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martedì 16 marzo 2021

Recensione IN ANTEPRIMA #385 - Con o senza di noi di Valentina Sagnibene

Buongiorno lettori, oggi torno con una nuova recensione a cui tengo tantissimo. Vi parlo di Con o senza di noi di Valentina Sagnibene, edito da DeA - che ringrazio immensamente per la copia -, pag. 418, in uscita oggi in tutte le librerie e store online, € 14,90.


Trama:
Nuvola ha passato diciassette anni della sua vita a evitare gli altri. Ai pettegolezzi, preferisce il rumore del vento. Alla movida delle serate milanesi con le amiche, sostituisce il disegno. Il suo posto è il tetto della scuola, a tredici metri d’altezza, dove vede tutto e nulla la raggiunge. Tommaso invece i diciotto anni li ha trascorsi lasciandosi travolgere da un fiume di persone che reclamava il suo talento, i sorrisi, il futuro. Il suo posto è la pista d’atletica, dove si allena tra le dritte del coach e gli incitamenti dei compagni. Nuvola e Tommaso frequentano lo stesso liceo, gli stessi corridoi, aule quasi vicine. Ma la ragazza più invisibile e il ragazzo più in vista della scuola non si sono mai visti. Non si conoscono. Fino al giorno in cui si ritrovano nello stesso luogo speciale e proibito, a tredici metri d’altezza. Entrambi per motivi diversi, entrambi per un segreto. Entrambi in fuga da qualcosa. Forse Nuvola e Tommaso non hanno nulla in comune, forse sono due punti opposti dello stesso emisfero. Con o senza di noi è un romanzo intenso, vivido, commovente. Valentina Sagnibene racconta la storia di due solitudini che si incontrano, e che si scontrano, per provare a guarire insieme.
 
Arrivata al terzo libro di Valentina Sagnibene mi sento di dire che questa autrice è ormai diventata un punto fisso per me e mi auguro che possa avere il successo che si merita visto che è veramente bravissima ed ora cercherò di spiegarvi perchè.

giovedì 4 aprile 2019

Recensione #294 - Un intero attimo di beatitudine di C.H. Parenti

Buon pomeriggio lettori, eccomi finalmente ancora qui a lasciarvi il mio pensiero su un libro che ho letto voracemente. Si tratta di  Un intero attimo di beatitudine di C.H. Parenti - pseudonimo con cui Chiara Parenti, che ringrazio per avermi proposto la lettura di questo libro, si affaccia al mondo degli young adult, edito da DeA Palaneta, pag. 383.

Sinossi: Arianna Brandi non è certo una ragazza che passa inosservata: capelli rossi come il fuoco e occhi pieni di rabbia. La rabbia di chi ha già perso tutte le cose che contano davvero: la famiglia, l'innocenza, la voglia di credere nel futuro. Infatti, da quando il padre se n'è andato, sparito nel nulla senza lasciare traccia, la vita di Arianna non è stata più la stessa. Qualcosa si è spezzato, e lei ha cercato rifugio nelle compagnie sbagliate, tra alcol, feste e notti infinite. Le cose cambiano il giorno in cui Arianna viene bocciata e la madre la costringe a lavorare nel bar di un piccolo paese alle porte di Siena. Per Arianna quello è l'inferno, l'estate peggiore che possa immaginare. Almeno fino al momento in cui incontra Daniel. Lui è tutto ciò che Arianna non è: timido, riservato, serio. Se ne sta seduto in un angolo del bar con una vecchia macchina fotografica tra le mani, sempre solo. Tra i due l'amore scoppia come una scintilla inaspettata, sorprendente. Lui la trascina nel suo universo misterioso, lei trova il modo di ricucire i pezzi della propria vita. Daniel sembra essersi materializzato dal nulla per salvarla, per portarla via sul suo cavallo bianco come un cavaliere dall'armatura scintillante. Eppure Arianna non sa che il ragazzo che le ha rubato il cuore nasconde un segreto. E che, forse, sarà lei a salvare lui. Una storia romantica sull'amore e sulle seconde possibilità. Quelle che la vita ci regala, sempre e comunque.

Primo approccio, come dicevo prima, al genere young adult per Chiara Parenti che, per l'occasione, utilizza uno pseudonimo. Se mi seguite sapete che, tempo fa, lessi di quest'autrice il suo Tutta colpa del mare (e anche un po' di un mojito), recensione qui. Anche quella volta fu proprio Chiara a contattarmi per chiedermi se avessi voglia di leggere il suo libro; accettai, pur non avendo mai letto niente di suo ma senza sapere cos aspettarmi e mi trovai per le mani un libr o che ancora adesso mi sento di consigliare. Questa volta invece andavo sul sicuro, conoscevo il suo stile e la freschezza delle sue storie quindi - nonostante un bimbo in fasce ed essendo quindi chiara nei suoi confronti visto che in questo periodo non posso garantire puntualità - ho accettto senza riserve, curiosa di scoprire questo nuovo lavoro che si colloca in un genere nuovo per l'autrice.

sabato 30 marzo 2019

Recensione #293 - Insurgent di Veronica Roth

Buon pomeriggio carissimi. Giornata strana questa per la pubblicazione di un post, normalmente non pubblico recensioni durante il weekend ma, lo capirete, ultimamente le mie giornate sono assorbite da un nanetto bisognoso di me quindi ne approfitto ora, quando anche il resto della famiglia è a casa e può darmi una mano, per dedicare un po' di tempo al blog. Oggi vi parlo di Insurgent di Veronica Roth, edito da DeA, pag. 510.

Sinossi: Una scelta può cambiare il destino di una persona... o annientarlo del tutto. Ma qualsiasi essa sia, le conseguenze vanno affrontate. Mentre il mondo attorno a lei sta crollando, Tris cerca disperatamente di salvare tutti quelli che ama e se stessa, e di venire a patti con il dolore per la perdita dei suoi genitori e con l'orrore per quello che è stata costretta a fare. La sua iniziazione avrebbe dovuto concludersi con una cerimonia per celebrare il proprio ingresso nella fazione degli Intrepidi, ma invece di festeggiare la ragazza si è ritrovata coinvolta in un conflitto più grande di lei... Ora che la guerra tra le fazioni incombe e segreti inconfessabili riemergono dal passato, Tris deve decidere da che parte stare e abbracciare completamente il suo lato divergente, anche se questo potrebbe costarle più di quanto sia pronta a sacrificare. Il secondo romanzo della saga "Divergent"


Secondo libro della serie distopica scritta dalla Roth. Se mi seguite avrete sicuramente già letto il mio pensiero sul primo capitolo, Divergent, recensione qui
Sono passata dal dire "il distopico non è uno dei miei generi preferiti" al correre in libreria a comprare il secondo volume della serie non appena ho finito il primo. E sì, se ve lo state chiedendo, ora correrò a comprare il terzo visto che quando ho comprato questo il terzo non c'era.

giovedì 7 marzo 2019

Recensione #286 - Divergent di Veronica Roth

Buongiorno lettori e buon giovedì. Come state? Come vanno le vostre letture? Io sono in totale relax, sono ormai nell'ultima settimana di gravidanza e sto cercando di rilassarmi il più possibile in attesa del grande giorno. Per questo sto leggendo molto anche se, devo ammetterlo, accendere il PC per poi scrivere le recensioni mi pesa non poco! Quindi concentro tutto in una giornata e programmo il programmabile. Oggi vi parlo di Divergent di Veronica Roth, edito da DeA, pag. 480.

