi farà accumulare punti (1 punto ogni 10 pagine) e il vostro punteggio sarà sommato a quello di tutti i componenti del vascello. QUINDI CI SARA' UN PUNTEGGIO UNICO DEL VASCELLO, NON PERSONALE.

Ecco gli obiettivi di questo mese, che potrete usarli tutti, uno, due, tre...insomma senza vincoli. Potrete anche leggere 20 libri in un mese seguendo sempre lo stesso obiettivo.

1- Il pirata Barbanera ebbe il controllo del Mar dei Caraibi durante la cosiddetta età dell'ora della pirateria. Leggi un libro ambientato in America Centrale o America Meridionale (Dal Messico in giù).

2- Sui pirati sono state scritte storie infinite con cui si potrebbero riempire intere enciclopedie. Leggi un libro con più di 500 pagine.

3- Ogni pirata che si rispetti è descritto con un aggettivo che ne tesse le lodi o che ne aumenta una pericolosità. Leggi un libro con un aggettivo nel titolo.

4- Spesso i pirati hanno dei nomi fantastici che hanno diversi significati. Leggi un libro in cui il cognome dell'autore abbia un significato di senso compiuto (Basso, King, Bosco, Brown...etc ).

5- I pirati sono grandi assalitori ma di certo non vengono ricordati per il loro essere acculturati, anzi, chissà se sapevano mettere tre lettere in fila!? Leggi una catena di 3 libri il cui cognome inizi con tre lettere dell'alfabeto consecutive. Esempio: A-B-C / G-H-I / P-Q-R vale alfabeto inglese. I libro della catena con la lettera più vicina alla Z, sarà raddoppiato.
6- ? domani mattina in diretta lo scoprirete. Collegatevi sul gruppo Facebook alle 10:30, chi non ce la fa...troverà la registrazione.
Passiamo alla mappa. Come abbiamo scritto i vostri singoli punteggi saranno sommati e andranno assegnati al vostro vascello di appartenenza. 

Quando la prima nave raggiungerà i 1200 punti sbarcherà sull'isola poi quest'ultima si autodistruggerà (distruggendo anche il marinaio di Ombretta che ovviamente arriverà prima, e sto mese stop. Finito.) ahahahahahahahah
Come sempre scoprirete i dettagli una volta arrivati. Il nostro consiglio è quello di sbrigarvi ancora più del solito. Quindi ricordate: un'isola solo per i primi che stabiliranno i giochi a cui gli altri dovranno adeguarsi.

Se non perirete, quando la nave conquisterà 2200 punti incontrerete il mostro (quindi Sonia e le sue perfide trovate). 

Nel frattempo potrete continuare a leggere i vostri libri, questo non ostacolerà le vostre letture.

L'isola e il mostro dovranno essere raggiunti almeno 48 ore prima della fine del mese altrimenti i loro effetti non varranno.  




E cosa facciamo noi TRE? Noi avremo la possibilità di leggere come voi e i nostri punti si accumuleranno alla fine del mese ai vostri punti totali! Bello eh!

Ogni mese il vascello che raggiungerà il punteggio più alto vincerà una fiasca di Rum (gli altri acqua salata...) e il punteggio verrà azzerato a tutti per ripartire da zero il mese successivo. Vincerà la sfida finale il vascello più ubriaco (ovvero chi avrà accumulato più fiasche di Rum in dodici mesi).

Cosa fanno i NOSTROMI? Questa figura l'abbiamo pensata per aiutarci nel lavoro di coordinazione, ci aiuterà a tenere i punti del proprio vascello, ad avvisarci al raggiungimento di un traguardo, insomma coordinerà mozzi e marinai e farà da portavoce. Rappresentanti di classe venite a noi!! Può rimanere sempre lo stesso oppure potrete variare ogni mese, basta che entro un giorno dall'inizio del mese voi lo comunichiate al vostro Capitano.


COME SI INSERISCONO I PUNTI? DOVE SI MANDANO LE RECENSIONI?

Esiste un Gruppo dedicato alla challenge in cui è OBBLIGATORIO ENTRARE (cliccare QUI per richiedere l'accesso) all'interno del quale inserirete la recensione o il link nel caso la vogliate scrivere altrove e dovrete allegare il titolo, numero di pagine, obiettivo, la foto e tassativamente l'# di appartenenza (#laperlanera #olandesevolante #jollyroger). Ci sarà un foglio Drive di riepilogo con il vostro nome e i punti ottenuti che gestiremo noi. ATTENZIONE IL GRUPPO FACEBOOK PER INSERIRE LE RECENSIONI E' QUELLO GENERALE, LE RECENSIONI SI METTONO Lì, VISIBILI A TUTTI I PARTECIPANTI.


