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venerdì 17 dicembre 2021

Letture con Marina #157 - Recensione de Racconti del Pacifico di Jack London

Buongiorno lettori, come state? Come ogni venerdì torna Marina con una delle sue recensioni.


Casualmente instradata nella presente lettura dall’avventura de i “Lettori Intorno al Mondo” con l’ultima tappa del 2021 che prevedeva un viaggio “onirico” – o, forse meglio, virtuale - in Oceania, mi sono ritrovata a leggere uno degli scrittori americani più amati al mondo e che io invece, dopo “Zanna Bianca”, mi ero ripromessa di non leggere più.


     Tito
lo: Racconti del Pacifico
AutoreJack London
Casa editrice: Guanda, 2019
Traduzione: Attilio Verldi
Pagine: 201

Trama: Questo libro si nutre delle suggestioni di un viaggio che Jack London compì tra il 1907 e il 1908 attraverso le isole della Melanesia e della Polinesia. Lo scrittore sapeva bene di ricalcare gli itinerari di Melville e Stevenson: e c’è almeno un racconto, fra quelli presentati (Il seme di McCoy), che richiama l’atmosfera affascinante della Linea d’ombra di Conrad. Eppure, London sa imprimere il suo inconfondibile suggello: dalla memorabile figura di Koolau il lebbroso, l’indigeno che lotta sino alla morte per la dignità del piccolo gruppo di reietti cui appartiene, allo sceriffo di Kona, la cui anima impulsiva e generosa non è vinta neppure dalla malattia, sino allo stesso McCoy, il quieto pilota che porterà in salvo una nave con la sola forza della sua suadente autorevolezza, queste pagine sono popolate da incarnazioni diverse dello stesso personaggio: l’eroe che lotta, fragile e solitario, contro il destino. E l’eroismo non risiede solo nella ribellione e nel conflitto: può anche assumere la forma della quieta rassegnazione del bracciante cinese Ah Cho, protagonista di Chinago, che, per un errore di trascrizione del suo nome, patisce una sorte ingiusta, comminatagli dalla stolta crudeltà dello straniero colonizzatore. Il suo silenzio dolente, la sua solitudine racchiudono molto del fascino dell’opera di London: come scrive Beniamino Placido nella sua Introduzione, «quando leggiamo Jack London vogliamo essere soli. Ci diciamo, leggendo London in solitudine, che ‘ogni uomo è un’isola’ come aveva ripetuto il suo ‘allievo’ Hemingway. Ma un’isola diversa da tutte le altre. Affetta da un diverso, solitario destino.Così come sono diverse, diversissime fra loro queste isole del Pacifico».



 

RECENSIONE:   

venerdì 15 gennaio 2021

Letture con Marina #115 - Recensione di Le Visionaire a cura di VanderMeer

 

Buongiorno lettori, è venerdì e, come di consueto, lascio la parola a Marina e alla sua recensione.

Come in un viaggio nel tempo, torno ad uno dei miei primi amori adolescenziali che, legato ad un filo sottilissimo ma resistente, ci traghetta idealmente dal precedente libro letto la scorsa settimana, “Tokyo Tutto l’Anno” a quest’antologia, approfittando di un concetto preso a prestito da uno degli ultimi post di Imai Messina, per catapultarVi in questa unitarietà di intenti, con tematiche differenti dal ns appuntamento precedente, ma forse nemmeno tanto, come avrete modo di scoprire…


Ti
tolo: Le Visionarie
Autore: a cura di VanderMerr
Casa editrice: Nero edizioni, 2018
Pagine: 535
 
Trama: Ventinove racconti scelti dalla coppia Ann e Jeff VanderMeer ("Weird Tales", "Trilogia dell'Area X") con il meglio della narrativa fantastica declinata in chiave femminista; ventinove autrici sia classiche che contemporanee per un'antologia che proietta il presente in direzione di mondi a volte avveniristici e a volte surreali, investendo di nuova luce i meccanismi che sottendono non solo la costruzione dell'identità sessuale, ma anche il potere stesso. Coordinamento per l'edizione italiana a cura di Claudia Durastanti e Veronica Raimo. Racconti di Eleanor Arnason, Kelly Barnhill, Octavia E. Butler, Leonora Carrington, Angelica Carter, L. Timmel Duchamp, Carol Emshwiller, Kelley Eskridge, Angélica Gorodischer, Hiromi Goto, Eileen Gunn, Leena Krohn, Tanith Lee, Ursula K. Le Guin, Rose Lemberg, Pat Murphy, Nnedi Okorafor, Susan Palwick, Kit Reed, Anne Richter, Joanna Russ, Pamela Sargent, Rachel Swirsky, Vandana Singh, Karin Tidbeck, James Tiptree Jr., Catherynne M. Valente, Élisabeth Vonarburg.
 