Sinossi: Dopo la firma della Grande Pace, Chicago è suddivisa in cinque fazioni consacrate ognuna a un valore: la sapienza per gli Eruditi, il coraggio per gli Intrepidi, l'amicizia per i Pacifici, l'altruismo per gli Abneganti e l'onestà per i Candidi. Beatrice deve scegliere a quale unirsi, con il rischio di rinunciare alla propria famiglia. Prendere una decisione non è facile e il test che dovrebbe indirizzarla verso l'unica strada a lei adatta, escludendo tutte le altre, si rivela inconcludente: in lei non c'è un solo tratto dominante ma addirittura tre! Beatrice è una Divergente, e il suo segreto - se reso pubblico - le costerebbe la vita. Non sopportando più le rigide regole degli Abneganti, la ragazza sceglie gli Intrepidi: l'addestramento però si rivela duro e violento, e i posti disponibili per entrare davvero a far parte della nuova fazione bastano solo per la metà dei candidati. Come se non bastasse, Quattro, il suo tenebroso e protettivo istruttore, inizia ad avere dei sospetti sulla sua Divergenza...


Ho comprato questo libro lo scorso anno, dopo un giro al Libraccio con Baba del blog Desperate Bookswife. Se non fossi stata in sua compagnia, mai mi sarebbe passato neanche lontanamente in mente di acquistare questo libro ma, sapete come capita in questi casi, lei ha perorato la causa di questo libro e poi, senza mezzi termini, mi ha obbligato ad acquistarlo.
Se non stessi partecipando ad una reading challenge probabilmente non avrei letto questo libro in questo momento ma, si sa, in queste cose spesso il destino ci mette lo zampino quindi eccomi qui a raccontarvi il mio pensiero.

lunedì 10 settembre 2018

Review Party - Racensione #254 - Flawed. Il momento della scelta di Cecelia Ahern



Buon lunedì carissimi. Oggi cominciamo la settimana alla grande con il Review Party del libro Flawed. Il momento della scelta di Cecelia Ahern in uscita domani 11/09/2018 per DeA, 410 pagine, secondo ed ultimo capitolo della duologia Flawed. Se seguite il blog sapete che ho amato alla follia il primo volume e che ho atteso questa conclusione in maniera spasmodica. Per fortuna il momento è arrivato! Io l'ho letto in anteprima durante le vacanze grazie alla casa editrice ma tra solo un giorno potrete correre in libreria e cominciarlo anche voi!

Sinossi: Celestine è in fuga. Fino a poche settimane fa era una delle ragazze più in vista della città: aveva una famiglia che la amava, un fidanzato meraviglioso e un destino invidiabile. Ora la sua esistenza si è trasformata in un interminabile incubo. La sua vita dorata non esiste più. Celestine è finita in cima alla lista dei ricercati della Gilda. È il nemico Numero Uno. Lei infatti è l’unica a possedere le prove che potrebbero distruggere per sempre il sistema che stabilisce chi è perfetto e chi Fallato. Chi merita un futuro e chi no. Perfino il giudice Crevan, capo del tribunale che l’ha condannata, è al suo inseguimento. L’uomo crede di poter facilmente mettere alle strette una come Celestine, una ragazza che ha perso tutto: famiglia, fidanzato, amici. Ma si sbaglia. Il tenebroso Carrick non l’ha abbandonata e anzi è più determinato che mai a sostenerla, qualunque sia la scelta di Celestine. Perché adesso a decidere sarà lei. Scappare e mettersi in salvo, o rischiare tutto, tornare nella tana del leone e demolire il sistema dall’interno? Dalla penna dell’autrice bestseller internazionale di P.S. I love you e Scrivimi ancora, il capitolo conclusivo della saga iniziata con Flawed. Gli imperfetti, una serie distopica che mette sotto i riflettori la follia della ricerca della perfezione.
Dopo quasi due anni di attesa - avevo quasi perso le speranze - non potete capire cosa abbia significato per me, una decina di giorni fa, essere ancora in vacanza e ricevere in anteprima questo libro. Ho cominciato a leggerlo la sera stessa, perchè le aspettative erano tante, e l'ho letto senza mai fermarmi, non riuscendo a smettere, proprio come era accaduto con il primo volume Flawed. Gli imperfetti di cui potete trovare la recensione qui.
Ovviamente forse sarebbe meglio che voi abbiate letto il romanzo precedente prima di leggere questa recensione perchè, nonostante io non faccia spoiler per chi vorrà leggerlo, ci saranno dei riferimenti al volume già pubblicato che, oltretutto, trovate anche nella trama.
Ma veniamo a noi e al mio pensiero su questo libro.

mercoledì 11 luglio 2018

Coming soon #41 - Flawed 2 - Il giorno della rivolta

Quando ti arrivano le mail, quelle belle, e scopri che uno dei libri che attendi con impazienza da due anni arriverà nelle librerie e store online a settembre!!!

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Titolo: Flawed - Il giorno della rivolta
Autore: Cecelia Ahern
Genere: Distopico
Serie: Flawed - Volume 2
Pubblicazione: 11 settembre 2018 - DeA

Descrizione: Nel mondo di Celestine la perfezione è tutto. Da quando ha infranto ogni regola ed è passata dall’essere una Perfetta, amata e rispettata, a una Fallata, evitata come la peste, la sua vita è cambiata. Ma Celestine non è sola: al suo fianco ha Carrick, un ragazzo tenebroso e affascinante che la seguirebbe ovunque, e nel cuore ha un segreto. Un segreto talmente pericoloso che, se lo rivelasse, l’intero sistema potrebbe crollare. Ma Celestine adesso non ha più nulla da perdere: è pronta a combattere e a dimostrare siamo tutti profondamente imperfetti…

L'autrice: Cecelia Ahern vive in Irlanda, è un’autrice pluripremiata di romanzi bestseller per adulti, tra cui P.S. I love you e Scrivimi ancora, da cui sono stati tratti film di successo. Flawed è il suo debutto nella letteratura per ragazzi.
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Se mi seguite in modo costante sapete che leggo qualsiasi tipo di libro ma sapete anche che il distopico non è uno tra i miei generi preferiti. Avevo deciso di leggere Flawed - Gli imperfetti due anni fa perchè mi aveva incuriosito che la Ahern si cimentasse in qualcosa di così diverso rispetto a quello cui ci aveva abituati. Il risultato fu che quel primo volume si beccò ben 5 punti - recensione qui - e finì di diritto nella top ten di quell'anno. Capite bene che da allora attendo questo ritorno e lo attendo con aspettative altissime. Quanti come me?

giovedì 30 novembre 2017

Letture con Marina #26

Buongiorno lettori, come state va? No, non siete impazziti e neanche io... lo so, oggi non è venerdì ma domani sul blog c'è programmato un post particolare quindi ho pensato di postare oggi il post di Marina in modo da darle il giusto spazio.
Vi lascio quindi a una nuova puntata di Letture con Marina.