COME FACCIO A PARTECIPARE?

- Vi chiediamo di commentare questo post e compilare il format che utilizziamo solo per l'iscrizione QUI. 
- Essere iscritti ai nostri quattro blog: Desperate Bookswife, Il salotto del gatto libraio, Ombre di Carta, Un libro per amico. 


Per adesso è tutto, ci ritroviamo in alto mare.

venerdì 28 maggio 2021

Letture con Marina #136 - Unfit Vol.1: Amori di tre ragazze impresentabili. Rachel

Buongiorno lettori, è venerdì quindi torna il consueto appuntamento con Marina e una delle sue recensioni.


Stupenda e fortuita occasione, che presta il destro ad una sorta di palleggio, come fosse una discussione a distanza con altri Blog sul tema dei romanzi rosa, o romance, come vengono definiti da un po’ di tempo a questa parte, assurgendo ad una connotazione meno casereccia e più elegante. Mi riferisco alla rubrica “5 blogger per un Autore”, condivisa da Un Libro per Amico, Desperate Bookswife, Ombre di Carta, La Lettrice sulle nuvole e Librintavola. Loro hanno scelto di comune accordo Rebecca Quasi, cui io contrappongo Miss Black. Argomento: Romance e Romance Storici. E ne vedrete… opppsss, ne leggerete delle belle, perché c’è sostanzialmente un punto sul quale io non concordo…


Ti
tolo: Unfit Vol.1: Amori di tre ragazze impresentabili. Rachel
Autore: Miss Black
Casa editrice: StreetLib, 2021
Pagine: 400

Trama: Le sorelle Vassemer sono cresciute in una grande, antica casa nel Lincolnshire con il padre, Sir Henry. In paese i Vassemer hanno una solida fama di eccentricità e non si può negare che sia ben meritata: Sir Henry è un astronomo e la figlia maggiore, Rachel, a trentatré anni è convinta di essere a sua volta un’astronoma – come se una donna potesse capire le complessità del cosmo. Ovviamente è destinata a restare zitella. Le figlie minori, invece di preoccuparsi di debuttare in società come qualunque signorina assennata, intendono dedicarsi una alla scrittura e una al suffragio femminile – come se ci fosse un singolo motivo per cui alle donne dovrebbe essere permesso di votare. Per fortuna la loro casa crolla, Sir Henry muore e le ragazze vengono smistate tra tre diversi tutori. Rachel finisce nella grande tenuta di Lord Julian Acton, Marchese di Northdall e parecchi altri titoli, un vedovo con due figli appena usciti dall’adolescenza, un imperscrutabile domestico indiano e un’unica passione nella vita: i cavalli. Ma Lord Northdall non è un aguzzino e con miss Rachel raggiunge subito un accordo basato sul buonsenso. Miss Rachel può continuare a essere impresentabile finché vuole, ma in pubblico si comporterà da perfetta gentildonna. Miss Rachel accetta. No, sul serio, accetta. Purtroppo essere normali non è così semplice, quando sei una Vassemer, e Lord Northdall se ne accorgerà presto a sue spese.
 

RECENSIONE:   

E allora, vista la recensione sui generis che mi accingo ad architettare, perché non partire dalla fine?, che poi è anche un ulteriore tassello che ci lega alla rubrica delle 5 bloggers, qui sopra menzionata. E quindi: “Ringraziamenti e Notazioni”, nei quali Miss Black ci spiega che diversamente a quanto fanno di solito gli autori, per lei la scrittura è un’attività solitaria e quindi non ha l’abitudine a far leggere in anteprima i suoi libri. Ma questa volta, trattandosi per lei di un’anomala incursione nel genere “romance storico”, ha chiesto a Rebecca Quasi (!) e ad Amalia Frontali di prestarsi a fare da “proof readers” per questo suo primo romanzo, che oltre ad abbracciare il genere storico, è anche più lungo dei suoi consueti romanzi. Il secondo punto su cui l’autrice si sofferma è duplice e al contempo stuzzicante e ci fornisce l’occasione di “spiare”, seppur da lontano, il flusso creativo di un’autrice. Da un lato quindi si perita di specificare che a monte ci sono dettagli storici molto accurati. Così ci dà conto dell’esattezza dei nomi dei clubs londinesi, delle linee ferroviarie, dei monumenti, dei vari mezzi di trasporto, dei nomi dell’abbigliamento, di quanto legato al mondo dei cavalli, con digressioni interessanti sull’India e su alcuni episodi cruenti in giro per il mondo. Dall’altro lato ci precisa che il suo intento non è stato quello di produrre un saggio sul periodo vittoriano, andando alla ricerca anche di particolari che avrebbero minato in parte la bellezza dell’edificio romance in costruzione, vedi ad esempio dettagli di cui tutti oramai siamo al corrente, tipo lo stato di salute dell’apparato del cavo orale, la generale mancanza di pulizia corporale e/o stradale (anche se di questo fa invero un accenno) e via discorrendo. Altra cosa che si svincola un po’ da questi due primi punti, è la volontà dell’autrice di dar conto della società in cui fa vivere i suoi personaggi e naturalmente il luogo, che era un po’ il centro dell’allora mondo: fine del diciannovesimo secolo e Londra o la zona rurale inglese, dove la nobiltà aveva i suoi castelli.