 
RECENSIONE: 

Prendo quindi a prestito le parole del post di venerdì scorso di Imai Messina - qui- , data nella quale è uscita la mia recensione dell’ultima sua fatica editoriale – e ditemi poi che la vita non è un susseguirsi di concatenazioni, a volerle cercare - per farvi attraversare il confine della secolare ricerca nella Comprensione del Tutto (e in questo Colin Wilson docet), anche se come detto, vedrete che il significato, pur essendo diverso nell’ordito, non differisce poi tanto:
“Le coccole sono la parte migliore, quella che resta fino alla fine. Se se ne fa una abitudine, restano fino alla vecchiaia, quando il sesso se ne va e il corpo si prepara a morire. In quella fase in cui si ha bisogno comunque di amore, di corpo da spartire… Dove la mente fallisce, il corpo riporta le parole al livello elementare… Un investimento per il futuro. Per quel tempo in cui non ci sarà che quello”.
Vi sospendo momentaneamente dopo questo incisivo “lascito” settimanale della scrittrice italiana che ha fatto del Giappone il suo luogo d’elezione, per sbalzarVi nel frattempo in questa Antologia, in cui tutte le fasi della vita umana, dalla nascita, alla fanciullezza, al prendere coscienza del proprio essere, alle varie catastrofi umane sempre sull’orlo di un divenire prossimo, alle decisioni ineluttabili fino all’ultimo passaggio che ci consegna alla morte, sono presenti.

Non è da poco, in questo caso, riportare qualche notizia in merito ai coniugi Vandermeer (dal cognome più che evocativo), che non hanno semplicemente raggruppato una serie di scrittrici per creare la solita Antologia di nomi già altisonanti di proprio. Per tema di appesantire la lettura, Vi rimando sotto alle varie brevi biografie. E medesimo discorso vale per quanto riguarda le traduttrici, donne e professioniste che non sono solo semplici interpreti del pensiero di colleghe, ma che nel genere di cui traducono hanno anche scritto in prima persona, e mi riferisco ad esempio alla Raimo, Durastanti e Vallorani, tanto per citarne solo alcune, e che per tradurre i diversi racconti hanno chiamato a sè autrici, giornaliste e accademiche provenienti sia dal mondo della narrativa di genere che non.

Poter creare un’antologia che sottintende una miscellanea di autori, stili e soprattutto generi, significa adottare una rigorosa quanto brutale scrematura degli autori, per un doppio ordine di motivazioni, oltre che avere un’idea precisa del genere a cui si vuole dare vita, senza da questo poi deragliare a causa o grazie agli scrittori che si vogliono far rientrare nel proprio studio. Il problema per quanto riguarda gli scrittori, è insito nel desiderio di visibilità e quindi di capillarità e successo commerciale dell’edizione. Da una parte come non includere anche nomi famosi, qui in particolare autrici come Lee, Butler, Le Guin e Carter, nomi tanto famosi da essere conosciuti anche dai non appassionati. Con il pericolo poi di pubblicare opere già presenti in diverse altre raccolte. Dall’altra parte, essendo questa antologia un contributo ad una conversazione in costante divenire (come in prefazione specificato dai VanderMeer) deve essere anche una rigorosa ricerca relativa agli anni da prendere in esame che vanno da fine anni Sessanta del secolo scorso agli inizi del XXI secolo – e di conseguenza alle autrici che si possono o devono includere. Il tutto, giusto per sottolineare l’importanza che i curatori rivestono in un compito di capitale valore nel dar vita ad una raccolta di scritti, così eterogenea nello stile e negli argomenti.

Argomenti che vogliono ricondurre tutti ad un genere, la speculative fiction / finzione speculativa (se proprio dobbiamo tradurre i termini) femminista, che in questo periodo preso in esame vede anche la fioritura del movimento letterario noto come “New Wave”. E proprio questi due, speculative fiction e fantascienza new wave, hanno visto nel tempo coincidere interessi e curiosità. E i racconti presi qui in esame, proprio perché femministi e femminili al contempo, narrano soprattutto di donne e condizione femminile. Lo fanno in modo consapevole e il più delle volte in modo politicamente conscio: e tanto per riallacciarci a questo discorso, vale la pena ricordare che lo scritto più lontano risale al lontano 1967, e nonostante ciò il tempo non sembra aver minimamente reso anacronistico nessuno di questi racconti..