  

Buongiorno e ben trovati. Mi muovo in un ambito che non seguo con assiduità ed allora, per superare l’imbarazzo di confrontarmici a tu per tu, ho deciso di mettere a confronto due romanzi per ragazzi.                                                                       
IL MONDO DEI RAGAZZI A CONFRONTO CON SE STESSO
 












EPPURE CADIAMO FELICI                           L'UNIVERSO NEI TUOI OCCHI                                                  
Autore: Enrico Galiano                                               Autore: Jennifer Niven 
Casa editrice: Garzanti                                       Casa editrice: De Agostini
Pagine: 384                                                      Pagine: 366
Genere: Narrativa                                              Genere: Narrativa
Anno di pubblicazione: 2017                                 Anno di pubblicazione: 2017
Sinossi: qui                                                       Sinossi: qui
                                                                      Traduzione: S. Mambrini

RECENSIONE:
Novizi della carta stampata, oppure più furbescamente manipolatori e fini utilizzatori dei social? Intelligenti pubblicitari di se stessi? Quanto contano la popolarità sui social ed il sapersi rivolgere ad un pubblico giovane, super fruitore dei moderni mezzi messi a disposizione dalla “nouvelle technologie”? Conta tanto, almeno dopo aver ascoltato attentamente il Prof. Galiano qualche settimana fa a Prata, al Teatro Pileo. Prova ne è che grazie al suo blog con la webserie “Cose da Prof” è scaturita popolarità e da qui la collaborazione con Garzanti, che prima non si era fatta viva con lo scrittore Galiano, nemmeno in risposta all’invio del manoscritto del suo libro. Conta tanto anche per la scrittrice americana Jennifer Niven, che durante l’intervista a PordenoneLegge ha raccontato del web magazine che ha creato 4 anni fa, proprio perché le era venuta l’idea di creare un sito per teenagers - gestito da teenagers che avrebbero dovuto sentirsi parte di una community per discutere dei propri problemi, per leggere degli articoli che potessero essere pertinenti, insomma una sorta di diario mezzo life-style e mezzo letterario.
Dopo questa breve e personalissima considerazione che meriterebbe il titolo di “Gli scrittori del nuovo millennio” e che tante discussioni potrebbe far scaturire (penso all’attualissima Elena Ferrante, non tanto per il genere di scrittura, quanto per la modalità di esposizione al pubblico, completamente diversa da questi due nuovi autori), proseguo con la constatazione che, almeno il romanzo scritto dall’americana Niven, è definito “narrativa young adult”. In realtà entrambi i romanzi presi in esame parlano di una coppia di ragazzi (Jack e Libby da una parte – Gioia e Lo dall’altra), per cui non vedo differenze di genere e li vorrei considerare entrambi narrativa dedicata ai ragazzi, intendendo quella fascia di età che rimane sotto ai vent’anni. Tutti i protagonisti sono adolescenti con problemi vari – e possiamo quindi dire che siamo in presenza di un romanzo di formazione in entrambi i casi, dove i ragazzi imparano a non essere più un’isola, ma a confrontarsi per far sì che i problemi non diventino degli ostacoli insuperabili. In una parola, per cercare di crescere e diventare degli adulti sani e che sanno assumersi le proprie responsabilità (e non quelle che altri, adulti magari, non hanno ancora imparato ad accettare), oltre a sapersi rapportare con gli altri in modo equilibrato. Ma sono forse partita da considerazioni che andavano fatte a fondo pagina.

Ho avuto la fortuna di conoscere entrambi gli autori: a Settembre 2017 durante il Festival Letterario PordenoneLegge ho conosciuto Mrs. Niven; un paio di settimane fa c/o il Teatro Pileo di Prata (PN), ho seguito lo show del professor Galiano. Da una parte la scrittrice americana che raccontava del suo libro e rispondeva alle domande dei giornalisti, dall’altra parte lo scrittore italiano che a Teatro metteva in scena il suo repertorio di consumato professore e novello scrittore (mannaggia!, ma come si fa a dimenticare a casa la documentazione video … In verità secondo me non voleva interruzioni alle sue chiacchiere con la bibliotecaria di Prata, nonchè blogger del blog Due Lettrici quasi Perfette, che insieme alla sua socia hanno portato avanti una bella intervista e letture di parti del romanzo).
 
Entrambi i libri, come dicevamo, parlano di problemi di adolescenti e di crescita personale. In entrambi i casi tramite i protagonisti veniamo a contatto con il mondo scuola, sia in Italia che in America. E possiamo sicuramente trarre spunti di riflessione sul problema del bullismo e sulla vita degli studenti (ritornandoci come mentalità se siamo adulti, riconoscendoci in qualcuno degli studenti se lo siamo ancora oggi noi stessi). E al mondo scuola si connette il mondo famiglia, con tutte le problematiche che i due autori, seppur in modo diverso, ci presentano.

Jack e Libby: ciascuno con forti problemi familiari alle spalle, si conoscono a scuola e, dopo essere partiti con il piede sbagliato, imparano a fidarsi l’uno dell’altro e a far fronte comune ai problemi, aiutandosi a vicenda. Jack prendendo anche atto della particolarissima malattia da cui è affetto, Libby affrontando un problema che sta dilagando in tutto il mondo occidentale, Italia compresa. Gioia e Lo: due adolescenti italiani, con un vissuto familiare alle spalle che ha forti problematiche e che condiziona pesantemente la loro vita, salvo per Lo aggiungergli anche problemi personali di altra natura. Veniamo anche qui a contatto con il mondo scuola, che l’autore evidentemente conosce molto bene – sia assistendo ai comportamenti e ai riti degli studenti, sia venendo a contatto con qualche professore.

Rivelazioni: è quello che entrambi gli autori centellinano, creando forti aspettative sulla storia dei loro ragazzi, per rendere appetibile un prodotto che dovrebbe essere spunto di riflessione per i genitori e per gli operatori sociali che vivono quotidianamente questo tipo di problematiche e rapporti disturbati. Ma è possibile leggere questi due libri come dei romanzi e non solo in veste di saggio? Ma certo! Ed è proprio così che vanno letti. In primis ci si deve godere la storia. Ed in un secondo momento, quando si è finito il romanzo, sarebbe positivo soffermarsi un po’ anche sulle questioni che portano le persone – in questo caso dei giovani ragazzi – ad avere delle reazione deviate rispetto a quanto sarebbe normale, in condizioni di un più maturo discernimento, o forse di una famiglia diversa alle spalle.

Forse per il modo di intervallare la vita raccontataci in prima persona dai suoi due protagonisti – Jack e Libby – il tipo di problemi che hanno, le famiglie che li circondano: tutti insieme gli argomenti, le dinamiche, i protagonisti, la storia ed il modo in cui è stata raccontata mi hanno dapprima incuriosita e poi attirata all’interno della trama, tanto che alla fine della lettura ho potuto considerare questo romanzo molto interessante, divertente e a volte tenero e romantico come solo i giovanissimi sanno – inconsapevolmente – essere. L’Universo nei tuoi occhi è un romanzo che mi ha affascinata per molteplici aspetti e che mi ha tenuta avvinta in considerazioni personali anche dopo averlo finito.

Eppure cadiamo felici è scritto intervallando la terza persona con le battute fulminanti tra Gioia e Lo, con capitoli corti e che dovrebbero essere serrati, ma che a lungo andare mollano un po’ la presa. Anche le battute insistite con cui all’inizio si parlano i due protagonisti, dopo un po’ vengono a noia, ma soprattutto non fanno più sorridere. La storia è carina, anche se non originale. Bella invece l’idea delle parole in tutte le lingue del mondo e che hanno un significato particolare e che Gioia segna ed assapora lentamente, nell’attesa di poterle usare. Belli i luoghi raccontati per chi è della zona: è sempre piacevole poter immaginare in modo perfetto l’ambientazione di cui un autore parla. Forse un po’ troppo problematiche le famiglie descritte, ma perché no?, solo che alcune situazioni sono così esageratamente provocatorie da parte dell’autore, da risultare a mio parere poco credibili e di conseguenza rischiano di non catturare completamente il lettore, che resta un po’ distaccato da tutta la vicenda. Questa è proprio la sensazione che ho avuto. Come suggerito da un grande scrittore di lungo corso - Kurt Vonnegut: “Dà al lettore almeno un personaggio per cui possa fare il tifo”. E in questo romanzo io non ho fatto il tifo per nessuno: mi sono limitata ad essere un lettore che aspettava semplicemente di arrivare alla fine del romanzo. Se dovessi usare un’unica parola per descriverlo, direi: carino! Ed attendo il Prof. Galiano alla sua seconda prova, perché sicuramente ci farà conoscere altri personaggi particolari, visto quanto ha anticipato durante la sua chiacchierata a Teatro.