E proprio quest’ultimo punto dà il là a questa storia, visto che ci introduce nella vita di queste tre sorelle un po’ sui generis, se pensiamo proprio al periodo storico ed il luogo in qui vivono. Appartengono ad una società rigida, in cui le convenzioni e le regole avevano un’importanza fondamentale, beninteso per la classe nobile, non certo per il volgo. Ma come in ogni epoca e in ogni stato che si rispetti (e in senso più ampio, Italia docet – sempre!), non possiamo non credere ed immaginare che tutti – sempre – si uniformassero al sentire comune, proprio perché imposto. E quindi, e qui ritorna il mio poc’anzi fatto commento sull’Italia, sicuramente ci sono state persone più o meno fortunate nel tentativo, che nel corso dei diversi periodi storici hanno dissentito, anche in modo creativo, all’ipocrisia imperante in quel dato momento. E naturalmente, chi meglio delle donne, così a lungo vilipese nel corso dei corsi e ricorsi storici, potevano a buon diritto cercare di alzare la testa dal giogo imposto loro dall’altra metà della specie umana?

Il romanzo parte come nella migliore delle tradizioni teatrali, ma anche dei romanzi gialli, elencando i personaggi coinvolti, anche perché Miss Black non solo ci presenta la prima delle tre sorelle di cui parlerà in questa sua prima prova, Rachel (che è la maggiore), ma ci introduce già piuttosto bene anche nella nuova vita delle due sorelle minori, sia nel collocarle nelle nuove famiglie di adozione, sia intrecciandone le vicende con quella principale, rendendo quindi impossibile resistere alla curiosità di attendere con ansia i successivi due romanzi, che costituiranno la trilogia di questo suo primo esperimento di romance storico. Che intelligentemente si può leggere come romanzo a sé stante.

A voler essere concisi, per non allungare eccessivamente questo ragionamento, la storia si può riassumere così, supposto che non abbiate già letto l’esaustiva sinossi: un padre muore, le tre nobili figlie allevate ahimè senza una madre e lasciate un po’ allo stato brado dal punto di vista delle regole e da che cosa ci si aspetta da tre nobildonne, per testamento del genitore vengono affidate a tre diversi tutori, che in precedenza il patriarca stesso aveva selezionato con fine occhio da intenditore. In questo primo romanzo, non mi è dispiaciuto affatto che la protagonista abbia 33 anni e che il suo tutore ne abbia 41. Trovo che poi tutto il resto studiato da Miss Black per loro come coppia sia di una logica lineare e di una possibile veritiera realtà, senza la necessità per noi lettori di dover ricorrere allo sforzo titanico della sospensione della realtà che qui, a ben vedere, non dovrebbe essere esercitata, visto che non siamo in presenza di un fantasy o genere similare. Unico piccolo appunto che avrei voluto muovere all’autrice è che ha mancato di dar seguito alla grande ed unica passione della protagonista, Rachel, che come il padre era appassionata astronoma, per cui mi sarebbe piaciuto leggere a tratti di costellazioni, volta stellata ed argomenti simili.