Quasi come un’ulteriore beffa, alle donne stesse, ingiustamente, è stata contestata la grande difficoltà ad uscire dal loro secolare ruolo di mogli e madri, anche nel genere fantascienza o fantasy. Di qui, quasi ne fosse una conseguenza, ma in realtà per dare maggior corpo a questa raccolta di racconti, si assiste ad un ordine non temporale, ma per argomenti. Dalla ribellione per annullamento, con il racconto “Il sonno delle piante” di Richter del 1967 e “La donna che si credeva un pianeta” di Singh del 2003. Per passare poi all’argomento della maternità vissuta come crimine, prigione e tradimento soprattutto verso sé stessa, con “Le madri di Shark Island” di Reed del 1998 o “Le Lacrime della madre” di Krohn del 2004. Non mancano poi riflessioni nel campo lavorativo, con “Strategie stabili per manager di fascia media” di Gunn del 1988. Un racconto magnifico nel suo orrore e che cambia la prospettiva in cui siamo soliti identificare i licantropi è il racconto di Susan Palwick “Jestella” del 2001, dove l’amore incondizionato di una donna-lupo per un uomo assume le sembianze della fedeltà che i cani diverse volte – immeritatamente – ci dedicano, fino al vano sacrificio finale. Uno per tutti poi, forse il solo che io non abbia pienamente compreso, non poteva che essere il racconto di Leonora Carrington con “Le mie mutandine di flanella”. O per cambiare completamente registro, tuffarci in un fantasy con lo stupendo “La regina mangia la torre” di una delle mie autrici preferite, Tanith Lee, per l’argomento alza la sottana e corri più lontana che puoi da marito e figli. Ma anche da un certo genere di uomini. Parafrasando, la consapevolezza del proprio valore, come approccio alla vita e come ribellione ed insieme sfida alla dittatoriale e secolare autorità maschile. E poi l’argomento forse più forte, la scomparsa – o meglio la cacciata, o meglio ancora lo sterminio delle donne, con i racconti “Paure” di Pamela Sargent del 1984 e soprattutto con “La soluzione della mosca” di James Tiptree Jr. (alisa Alice Bradley Sheldon) del 1977, un racconto allucinante ed angoscioso, talmente lontano dalla realtà che non ci scommetterei non possa accadere, con un binomio natura calpestata e violenza latente di cui l’uomo detiene il potere.

Insomma una trentina di autrici, tanti premi importantissimi nel genere fantascienza e fantasy in primis – generi letterari che si riconducono qui ad un tema scottante: la condizione femminile. E per chiudere il cerchio e ritornare all’apertura, tanti spunti di future mie letture di molte di queste autrici, che pur contestando il mondo così com’è perché creato per gran parte ad immagine e somiglianza dell’uomo, lo hanno fatto scrivendone con amore e sostituendo molte volte il linguaggio del corpo a quello delle parole, per raggiungere non solo la natura, ma l’anima stessa della Terra e quindi del suo creatore.

E un giorno davvero, guardando ad un passato lontano, qualcuno potrà considerare antiquato e futile il femminismo. Quando l’uguaglianza di genere sarà pacificata. Quando non ci sarà che un unico genere o meglio, quando non avrà più senso parlare di genere. Ed allora, se sapremo guardare al di là della ns realtà, vedremo quelle stesse donne che hanno lottato perché QUESTO potesse essere un giorno futuro la normalità, sorridere e lasciarci camminare per il mondo. Ed è proprio allora che noi le chiameremo così: LE VISIONARIE.

A presto




 
BREVI BIOGRAFIE dei curatori:

Ann VanderMeer ha fondato la casa editrice Buzzcity Press ed è stata direttrice di Weird Tales, la storica rivista americana dedicata all’horror e al fantastico. Per la sua attività di curatrice editoriale, è stata insignita del premio Hugo e del British Fantasy Award.

Jeff VanderMeer è autore della saga fantasy di Amebergris e della trilogia composta dai romanzi Annientamento (premio Nebula 2014), Autorità e Accettazione, pubblicati in Italia da Einaudi. Assieme a sua moglie Ann, ha curato antologie dedicate allo steampunk e al new weird, corrente di cui è sia esponente che teorico principale.

martedì 1 settembre 2020

Blogtour + Review tour di Poirot. Tutti i racconti di Agatha Christie - Presentazione blogtour e recensione de Il furto di gioielli al Grand Metropolitan

Buongiorno carissimi, buon primo settembre. Come cominciare per bene questo nuovo mese e affrontarlo con il sorriso sulle labbra? Ovviamente buttando uno sguardo alle novità editoriali, in particolar modo a quelle della Oscar Vault Mondadori che, come avete già potuto vedere con la recensione di ieri di Marina - se ve la siete persa cliccate qui - sono ricche di meraviglie che possono soddisfare gli amanti dei generi letterari più differenti.


Comincia oggi un blogtour + review tour un po' speciale che si protrarrà per sei giorni su altrettanti blog, come potete vedere nel banner, oggi cominciamo con la presentazione del blogtour su tutti blog partecipanti che, in più, vi regaleranno il loro pensiero su uno dei racconti che popolano questa succosa novità, per la cui anteprima ringrazio la casa editrice. Protagonista Poirot. Tutti i racconti in una nuovissima veste grafica ed editoriale a cura, appunto, della Oscar Vault Mondadori. Non perdetevi quindi tutti i post di oggi perchè avrete la possibilità di leggere sei pensieri su sei racconti differenti, che non è poco! Domani però tornate qui, perchè il mio compito sarà parlarvi di lei, la grande Agatha Christie.
Ma torniamo al libro...

Titolo:  Poirot. Tutti i racconti
Autore: Agatha Christie
Genere: Giallo
Pubblicazione:01 settembre 2020 - Oscar Vault Mondadori - collana i Draghi
Pag.: 972
Costo: 25,00 € cartaceo - 9,99 ebook

Descrizione: Tutte le avvincenti indagini di Hercule Poirot, il piccolo detective belga dalle infallibili "celluline grigie", nato dalla fantasia di Agatha Christie sono qui raccolte in un unico volume nel quale la vocazione narrativa della Regina del Giallo si esprime al suo meglio: storie che coinvolgono il pubblico in un raffinatissimo gioco di intelligenza accompagnate da raffinate illustrazioni d'epoca in bianco e nero.