Ultima cosa, per cui mi riallaccio alle battute iniziali: le copertine di questi due volumi sono entrambe fuorvianti. In entrambi i libri, il volto di due belle ragazze in copertina. Ma perché? La copertina davvero non è in sintonia e non rispecchia ciò che il libro contiene e vuole veicolare come messaggio. E ritorniamo quindi ad un discorso meramente commerciale. E qui temo che gli autori, almeno quelli alle prime armi, non abbiano molta voce in capitolo. Avrei davvero preferito vedere una ragazza “normale”, se proprio doveva essere un primo piano – o magari perché no, una delle belle parole scovate da Gioia sotto-forma di immagine. Creatività signori, creatività! Ed un po’ meno di considerazioni commerciali.

E dopo questo “pippone” contro la svilente commercializzazione di tutto sempre e comunque, Vi auguro un buon weekend.
A presto,
                             

venerdì 22 settembre 2017

Letture con Marina #21

Buongiorno lettori! Eccoci ad un nuovo appuntamento con Marina e con la sua rubrica Letture con Marina. Oggi un post particolarissimo in cui ci racconta la sua esperienza a Pordenonelegge 2017 in cui ha potuto incontrare ed anche intervistare Jennifer Niven, un'autrice che mi riprometto di leggere da molto tempo e che spero di riuscire ad infilare a breve tra una lettura e l'altra.

 
Metti un’autrice americana che con il suo romanzo ti sorprende per la profondità degli argomenti trattati, che sono parte della SUA STORIA, ma che diventano anche parte di te nel momento in cui sfogli le pagine del suo vissuto…
Festival letterario PORDENONELEGGE 2017
VENERDI’ 15 SETTEMPRE 2017 – c/o la SALA GIUNTA della Camera di Commercio  di Pordenone –
L’autrice americana JENNIFER NIVEN presenta il suo ultimo romanzo: L’Universo nei tuoi occhi / Holding up the universe – trad.: S. Mambrini - De Agostini 2017 –
Jennifer Niven arriva a Pordenone con una giornata di ritardo, scompaginando gli impegni dei giornalisti e delle book-bloggers presenti in sala stampa. Ma non appena l’autrice arriva, un raggio di sole illumina la giornata altrimenti grigia e piovosa ed il suo sorriso dolce e la fisionomia tipicamente statunitense fanno desiderare a tutti di poter prolungare quello che sarà un breve incontro per delle ore…

Dopo una piccola presentazione da parte dell’addetta di PordenoneLegge, Jennifer Niven racconta brevemente alla stampa presente a PordenoneLegge il suo nuovo romanzo: L’Universo nei tuoi occhi.

 
Ho deciso di scrivere questa storia perché mi era capitato di parlare con mio cugino, che allora aveva 15 anni e soffriva di prosopagnosia, praticamente si tratta dell’incapacità di riconoscere i volti, situazione in cui tutti appaiono sempre come degli estranei. E Jack infatti, il personaggio principale del mio romanzo, soffre di questa stessa patologia. E quindi non riesce a riconoscere i volti delle persone che incontra e nemmeno quella di se stesso allo specchio. Chiesi quindi a mio cugino come facesse a riconoscere i volti delle persone che amava. E lui mi disse: mi concentro sulle cose importanti, ad esempio quante lentiggini hanno in faccia oppure se sono gentili con me. Ed io ho pensato che fosse veramente un modo incredibile di vedere le altre persone. Noi tutti dovremmo cercare di vedere le altre persone in base alle loro caratteristiche peculiari ed è per questo che ho voluto fortemente scrivere questo romanzo che riguarda proprio il vedere e l’essere visti per chi siamo veramente.

Domanda del moderatore: nel suo libro i due ragazzi protagonisti, Jack e Libby, entrano in conflitto perché inizialmente Jack prende di mira questa ragazza che è molto in sovrappeso, sfogando in qualche modo il suo dolore e la sua frustrazione su di lei. Però ho come l’impressione che non ci sia assolutamente nessun giudizio nel racconto che lei fa. Poi proseguendo nella lettura c’è quasi un’evoluzione verso una storia d’amore tra i due ragazzi. Ma vorrei fosse lei a raccontarci di più in merito…                             
Jennifer Niven: Io sapevo fin dall’inizio come sarebbe avvenuto l’incontro tra Jack e Libby. Sapevo che il primo incontro sarebbe stato piuttosto sconcertante, anche offensivo per la protagonista femminile. Il mio obiettivo per quel che riguarda Jack – ed anche una sfida se vogliamo – era rendere questo personaggio piacevole nonostante tutto e fare in modo che i lettori, al di là della cosa orribile che lui aveva fatto nei confronti di Libby, non si arrendessero, non rinunciassero, non cancellassero da subito questo personaggio. Infatti dovevano capire assolutamente che anche lui aveva alle spalle una storia di dolore, di sofferenza e di paura. Molto spesso nei casi di bullismo è proprio la persona che esercita questo potere negativo ad avere paura e ad essere una persona profondamente insicura. Io desideravo che i lettori si affezionassero a Jack, pur essendo questo un personaggio “fallato”, che ha sicuramente dei difetti. Poi accade questa scena ripugnante perpetrata da Jack ai danni di Libby, che la scuola gestisce in maniera molto seria e decisa, peraltro. Ma Libby, non conoscendo i vissuto di Jack, non lo perdona subito. Ho voluto introdurre proprio così la loro storia perché molto spesso nella letteratura per “giovani adulti” si verifica spesso quello che viene definito “ instant love / amore istantaneo – e vissero da subito tutti felici e contenti”, mentre io volevo fosse un percorso più sofferto, ma anche gentile e delicato allo stesso tempo. 
Il Giornale di Brescia: Lei fa delle ricerche su questo mondo giovanile in continua trasformazione per scrivere i suoi romanzi? Altra cosa: questa disabilità di Jack è una malattia vera e propria?

Jennifer Niven: innanzitutto la ringrazio per avermi definita giovane autrice, perché in effetti io dentro mi sento giovanissima, quasi come se avessi ancora 15 anni. Il sentirmi molto giovane si rivela molto utile per il lavoro che svolgo, cioè scrivere per i così detti giovani adulti. Volevo anche aggiungere che i giovani lettori in realtà sono tutti uguali, cioè provano dei sentimenti che proviamo anche noi, che sono universali. Non hanno spesso a che vedere con l’età od il luogo del mondo in cui ci si ritrova a nascere e a vivere. E questi sono sentimenti che si possono definire come desiderio di appartenenza, di contare qualcosa per qualcuno, di sentirsi ascoltati e di essere visti realmente per chi si è. Questo è ciò che io intendo per sentimenti universali che noi tutti condividiamo ma che probabilmente i teenagers sentono in una maniera amplificata. Per quanto concerne la prosopagnosia, è una patologia neurologica. Nel cervello c’è una piccola parte adibita al riconoscimento dei volti delle altre persone. Si può nascere con un danno a questa parte del cervello oppure la si può contrarre in seguito ad una malattia o ad un trauma cranico. 
Marina del Blog Un Libro per Amico: io volevo chiedere, dato che l’ha già accennato: è questo il motivo per cui prende questa fascia particolare di età per rendere protagoniste le persone all’interno delle sue storie? E poi volevo chiedere se a suo parere il mondo della scuola – visto che parliamo di adolescenti che passano la maggior parte delle loro ore all’interno della scuola – può essere uno specchio della società giovanile in America.                                 