Tutto quanto riportato dall’autrice, la fantomatica mistress Miss Black, contrariamente a quanto mi sarei aspettata dal genere, è una gioia per gli occhi: come detto dettagli storici accurati e reali (anche per chi non fosse appassionato del periodo storico preso in esame e della Gran Bretagna in particolare), storia non ottusamente melensa e sdolcinata, blande ma fantasiose parolacce del nostro uso comune che rendono le battute più vivide e vicine al nostro sentire, battibecchi a volte anche divertenti e soprattutto, grazie a Dio, una trama! Perché se è vero che dalla sinossi se ne ricava un già sentito, già sicuramente letto, in realtà l’autrice, nella prosecuzione delle vicende collegate, ma soprattutto nella storia principale, incatena degli avvenimenti che permettono di farci riflettere su tematiche importanti e sopra citate ma al contempo non costruiscono la solita storia del Lui, Lei, si incontrano, amore a prima vista, bisticcio per incomprensione e happy ending. E se è vero che di volta in volta, scoperte le carte in tavola, noi lettori possiamo sussurrare “ah, sì, ecco…”, è anche vero che lo facciamo solo dopo che l’autrice ci ha portato per mano dove voleva lei, mai prima!, costruendo una storia che come detto ha del reale, del possibile che accada.

Mi è particolarmente piaciuto, a tal proposito, che alcune vicissitudini venissero solo accennate, lasciando all’immaginazione guidata del lettore cosa potesse essere effettivamente accaduto, un po’ come accade nelle pellicole cinematografiche, dove ad un certo punto c’è la dissolvenza, lo spettatore/lettore fa suo l’avvenimento colmando il non detto – e si riparte con la vicenda, diventandone più partecipi che se fossimo dei semplici spettatori/lettori. Altro fattore piacevole: il sesso è presente ma non è preponderante, facendosi protagonista assoluto della storia. Ulteriore aspetto che mi ha fatto accogliere favorevolmente questo romanzo è la constatazione che seppur il periodo storico, l’educazione, la classe sociale ed un mucchio di altri fattori siano lontani anni luce dalla nostra epoca, ciò nonostante ciò che la protagonista Rachel prova e vive è descritto e fatto procedere con un filo logico che possiamo non solo comprendere, ma soprattutto percorrere senza trovare incongruenze fastidiose. Cosa non da poco. Ed è quindi con interesse, curiosità e piacere che potremo seguire in tutto il percorso questa nuova eroina, anche arrivati al momento in cui, a causa di un evento di cui qui non possiamo per ovvie ragioni che tacere, la storia prenderà il corso che il romance prevede per sua natura, con un deus ex machina poco piacevole per la protagonista ma vero punto focale dello stravolgimento della vita di Rachel.

“Spero che da ‘Unfit’ traspaia l’epoca presa in esame, periodo di grandi mutamenti sociali e tecnologici, di grandi contraddizioni e di grande vivacità intellettuale. Il resto non mi importa”. Ed eccoci al punto in cui dissento dalla considerazioni fatte dai blog Un libro per amico, Desperate Bookswife e Ombre di Carta (non gli altri due blog, nelle cui recensioni ho letto soddisfazione per il romance letto), cui non è molto piaciuto il romanzo “La Governante”. Perchè: è vero che uno stesso romanzo può non piacere a tutti (vuoi per il periodo in cui lo si legge, per la forma mentis, per le preferenze, etc…), ma se dietro ad un fantomatico romanzo dichiaratamente storico non c’è costrutto e ricerca del periodo preso in esame, allora non è questione di non piacere. Ci dovrebbe essere l’onestà da parte di autore e soprattutto della casa editrice di dichiarare, nell’esempio del romanzo di Rebecca Quasi “La Governante”, che è semplicemente un romanzo rosa. E qui potremmo parlare del mondo delle fascette, delle frasi pubblicitarie e di tutto il mondo che circonda l’uscita di un libro. E qui partirebbe anche da parte mia, che sono completamente ignorante su queste questioni, la richiesta alle case editrici di curare un po’ di più la qualità degli scritti che pubblicano. Troppi scrittori che cavalcano un genere di moda, persone che non sono nemmeno ascrivibili al genere degli artigiani, che si improvvisano scrittori perché sanno tenere in mano una penna, o digitare su una tastiera, solo perché magari non commettono errori grammaticali… Non si capisce se questa sovra-abbondanza di libri possa essere dovuta al fatto che i lettori sono aumentati in gran numero – ma non mi pare sia il caso, visto che almeno qui in Italia si grida ogni anno allo scandalo dei pochi lettori, fanalino di coda di qualsivoglia statistica sul numero dei lettori…

Mi sono sicuramente dilungata troppo, soprattutto perché il tempo a disposizione e l’attenzione che si rivolge agli scritti è sempre più risicata. Volevo solo aggiungere che non so come siano gli altri romanzi di questa misteriosa autrice, avendo letto solo questo – che da parte dell’autrice è dichiaratamente il primo romance storico. Probabilmente prima o poi ci sarà l’occasione di leggere altro, di suo. Dico solo che questo romanzo è sicuramente ciò che Miss Black voleva scrivere e che la lettura da parte mia è stata molto più che sorprendentemente piacevole.