Com'era successo quando vi parlai del meravigioso volume dedicato alla Sorelle Bronte, non posso che annoverare il mio invito a provare, almeno una volta nella vita, a tenere tra le mani uno di questi splendidi volumi che la casa editrice cura con attenzione e in modo unico per regalare ai lettori non solo una bella lettura ma anche un'esperienza magica a trecentosessanta gradi.

Ed ora veniamo al racconto di cui ho deciso di parlarvi. Si tratta del primo racconto contenuto nel libro il cui titolo è:

Il furto di gioielli al Grand Metropolitan

“«Poirot,» dissi «un cambiamento d’aria vi farebbe bene.»
«Lo pensate, mon ami?»
«Ne sono sicuro.»
«Eh… eh?» disse il mio amico sorridendo. «Allora è tutto predisposto, vero?»
«Verrete?»
«Dove intendete portarmi?»
«A Brighton. Un mio amico della City mi ha dato un ottimo consiglio e… be’, ho denaro da spendere. Credo che un fine settimana al Grand Metropolitan farebbe a entrambi un mucchio di bene.»
«Grazie, accetto con molta riconoscenza. Siete buono a pensare a un vecchio
come me. E un buon cuore vale tanto quanto tutte le piccole cellule grigie. Sì, sì, io stesso a volte rischio di dimenticarmene.»”

Comincia così questo racconto - prima edizione nell'anno 1924 - con un botta e risposta tra Hercule Poirot e il suo fidato assistente, il capitano Arthur Hastings. Una sorta di Watson che, quasi a fare il verso alla famosissima coppia nata dalla penna di Artur Conan Doyle, non lascia mai da solo Poirot. È proprio Hastings che rivolgendosi al lettore, racconta le avventure che lui e l’investigatore baffuto si ritrovano a vivere.
In questo caso un weekend al lussuosissimo Grand Metropolitan di Brighton, proprio su consiglio di Hastings. Durante la prima cena consumanta in Hotel, i due si rendono subito conto di quanta ostentazione ci sia intorno a loro e di quanto quel luogo sia frequentato da gente ricchissima che non fa altro che mostrare i suoi tantissimi gioielli.
Proprio durante la cena fanno la conoscenza della signora Opalsen e di suo marito. Lui ricchissimo agente di Borsa che ha fatto fortuna con il boom petrolifero, lei con l'unico scopo di spendere quei soldi collezionando gioielli. Proprio uno di quei gioielli sparisce in modo molto misterioso dalla camera da letto della signora che, per scongiurare furti, lascia sempre la sua cameriera personale a fare la guardia alla stanza in sua assenza. Nessuno oltre lei e la cameriera dell'albergo sono entrate nella stanza, la seconda però, sempre sotto la supervisione della prima se non per pochissimi secondi.
Chi ha rubato i gioielli? Ovviamente sarà Poirot, con il suo intercedere tranquillo e analizzatore, a dover sbrogliare la matassa venendo in aiuto alla polizia che, ovviamente, tirerà le somme del caso in modo banale e sbagliato.
Da subito emerge lo stile dei gialli della Christie, quei tanti dialoghi che portano il lettore dentro le storie, dove le descrizioni sono pochissime e sono gli stessi personaggi a farci capire come sono le cose o le persone.
Accade in questo caso con la signora Opalsen di cui capiamo bene i lineamenti e il suo abbigliamento grazie ai botta e risposta di Poirot e Hastings, oppure con la stanza della signora la cui disposizione ci viene raccontata attraverso i dialoghi tra i personaggi e di cui, chicca, ci viene regalata la piantina, un po' come succedeva ad esempio con quella dell'Oriente Express.
Uno stile che amo, quello della Christie, e che grazie a questi racconti potrò tornare ogni tanto a rispolverare, magari tenendo il volume sul comodino e, ogni tanti, rileggere queste brevi chicche! 

Per oggi vi saluto ma, mi raccomando, vi aspetto domani con la biografia di Agatha Christie.





martedì 28 maggio 2019

Recensione #301 - Mariti, raccolta di racconti edita da Piemme

Buongiorno lettori, oggi vi parlerò di un libro speciale, che ho anche avuto l'onore di presentare al Festival Letterario Libri al Leu che, da due anni a questa parte, organizzo insieme a Baba del blog Desperate Bookswife quindi non mi dilungo e vi lascio al mio pensiero su Mariti raccolta di 26 racconti scritti da altrettante autrici edito da Piemme, pag. 290.