Jennifer Niven: Io ho iniziato a scrivere per i giovani con il romanzo: “Raccontami di un giorno perfetto”. Prima mi ero dedicata più alla saggistica che non alla narrativa per adulti. Però avevo sempre letto con molto piacere la letteratura per giovani adulti. Ed ho iniziato a scrivere questo genere letterario proprio perché ritengo che questo tipo di letteratura dedicato ai giovani sia solitamente molto coraggioso, molto audace ed anche necessario. E anch’io volevo far parte di questo filone. E poi avevo anche una vicenda autobiografica che mi interessava e che desideravo sviscerare. Cioè un ragazzo a cui avevo voluto molto bene intorno ai vent’anni e che avevo perso perché si sera suicidato. Però sono dovuti passare diversi anni prima che io potessi avere il distacco necessario per poterne parlare e per questo ho scelto i personaggi più giovani di me allora - ho ambientato la loro vicenda nella scuola superiore – proprio per avere questa distanza dal mio vissuto autobiografico e anche per poter portare l’attenzione, puntare i riflettori su un fenomeno dilagante che è quello del suicidio giovanile. Io ovviamente all’inizio non ero riuscita a parlare di quello che era successo, ma poi con il passare degli anni ho pensato che potesse essere d’aiuto per i ragazzini, per i giovani che vivono questo periodo della vita che può essere anche doloroso. Per quel che riguarda la scuola direi che sì, almeno negli Stati Uniti è in un certo senso lo specchio della Società perché anche dopo molti anni che si sono finite le scuole noi continuiamo a portarci dietro dei ricordi molto pesanti di quell’ambito. Spesso poi le dinamiche che ci sono in questo periodo della ns vita sono simili a quelle che riscontriamo da adulti. Ritengo quel periodo sia una sorta di palestra utile anche se alle volte dolorosa per la vita che andremo a vivere. 
Giornalista: Dal suo primo romanzo “Raccontami di un giorno perfetto”, stavano realizzando un film. Si sa qualcosa di più?, ce ne può parlare? E ci può dire quanto successo hanno avuto i suoi libri al di fuori dell’America? Perché per esempio in Italia lei è un’autrice amatissima.

Jennifer Niven: In questo momento sto scrivendo la sceneggiatura e le riprese dovrebbero iniziare a Gennaio 2018 e ovviamente sono molto entusiasta di questo nuovo progetto. Non abbiamo ancora scritturato l’attore per la parte di Theodore Finch, proprio perché vogliono trovare un ragazzo dell’età giusta e siccome a questa età i ragazzi cambiano dal giorno alla notte, crescono rapidamente, cambiano voce, etc..., vogliono scegliere l’attore poco prima dell’inizio delle riprese e quindi sarà il mese prossimo se non addirittura più avanti. Ovviamente è un periodo molto entusiasmante: continuo a rivedere il copione – è sicuramente un processo continuo. Volevo poi ringraziarla per il commento che ha fatto riguardo al fatto che sono apprezzata in Italia. Io sono molto grata ai lettori del vostro Paese e devo dire che negli ultimi anni tre anni e mezzo questo libro, Raccontami di un giorno perfetto, mi ha permesso di viaggiare un po’ in tutto il mondo e di conoscere i miei lettori e di raggiungere il successo internazionale soprattutto in Regno Unito, Nuova Zelanda, Australia, Filippine, Germania e Scandinavia (in particolare in Olanda). E’ stato veramente un successo travolgente, devo dire - ed ha sicuramente cambiato la mia vita sotto molti punti di vista.

Lea del Blog Due lettrici quasi perfette: sono onorata di poterle fare una domanda perché mentre leggevo i suoi libri non pensavo di riuscire ad incontrarla. Sono bibliotecaria e incontro spesso giovani lettori e cerco sempre di adottare delle tattiche per cui metto avanti i suoi libri o i libri di altre autrici tipo Raimbow Rowell e nascondo altri che non mi piacciono (non posso naturalmente fare nomi), perché ritengo sia importante che i giovani lettori crescano con dei bei libri. Io non distinguo nemmeno letteratura per ragazzi da quella per adulti. Ci sono buoni libri e libri meno buoni. Però volevo chiederle, relativamente al suo ultimo romanzo. Non riesco a capacitarmi come madre, che un ragazzino già a 6 anni, soffrendo di un disturbo di questo tipo, possa non confessarlo ai genitori. Agli amici magari sì. Ma come è possibile che viva per 10 anni nascondendo a tutti una cosa così dolorosa ed importante.

Jennifer Niven: innanzitutto volevo ringraziarla per il lavoro che svolge, ritengo infatti che il compito dei bibliotecari comporti una grande responsabilità, perché hanno l’onere di mettere il mondo nelle mani dei lettori. Per quanto riguarda la scoperta da parte di Jack della malattia di cui soffre, è stato un processo veramente molto molto lento. E’ vero che fa considerazioni sull’episodio di quando aveva sei anni di età, però è un ricordo vago che lui ha e sul quale riflette in realtà quando è più adulto ed inizia ad avere solo dei segnali in quel preciso momento, non compare all’improvviso la malattia. E lo capisce veramente solo quando noi lettori lo incontriamo: è in quel momento che lui ha realizzato quello che gli sta capitando. In effetti la prosopagnosia è una patologia non così rara come si sarebbe portati a pensare: solo che alcune persone che ne sono affette se ne rendono conto solo in età adulta, intorno ai 40 anni – di vedere le persone in maniera diversa da quanto accade alla maggioranza delle altre persone. Io ho uno zio di 66 anni, ad esempio, a cui questa malattia è stata diagnosticata chiaramente solo 30 anni fa. Lui pensava fosse normale “vedere” le persone così, non sapendo come normalmente gli altri vedono le persone. Rimaneva solo sorpreso quando magari io o mia cugina entravamo in una stanza ed iniziavamo a parlare con persone che lui non conosceva e che però noi evidentemente conoscevamo. Per lui è sempre stata la normalità, questa situazione. Inoltre soffriva di depressione e quindi ascriveva questa sua incapacità alla depressione. Spesso non si è consapevoli di soffrire di questo tipo di malattia. E Brad Duchaine, esperto mondiale di questa malattia e che io cito anche nel libro, dice che ci sono diversi gradi in cui la si può contrarre: alcuni ce l’hanno in forma leggera, senza saperlo perché magari non sanno nemmeno dare un nome a questo loro modo di essere e spesso si pongono delle domande: ma che cosa c’è che non va in me, sono una persona orribile, non mi interesso agli altri, oppure sono solo smemorato. Jack, il nostro protagonista, in effetti lo scopre piuttosto presto rispetto alla media generale perché tante persone come detto o non se ne accorgono oppure nascondono questa loro incapacità proprio perché si vergognano.
Book-blogger: perché portare il blog di Violet nella realtà, dato che al momento dell’incidente di Eleanor poi non viene più portato avanti… Lei segue ancora il Germ (web magazine), dato che ho visto che viene aggiornato molto spesso.