A presto




 

lunedì 24 maggio 2021

REVIEW PARTY - Recensione #394 - Il labirinto delle ombre di Remigiusz Mroz

Buongiorno lettori, oggi qui sul blog ospito il Review party di un libro uscito il 13 maggio in tutte le librerie e store online. Si tratta de Il labirinto delle ombre di Remigiusz Mroz edito da Nord, che ringrazio per la copia, pag. 464

Nel banner qui sopra i nomi di tutti i blog partecipanti su cui oggi potrete trovare l recensione di questo romanzo. Ringrazio Marianna di A spasso coi libri per avermi coinvolto in questa iniziativa.



Trama:
A volte hai la sensazione che la tua vita sia manovrata da qualcun altro. Qualcuno senza volto e senza nome. A volte hai ragione… Sono passati dieci anni da quella sera, eppure Damian non riesce a dimenticare. Un attimo prima, la sua adorata Ewa aveva accettato di sposarlo, l'attimo dopo erano stati aggrediti, lui era svenuto e, quando aveva ripreso i sensi, Ewa era svanita. Da allora, Damian ha vissuto di rimpianti. Ma tutto cambia quando un amico gli mostra una foto comparsa su Facebook, una foto che ritrae una ragazza uguale a Ewa tra il pubblico di un concerto. Sperando che si tratti proprio di lei, Damian contatta subito l'ispettore che si era occupato del caso, tuttavia, nel giro di poche ore, la fotografia viene fatta sparire dal web e Damian trova il cadavere dell'amico riverso in una pozza di sangue. L'unica persona disposta ad aiutarlo sembra essere Kasandra, una donna enigmatica e dal passato misterioso, sposata da dieci anni col titolare di un'agenzia investigativa. È lei che lo convince che Ewa è viva e che quella foto è solo il primo anello di una catena di indizi per ritrovarla. E per salvarla. E Damian non si tira indietro, anche a costo d'inoltrarsi in un labirinto d'ombre in cui a è come appare, in cui il confine tra verità e menzogna si fa sempre più sottile. E in cui qualcuno sta manovrando ogni sua mossa…

Se mi conoscete sapete che sono una grande amante di thriller ma che nell'ultimo periodo mi sono un po' allontanata dal genere perché mi sembrava di leggere sempre le stesse cose, non trovavo più quell'elemento wow che mi facesse apprezzare e non dimenticare immediatamente questo tipo di letture.
In questo romanzo, un esordio di un autore polacco, ho trovato un'originalità che da molto tempo mi mancava ed ora proverò a farvi capire perché.

venerdì 21 maggio 2021

5 blogger per un autore #3: Rebecca Quasi - Recensione #394: La governante

 


Buongiorno lettori, sono già passati due mesi e siamo giunti alla terza puntata della rubrica 5 blogger per un autore in collaborazione con Ombre di carta, Desperate Bookswife, La lettrice sulle nuvole, e Librintavola. In cosa cosiste? Ogni due mesi leggeremo tutte un libro di uno stesso autore; un modo per ampliare i nostri orizzonti letterari e approcciarci tutte insieme ad autori che magari non avremmo considerato. Dopo gennaio dedicato a John Niven - recensione qui - marzo dedicato aa Antonio Lanzetta - recensione qui - questo mese abbiamo scelto un'autrice, a me totalmente sconosciuta. Si tratta di Rebecca Quasi ed il libro da me scelto è La governante autopubblicato, pag. 200. 



Trama:
 Londra 1875. Rimasto vedovo, Leonard Lennox, conte di Moncrieff, ha bisogno di una governante che si occupi di Penelope, sua figlia, o meglio della figlia della sua defunta moglie, visto che non è certo di essere il padre della bambina.
A tale scopo assume Sidonie Tate, vedova a sua volta, una donna ancora giovane, avvenente, dal carattere forte e con un passato non proprio cristallino.
Spedire figlia e governante in una tenuta di campagna lontano da Londra pare la soluzione a tutti i suoi problemi. Pare....


 
Primo approccio per me con questa autrice quindi non avevo assolutamente idea a che cosa andassi incontro. Ho avuto due fasi differenti con questo libro: una in cui ho continuamente storto il naso ed una in cui ho trovato la lettura più piacevole e la storia un po' più convincente. Non sarà facile dare un voto a questo romanzo, probabilmente mi scaturirà alla fine di questo post, dopo aver tirato insieme le idee.