Sinossi: Coniugi, compagni di vita, grandi amori: "Mariti", la nuova raccolta delle autrici di "Cuori di pietra" e "Il bicchiere mezzo pieno" propone tante storie e tante scritture diverse per raccontare, in un caleidoscopio di personaggi e avventure, tutte le sfaccettature del rapporto a due. Un network di donne che si impegna a favore di altre donne, perché le parole diventino azioni e, in questo caso, buone azioni. Parlare di un argomento caro e noto a tutte, i mariti, per divertire, commuovere, far riflettere chi legge e per portare ancora qualche aiuto alle donne che, con o senza marito, ancora devono lottare per veder realizzato anche il desiderio più scontato. Dalla fuga romanzesca di Agatha Christie a una moglie seriale che viene ripetutamente abbandonata, dalla visione matrimoniale di Cleopatra alla passione di Frida Kahlo, dalla donna che visse due matrimoni opposti con il desiderio di fuggire da entrambi alla possibilità di trovare la felicità dove non ci saremmo mai aspettati, ventisei nuove storie ironiche, drammatiche, reali o di finzione per raccontare amore e disamore. Le Autrici: Paola Barbato, Alice Basso, Danila Bonito, Daniela Brancati, Annarita Briganti, Luisa Ciuni, Maria Corbi, Donatella Diamanti, Tiziana Ferrario, Barbara Garlaschelli, Laura Laurenzi, Dacia Maraini, Patrizia Sardo Marras, Elena Mora, Valeria Palumbo, Maria Rita Parsi, Bianca Pitzorno, Anna Premoli, Rosellina Salemi, Nicoletta Sipos, Simona Sparaco, Neliana Tersigni, Rosa Teruzzi, Annamaria Testa, Silvia Vaccarezza, Nicoletta Vallorani. Con la prefazione di Sveva Casati Modignani. Un libro di donne per le donne: i diritti d'autore di questa antologia sono interamente devoluti al nuovo centro di formazione aperto a Varanasi (India) dalla non profit indiana Samparc e dalla fondazione italiana Belladona. Il centro offre alle bambine l'istruzione necessaria per conquistare un'autonomia ed evitare così la piaga dei matrimoni precoci che espongono piccole di 10-12 anni a violenza domestica e abusi sessuali. In particolare, l'acquisto di questo volume contribuisce a creare un primo laboratorio di informatica.
Dopo Cuori di pietra e Il bicchiere mezzo pieno, Mariti è il terzo libro scritto da donne per le donne. Un progetto editoriale in cui tutti i proventi saranno devoluti in beneficienza per la costruzione di un centro di formazione a Varanasi (India) che possa offrire alle bambine l'istruzione necessaria per conquisare l'autonomia ed evitare la piaga dei matrimoni precoci che espongono piccole di 10-12 anni a violenza domestica e abusi sessuali.

venerdì 31 luglio 2015

Chi ben comincia #93 - Leggimi di te di Christian Mascheroni

Buongiorno lettori! Finalmente è venerdì!!! Ultimo prima delle ferie per quanto mi riguarda! Cosa succederà da domani al blog? Beh, la settimana prossima tutto andrà più o meno come al solito visto che ho programmato delle recensioni di libri che ho già letto e di cui voglio assolutamente parlarvi prima delle vacanze; per quanto riguarda le altre tre settimane di agosto in generale ancora non so bene. Il blog non chiuderà per ferie, ma di sicuro sarà molto rallentato e difficilmente troverete in quel periodo nuove recensioni. Di certo non mancherà la rubrica di mia invenzione nata nell'estate 2013 intitolata Libri sotto l'ombrellone in cui vi svelerò quali sono i libri che veramente - sarà tutto ampiamente documentato - gli italiani leggono in spiaggia. Se vi siete persi le puntate degli anni precedenti basterà cliccare qui
Detto questo vi auguro delle meravigliose vacanze di relax e libri! Spero comunque che troverete il tempo di seguirmi anche nel mese di agosto durante i miei appostamenti da 007!
Ma torniamo alla normale programmazione del blog. Oggi torno - dopo due settimane - con una nuova puntata di Chi ben comincia, ideata da Alessia del blog Il profumo dei libri.
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Per la puntata di oggi ho deciso di condividere con voi l'incipit di un libro che ho ricevuto dalla casa editrice. L'autore è un ragazzo che ho avuto l'onore di conoscere e di cui lessi lo scorso anno - proprio in vacanza - il libro precente. Lui è Christian Mascheroni, il suo libro precedente è Non avere paura dei libri - di cui trovate la recensione qui - ed il nuovo libro si intitola Leggimi di te edito da Vanda E-publishing. Si tratta di un libro di racconti dove i libri sono i protagonisti, ed oggi condividerò con voi l'incipit del primo racconto.
 
REGOLE:

- Prendete un libro qualsiasi contenuto nella vostra libreria
- Copiate le prime righe del libro (possono essere 10, 15, 20 righe)
- Scrivete titolo e autore per chi fosse interessato
- Aspettate i commenti