Jennifer Niven: quando ho scritto Raccontami di un giorno perfetto mi era venuta l’idea di creare questo tipo di siti. Come sappiamo nel libro c’è questo sito: Eleanor&Violet.com, che però si ferma subito dopo l’incidente in cui Eleonor perde la vita e nel libro l’ultimo post che viene postato coincide proprio al giorno della morte. E noi abbiamo voluto creare veramente questo sito, il cui ultimo post rispecchia effettivamente quanto c’è nel libro. E quindi non verrà più aggiornato. Mentre invece il web magazine esiste da 4 anni proprio perché mi era venuta l’idea di creare un sito per dei teenagers e gestito da teenagers e che avrebbero dovuto sentirsi parte di una community per discutere dei propri problemi, per leggere degli articoli che potessero essere pertinenti, insomma una sorta di diario mezzo life-style e mezzo letterario. All’inizio io ero molto più coinvolta e intervenivo anche giornalmente, mentre ora mi avvalgo dell’aiuto di due bravissime redattrici, Brianna che faceva in precedenza Violet e Shelby che impersonava Eleanor – e che adesso si occupano di Germ e che sono tanto brave quanto oramai indipendenti. Si occupano di revisionare tutti i testi, di ingaggiare il personale se serve… Io ci passo di tanto in tanto e sono molto fiera ed orgogliosa perché ci sono tanti lettori sia dei miei libri che non, felici di far parte di questa community. 

Il Giornale di Brescia: direi che ha penalizzato parecchio la protagonista di questo suo ultimo libro, Libby. Ha molti problemi, è obesa, diversamente dalla solite protagoniste che sono snelle e bellissime. E’ anche un richiamo al sociale, al problema dell’obesità che soprattutto in America è molto sentito?
Jennifer Niven: mi era capitato spesso di parlare con giovani lettori e anche con i loro familiari, che mi raccontavano come non si sentissero affatto rappresentati dalla letteratura. Proprio perché non rappresentavano l’immagine tipica dell’eroina o dell’eroe di questo tipo di racconti e romanzi. Magari erano un po’ più in carne o con altri difetti fisici. E quindi con questo mio romanzo desideravo che anche questa parte consistente di lettori si ritrovasse, si riconoscesse nelle mie pagine, perché è molto importante rappresentare la diversità dell’aspetto dei giovani. Soprattutto le ragazzine hanno spesso diversi problemi legati a come appaiono, alla loro fisicità, etc… E quindi volevo che ricevessero questo messaggio: che devono sentirsi belle sempre. Per questo ho scritto L’Universo nei tuoi occhi, perché la mia idea è che tutti si devono sentire voluti ed amati – sempre. 
Marina del Blog Un Libro per Amico: mi pare di capire – in entrambi i romanzi – che sia la sua esperienza personale che le dà il là per scrivere una storia. E’ realmente così? 
Jennifer Niven: fino al momento in cui ho scritto Raccontami di un giorno perfetto, io avevo sparpagliato dei pezzi di me nelle mie opere precedenti, ma non mi ero mai rivelata apertamente. In effetti una delle critiche che mi veniva mossa durante i miei studi di sceneggiatura era proprio questa; i miei colleghi mi dicevano: “tu non ti riveli mai apertamente, sei troppo riservata, ti tieni troppo dentro le cose”. Però quando è uscito questo romanzo, ho dimostrato soprattutto a me stessa che posso farlo, che posso veramente mettere tutta me stessa in un romanzo, perché è una storia veramente personale quella che io racconto. Parte da quell’evento tragico della mia vita, di questo ragazzo che ho perso ed era una cosa di cui non mi sentivo in grado di parlare, figuriamoci poi scriverne! E invece l’ho fatto e quando ho pubblicato il libro mi sono resa conto che gli adolescenti, i giovani sono affamati ed hanno bisogno di queste storie e quindi ho ripetuto l’esperienza con il secondo romanzo, che ancora attinge ad esperienze personali della mia vita. Ogni tanto ritengo che ci sia la tentazione di scrivere qualcosa di più dolce o di filtrare tutto con degli occhiali rosa… Poi però succede qualcosa e… mi trovavo ad un evento letterario in Texas ed un giovane lettore si è alzato e mi ha detto: “mi promette che continuerà a scrivere questo tipo di storie oneste e coraggiose che hanno per protagonisti ragazzi come me”? E quindi di fronte ad una richiesta di questo genere, non posso più fermarmi o cambiare registro.
Ultima domanda di una book-blogger: Ha già qualcosa d’altro in cantiere? Saranno storie con problemi legati al mondo giovanile?
Jennifer Niven: forse potrei tornare alla fiction per adulti, però dovrei trovare un soggetto che mi attiri. Ma credo che resterò ancora nel mondo della letteratura per giovani adulti perché il mio cuore è proprio lì. Al momento sto lavorando a due progetti. Uno è un altro romanzo, sempre dedicato al mondo giovanile e poi proprio quest’anno ho venduto un mio libro alla Random House e collaborerò con un altro scrittore, di cui però non posso ancora rivelare il nome (perché deve essere dato a breve l’annuncio ufficiale), per un altro romanzo per giovani adulti. 

Un incontro denso, perché Jennifer Niven ci ha messo a parte di momenti intensi della sua vita, che ha cercato di trasferire nei suoi romanzi perché i giovani – e perché no?, anche gli adulti non più young – li leggano e possano essere spunto di riflessione e confronti. Affinchè ciascuno impari il rispetto per gli altri e per se stesso innanzitutto. Ma sarebbe riduttivo ritenere il suo romanzo utile solo per riflessioni e confronti. E’ un romanzo che mi sento di consigliare perché è interessante di per se stesso ed emoziona, al di là di tutte le altre considerazioni fatte poc’anzi. Un sentito ringraziamento all’interprete, la Sig.ra Chiara, che ha tradotto quanto diceva l’autrice in modo perfetto, senza sbavature o tagli. E un senso di soddisfazione e gioia per aver potuto conoscere, seppur per un fuggevole momento, questa autrice giovanile, che per un’ora ci ha fatto scordare quanto può essere brutto e duro il mondo, andando sempre alla ricerca di ciò che lo fa degno di essere vissuto. E per la meravigliosa e “personalissima” dedica, che con gioia condivido con voi. 
A presto,
                             

lunedì 21 novembre 2016

Recensione #158 - Quando amavamo Hemingway di Naomi Wood


Buongiorno carissimi, come state? Io ho appena realizzato che mancano solo pochi giorni alla fine di novembre quindi ci stiamo avvicinando a grandi passi alla conclusione del'anno dell’anno – da settembre il tempo mi è volato –; siete pronti a fare il punto della situazione sulle vostre letture? Per me non sarà semplice, quest’anno ho letto tanto e moltissimi bei libri. Ogni volta che, come adesso, comincio a scrivere una recensione mi ritrovo sempre a pensare a che punto della classifica sarà il libro in questione; per fortuna ho ancora un mesetto per mettermi a fare quattro conti. Ma torniamo al post di oggi.
Sono qui per parlarvi del libro Quando amavamo Hemingway di Naomi Wood edito da BOOKME – ringrazio l’ufficio stampa per la copia – pag. 322.
 
Sinossi: La prima è Hadley, la moglie dei giorni “poveri e felici” che precedono la fama e il successo. Hadley del piccolo appartamento mal riscaldato a Parigi – la stessa che, in un momento di distrazione, perde per sempre la valigetta contenente i preziosi manoscritti del marito. Poi c’è Pauline, per tutti Fife, dal fisico acerbo e perfetto, ricca ed elegante, inevitabile fin dall’istante in cui gli appare per la prima volta avvolta in un soprabito di cincillà. Dopo viene Martha, reporter leggendaria, compagna coraggiosa nel cuore esplosivo e disperato della Guerra Civile Spagnola. E infine Mary, l’ultima – sposata a Cuba e abbandonata in Idaho in modo persino più crudele e definitivo delle altre. Hadley, Fife, Martha e Mary: sono le “Signore Hemingway” cui dà voce questo celebrato e luminoso romanzo. Quattro mogli, quattro donne tra le tante amate e tradite dallo scrittore più famoso e tormentato della sua generazione. Tra la Parigi degli Anni Venti e Key West, tra Cuba e l’America della Guerra Fredda, le quattro Mrs. Hemingway si passano il testimone per raccontare una storia densa di passioni e tradimenti, di intrighi, ambizioni e gelosie. Perché dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna. E qualche volta persino più di una.

Hadley, Pauline – o, come preferiva essere chiamata, Fife – Martha e Mary, quattro donne con in comune un unico uomo: Hernest Hemingway. Grande scrittore ma soprattutto grande sciupa femmine. Incapace di donarsi ad un’unica donna, Hemingway si sposa ben quattro volte, ognuna delle quali finisce per tradire la moglie in “carica” con quella che diventerà la successiva.
Un romanzo particolare, suddiviso perfettamente in quattro parti, ognuna delle quali dedicato ad una delle signore Hemingway in un lasso di tempo che si dipana dagli anni Venti, all’anno della morte dello scrittore. Un romanzo che ha la capacità di mostrarci uno spaccato intimo della vita di dell’uomo Hemingway ma soprattutto uno spaccato di mondo, narrando infatti le vicende tra Parigi, Madrid, Cuba e l’America.
La prima moglie – quella che sembra occupare per sempre un posto speciale nel cuore dello scrittore – è Hadley, quella dei tempi della ricerca del successo, degli anni di povertà in cui le opere di Hemingway non riuscivano ad avere il consenso da parte della critica. Insieme occupavano un appartamentino sopra una falegnameria in cui si respirava segatura; una vita al risparmio, con il riscaldamento sempre al minimo e le pietanze in tavola sempre ridotte all’osso. Una donna forte Hadley, innamorata follemente di un uomo che non la merita; capace addirittura di accettare una vacanza con l’amante del marito pur di cercare di non perderlo. In questa parte del libro appaiono moltissimi personaggi ora noti della letteratura; si assiste spesso al confronto tra la vita sfarzosa di questi personaggi – come ad esempio quella dei Fitzgerald, reduci dal successo dovuto alla pubblicazione dell’opera Il grande Gatsby – ed i coniugi Hemingway intenti ad arrancare nella vita come nel loro matrimonio. Con un uomo che oltre all’amore per le belle donne manifesta un amore ancora più sfrenato per l’alcol non è semplice condividere una vita in povertà ma forse lo è ancora meno quando la fortuna inizia a girare, quando i viaggi “di lavoro” si fanno più frequenti, quando le feste si moltiplicano, quando le donne diventano più disponibili. Lo sa bene Fife, seconda moglie di Hernest, che come in una legge del contrappasso rivive sulla sua pelle quello che anni prima aveva fatto vivere alla moglie precedente. Convinta di essere l’unica per lui, si ritrova a vederlo sempre più spesso assente, in viaggio come corrispondente di guerra in compagnia di donne cui dedica frasi d’amore. Ma Fife non è Hadley e reggere il confronto con un’amante non è nella sua natura. Poi c’è Martha, giornalista e scrittrice, corrispondente di guerra insieme ad Hemingway, anche lei accecata dalla capacità dell’uomo di far sentire una donna amata (almeno finché non la sposa); un amore nato sotto i bombardamenti e conclusosi con l’abitudine di una vita matrimoniale che, ormai è chiaro, Hernest non era in grado di gestire. E infine c’è Mary, la quarta moglie, quella che si trova ad essere accanto all’uomo nell’ultimo periodo della vita sua vita, quella che chiude il cerchio e ci accompagna alla fine del romanzo.
Uno stile scorrevole e piacevole quello dell’autrice che, seppur molto giovane, riesce a ricreare le giuste atmosfere per un libro che attraversa più di sessant’anni in un periodo in cui il cambiamento la fa da padrona. I personaggi sono perfettamente caratterizzati; non è difficile avere l’impressione di partecipare alle feste organizzate dagli amici dello scrittore, credere di vedere nuotare l’uomo con Hadley, immaginare il vestito di piume di Fife ai tempi del loro primo incontro, ritrovarsi in un vicolo con un Hernest ubriaco e fuori di se dalla rabbia mentre rovista nella spazzatura alla ricerca di un manoscritto davanti all’espressione attonita di Martha e Mary.
Non avevo particolari conoscenze sulla vita dello scrittore; non stento a credere che fosse un abile corteggiatore ma sicuramente era anche un uomo parecchio disturbato, incapace di prendersi delle responsabilità verso quelle donne che diceva di amare, tanto da fargli subire le umiliazioni più impensabili. Un uomo con un ego esagerato, capace con il suo comportamento di annientarsi e annientare chi gli stava vicino. Di certo l’esperienza di corrispondente di guerra può averlo segnato, ma dal racconto, seppur romanzato, che ne esce in questo romanzo l’idea che mi sono fatta è che fosse molto probabilmente depresso, o talmente ossessionato dalla necessità di avere il consenso di quella critica che per molto tempo non ha fatto altro che snobbarlo, da ricercare nell’approvazione femminile ciò che avrebbe desiderato dal punto di vista lavorativo; ma questa è solo una mia idea, in realtà tutto potrebbe riassumersi anche solo nel suo essere un ubriacone, egoista, vendicativo, invidioso e incontentabile, ma questo non lo sapremo mai!
Un libro che consiglio a chi ama leggere di personaggi realmente esistiti e a chi piace fare un tuffo nel passato.


 VOTO: 

mercoledì 5 ottobre 2016

Recensione #152 - Flawed. Gli imperfetti di Cecelia Ahern

Buongiorno lettori, finalmente riesco a ritagliarmi qualche minuto nella frenesia quotidiana per postare questa recensione che ho pronta dalla settimana scorsa (ne ho ancora arretrate dalle ferie ma non stupitevi, pian piano arriveranno anche quelle!!!). Oggi vi parlo di un libro che ho letto seguendo l'istinto e devo dire che sono felice di andare, a volte, a sensazioni; quando mi è stato proposto da Riccardo dell'ufficio stampa della CE non ci ho pensato due volte ed ho detto sì nonostante non appartenga proprio ad uno dei miei generi preferiti, ma non disdegno i distopici e apprezzo molto l'autrice! Si tratta di  Flawed. Gli imperfetti di Cecelia Ahern edito da DeAgostini, pag. 416

Sinossi: In un futuro non molto lontano, il giudice ​Crevan conduce una spietata guerra contro l’immoralità.
È lui e lui solo a decidere chi è un cittadino modello, e chi invece è un “imperfetto”, un essere Fallato da marchiare a ​ ​ fuoco con una ​F sulla pelle e da allontanare dalla società civile. 
Celestine ha diciassette anni e non ha mai avuto dubbi sul suo ruolo nel mondo: è una figlia perfetta, una studentessa perfetta, ed è anche una fidanzata perfetta. La fidanzata di Art, il figlio del giudice Crevan. Ma un giorno tutto cambia. Celestine vede un Fallato in fin di vita e sente di doverlo aiutare. D’un tratto tutto ciò che ha sempre ritenuto giusto non lo è più. Perché la compassione è più forte. Più forte della legge e delle rigide regole del giudice Crevan. Celestine decide quindi di aiutare il pover’uomo e quella decisione cambia la sua vita in un attimo.
Allontanata dalla famiglia, arrestata e umiliata, la ragazza viene ​ ​ trascinata in processo davanti a Crevan. E proprio lui, incurante delle suppliche di Art, la condanna a essere marchiata a fuoco come Fallata. Sarà durante il processo che la strada di Celestine incrocerà quella di Carrick Vane, un Fallato misterioso e affascinante: l’unico amico su cui d’ora in poi Celestine potrà contare.