I libri stanno tutti bene
La neve picchietta contro il finestrino. Ogni fiocco è sospinto dal soffio inarrestabile di una vita. Difficile dire da dove arrivi questo messaggio di promessa. Attorno ci sono solo altre automobili cariche di valigie e l'insegna luminosa del punto di ristoro che crepita; la brace rovente di un camino.
Alessio spalanca lentamente gli occhi. Sbadiglia con le sue piccole fauci di leone.
"Dove siamo?" dice con voce impastata.
Sua madre, Giuliano, abbassa il libro e lo chiude, lasciando fra le pagine il mignolo come segnalibro.
"Mi sono fermata a un Autogrill. Non sentivo più il piede destro".
Il bambino allunga le braccia e sfiora il tettuccio.
"E' ancora notte?"
"Sono quasi le cinque del mattino."
"Non hai sonno?"
GIuliana muore dalla stanchezza, ma abbozza un sorriso. Le labbra screpolate si spezzano anche nei silenzi. Alessio ormai è consapevole che il volto di sua madre sia una lingua straniera da imparare giorno dopo giorno.
"Hai fame?" dice Giuliana.
"Ci sono ancora succhi di frutta?"
"Ne ho uno nel borsone, aspetta che lo prendo."
Mentre si allunga scavalcando il sedile, il libro le scivola dalle ginocchia e cade di lato, accanto al freno a mano tirato.
Alessio si slaccia la cintura e lo raccoglie.
Un brivido gli corre lungo la schiena. Nonostante sia acceso il riscaldamento, il freddo si è arrampicato lungo la spina dorsale e intride le ossa.
"Cosa stai leggendo?" chiede fissanto l'illustrazione del libro, un lacrima che scivola lungo la guancia della copertina. 
"Bonjour tristesse."
"Di cosa parla?" 
Giuliana raccoglie il romanzo dalle mani del figlio. Con il palmo della mano asciuga una lacrima, poi le dita spalancano la palpebra della prima pagina.
"Parla dell'amore e della tristezza."
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Scusate, sono andata un po' lunga ma quando mi trovo per le mani un libro di Christian questo è l'effetto che ha su di me. Non riesco a smettere di leggere. Sarà l'estrema delicatezza con cui sa raccontare ogni singolo gesto trasformandolo dal più banale al più poetico, sarà la profonda tristezza ma anche la grandissima speranza che ripone in ogni suo singolo capoverso.
Insomma, da queste poche righe so già che adorerò questa lettura come la precente!
E voi cosa ne pensate? Conoscete questo scrittore? Vi ispira questo libro?
Vi auguro uno strepitoso week end e vi do appuntamento alla prossima puntata di questa rubrica che spero di riuscire a programmare per tutto il mese!

lunedì 23 marzo 2015

Chi bussa? #21

Buongiorno carissimi e buon lunedì! Tutto bene il week end? Io sono stata messa ko da un mega virus intestinale che mi ha letteralmente svuotata... e non solo di energie! Ora sembra andare un filino meglio ma che botta! Venerdì notte sono addirittura svenuta. Ma non voglio annoiarvi con i miei malanni.
La settimana del blog comincia con una nuova puntata di Chi bussa?, la rubrica dedicata alle segnalazioni di autori emergenti e dei loro lavori. Pronti per scoprire Chi bussa?
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Titolo: Amiamoci nonostante tutto
Autore: Vittorio De Agrò

Genere: Racconti Narrativa
Pagine: 111 pagine
Costoebook 0.99 € acquistabile qui e qui
Pubblicazione: Autopubblicato

Trama: Si dice che l’amore non abbia età ed è proprio così per “Amiamoci, nonostante tutto”
In un panorama rosa prevalentemente al femminile, ecco emergere storie dal cuore maschile, un cuore che, però, ha sempre bisogno della mano gentile di una donna per trovare la propria strada.
Storie diverse, età differenti, sentimenti ricchi di sfumature e modi d’essere, che nascono nella purezza di un bambino e si completano nella maturità dell’adulto.
Emozioni, commozione, sorrisi; la mente del lettore viaggerà nei ricordi, passeggerà nel presente e magari immaginerà un futuro, sempre all’insegna dell’amore.
Sarà Federico a condurci in questo percorso di gioia e ostacoli.Un giovane uomo, forse ancora immaturo, ma sicuramente diffidente nei confronti delle relazioni durature, che grazie ai racconti di un vecchio e saggio libro, riuscirà ad aprire il suo cuore...


Autore: Vittorio De Agrò è nato  in Sicilia,  ma vive a Roma dal 1989.
E’ un  proprietario terriero e d’immobili.

Dopo aver ottenuto la maturità classica nel 1995, ha gestito i beni  e l’azienda agrumicola di famiglia fino al dicembre 2012.
Nel Gennaio 2013 ha aperto il blog:ilritornodimelvin.wordpress.com che è stato letto da 16 mila persone in  98  paesi  nei 5 continenti.
“Amiamoci,nonostante tutto” è il suo secondo romanzo
Ha pubblicato  nel 2014 con Cavinato Editore International il romanzo autobiografico “Essere Melvin”


Link utili
 pagina facebook:
 https://www.facebook.com/pages/Il-Ritorno-di-Melvin/313768195405616?ref_type=bookmark

blog: http://ilritornodimelvin.wordpress.com/
Twitter: https://twitter.com/IlMelvin
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Racconti che parlano d'amore scritti da un uomo. Sono quelle cose che mi stuzzicano.
Cosa ne pensate? Vi ispira?

lunedì 24 novembre 2014

Recensione #35/2014 - Un gatto, un cappello e un nastro di Joanne Harris

Buongiorno lettori affezionati, come state? E' di nuovo lunedì ed il mio è cominciato con due ore di coda in A4. ^^'
Ma parliamo d'altro altrimenti mi innervosisco...
Oggi condividerò con voi il mio pensiero su un libro che ho finito di leggere da una decina di giorni: Un gatto, un cappello e un nastro di Joanne Harris, edito da Garzanti - che ringrazio per avermene mandato una copia cartacea da leggere in anteprima - pag. 252.

Trama: Che cosa vi portereste su un'isola deserta? L'autrice di "Chocolat" non ha dubbi: un gatto, un cappello e un nastro. Tre oggetti in apparenza comuni che all'occorrenza sono in grado di far scaturire una miriade di immagini e di storie. Perché raccontare per Joanne Harris è un modo di affrontare la vita e le sue sfide: niente è impossibile per l'immaginazione, e se riusciamo a immaginare ci sarà sempre un finale inaspettato per ogni giorno della nostra vita. I racconti di Joanne Harris raccolti in "Un gatto, un cappello e un nastro" sono legati tra loro come scatole cinesi: basta aprirne una per scoprirne infinite altre, nascoste a una prima occhiata e per questo ancora più preziose. Storie popolate da personaggi profondamente umani, alle prese con difficoltà come il dolore di un lutto o lo svanire di un desiderio da tempo inseguito. Personaggi che nella fantasia e nella parola trovano non solo una via di fuga, ma anche una risorsa inesauribile di speranza e di forza di volontà. È il caso di Ngok e Maleki, due ragazzine africane che rifiutano di piegarsi a un destino di privazioni. O di Faith e Hope, anziane signore che, escluse dalla gita al mare della casa di riposo in cui vivono, si vendicano smascherando, con passione da detective, un grave sopruso. O di Maggie, che nella pasticceria troverà la dolcezza che la vita le ha negato. E ancora, ragazzini abituati a viaggiare più nella rete che nella realtà...

Quando ho richiesto questo libro alla casa editrice l'ho fatto perchè letteralmente ammaliata dall cover - che, lasciatemelo dire, è stupenda - e non mi sono neanche soffermata a leggerne la trama. Pazza, direte voi!!!! Ebbene sì, a volte - raramente - mi capita.
Capirete il mio stupore quando ho scoperto che si tratta di una raccolta di racconti. 
Per carità, non è che una raccolta di racconti sia meno nobile di un romanzo ma, capirete bene, per una come me abituata a scegliere i libri anche per il loro numero di pagine - e più sono grossi, alti e corposi, più attirano la mia attenzione perchè ho bisogno di tempo per affezionarmi ai personaggi - l'approccio al racconto è sempre difficoltoso. 
In questo caso la mia fatica dovuta all'organizzazione del libro è stata ampiamente ricompensata dallo stile dell'autrice che sa, anche in poche pagine, arrivare dritta al lettore permettendogli di entrare in sintonia con i personaggi e con le storie che ci racconta; per me era la prima volta con la Harris, quindi non avevo precedenti esperienze da cui aspettarmi uno stile piuttosto che un altro, e devo dire che è stata un'esperienza assolutamente positiva.
Diciamo che la prima cosa che ho pensato finendo il libro è che in queste pagine credo possano esserci diversi spunti estremamente interessanti per creare dei veri e propri romanzi. 

Penso ad esempio a Faith e Hope volano al sud o ancora Faith e Hope pareggiano i conti: racconti dedicati a due vecchiette in casa di riposo - Faith e Hope appunto - a cui l'autrice aveva anche già dedicato uno spazio in "Profumi, giochi e cuori infranti". Credo infatti che queste due vecchiette sarebbero in grado di fare faville in un libro tutto loro.
E' Faith che racconta, rivolgendosi direttamente al lettore, le loro peripezie all'interno di quello che visto da fuori potrebbe sembrare un accogliente luogo di ricovero per anziani ma che, visto dall'interno, si revela il lager in cui nessuno vorrebbe pensare di trascorrere anche un solo giorno della propria vita. 
Hope è cieca, una ex professoressa colta che nella coppia ha il ruolo di fare da gambe per tutte e due, mentre Faith è in carrozzina ma ci vede benissimo, quindi il suo ruolo è quello di fare da occhi per entrambe. Una coppia in cui una non può fare a meno dell'altra sia fisicamente ma soprattutto psicologicamente. Gli avvenimenti, per quanto a volte traumatici, vengono raccontati in modo allegro e cionvolgente e questo mi ha permesso più volte di sorridere.
Ecco chi sono:
"Lasciate che vi spieghi. Qualche mese fa, Hope e io siamo scappate dalla casa di riposo, un viaggetto di un giorno a Londra, tutto qui, ma per il personale della Meadowbank è stato come se fossimo fuggite di prigione."
 "Hope è la mia più cara amica. In gioventù era professoressa di letteratura inglese, e ha ancora quel modo di fare di Cambridge, un certo tono sbrigativo, un'inclinazione del capo quasi militare, pur essendo cieca da quindici anni e non ricevendo una visita dal giorno in cui è entrata qui. Ma ha ancora tutte le rotelle in testa, di più, a dire il vero, di quante ne abbia alla nascita la maggior parte della gente, e riesce, con un aiutino da parte della mia sedia a rotelle, a conservare la dignità e l'umorismo essenziali per sopravvivere in un posto come questo.

Ma penso anche a Giorni di pioggia, il racconto dedicato al dio della pioggia. La Harris ci racconta di come gli dei amino mescolarsi tra le persone comuni senza che queste ultime si accorgano del loro ruolo. Il Dio della pioggia ci racconta quindi, in prima persona, il trascorrere della propria vita. Vive a Manhattan, un luogo dove la vita scorre di fretta, e dove ultimamente, grazie alla sua presenza, piove ancora più del solito. Quando un giorno, per caso, incontra una ragazza che illumina lo spazio che attraversa e che attira l'attenzione di tutti, si innamora perdutamente. Lei è la dea del sole, depressa per quella pioggia insistente. Il Dio della pioggia farà quindi tutto ciò che è nelle sue possibilità per far tornare il sole provocando non pochi problemi al mondo intero.
Ecco la sua presentazione:
"Ci si aspetterebbe di dover fare domanda per essere un dio della pioggia. Quando qualcuno stava distribuendo gli attributi celesti, avrebbe dovuto fermarsi per un momento per pensare a cosa avrebbe significato per chi li avesse ricevuti: bagnarsi di pioggia, un giorno dopo l'altro, inverno ed estate, mattino e sera. Anche se, a essere giusti, non è soltanto la pioggia; vale per ogni genere di precipitazione, compresi neve, nevischio, pioggerella, acquerugiola, acquazzoni improvvisi, bruma scozzese, nebbia londinese, piogge primaverili, temporali, grandine, monsoni tropicali e naturalmente la semplice vecchia pioggia: leggera, moderata, forte, e tutte le altre possibili varianti al riguardo."

Per non parlare poi del racconto Driade con protagonista la signora Josephine Clarke, seduta sulla "sua" panchina, con in mano il suo album da disegno e tanti ricordi nel cuore. Lei innamorata di un faggio - sì avete capito bene, un faggio, un albero - che ha saputo in un primo momento farmi ridere a crepapelle per la stranezza della scelta ma che poi ho apprezzato con l'evolversi della storia. Certo però continuo a pensare che questa cosa dell'albero sia un po' eccessiva! hihihihihihi
Ecco l'incipit di questo racconto:
"In un angolino tranquillo del Giardino Botanico, dfra un boschetto di alberi antichi e una folta siepe di agrifoglio, c'è una piccola panchina di metallo verde. Quasi invisibile contro lo sfondo della vegetazione, viene usata da poche persone, dato che non prende sole e offre solo una vista parziale dei prati. Una targa al centro recita: IN MEMORIA DI JOSEPHINE MORGAN CLARKE, 1912-1989. Dovrei saperlo - sono stata io a farla mettere - eppure la conoscevo appena, la notavo appena, tranne per quell'unico giorno piovoso di primavera quando le nostre strade si sono incrociate e siamo quasi diventate amiche"

Per ultimo penso al racconto che forse più mi è rimasto nel cuore: Fantsmi nella macchina. Due schermi, due persone praticamente fantasmi per il resto del mondo, che attraverso internet ma grazie alla musica entrano in contatto, dolcemente, senza aspettarsi nulla l'uno dall'altro ma con la consapevolezza che l'altro c'è, nonostante tutto.
Ecco la descrizione che l'autrice fa di uno dei protagonisti:
"La maggior parte delle persone trova difficile guardarlo alla luce del giorno. Non tanto per la forma del volto, che è eccentrica, niente di più, ma per la voglia che lo sfigura, uno schiaffo in faccia da parte di un Dio arrabbiato.
Alcune persone nascondono le proprie reazioni meglio di altre. Alcune lo fissano e basta, come se tentassero di compensare. Altre non lo guardano mai in modo diretto, e fissano perennemente lo sguardo su un punto appena oltre la sua testa. Alcune sono esageratamente cordiali, altre fanno di tutto per evitare di stargli vicino.
Le donne e i bambini sono i peggiori: i bambini per via della paura nei loro occhi, le donne per via della loro compassione. Si è accorto che certe donne sembrano curiosamente attratte da lui e ha finito per odiare soprattutto queste. Tipi di mezza età, sovrappeso, materni, che sognano di domare un mostro. Queste sono le peggiori di tutte, pensa lui, e fa il possibile per allontanarle, amche se sono tanaci come erbacce, vedendo nella sua rudezza il germe di qualcosa pronto per la redenzione. Internet è la sua fuga. Qui nessuno ha bisogno di vederlo. Può esistere come avatar, parole sullo schermo, una voce nel buio. Qui il mondo è suo e lo può esplorare; un mondo nel quale nessuno ha una faccia, non solo lui."

Insomma, tantissimi spunti interessanti, raccontati con uno stile fluido e coinvolgente. Non avendo mai letto un romanzo della Harris cercherò di rimediare per vedere se potrò confermare questa mia prima impressione.
E voi cosa mi dite? Che rapporto avete con i racconti? Conoscete questa scrittrice? Vi ispira il suo libro?

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