Immaginate un mondo in cui oltre ai normali organi di giustizia esista un comitato, la Gilda, che controlli il comportamento dei cittadini ed abbia il potere di intervenire quando commettono degli errori non punibili dalla legge.
Istituita in origine dal governo come temporaneo strumento di inchiesta sul crimine, è diventata una struttura permanente con il compito di inquisire gli individui accusati di essere imperfetti, Fallati. I Fallati sono cittadini che hanno commesso violazioni etiche o morali nei confronti della società.
Immaginate che tutti i Fallati  siano identificati con una F rossa marchiata a fuoco in una parte del corpo diversa a seconda dell’errore commesso.
La tempia, in caso di decisione sbagliata.
La lingua, in caso di menzogna.
Il palmo della mano destra, in caso di furto ai danni della società.
Il petto, all'altezza del cuore, in caso di slealtà nei confronti della Gilda.
La pianta del piede destro, in caso di deviazione dalle regole imposte dalla società.
Immaginate che questi fallati debbano portare un segno al braccio che li faccia riconoscere, che debbano sottostare a regole di comportamento differenti rispetto ai perfetti, che abbiano posti a sedere sugli autobus a loro destinati, che abbiano un coprifuoco, che non possano riunirsi in gruppi numerosi ma che ogni due fallati debbano necessariamente esserci dei perfetti che li dividano, che non possano viaggiare perché il loro passaporto viene automaticamente ritirato. Immaginate che tutto questo sia normale, a insindacabile giudizio della Gilda e che chiunque si ribelli possa essere punito con un marchio indelebile. Beh sicuramente sarebbe spaventoso se questo accadesse. E l’autrice, anche se nella fantasia di un romanzo, lo fa accadere.
Protagonista della storia è Celestine, diciassette anni, sostenitrice assoluta delle idee della Gilda, ragazza di Art, figlio del giudice Crevan – massimo esponente della Gilda – e da sempre convinta che i fallati siano da punire per evitare che altri si ritengano legittimati ad imitarli. La sua storia d’amore va a gonfie vele, ed anche i rapporti con il padre del fidanzato sono ottimi, per lei il giudice Crevan è una persona di famiglia, ligio nel lavoro ed amorevole nella vita di tutti i giorni; un’ammirazione reciproca ed incondizionata. Tutto questo finchè il mondo dei fallati resta un mondo a parte. 
Quando la famiglia che abita di fronte a loro, durante il giorno della Festa della Terra, riceve la visita dei Segnalatori, proprio mentre Celestine e la sua famiglia sono in attesa che si uniscano a loro per il pranzo dei festeggiamenti, tutto cambia.
La signora Tinder viene portata via di fronte agli occhi increduli del vicinato; è sempre stata una donna rispettabile e attenta alle regole fino a quel momento. Da quel momento infatti tutto cambia.
Assistere alla scena turba molto Celestine e la sua famiglia. Fino a quel momento nessuno della loro cerchia di amicizie era mai stato marchiato, nessuno aveva mai dovuto fare i conti così da vicino con le decisioni della Gilda.
Nella ragazza inizia ad instillarsi il tarlo del dubbio. La Gilda opera veramente secondo giustizia? Come si vive da fallati? Come farà la signora Tinder, maestra di musica, a condurre una vita normale con la sua famiglia una volta che risulterà marchiata? È a questo punto che vediamo un cambiamento in Celestine. Lei, da sempre così sicura e sostenitrice dell’operato delle istituzioni inizia a vacillare ed inizia a vedere i fallati come persone; inizia ad analizzare il proprio comportamento e quello della gente che la circonda con occhi diversi.
E quando i sentimenti prendono il posto della ragione tutto prende una piega nuova.
Celestine fa l’errore – secondo le regole – di aiutare un fallato su un autobus; il suo gesto è visto e denunciato da moltissime persone. La ragazza che fino al giorno prima era ritenuta perfetta ora non lo è più e dovrà essere processata per constatare il suo essere fallata.
È in questo modo che Celestine, così vicina al giudice Crevan diventa una pedina. All’interno della Gilda qualcosa si sta smuovendo, qualcuno ha iniziato a credere che il giudice utilizzi quell’organo per farsi giustizia da solo o per aiutare chi gli è vicino. E Celestine si ritrova sola, con tutti contro, capro espiatorio di una situazione che le è sfuggita di mano. Da perfetta a Fallata. Da amata ad allontanata.
L’autrice è molto brava a creare un mondo così particolare, tanto particolare da risultare fin troppo credibile e spaventoso. Talmente spaventoso da far emergere in me le emozioni più disparate. Ho provato stima verso Celestine ed il suo gesto umano; ho provato rabbia, una rabbia inimmaginabile, verso un sistema corrotto e non trasparente; ho provato dolore sia fisico che emotivo – tanto da sciogliermi in lacrime come una bambina –  assistendo alla marchiatura di Celestine, al suo smarrimento, alla sua forza; ho provato sbigottimento assistendo all’atteggiamento di chi avrebbe dovuto dimostrarle affetto e non lo ha fatto; ho provato un sentimento di rivalsa assistendo al suo lento ma inesorabile ritorno alla vita.
I personaggi sono perfetti, l’ambientazione è perfetta, la storia regge e mai, neanche una volta durante la lettura, ho avuto la sensazione che fosse tutta un’opera di fantasia tanto l’autrice è stata brava a rendere ogni dettaglio relistico e possibile. 
Ho letto avidamente, abbandonando la lettura il meno possibile, una lettura che mi ha totalmente conquistato.
Uno young adult distopico da cui non emerge assolutamente una semplificazione dello stile o della trama, ma che risulta essere adatto ad ogni età, anche per chi, come me, legge pochissimo questo tipo di libri.
Un esperimento riuscito quello dell’autrice, conosciuta normalmente per i suoi lavori un po' più romance, che ha saputo mettersi alla prova con un genere nuovo, dimostrando ancora una volta di essere una bravissima narratrice ed anche una grande inventrice di storie. Adoro quando una scrittrice evolve senza paura, quando nonostante sia famossissima prova a buttarsi in qualcosa di nuovo, senza avere il timore che i suoi lettori affezionati le voltino le spalle; è un po' la stessa cosa che ha fatto Sophie Kinsella lanciandosi nella scrittura di Dov’è finita Haudrey - che avevo adorato e recensito qui - ed anche lei lo aveva fatto secondo me con un ottimo risultato.
Insomma Flawed. Gli imperfetti è un libro che consiglio senza riserve!!!
Ora però, visto che il finale è super aperto, io vorrei il seguito! Subito! 

 VOTO: